L’offertorio (episodi di vita)

Testi di Don Gaetano Meaolo
Santina Campana

La tomba di Santina Campana all’interno della Chiesa di San Giuseppe di Pescina

Esumazione della Salma di Santina Campana 5 aprile 1961

Ritratto di Santina Campana
”La mia vocazione e di presto raggiungervi”

Ormai tre eran le sorelle di Santina che s’eran consacrate al Signore. Anche Santina – dall’anima liliale – aveva deciso in un’ora tragica della sua vita di darsi tutta a Gesù, lo Sposo che si pasce tra i gigli: Anzi, gia dall’eta di 13 anni, si era consacrata a Lui col voto di Verginith, appena ne comprese il valore. Avrebbe voluto emettere subito, fin da principio, il voto perpetuo, ma il Confessore le fece cambiare parere, esortandola al voto temporaneo d’un solo anno, che poi avrebbe rinnovato periodicamente. Ora, era indecisa sull’1stituto da abbracciare: era come un uccellino in cerca di un nido confacente, come una colomba in cerca del luogo del riposo. In data 4 marzo 1945, cosi scrive al fratello Don Bruno: ”Si il mio pensiero, il mio ideale, la mia vocazione e di presto mggiungervi, ma non so a quale albero, a quale nido debba posarmi… aspetto un tuo consiglio. Per il momento vi seguo io, e poi appresso, forse;.” seguim anche Assunta, per ora non se ne parla. Pure per la mamma, che spesso dice tra se: Avevo tanti gioielli, tanti fiori: sette figliuoli… e verrà un giorno che dovrò rimanere sola –. In certi nzomeizti ringrazia Iddio che vi ha chianzati a se e non vi vede straziati in questo mondo lusinghiero e maledetto”. E la voce di Dio non tardo a farsi sentire con perfetta chiarezza.

”Saro Suora e Santa!”

Alla meta di giungo del 1945, Santina ebbe un altro attacco di pleurite, e – nemmeno a farlo apposta – la mamma un accesso al piede. Pur tuttavia, la povera Margherita, magari trascinandosi a fatica, faceva di tutto per accudire il suo amore: Santina. Assunta, dal canto suo, poteva fare ben poco, perché doveva aiutare il babbo a mietere il grano. (lettera del 23/7/45). Fu proprio durante questo periodo che la voce di Gesù si fece intendere con perfetta chiarezza. E il cuore di Santina – puro come la neve dei suoi monti e semplice come il fiore dei campi -l’accolse gioiosamente. Non c’era più dubbio alcuno: Santina doveva essere ”Sponsa Christi” nell’Istituto delle Suore di Carità di S. Antida Thouret, ove gia da un anno era novizia sua sorella Maria. Felicissima della sua vocazione, ne sentiva tutto il fascino: Gesù l’aveva scelta fra mille e mille a diventare Sua Sposa. Riconoscentissima per tanta degnazione diceva:”Sarò Suora e Santa!”. Tutto, assolutamente tutto, in lei, doveva servire al raggiungimento di uno scopo così nobile. Nella lettera sopra citata del 2317145, Santina da comunicazione del suo proposito al fratello Don Bruno e gli dice pure che partirà alla fine di settembre. Scrive pure che. secondo il consiglio materno, era bene che si rimettesse prima completamente. Parlando, poi, della brutta annata, così conclude: ”Dio non abbandona nessuno e come nutrisce e sostenta gli uccelli dell’aria, così nutrirà anche noi”.
Fatta pertanto domanda alla casa Generalizia delle Suore di Carità in Roma – in cui chiudeva d’essere ammessa come postulante – Santina, dopo un lungo abbraccio al papà e alla sorella Assunta, dopo un commovente saluto al suo paesino, partì accompagnata dalla buona mamma.

Era il primo ottobre 1945.

