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Luigi Colantoni (1843-1925), canonico, vicario capitolare e ispettore ai monumenti

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Questo articolo su Luigi Colantoni segue quello interessante dell’amico Fiorenzo Amiconi apparso su Terre Marsicane lo scorso 24 dicembre 2019 e vuole essere una integrazione ed un completamento di quanto già comunicatoci da Fiorenzo, alla luce di ulteriori studi che ho affrontato su questo vivace personaggio in questi ultimi anni. 

Luigi Colantoni fu un religioso molto dinamico che ricoprì importanti incarichi nella Diocesi dei Marsi fino a diventare Arcidiacono della Cattedrale di Pescina e Vicario Capitolare della Diocesi tra il 1903 e il 1904. Luigi nacque a Pescina in via S. Antonio il 21 giugno 1843 da Giuseppe e Antonia Pallotta. La sua era una famiglia benestante che lo avviò al noviziato ecclesiastico già all’età di nove anni con la richiesta di vestire l’abito clericale fatta al vescovo Michelangelo Sorrentino. Eseguì gli studi presso il seminario di Pescina, dove maturò la sua passione per la storia e l’archeologia. Nel 1864 fu promosso suddiacono, quindi diacono, per essere ordinato sacerdote il 22 dicembre 1866. Il 15 luglio del 1886 divenne Canonico Onorario del Capitolo della Cattedrale dei Marsi e tra maggio 1903 e dicembre 1904 Vicario Capitolare.

Alla fine degli anni settanta dell’Ottocento era socio benemerito della Società Didascalica Italiana e cercò di ottenere la patente, con dispensa d’esame, d’insegnante di Scuola Elementare o di Ginnasio inferiore, ma in due occasioni, nel 1877 e nel 1878 il Ministero espresse parere negativo al rilascio della patente d’insegnante, ritenendo insufficienti i titoli presentati dal richiedente. Dal 1877 cominciò a segnalare sulla Gazzetta di Aquila i rinvenimenti archeologici che si andavano facendo principalmente nell’area di Pescina e S. Benedetto dei Marsi, sito dell’antica Marruvium. Nel 1882, in occasione della costruzione della linea ferroviaria Roma – Sulmona, avendo ricevuto l’incarico dal prefetto di Aquila Gaetano Pacces di sorvegliare l’8° tronco compreso tra Collarmele e Carrito, non mancò di segnalare i rinvenimenti dei reperti archeologici che vennero alla luce durante i lavori; reperti che erano puntualmente inviati al museo provinciale di Aquila. 

Nel frattempo, cominciò a scrivere la “Storia dei Marsi” sulla quale lavorerà per molto tempo e che riuscì a pubblicare soltanto nel 1889 non avendo ricevuto l’approvazione alla pubblicazione dall’Accademia dei Lincei. 

Nel 1891 fu nominato ispettore onorario degli Scavi e Monumenti del Mandamento di Pescina, carica che manterrà fino alla sua morte, anche se dopo il 1912, non troviamo più sue segnalazioni sulle antichità della zona. Nel periodo del suo incarico d’ispettore onorario, Colantoni fu molto attivo fornendo numerose segnalazioni archeologiche alla Direzione Generale delle Antichità che provvedeva a pubblicarle su Notizie degli Scavi.

Tra le tante iniziative di Colantoni merita sicuramente di essere citata la raccolta d’iscrizioni che realizzò nel 1904 presso il palazzo vescovile di Pescina, con l’istituzione di un museo epigrafico mandamentale, che, però, non ottenne mai il riconoscimento ufficiale da parte delle autorità preposte. 

Colantoni morì a Pescina il 28 giugno 1925, all’età di 82 anni. 

Anche se, come vedremo più avanti, sono presenti lacune nella sua preparazione archeologica che a volte lo hanno fatto cadere in alcune ingenuità di valutazione, bisogna riconoscere a Colantoni l’onestà dello studioso e l’impegno del ricercatore infaticabile per il territorio della Marsica orientale.

Luigi-Colantoni-1843-1925

Allo scopo di analizzare le attività dello studioso Colantoni, ho ritenuto opportuno dividerle in cinque periodi, per poi terminare con la sua bibliografia: 

  • Prime segnalazioni archeologiche 1877-1885
  • Storia dei Marsi del 1889
  • Nomina a ispettore ai Monumenti e Scavi del 1891
  • Creazione del museo lapidario del 1904
  • Ultime segnalazioni archeologiche e terremoto del 1915
  • Bibliografia di Luigi Colantoni

Nel testo la voce “Colantoni” è abbreviata come “C.”.

Prime segnalazioni archeologiche 1877-1885

All’inizio della sua avventura archeologica, C. stabilì una stretta collaborazione con la Gazzetta di Aquila inviando dal 1877 al 1880 quattro articoli sulle scoperte archeologiche che si andavano facendo a S. Benedetto dei Marsi e Pescina. 

Tre articoli pubblicati nel 1877, 1878 e 1780 erano riferiti rispettivamente a tre iscrizioni di cui al CIL IX 3741, 3671 e 6348 rinvenute a S. Benedetto dei Marsi, mentre l’articolo del 1879 era relativo alle mura ciclopiche della Rocca Vecchia di Pescina, il cui argomento sarà ripreso a ampliato in uno studio pubblicato sulla Rivista Abruzzese del 1911.

Nel frattempo, C. segnalava a Fiorelli nel 1878 il frammento di un’iscrizione trovata a nord dell’anfiteatro di Marruvium e pubblicata su Notizie degli Scavi. Altro frammento della stessa iscrizione fu segnalata dopo qualche anno al Direttore Generale delle antichità Giuseppe Fiorelli dall’ispettore di Sulmona Antonio De Nino e pubblicata su Notizie degli Scavi del 1881. L’iscrizione è oggi conservata nella collezione Graziani ad Alvito (FR) (CIL IX Suppl. 1, 3 p. 1766).

