Luci ed ombre

Testi di Don Vincenzo Amendola maggiori info autore
Il personaggio che fin qui abbiamo presentato potrebbe far pensare a un giovane senza difetti e dalla condotta irreprensibile. Noi non abbiamo aggiunto nulla a quel che la storia ci dice: essa ci fa sapere ancora che il giovane Giulio Mazzarino aveva anche i suoi lati meno accettabili e non certamente esemplari. Egli, per esempio, amava il gioco e gli piaceva nelle forme meno raccomandabili, preferendo appunto il gioco d’azzardo. Le condizioni economiche della sua famiglia, pur essendo discrete, non erano certo da paragonarsi a quelle dei suoi amici nobili. D’altra parte egli, per tenersi al ritmo della vita degli altri, aveva bisogno di denaro e non trovò di meglio per procurarselo che tentare la fortuna al gioco.

Il gioco più in voga a quei tempi erano i dadi: ad esso si abbandonavano nobili e plebei, soldati e borghesi, ecclesiastici e laici, ricchi e poveri. Giulio vi si dedicò con passione e con molta fortuna; vinceva quasi sempre. Questo particolare convinse gli altri e lui stesso di essere un uomo particolarmente fortunato. Mazzarino dirà sempre in seguito che nella sua vita la fortuna gli è stata favorevole e lo ha aiutato anche in affari molto più complessi e importanti che non il gioco.

Giulio era anche un bel ragazzo. I suoi biografi ci dicono concordi che egli era affabile, convincente, brillante e, pertanto, piaceva alle donne. Ma per mantenersi all’altezza di questa fama di giovane interessante e galante, aveva bisogno ancora di molto denaro. L’unica fonte per procurarselo rimaneva il gioco. E’ facile che, parlando di un giovane che un giorno diventerà cardinale, ci si chieda quali fossero i suoi sentimenti religiosi e la sua condotta morale. Ebbene, Giulio Mazzarino, a quanto ne sappiamo, non si è mai posto esplicitamente una problematica religiosa.

Egli seguiva le tendenze, le convinzioni e le convenzioni della società in cui viveva, ma senza drammi. Era religioso e cattolico, perché accettava la religione in cui era nato e non si è mai interrogato in profondità su di essa. Ci fu un tentativo, durante gli anni di studio, da parte dei Gesuiti suoi maestri nel Collegio Romano. per far indossare l’abito religioso a un giovane così dotato e promettente, ma egli rifiutò senza esitazione e non se ne parlò più.
Quando Mazzarino sarà arrivato al vertice del potere, si troverà di fronte questioni teologiche che agiteranno tutto il mondo cattolico, quali il Giansenismo e il Gallicanesimo – di cui diremo più avanti – oltre alla questione del conflitto ancora vivo e acceso dei rapporti tra cattolici e protestanti, ma egli li vedrà e li affronterà solo sotto il risvolto diplomatico e politico, non entrando mai nel merito di essi.

Così Mazzarino non si porrà mai un problema etico-sociale, pur prestando attenzione alle iniziative che andavano svolgendosi in Italia e in Francia, sotto la spinta riformatrice del Concilio di Trento. Basti accennare alle grandiose opere sociali di San Vincenzo de’ Paoli e della Chantal Oltralpe e a quelle di San Filippo Neri nella stessa Roma del Mazzarino, alle quali egli si interesserà solo marginalmente e sempre sotto l’angolo visuale della diplomazia e della politica.