Benché sensibilissima, nel distaccarsi dalla mamma adorata, non pianse affatto, ma rimase serenissima come un cielo senza nubi.
Sua prima cura fu di andarsi prostrare, in Chiesa, dinanzi al suo amore.
Chissà cosa avrà detto allora al suo Gesù? Possiamo però intuirlo dal suo profondo spirito di pace e Gioia sentita: “Eccomi qui, mi hai chiamata e son venuta, si sono Tua e sempre più Tua Vorrò essere. Son pronta a far la Tua Volontà…, ad amare ed a soffrire!….” Nella prima lettera scritta a Roma ai suoi Cari – in data 11/10 – così si esprime: “Mi fate il piacere di scrivermi subito, anche una cartolina, e farmi sapere se è arrivata bene mamma e come è andato il viaggio, perché sto in pensiero”. Per capire bene queste parole, bisognerà ricordare che siamo nel 1945, quando si viaggia ancora tanto male. La bella lettera si conclude cosi: ”Vi cerco perdono di tutte le mancanze e il male esempio che vi ho dato e, inginocchiandomi, vi domando la S. Benedizione”.

”Mi dici di essere prigioniera, ma perché?”

Chi soffri maggiormente per la partenza di Santina fu Assunta, la sua cara sorellina, la sua più intima confidente, con la quale aveva condiviso ansie, gioie e dolori. Alla partenza di Santina, Assunta rimase come sperduta e letteralmente divorata dalla nostalgia della sua cara sorella. Vedendosi sola sola, non sapeva rassegnarsi a vivere a quel modo. Tutto era vuoto e triste attorno a lei. In qualche lettera scritta a Santina, Assunta, lagnandosi, la tacciava di ”cattiva”. E Santina cosi le rispondeva: ”Mi dici di essere prigioniera (che tu sei prigioniera), ma perche? Sappi che proprio nella solitudine regna la pace, la tranquillità; non spaventarti di essere sola, ma cerca di esserci sempre; prendi per modello Maria SS.nza e nelle ore di solitudine medita sulla sua vita, ed invocaLa in ogni circostanza”. (Lettera del 31/1/1946). In un’altra lettera Santina cosi la incoraggia: ”Quando le ombre della solitudine tentano di impadronirsi del tuo cuore, innalza il tuo pensiero a Gesù, il consolatore degli affli1ti, e la, in quel Cuore adorabile, ci ritrovi; noi
(sorelle e fratelli consacrati al Signore) per mezzo di Lui ti stiamo sempre vicine” (Lettera dello 11/11/1946). Altro pensiero delicato di Santina si rivela in queste parole: ”Non far sentire ai genitori la nostra mancanza” (Lettera del 10/3/1946).

Santina all’istituto ”S. Antida”

Data la sua giovane età – Santina aveva poco meno di 17 anni – le fu proposto di entrare nell’istituto Magistrale di S. Antida, pure in Roma, ove, nello studio e nella preghiera si sarebbe preparata all’anno di noviziato. Santina accetto di buon grado la disposizione dei Superiori e si sobbarco al peso di ricominciare a studiare, dopo circa 6 anni che aveva abbandonato i libri. Scrive ai genitori da Roma, in data 19/11/1945: ”Ho incominciato a studiare. Lo studio e triplo (si trattava di fare tre anni in uno!) e, se non si aggrava di più, e leggero”. Notisi la forma infantile dell’espressione. Poi vedremo come saran grandi i progressi che lei farà nello studio, ed anche il suo modo di esprimersi diventerà quanto mai spigliato, pur nella sua semplicità e incisività.

Studio del carattere

Santina si dispose immediatamente a combattere se stessa per il raggiungimento della perfezione. E in questo lavorio subito si distinse fra tutte le consorelle. Per meglio intendere le sue spirituali ascensioni, vale la pena spendere qualche parola nella descrizione del suo carattere. Santina era di natura vivace e di carattere adamantino. Di carattere deciso, al momento opportuno sapeva anche rimproverare, e, anche se le sue osservazioni venivano fraintese, lei teneva duro e diceva: ”Quando ci vuole, ci vuole!”. Quando rimproverava, generalmente faceva leva sul buon esempio che si doveva dare e che, purtroppo, agendo male, non si dava. Generalmente, era dolce e comprensiva. A volte, aveva qualche scatto; ma, appena se ne avvedeva, subito si umiliava e chiedeva perdono a chi aveva potuto scandalizzare. Riuscì ben presto a dominarsi al punto tale che, dopo un lavoro, non si riusciva a capire se era affaticata o meno, e se le si domandava: ”Santina, sei stanca?”, lei, raggiante, rispondeva: ”No, no. Tutto e poco per Gesù!”. Parimenti, era tale la sua uguaglianza di umore che non si capiva mai se nascondesse una gioia o un dolore. Aveva acquistato un dominio di se da far stupire. Una volta, se ne uscì in questa espressione: ”Oh! se assecondassi la mia sensibilità, quante mancanze commenterei! Ma Gesù e la mia potenza, la mia forza!”. Sapeva bene Santina che con le sue forze a nulla sarebbe riuscita, e perciò intensificava la sua preghiera. A volte, non la si trovava. Era in Chiesa a pregare. Ed era cosi raccolto il suo atteggiamento che si temeva disturbarla.