Nel febbraio del 1881 segnalò il rinvenimento di un monumento sepolcrale in località Terramozza a Pescina nella proprietà di Anselmo d’Amore. Il prefetto Gaetano Pacces non comunicò la scoperta a Fiorelli e l’iscrizione rimase inedita. Il disegno del monumento sepolcrale è stato postato da Fiorenzo Amiconi sul sito di Terre Marsicane nel dicembre 2019; il cippo sepolcrale è stato poi da me esaminato e pubblicato nel 2021 e 2022. Si tratta di un monumento funerario a forma di colonna cilindrica con culmine a calotta emisferica (omphalos) su cui si avvolge un serpente. Nel fusto ci sono rappresentazioni floreali, con due uccelli e una lira. Il cippo fu eretto lì, dove erano state poste le ossa di Ne⌐p¬he (la parola NEIHE probabilmente è stata trascritta in modo non corretto da Colantoni ) serva di Appuleia Quarta, che visse 16 anni, e di Felicla serva di Appuleia Helice.Il cippo è stato cercato invano insieme a Diocleziano Giardini a Pescina presso la famiglia D’Amore e nella località Terramozza, adiacente a quella di S. Pietro, dove anticamente esisteva la chiesa omonima. Questo il testo dell’iscrizione: Ne⌐p¬he Appuleiae / Quartae (scil. serva) / vixsit annos XVI / Felicla Appuleiae Helicenis (scil. serva) / o(ssa) s(ita).

disegno di Colantoni  © ASAq Colonna funeria del 1881

Nel febbraio 1882, il prefetto Pacces incaricò C. di sorvegliare i lavori dell’8° tronco della linea ferroviaria Roma-Sulmona, compreso tra Collarmele e Carrito, assegnato alla ditta Strangolini Francesco, per segnalare eventuali rinvenimenti archeologici. C. segnalò la scoperta presso la galleria di Carrito di un rocchio di colonna, un cunicolo o cisterna in opera incerta, alcuni frammenti di corazza, vasi di terracotta, punte di lancia, patere, anelli, ecc.. I reperti furono inviati al nascente museo provinciale di Aquila. Inoltre, trenta anni prima, nei pressi di Cocullo era stata trovata da un contadino “una freccia di selce in buonissimo stato” che ne fece dono a C. il quale ne riprodusse un disegno. 

 freccia di selce da Cocullo
disegno di Colantoni del 1882 © ASAq – freccia di selce da Cocullo

Nel successivo anno 1883 inviò al museo provinciale altri reperti archeologici tra cui: frammenti di corazza, fibule, monete, anelli, lucerne, due tronchi di piramide in terracotta attraversate da un chiodo, ecc.. C. informò il prefetto che a Pescina erano presenti due importanti reperti, uno dei quali “è una cassa mortuaria di piombo con il suo coperchio: pesa più di un quintale”, mentre “l’altro è la parte superiore della testa di Scipione Africano; ha due ferite alla testa (che riportò nella battaglia di Zama, combattendo corpo a corpo con Annibale); è scolpita in basalto … fu trovata circa un secolo fa nell’area di Marruvio, ed ha relazione colla iscrizione: Cornelius Scipio Carthagine capta (CIL IX 6348). Qui C. commette alcune ingenuità nelle sue affermazioni attribuendo il frammento della testa in basalto a Scipione Africano mentre oggi è attribuito al giovane Augusto, inoltre mette in relazione l’iscrizione di Cornelius Scipio con Cornelio Scipione, detto l’Africano maggiore, che sconfisse Annibale nella battaglia di Zama del 202 a.C., mentre nella sua Storia dei Marsi associa correttamente questa iscrizione a Cornelio Scipione Emiliano, detto l’Africano minore, che distrusse Cartagine nel 146 a.C..

Testa in basalto del giovane Augusto da Marruvium - Donati 2001
Testa in basalto del giovane Augusto da Marruvium – Donati 2001

Nel gennaio 1884 inviò ancora reperti archeologici al museo provinciale rinvenuti nel 1883: tegami di terracotta, monete, una selce sagomata, undici statuette di Ercole, un ciondolo e un toro di bronzo, un disco di piombo, due scudi e un elmo di bronzo, frammenti di vasi, laterizi, ecc.. C. segnalò inoltre che “negli scavi operatisi pel piazzale della stazione Carreto-Ortona, nello scorso mese di agosto [1883] si rinvennero delle costruzioni poligonie; e nel susseguente uscì allo scoperto un bel pezzo di muro pelasgico, del periodo di transizione tra la 2ª e la 3ª epoca, anteriore alla romana, a poligoni regolari accuratamente tagliati, e connessi fortemente insieme senza calcina”. Nel giugno 1884 C. inviò un disegno del portale della chiesa di S. Salvatore in Paterno al prefetto, il quale aveva chiesto notizie sulla chiesa che doveva essere abbattuta per consentire il passaggio della nuova linea ferroviaria. C. segnalò pure che presso la 4ª sezione del Genio Civile con sede in Avezzano si trovava “una patera di metallo bianco rinvenuta in un monumento sepolcrale in Cerchio”. 

Nel gennaio 1885 furono inviati al museo provinciale i reperti archeologici rinvenuti nel corso del 1884: una statuetta, due mani, una testa e una lucerna di terracotta, una moneta d’argento e cinque di bronzo, un frammento di spada, due dischi di bronzo, ecc.. Nello stesso anno 1885 segnalò “una monca iscrizione rinvenuta in Pescina, in un pagliaio esistente in questo Comune, al locale Aia di Civa [?], stava fissata nel muro una pietra della lunghezza di m. 0,87, largh. 0,41 e pien(ezza) 0,15 … Questa lapide o faceva parte del piedistallo di una statua muliebre, o del capitello di un monumento sepolcrale”. L’iscrizione non fu segnalata dal prefetto a Fiorelli e rimase inedita: [—]ae T(iti) f(iliae) Successa[e]. Il frammento d’iscrizione, probabilmente onoraria, di cui è noto solo il cognomen Successa del personaggio citato, oggi è irreperibile.

Nel 1884, mentre svolgeva la vigilanza archeologica nella costruenda tratta ferroviaria Carrito-Collarmele, C. comunicò a Fiorelli il testo di otto iscrizioni “rinvenute in questi luoghi e per mia cura raccolte”, provenienti da S. Benedetto dei Marsi, Pescina e Carrito. 

La prima di queste iscrizioni, databile nell’anno 88 d.C. durante il quattordicesimo consolato dell’imperatore Domiziano, era incisa su una tegola in terracotta, mentre la seconda era incisa su una lapide calcarea della tipologia porta Ditis rinvenuta a Pescina nel gennaio1883 “al locale Rapacico o Cancello, eseguendosi una scassata, a circa 40 centimetri di profondità” insieme con reperti fittili di finissima terracotta. L’iscrizione funeraria fu pubblicata da Mommsen nel 1883 (CIL IX 6413), poi se ne persero le tracce per lungo tempo e solo nel gennaio 1977 Heikki Solin la rintracciò presso il deposito dell’Antiquario Comunale del Celio a Roma. Il 12 gennaio 2024 il museo comunale del Celio è stato riaperto al pubblico e in data 18 gennaio ho potuto vedere e fotografare la stele porta che è stata collocata nel giardino superiore dell’antiquario.

Iscrizione su stele porta (CIL IX 6413)
Iscrizione su stele porta (CIL IX 6413)

Le restanti sei iscrizioni erano relative ad altrettante epigrafi rispettivamente contenute in CIL IX, Suppl. 1, 3, 7669, 7697, 7699, 7762, 7676, 7674; in particolare quest’ultima iscrizione, ora irreperibile, era “una bellissima lapide con iscrizione arcaica” scoperta nell’aprile 1884 a Carrito, che Colantoni aveva interpretato come AMIL. La piccola base a forma ellittica, portava incise solo quattro lettere che Letta ha proposto di sciogliere nel seguente modo: An(n)i L(ucii) (servus).

Disegno Colantoni 1884 © ASAq (CIL IX 7674)

Storia dei Marsi del 1889

Dopo la segnalazione delle otto epigrafi nel 1884, C. non fece più segnalazioni di nuove scoperte archeologiche al Ministero fino al 1891, dedicandosi principalmente alla cura della sua “Storia dei Marsi” che aveva iniziato a scrivere probabilmente intorno agli inizi degli anni Settanta dell’Ottocento. 

Nel 1878 Colantoni maturò l’idea di partecipare al concorso istituito dalla Reale Accademia dei Lincei per volere del re Umberto I, il quale aveva deliberato un fondo di premi annuali di £ 10.000 da assegnare alle due migliori opere originali nelle classi delle scienze fisiche e delle scienze morali. Il 22 aprile 1879 consegnò alla Reale Accademia dei Lincei il suo manoscritto sulla Storia dei Marsi, per partecipare al concorso del Premio Reale di Archeologia emanato nel 1879. Dopo qualche mese Fiorelli espresse un giudizio sul lavoro di Colantoni, che gli era stato chiesto dal presidente dell’Accademia, dichiarando che: “esso non è opera scientifica ma puramente letteraria, compilata per i racconti intorno alla Storia d’Italia antica, che si leggono nel Vannucci ed in altri scrittori. L’autore, che non da prova di conoscere i monumenti, quando ne parla lo fa in modo incompleto, massima allorché accenna a due epigrafi già edite dal Mommsen (Inscr. Neap. n. 5485 e 5551), ed alle monete della Guerra Sociale. Sono quindi di avviso, che un tal lavoro per sua indole non possa ammettersi al concorso del premio archeologico”. Il Premio Reale di Archeologia 1879 fu conferito a Rodolfo Lanciani per il suo manoscritto I Comentarii di Frontino intorno le acque e gli acquedotti, pubblicato nel 1881.

Tre anni dopo, Colantoni presentò lo stesso manoscritto sulla Storia dei Marsi al concorso del Premio Reale per la Storia e Geografia del 1882. Dieci fra le quindici opere di storia a concorso non furono considerate rispondenti ai canoni di originalità richiesti, tra queste anche il manoscritto di Colantoni. Il premio fu conferito a Giuseppe De Leva. Il manoscritto di C. è tutt’ora conservato presso l’Accademia dei Lincei a Roma.

 © ARAL Manoscritto di Colantoni

Negli anni successivi, C. si dedicò al completamento del manoscritto per licenziarlo alle stampe nel 1889. L’opera stampata, rispetto al manoscritto conservato in ARAL, presenta l’aggiunta delle tre appendici e di undici tavole (dalla VI alla XVI); in particolare la tav. VI, contenente la mappa dell’antica città di Marruvium, era stata richiesta dal vescovo dei Marsi Giovanni Camillo Rossi a Giuseppe Melchiorri e realizzata dal geometra Gianfrancesco De Joriis di Aschi. 

Nomina a ispettore ai Monumenti e Scavi del 1891

Luigi Colantoni fu nominato ispettore ai Monumenti e Scavi del Mandamento di Pescina con regio decreto del 16 aprile 1891. Il Mandamento comprendeva, oltre alle frazioni di San Benedetto e Venere, i paesi di Bisegna, Cerchio, Collarmele, Cocullo e Ortona dei Marsi. La nomina di C. avvenne contemporaneamente a quella di Francesco Lolli per il Circondario di Avezzano.  