”Non si parla con Gesù stando in quel modo!”

Una volta che la sorella Assunta era andata a farle visita, Santina l’accompagno in Cappella. Assunta si mise in ginocchio al banco appoggiandosi ad esso coi gomiti. Santina subito le disse: ”Giù quei gomiti! Non si parla con Gesù stando in quel modo!” Era Gesù stesso che le suggeriva la tattica del combattimento. A lei non rimaneva che obbedire, dire a Lui costantemente di si lasciarLo agire da Re nel suo cuore. Santina era fermamente convinta che i sacrifici più accetti al Signore sono quelli richiesti da Lui stesso. In data 11/12/46, cosi scrive alla sorella Assunta: ”Teniamo sempre ben fisso nella nostra mente che il sacrificio gradito e soave a Gesù e quello che ci richiede di offrirGli, non quello che noi con la nostra piccola testa andiamo studiando di offrirGli ”.

”La nostra missione e grande e debbo applicarmi a studiare”

Oltre alle altre egregie doti, Santina aveva un’intelligenza vividissima, una volontà ferrea, una memoria sorprendente. Quando entro nell’istituto di S. Antida, aveva appena 1’istruzione elementare (e quella impartita nei paesetti di montagna). Ebbene, dopo appena pochi mesi, Santina gia scriveva corretto e con stile semplice, chiaro e incisivo. Riusciva molto bene in matematica e in latino. Tanto che le più avanzate di lei nello studio, non senza stupore, le si rivolgevano per qualche spiegazione di teorema o per qualche traduzione di proposizioni latine. Fra tutte le materie, predligeva pero il Catechismo e la Storia Sacra. Il segreto della sua mirabile riuscita negli studi va ricercato nel fatto che lei, oltre alle sue mirabili doti, non perdeva tempo affatto; utilizzava anche i più piccoli ritagli di tempo. Era avida del sapere. In una lettera dell’ ll/11/46, cosi scrive ai genitori. ”Vi chiedo perdono se ho fatto soffrire il vostro cuore senza soddisfarlo con una letterina. Ma non ho proprio tempo, perché la nostra missione e grande e debbo applicarmi a studiare; percio non preoccupatevi se non scrivo, ciò non e per dimenticanza. Il mio cuore palpita sempre per voi… ”. A meta della lettera, poi scrive: ”Ora mi accorgo che mi sono prolungata (= dilungata), trascurando quasi il mio dovere… ”. Oltre allo studio, Santina doveva accudire alle bambine dell’Asilo annesso alla Casa. Santina amava molto le ”sue” bambine e, quando la lasciavano con loro, le attirava a se e le incantava con storielle, aneddoti, giochi, e soprattutto le invogliava ad amar Gesù. Era quanto mai premurosa nell’infilar loro i! cappottino, nell’accompagnarle in aula, nel seguirle all’uscita… Nelle ricreazioni, le sorvegliava come un’esperta mammina… Quando le bambine erano in classe, lei rimaneva a studiare lungo il corridoio. Per nessun motivo lasciava il posto in cui – cosi ella pensava – Gesù voleva che stesse; quando era costretta ad allontanersene per motivi superiori, allora pregava gentilmente qualche sorellina perché la sostituisse nella breve assenza.