Decreto di nomina Ispettore ai Monumenti 16.4.1891 © ACS
Decreto di nomina Ispettore ai Monumenti 16.4.1891 © ACS

Il neo ispettore fece la prima segnalazione di reperti di antichità al Ministero sul finire del 1891, quando comunicò il rinvenimento di quattro frammenti epigrafici di cui fu possibile rilevare i calchi cartacei solo su tre di essi; un frammento fu rinvenuto a S. Benedetto (CIL IX 3799) e due a Pescina (CIL IX, Suppl. 1, 3, 7748 e 7795). Per la quarta iscrizione non fu possibile eseguire il calco perché inaccessibile, infatti, esisteva “nell’abitato di Pescina, in via Mazzarino, nel passaggio interno che immette nella stalla di Antonio Cipolla e nella grotta di Alfonso D’Alessandro. Essa è illegibile [sic], sta murata, fa da architrave ad un andito, che in tempo posteriore è stato riempito con muro, ed è capovolta”. Il frammento, irreperibile, presentava una sequenza di segni di difficile lettura che si è cercato di interpretare con l’aiuto del professor Cesare Letta. Parrebbe essere un’iscrizione sepolcrale e una restituzione temeraria potrebbe essere la seguente: Dis M(anibus) L(uci) [Vi]n(u)ci L(uci) [f(ili) ovv. l(iberti) – – -] / [Al]fia M(arci) [f(ilia), ovv. l(iberta)] Cris[pina, ovv. Cris[pinilla] / [coniugi? b(ene) m(erenti) p(osuit)?].

Nello stesso anno, l’ispettore segnalò al Ministero il rinvenimento in S. Benedetto dei Marsi di una testa scolpita su pietra calcarea (NS 1892, p. 33): “Presso la chiesa di S. Sabina [S. Benedetto], nel novembre del passato anno, fu trovata una testa gorgonica, scolpita in calcare bianco, del luogo, alta m. 0,23, larga 0,22”. C. sosteneva che la testa rinvenuta nei pressi di S. Sabina era da riferirsi a “Caco che esala l’ultimo anelito strozzato da Ercole” e non a quella di una gorgone. La testa è stata cercata invano presso la Soprintendenza di Chieti. 

isegno della testa di Caco del 1891
 © ACS – Disegno della testa di Caco del 1891

Verso la metà del 1892 l’ispettore comunicò al Ministero di essere in possesso di due epigrafi scoperte nei pressi della chiesa di S. Sabina a S. Benedetto, di cui fornì anche i calchi.

Le due iscrizioni sono riportate in CIL IX, Suppl. 1, 3, 7702 e 7761; la prima è oggi inserita nel muro di sostegno del piazzale della chiesa di S. Maria della Grazie a Pescina, mentre la seconda è smarrita e solo un piccolo frammento fu recuperato casualmente da Diocleziano Giardini che lo conserva nella sua casa a Pescina.

Nel settembre 1893, l’ispettore segnalò al Ministero cinque lapidi di cui due del XVI secolo e tre di epoca romana. Una lapide del XVI secolo era “esistente per architrave sopra una porta interna rimurata nel pianterreno del palazzo vescovile dei Marsi in Pescina, attualmente addetta ad asilo infantile” e riportava il seguente testo: donnvs ace pascalis alex de pescina domvm hac / virgini gratiarvm mariae pro sva et paren/tvm anima donavit anno domini 1525. L’iscrizione è irreperibile.

L’altra lapide del XVI secolo era “esistente in Capistrello sull’architrave della porta di Lorenzo Campoli che dice”: pusilla domvs multos recepit am[icos 1545]. L’epigrafe è ora inserita nel muro di sostegno del piazzale della chiesa di S. Maria della Grazie a Pescina.

Le tre iscrizioni romane rinvenute in località S. Sabina, dove era l’antica Marruvium, sono in CIL IX, Suppl. 1, 3, 7681, 7703 e 7671; per quest’ultima epigrafe, oggi smarrita, esiste un apografo di C..

Apografo Colantoni 1893 © ACS (CIL IX 7671)

Inserire apografo di Colantoni del 1893

Nello stesso anno 1893, C. comunicò al Ministero di aver acquistato, da un contadino di S. Benedetto dei Marsi, un sigillo di rame che era stato rinvenuto in località S. Sabina:

Esaminatolo cogli aiuti della sfragistica, ho osservato che il suggello o bolla a forma rotonda e del tipo leggendario, ha nel campo la Vergine seduta sul subsellio, tenendo seduto sulla coscia sinistra, e cingendolo col braccio sinistro, il Bambino col nimbo, ed ai due lati delle teste delle figure due crocette, sotto le quali trovansi le due sigle  Circonda l’impronta, principiando dalla parte superiore con una croce ansata la seguente leggenda in maiuscolo gotico che sembra del secolo XIII.

C: inviò una relazione al sottoprefetto di Avezzano, inoltrata poi alla Prefettura di Aquila, in cui allegò un’impronta in ceralacca del sigillo oggi irreperibile, che aveva il diametro di cm 4,6.

Impronta in ceralacca del sigillo S. Maria di Apamea © ASAq
Impronta in ceralacca del sigillo S. Maria di Apamea © ASAq

S(igillum) conventus S(an)c(ta)e Mari(a)e de Apamia.