”Natale, dolce Natale”

Santina era una seminatrice di gioia. Alla Vigilia del primo Natale, lontano da casa, le sue sorelline erano un po’ tristi, perché riandavano col pensiero alle loro casette, ove, accanto alla fiamma del focolare, c’era forse la fiamma della mamma che pensava a loro… Ma ecco arrivare Santina, ed ogni malinconia scompare come per incanto ha escogitato un metodo efficacissimo. Si mette a canticchiare le nenie natalizie del suo paese natio. Man mano le consorelle le si associano e il coro si fa sempre più robusto e melodioso. E, quando giunge 1’ora di andare in Chiesa, c’e il cuore che scoppia per la gioia…

”Obbedire Amare Sorridere”

La pietà sentita di Santina, il suo profondo spirito di sacrificio e di laboriosità, la sua disciplina a tutta prova, la svelarono a tutti come un modello perfetto da imitare. Non fece meraviglia, dunque, se, a meno d’un anno dall’ingresso, Santina fu ammessa alla Vestizione per iniziare, sotto i migliori auspici, il Noviziato. 1I 7 settembre 1946, Vigilia della Festa della Natività di Maria SS., dopo un fervoroso ritiro di 10 giorni, Santina prese 1’abito delle Novizie e si propose fin d’allora di realizzare quanto il Prelato, nel consegnarle il santo abito, le aveva ricordato: ”Chi vuoi essere mio discepolo, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua”. Santina fece subito suo il programma di

Santa Teresina: ”Obbedire – Amare Sorridere”.

La sua antica maestra di Noviziato attesta che Santina fu fedelissima al suo proposito, seguendo la via regia dell’obbedienza, senza mai allontanarsi da essa; anzi, di più, compi le azioni più ordinarie in un modo veramente straordinario. Santina si diede subito a studiare con alacrità la via della perfezione, slanciandosi alla conquista delle vette più ardue. Ogni tanto, pero, da uno sguardo al passato. Ora che ”vede” bene, riconosce tanti difettucci, e allora prende la penna e con commovente umiltà cosi scrive ai suoi: ”Vi chiedo perdono di tutte le mancanze e i dispiaceri che vi ho potuto dare. inginocchiandomi vi prego di danni la vostra benedizione, che mi sia stimolo a progredire nella perfezione ” (lett. dello 11/11/1946).

”Tutto e pace, tutto e amore”

Ecco come Santina parla della vita in comune, nella Casa del Signore: ”Tutto e pace, tutto e amore, tutto mi fa pensare al Cielo, la, quando saremo tutti riuniti nella vera gioia che nessuno potrà toglierci e formeremo intorno a voi (carissimi genitori) una corona di varie stelle” (lett. dell’i 1/1 1/1 946). ”Come e bello vivere nella casa del Signore, sotto il suo paterno sguardo, mirando unicamente di fare tutto a sua maggiore gloria e onore. La mia gioia e veramente grande, indescrivibile… vorrebbe spandersi al di fuori per farla manifesta a te, ma purtroppo le mie misere parole sono incapaci di esprimere quello che il mio cuore sente; ma mi comprenderai, perché, le hai gia gustate queste gioie sante” (lettera al fratello Fr. Leone, del 5/4/1947).

”Il sacrificio gradito a Gesù e quello che Egli stesso ci chiede”

Per progredire nella virtù, sull’esempio dei Santi, la neo-novizia fissava in continuazione su d’un minuscolo giardinetto i suoi propositi particolari, gli sforzi compiere, i mezzi da adoperare, le vette da raggiungere… Il quadernetto – che ancora oggi può essere molto bene esaminato – e molto sgualcito: segno che Santina l’aveva continuamente fra le mani: doveva essere come uno svegliarino, un richiamo continuo all’ideale, che voleva rag giungere. Ecco alcuni pensieri di questo quadernetto: Il sacrificio gradito a Gesù E quello che Egli stesso ci chiede, non quello che con la nostra piccola testa andiamo studiandoci di offrirgli. Dammi, o Gesù, un silenzio perfetto. Tu solo, mio Diletto, devi parlarmi al cuore… il chiasso dissipa lo spirito, dissacra il tempio, ne fa una piazza.. Il fiore sboccia in silenzio, il suo profumo loda il Signore: l’anima interiore deve fare lo stesso. (Ecco pertanto il proposito) Far tacere in me pensieri inutili o naturali… Coltivare la vita interiore implorando molto l’aiuto di Maria Santissima. Aver paura e vergogna di commettere il peccato veniale, evitarlo a qualunque costo… Offrire per tutto il mese il S. Rosario per ottenere la paura del peccato veniale. Mi studierò di nascondere, sotto il manto del sorriso, i tormenti del mio cuore, e i dolori del mio corpo. Questi piccoli semi crebbero meravigliosamente nella breve esistenza di Santina tanto da diventare alberi rigogliosi, i cui fiori – vaghi e variopinti – attirarono la Trinità Beata ad aspirarne il profumo.