Qualche anno più tardi, C. informò il Direttore Generale degli Scavi e dei Musei Giuseppe Costetti, che, verso la metà di marzo 1897 “in occasione di lavori agricoli il colono Luigi Angelone Caricatore rinvenne nel suo fondo, vocabolo Peschio Muraturo o Capocroce di Cardito, presso la strada provinciale, alcuni antichi sepolcri scavati in terreno breccioso e ricoperti da tegoli. Accanto ai sepolcri si trovarono le seguenti [tre] lapidi in calcare del luogo”. Le tre iscrizioni sono riportate in CIL IX, Suppl. 1, 3, 7710, 7781 e 7719; oggi le prime due sono inserite nel muro di sostegno del piazzale della chiesa di S. Maria della Grazie a Pescina, mentre la terza è irreperibile ed abbiamo solo un disegno di C..

Disegno di Colantoni del 1897 ACS (CIL IX 7719)

Nel maggio 1901, l’ispettore inviò al Direttore Generale Carlo Fiorilli una relazione su un cippo miliario scoperto nel territorio di Goriano Sicoli in prossimità della stazione di sosta (mansio), chiamata Statulae, dell’antica via Claudia Valeria. Nella relazione C. azzardava una lettura del tutto arbitraria dell’iscrizione, basata sulle poche lettere visibili, attribuendo il restauro della via Claudia Valeria all’imperatore Claudio nel 47 d.C.. La lettura era incerta e Fiorilli attendeva calchi migliori per arrivare a una lezione più convincente prima di pubblicare la scoperta. L’ispettore volle comunque dare alle stampe la notizia e la pubblicò sulla Rivista Abruzzese del 1901. In seguito il cippo fu analizzato da Giuseppe Gatti che ne dette la lezione finale attribuendo il miliario all’imperatore Magnenzio che restaurò quel tratto della via Claudia Valeria nel 352-353 d.C. La scoperta del cippo fu pubblicata su Notizie degli Scavi nel 1903 da Antonio De Nino.

Nella stessa Rivista Abruzzese del 1901, l’ispettore scrisse un articolo su una pregevolissima croce in argento dorato che era conservata nella Cattedrale dei Marsi di Pescina, evidenziando il valore e l’unicità della stessa in cui “appare che l’opera sia dell’undicesimo secolo tanto dalla paleografia dell’iscrizione, quanto dall’arte con cui son filati i capelli del crocifisso”. La croce è stata considerata di epoca molto più recente da Mariarosa Gabbrielli che la data agli inizi del XV secolo, mentre Ezio Mattiocco la considera antecedente al 1400. La croce stanziale originariamente era tempestata di tredici medaglioni a smalto e recava, a caratteri gotici, l’iscrizione cris(tus) nazar(enus).  La croce, oggi irreperibile, l’ho cercata invano sia presso la curia vescovile sia presso la cattedrale di Avezzano, dove era stata indicata da Gabbrielli e da Mattiocco rispettivamente nel 1934 e nel 1987.

Nel 1902 C. comunicò al Ministero P.I. il rinvenimento di un sarcofago in località S. Sabina a S. Benedetto dei Marsi che “trovansi ora conservato in locale chiuso a cura del Capitolo della Cattedrale dei Marsi . Il sarcofago, in pietra calcarea, non presentava iscrizioni e aveva le seguenti misure in cm: lung. 231,  largh. 75, alt. 47, spess. 9. Il reperto è stato cercato invano a S. Benedetto dei Marsi.

Creazione del museo lapidario del 1904

L’idea di creare un museo mandamentale della Marsica orientale era nella mente di C. sin dalla sua nomina a ispettore, ma la sua proposta non trovò il supporto dei comuni del Mandamento. L’occasione per la formazione del museo gli si presentò quando il vescovo dei Marsi Marino Russo lasciò la Diocesi nel maggio 1903 per motivi di salute e C. fu nominato Vicario Capitolare per supplire la figura del vescovo nel periodo di “sede vacante”. Questa nuova posizione gli consentì di realizzare nel 1904 quello che era il suo sogno: un museo che potesse riunire gli oggetti d’arte e le epigrafi che aveva raccolto nel corso degli anni. C. rimase in carica come Vicario Capitolare della diocesi fino a dicembre 1904, quando fu eletto il nuovo vescovo Francesco Giacci, che come primo atto del suo insediamento licenziò Colantoni dalla Curia perché ritenuto responsabile dei disordini avvenuti nel governo della Diocesi che avevano creato contrasti tra il clero e i laici. Il museo epigrafico, mai autorizzato ufficialmente dal Ministero, oltre alle iscrizioni comprendeva anche una finestra bifora come si può evincere dall’elenco fornito nel 1908 dall’assessore comunale Francesco Colantoni, per conto del sindaco di Pescina Bernardo Castagna, in risposta a una richiesta di censimento delle opere d’arte, avviato dalla provincia di Aquila. Il materiale del museo fu esposto in una stanza al pianoterra nel palazzo vescovile, adiacente alla Cattedrale di S. Maria delle Grazie in Pescina e comprendeva 20 reperti tra cui 14 iscrizioni di epoca romana (CIL IX 3675, 3688, 3717, 3762, 3799, 7671, 7681, 7702, 7710, 7719, 7748, 7761, 7762, 7781), 2 di epoca medievale, 2 del XVI secolo, una del 1810 e una finestra bifora del XIV secolo.

Ultime segnalazioni archeologiche e terremoto del 1915.

Nel marzo 1910 C. comunicò ad Angiolo Pasqui, direttore dell’Ufficio per gli Scavi di Roma, del Lazio antico e della provincia di Aquila il rinvenimento di una tomba arcaica scoperta in località Le Pergole a Pescina, mentre si eseguivano lavori per impiantare un vigneto. I manufatti rinvenuti nella tomba si trovavano presso la Pretura di Pescina a seguito del sequestro disposto dal pretore Francesco Saverio Vitale. Il direttore Pasqui inviò sul posto il funzionario Ettore Ghislanzoni che fece un dettagliato rapporto pubblicato su Notizie degli Scavi dell’anno successivo. I manufatti rinvenuti furono inviati a Roma dal pretore Vitale e presi in carico, su indicazione del Direttore Generale Corrado Ricci, da Giuseppe Angelo Colini direttore del Museo Nazionale di Villa Giulia in Roma. Nel 1968 il solo anello di bronzo fu consegnato alla Soprintendenza di Chieti che ora lo conserva nei suoi depositi, mentre il puntale di lancia e la spada con fodero si trovano al museo del Louvre di Parigi. 

Anello-di-bronzo-presso-Soprintendenza-di-Chieti-1

Nell’aprile 1911 C. segnalò al direttore Angiolo Pasqui, la scoperta di una tomba “in un terreno breccioso e roccioso di proprietà dell’ingegnere agronomo Sig.r Antonio Villanucci, in questo tenimento di Pescina, in contrada Rapacico” … Trovansi presso il proprietario Sig. Villanucci, due utensili ed un anello di bronzo, dalla forma segnata in margine, nonché otto monete anche di bronzo, di piccolo modulo, dell’epoca imperiale, che credo sia dei principii del quarto secolo di Cristo, perché ve ne è più d’una colla testa e coll’iscrizione di Massenzio”.

Puntale-di-lancia-Museo-del-Louvre-di-Parigi

Le 8 monete, di cui 3 relative all’imperatore Diocleziano, 4 a Massenzio e 1 a Costatino, furono esaminate dal direttore Pasqui che le dichiarò di scarso interesse numismatico.

L’anno successivo C. comunicò a direttore Pasqui la scoperta di un miliario dell’antica via Valeria nei pressi di Pescina: “Milliario LXXI della via Valeria fra Alba Fucense e Marrubium Marsorum. Nella contrada Pignanici, a circa due chilometri al sud-ovest di Pescina”. Questo il testo del miliario relativo alla ristrutturazione della via Valeria da parte dell’Imperatore Nerva nel suo terzo consolato (97 d.C.): LXXI / Imp(erator) Nerva / Caesar Augustus / ponti[f]ex [m]axi[m]us, / tribunicia / pot[es]tate, co(n)s(ul) III, / pater patriae, / faciendam curavit. 

Alla luce della scoperta del LXVIII miliario rinvenuto nel centro urbano della città di Alba Fucens nel 1949 ritengo che la prima linea del cippo sia mancante di una X, prendendo in considerazione la descrizione di C. il quale afferma che il cippo “nella parte superiore è scheggiato per circa un terzo”. Il cippo quindi avrebbe dovuto avere il numerale LXXIX che rappresenta un’indicazione delle miglia senz’altro più plausibile per un cippo che doveva trovarsi nei pressi di Marruvium

Altro rinvenimento segnalato da C. nel 1912 in contrada Pignanici [oggi Apinianici], è quello relativo a una iscrizione medievale che ora è conservata presso la raccolta lapidaria nel palazzo comunale di Avezzano.

Iscrizione-medievale-Lapidario-di-Avezzano
Iscrizione-medievale-Lapidario-di-Avezzano

Inserire foto dell’iscrizione medievale

Qualche mese più tardi C. inviò al direttore Pasqui “copia di due lapidi sepolcrali scoperte cinque giorni fa nel tenimento di questo Comune [Pescina], in contrada Cannito [oggi Canneto], distante da qui circa due chilometri”. Le due stele sepolcrali (CIL IX, Suppl. 1, 3, 7696 e 7741) sono oggi conservate nell’ingresso del palazzo D’Amore in piazza Duomo a Pescina.

Dopo l’anno 1912 non si hanno più segnalazioni archeologiche da parte di C. che nel dicembre 1914 viene riconfermato ispettore ai Monumenti e Scavi del mandamento. Nel terremoto del 1915 C. rimase ferito e il palazzo vescovile fu danneggiato nei piani superiori, mentre il piano terra, dove era collocato il museo, non subì gravi danni e fu utilizzato fino agli anni Quaranta del secolo scorso. Negli anni successivi al terremoto, nonostante le difficoltà dettate dalle precarie condizioni di salute, C. non dette mai le dimissioni da ispettore. Visse l’ultimo periodo della sua esistenza facendo una vita ritirata a causa della gotta che non gli consentiva negli ultimi anni neanche di uscire da casa. Morì a Pescina il 28 giugno 1925.   

Le epigrafi che C. aveva collocato in una stanza al pianoterra nel palazzo vescovile, adiacente alla Cattedrale di S. Maria delle Grazie, rimasero sul posto per molto tempo anche dopo la sua morte. Con l’abbattimento del palazzo vescovile, il materiale epigrafico recuperato fu inserito come elemento ornamentale nel muraglione edificato nel 1949 nel lato sud di piazza Duomo. In tale muraglione si possono oggi vedere 10 iscrizioni che erano presenti nel museo prima del terremoto, mentre gli altri 10 monumenti museali sono purtroppo smarriti.

Pescina - Muraglione p.za Duomo con iscrizioni
Pescina – Muraglione p.za Duomo con iscrizioni

Bibliografia di Luigi Colantoni

La bibliografia di Colantoni consiste in una monografia sulla Storia dei Marsi, un certo numero di articoli pubblicati su diversi periodici e due manoscritti come di seguito riportati. La Storia dei Marsi e alcuni articoli sono stati ristampati da Adelmo Polla che in certi casi ha accorpato gli articoli in un volume unico assegnandogli arbitrariamente un nuovo titolo attribuito a Colantoni, creando confusione e non poche difficoltà tra gli studiosi. 