Sembrava che le parlasse

Santina viveva intensamente la sua vita interiore. Era tutta immersa in Dio. Viveva di Gesù e del Suo Amore e comunicava Gesù a chiunque 1’avvicinava. Lei si immedesimava in Gesù e Gesù si manifestava in lei. Sapeva molto bene che per immedesimarsi in Gesù, doveva essere una ”vittima votata al sacrificio”; e lei questo chiedeva a Gesù con insistenza. In un angolino del suo manualetto di Preghiere, aveva scritto: ”Gesù, dammi la Tua Croce!”. Nessuna meraviglia, dunque, che Gesù le abbia anche comunicato i Suoi doni soprannaturali di mistiche ascensioni. Le compagne spesso se ne accorgevano dalle parole che pronunciava e dall’atteggiamento che assumeva, e qualche volta le parlavano, ma lei – appena s’accorgeva che alle compagne eran venute in mente idee… peregrine, – con grande abilita sviava immediatamente il filo del discorso facendolo cadere su altro. Dopo Gesù, il suo amore grande era per Maria Vergine. Sapeva molto bene che la Madonna non e un qualcosa di accidentale o di superfluo nella vita dell’anima (e forse superflua, per una creatura, la mamma?); sapeva che la Madonna e essenzialissima, indispensabile, e un ”passaggio obbligato” e non si può essere cristiani senza essere mariani. La Madonna era la Mamma sua, e tale sempre La considero. A Lei ricorreva incessantemente, a Lei si affidava in tutte le circostanze della sua vita. La Corona era la sua arma invincibile. Come tutti i periodi della sua vita, cosi anche quello – importantissimo – del Noviziato s’inizia nel nome e con la richiesta d’una particolare protezione di Maria. Qualche compagna la ricorda seduta al banco riservato alle Novizie e cosi si esprime nei suoi riguardi: ”rimaneva quasi estatica a guardar l’Immacolata. Sembrava che Le parlasse” Tra le Sante – come gia abbiamo avuto modo di notare altrove – prediligeva S. Teresina ed aveva con lei molti tratti di somiglianza anche nel fisico. Come S. Teresina, avrebbe voluto morir d’amore: ”Signore diceva ” con la piccola Santa –, fa di me una pallina di cera, girami e rigirarmi come più Ti piace!”. Era sicura di morir della stessa malattia di S. Teresa: ”Son sicura di non arrivare neppure a 18 anni senza essere colpita dal male… Fare i voti e poi morire!… Ma ho il presentimento che non prenderò neppure il Santo Abito. E’ col Fiat che si guadagnano anime a Cristo”. Questo, in fondo, il senso delle parole che pronuncio quando a lei, giubilante, fecero misurare per la prima volta l’abito per la Vestizione.

Sentite come suonano bene sul labbro di Santina le parole del Salmo 22:

Il Signore è il mio pastore: nulla mi manca;
in pascoli verdeggianti mi fa posare.
Alle acque, ove possa ristorarmi, mi conduce;
ristora l’anima mia.
Mi conduce per retti sentieri
a motivo del Suo nome.
Quand’anche dovessi inoltrarmi per cupa funerea valle,
non temerò alcun male, perché Tu sei con me
Mi prepari la mensa
mentre i miei avversari staranno li a guardare,
Mi ungi d’olio il paco;
il mio calice e traboccante.
Oh si, la Tua benignità e la Tua grazia mi verrano appresso
in tutti i giorni di mia vita,
Ed abiterò nella casa del Signore
per lunghissimo tempo.

Santina Campana un giglio tra le spine