  • Cenni sul sistema di rimboschimento, tagli e coltura de’ boschi, opuscoletto di 13 pagine stampato in Pescina nel 1876 (2^ ed.) dalla tipografia Mazzarino dei Fratelli D’Elia.
  • Della vera antica moneta di Chieti, in Il Nicate, giornale politico, letterario, commerciale ed industriale, a. II, num. 98, Chieti 7 dicembre 1876, p. 1.
  • Osservazioni sopra un monumento sepolcrale rinvenuto in S. Benedetto nella Marsica nel novembre del 1876, in Gazzetta di Aquila, anno IV num. 32 del 21 aprile 1877.
  • Sopra un monumento onorario rinvenuto in S. Benedetto, in Gazzetta di Aquila, anno V num. 19 del 6 marzo 1878.
  • Sulle mura ciclopiche di Rocca Vecchia vicino Pescina in Gazzetta di Aquila, anno VI num. 9 del 29 gennaio 1879. 
  • Antica festa nazionale dei Marsi alle sorgenti del fiume Giovenco, in Rivista Italiana, novembre 1879, p. 2.
  • Sopra una lapide scoverta in Marruvio de’ Marsi, in Gazzetta di Aquila, anno VII del 25 febbraio 1880. 
  • Storia dei Marsi dai tempi più antichi fino alla Guerra Marsica, Italica o Sociale, Lanciano (CH) 1889, ristampa anastatica di Adelmo Polla, [1977?]
  • I° Culto di San Nicola di Bari nella Marsica, in Rivista abruzzese di scienze, lettere ed arti, Teramo 1898, pp. 241-247.
  • Colonna miliaria XC della via Claudia Valeria, in Rivista abruzzese di scienze, lettere ed arti, Teramo 1901, 1° suppl., pp. 1-4.
  • Croce d’argento dorata della cattedrale dei Marsi, in Rivista abruzzese di scienze, lettere ed arti, Teramo 1901, 1° suppl., pp. 5-6.
  • Ricordo del terzo centenario dalla nascita in Pescina de’ Marsi del Cardinale Giulio Raimondo Mazzarino, in Rivista abruzzese di scienze, lettere ed arti, Teramo 1903, pp. 1-5.
  • Iscrizioni dell’Abruzzo aquilano, in Rivista abruzzese di scienze, lettere ed arti, Teramo 1910, pp. 430-433.
  • L’Acropoli di Pescina Vecchia, in Rivista abruzzese di scienze, lettere ed arti, Teramo 1911, pp. 113-124.
  • Il poeta improvvisatore della rinascenza Paolo dei Marsi di Pescina, in Rivista abruzzese di scienze, lettere ed arti, Teramo 1911, pp. 177-193 e 240-246.
  • Il filosofo umanista Pietro Marso di Cese, in Rivista abruzzese di scienze, lettere ed arti, Teramo 1911, pp. 247-253.
  • Il Beato Tommaso da Celano autore del Dies Irae, in Ars Italica rivista bimestrale di letteratura e d’arte, a. II, n. 5, Napoli 31 ottobre 1914, pp. 3-25.
  • La fata del Fucino (leggenda marsicana), in Marsica nel primo anniversario del terremoto del 13 gennaio 1915, numero unico, Subiaco 1916, p. 18.
  • Tre illustri personaggi marsi: 1. Giovanni di Ortucchio, l’oracolo del sapere; 2. Gaspare Trigambe di Tagliacozzo, il chirurgo dei miracoli; 3. Giovanni Artusi di Pescina, l’artista sventurato, in Rivista abruzzese di scienze, lettere ed arti, Teramo 1919, pp. 553-570.
  • L’ostensorio artistico di Francavilla al Mare, opera di Nicola da Guardiagrele, in L’Abruzzo rassegna di vita regionale, a. I, n. 7, Lanciano luglio1920, pp, 627-640.
  • Appunti, notizie e documenti per ricostruire gli statuti municipali di Pescina nel XIV secolo, con appendice A (Tempio al Dio Fucino – Casali di Apamea e Leone) e appendice B (La fata di Apinianici), manoscritto di 48 pagg. datato 1918, conservato presso la biblioteca Intelligentia Marsorum della “casa-museo Mazzarino” di Pescina.
  • La villa imperiale di Lucio Vero nella Marsica, manoscritto del 1920 di 8 pagg, oltre a frontespizio e disegno dell’area nord del Fucino, conservato presso il Centro Studi Marsicani di Avezzano.

Per ulteriori approfondimenti su Luigi Colantoni:

  • C. Castellani, L’ispettore Luigi Colantoni e il museo epigrafico di Pescina del 1904, in Il Fucino e le aree limitrofe nell’antichità, Atti del V Convegno di Archeologia a cura di Laura Saladino, Avezzano 2022, da p. 547 a p. 559.
  • C. Castellani, Ispettori ai monumenti e scavi nella Marsica, ed. Kirke 2021 (Colantoni da p. 191 a p. 226).

NOTE
1. Archivio Diocesano dei Marsi (ADM), fondo C, b. 82, fasc. 1734, lettere del 12 luglio 1852 e 9 agosto 1855
2. Archivio Centrale dello Stato (ACS), Personale, b. 614, fasc. Colantoni Luigi, lettere del Ministero del 1° ottobre 1877 e 26 settembre 1878.
3.L’abbreviazione CIL IX ripetuta nel testo è riferita al Corpus Inscriptionum Latinarum, vol. IX di T. Mommsen, edito a Berlino nel 1883. 
4.  L’abbreviazione CIL IX Suppl. 1, 3 ripetuta nel testo è riferita al CIL IX Regio Italiae Quarta Supplementum. Fasciculus tertius: Marsi – Aequi, (7639-8187), ed. Marco Buonocore, De Gruyter – Berlin 2020. 
5. Archivio di Stato di L’Aquila (ASAq), Prefettura, s. I, Aff. Gen., v. IV a.1885-1891, Cat. 14, Istr. Pubb. a.1876-1890, b. 1, relazione di C. del 15 febbraio 1881 inviata al sindaco di Pescina che la inoltrò al prefetto Pacces.
6. C. Castellani, Ispettori ai monumenti e scavi nella Marsica, ed. Kirke 2021, pp. 197-198 con disegno; C. Castellani, L’ispettore Luigi Colantoni e il museo epigrafico di Pescina del 1904, in Il Fucino e le aree limitrofe nell’antichità, Atti del V Convegno di Archeologia a cura di Laura Saladino, Avezzano 2022, pp. 548-549 con disegno.
7.ASAq, Prefettura, s. I, Aff. Gen.,  v. IV a.1885-1891, Cat. 14, Istr. Pubb. a.1876-1890, B3, lettere del prefetto di Aquila del 24 febbraio 1882 e di C. dell’8 marzo 1882.
8. Ivi, lettere di C. del 24 marzo, 30 maggio e 28 novembre 1882.
9. Ivi, lettera di C. del 10 aprile 1883.
10 .  A. Campanelli, Il Fucino in età romana, in Archeologia in Abruzzo. Storia di un metanodotto tra industria e cultura, a cura di V. D’Ercole e R. Cairoli, Avezzano 1998, pp. 121-130 a p. 123; F. Donati, Scoperte di antichità, aspetti della tutela e vocazioni museali nel territorio della Marsica nel XIX sec., in Il Fucino e le aree limitrofe nell’antichità, Atti del II Convegno di archeologia, Avezzano 2001, pp. 387-398.  
11. ASAq, Prefettura, s. I, Aff. Gen.,  v. IV a.1885-1891, Cat. 14, Istr. Pubb. a.1879-1892, B.1, relazione di C. del 4 maggio 1885.
12 . ACS, 2° vers. 1^ s., b. 12, fasc. 200, lettera di C. del 7 maggio e di Fiorelli del 26 maggio 1884.
13 . C. Letta, Iscrizioni inedite o poco note dal territorio dei Marsi e dal Cicolano, in Le epigrafi della Valle di Comino. Atti del tredicesimo Convegno Epigrafico Cominese, a cura di H. Solin (Atina, 28 Maggio 2016), Casamari (FR) 2017, n. 31, fig. 29.
14 .  L. Colantoni, Storia dei Marsi, tav. IX.
15 .  C. Letta, Iscrizioni inedite o poco note dal territorio dei Marsi e dal Cicolano, n. 30, figg. 27-28.
16. Archivio Reale Accademia dei Lincei (ARAL), 11, b. 3, fasc. 1.
17 . C. Castellani, Ispettori ai monumenti e scavi nella Marsica, pp. 150-151 con pianta e legenda di Marruvium.
18 . ACS, 2° vers. 2^ s., b. 633, Regio Decreto firmato in data 16 aprile 1891.
19: ACS, 2° vers. 1^ s., b. 12, fasc. 200, lettera di C. del 18 novembre 1891
20 . Ivi, lettera di C. del 28 dicembre 1891 n. 14 con disegno della testa.
21 . C. Castellani, Ispettori ai monumenti e scavi nella Marsica, pp. 210-211.
22 . ACS, 2° vers. 1^ s., b. 12, fasc. 201, lettera di Colantoni del 5 aprile 1893.
23 . ASAq, Prefettura, s. I, Aff. Gen., v. V a.1892-1895, Cat. 14, Istr. Pubb. a.1874-1895, b. 65, lettera del sottoprefetto di Avezzano del 9 settembre 1893 con allegata relazione di C. e impronta in ceralacca del sigillo.
24 . C. Castellani, Ispettori ai monumenti e scavi nella Marsica, p. 215; C. Castellani, L’ispettore Luigi Colantoni e il museo epigrafico di Pescina del 1904, pp. 555-556.
25 . ACS, 3° vers. 2^ s., b. 12, fasc. 22, s.fasc. 15, relazione di C. del 6 maggio 1901.
26 . M. Gabbrielli, Inventario degli oggetti d’arte d’Italia, IV. Provincia di Aquila, Roma 1934, p. 91 con foto.
27 .  E. Mattiocco L’oreficeria sacra nella Marsica, in Architettura e Arte nella Marsica, II, 1984-87, L’Aquila 1987, pp. 73-100 a p. 83
28 .  C. Castellani, Ispettori ai monumenti e scavi nella Marsica, pp. 218-219 con foto.
29 . Archivio Storico della Soprintendenza Archeologica di Roma (ASSAR), b. 292, fasc. 9, lettera del Direttore della Divisione Scavi e Musei, G. De Angelis, del 24 maggio 1902.
30 . V. Amendola, I vescovi dei Marsi (1805-1990), Avezzano 2007, pp. 75-76 e 81.
31 .  C. Castellani, L’ispettore Luigi Colantoni e il museo epigrafico di Pescina del 1904, p. 557.
32 .  Archivio della Soprintendenza Archeologica dell’Abruzzo (ASAA), AQ 69, b. 67, fasc. 10 (ex AQ 69 I B1/1), lettera di C. del 4 marzo 1910 e di Pasqui dell’8 marzo 1910.

33 . ACS, 4° vers., div. I, 1908-1924, b. 2, fasc. 46, s.fasc. 12, lettere di Ricci del 1° e 15 giugno 1910 e di Colini per presa
34 . C. Castellani, L’ispettore Luigi Colantoni e il museo epigrafico di Pescina del 1904, p. 555.
35 .  ASSAR, b. 292, fasc. 1, relazione di C. del 3 settembre 1912.
36 . C. Castellani, Ispettori ai monumenti e scavi nella Marsica, pp. 222-223.
37 . C. Castellani, Ispettori ai monumenti e scavi nella Marsica, pp. 290-295.





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