LFoundry, il sindacato rompe la trattativa perché scopre che l’azienda gioca su due tavoli, da un lato tratta, dall’altro ristruttura unilateralmente.

Sciopero lavoratori L-Foundry. I sindacati:

Avezzano – Blocco granitico, quello delle rappresentanze sindacali, alla conferenza stampa di ieri al Castello Orsini dove sono state illustrate le ragioni della rottura del tavolo negoziale con LFoundry. Si è entrati subito nel vivo della questione con l’intervento di apertura di Antonello Tangredi della Fim-Cisl.

«Siamo arrivati a un passo dall’accordo ma è necessario dire che questa trattativa è iniziata a gennaio del 2020 allorché l’azienda propose al sindacato un documento blindato come schema di discussione che abbiamo subito ritenuto irricevibile. Tuttavia per correttezza abbiamo sottoposto il documento all’assemblea dei lavoratori che lo ha bocciato.»

Un documento definito zoppo da Tangredi, per via del fatto che non c’era chiarezza sulla riorganizzazione aziendale e sui piani di investimento per il futuro. «Un ulteriore momento di confronto con l’amministratore delegato ci fu a giugno, ma senza che le proposte dell’azienda si discostassero dalle precedenti, e comunque, persisteva l’assenza di una visione chiara del futuro.»

Il segretario della Fim-Cisl, ripercorre i momenti salienti dell’ultimo anno, dall’incontro con Mauro Febbo, in Regione, alle assemblee di fabbrica durante l’estate, fino ad arrivare all’autunno dell’anno appena trascorso, dove, con sorpresa mista a scetticismo, il sindacato apprende dall’Amministratore Delegato che, lo stato di salute dell’azienda, fa ben sperare, e che addirittura, c’è da organizzarsi per recuperare il gap produttivo.

Le organizzazioni sindacali rispondono responsabilmente offrendo la propria disponibilità a riaprire la trattativa, avendo chiari come obiettivi, il benessere dei lavoratori e lo sviluppo del sito produttivo. «Il tutto è passato attraverso un accordo quadro declinato in 5 punti. Di questi 3 sono già stati siglati. Siamo arrivati a buon punto anche sulla rimodulazione dei turni di lavoro, ma qui ci siamo fermati.» dice Tangredi.

Per lui, la proposta aziendale di tornare a turni da 8 ore, invece che da 12, come succedeva dal 1992 fino al 1999, sarebbe dettata da esigenze di cassa e non dal proposito di migliorare la qualità di vita dei lavoratori. Oggi, le difficoltà a tornare indietro, nascerebbero dal fatto che molti dipendenti, hanno evidentemente ritarato la quotidianità della loro vita privata sulla base degli impegni lavorativi dettati dalle turnazioni. Cambiare lo stato delle cose andrebbe a scardinare l’equilibrio di consuetudini faticosamente costruite.

«C’è da mettere a posto la questione delle pause all’interno dei turni di lavoro, ma confidiamo tutti di poterla sistemare. Ciò che ha provocato la rottura è stato l’aver scoperto che parallelamente alla trattativa col sindacato, l’azienda sta procendo unilateralmente a una vera e propria ristrutturazione aziendale, che sta generando malcontento, soprattutto fra le figure apicali che non operano direttamente sulla linea di produzione. Un’operazione pericolosissima rispetto alla quale abbiamo chiesto all’AD di fermarsi.»

Di Francesco, della Fiom-Cgil, ripercorre le tappe che hanno portato all’attuale situazione, partendo dal 2012, quando LFoundry, decise di disimpegnarsi dal territorio, attraverso reiterati passaggi di proprietà. Nel frattempo, il numero dei dipendenti si è sempre più assottigliato.

«Nel 2000 eravamo 2200, oggi siamo 1400 e qualcosa, fra cessione di rami d’azienda, personale andato all’estero e altro collocato in quiescenza. Abbiamo un contratto in essere che prevede la fuoriuscita di 100 dipendenti e nessuna stabilizzazione dei contratti a termine. Alla fine, il sito produttivo si impoverisce e si impoverisce anche il territorio. Tutto questo a fronte di zero piano industriale, zero investimenti.»

Il rappresentante della Fiom, ha sottolineato che il sindacato, in maniera responsabile, ha sempre avallato i sacrifici richiesti ai lavoratori, ma senza chiarezza da parte dell’azienda tutto diventa più difficile. E così, con la decisione unilaterale di LFoundry, di dividere il settore della ricerca e sviluppo dalla produzione, nell’ambito di una ristrutturazione più ampia, che non sta coinvolgendo il sindacato, si sono create le premesse del muro contro muro.

«Da due anni c’è un tavolo aperto al Mise che dovrebbe monitorare il progetto di transizione della fabbrica.» ma per Di Francesco, né il governo né la regione, avrebbero mostrato la dovuta attenzione alle criticità legate a un sito produttivo che vale 200 milioni di fatturato con evidenti ricadute sull’economia del territorio.

Michele Paliani, segretario reggente della Uilm L’Aquila Teramo, componente della segreteria nazionale, ha ringraziato per la loro presenza in sala, il sindaco di Avezzano, Gianni Di Pangrazio e il consigliere comunale, Mascigrande.

Secondo Paliani sono tre i temi all’ordine del giorno. «Il primo è quello della prospettiva e del programma industriale che, per qualche ragione, sta venendo meno. Il 90% delle lavorazioni attuali dipendono da commesse che già avevamo. Il secondo è quello delle competenze acquisite all’interno dell’azienda che sono il vero patrimonio che conferisce valore al sito.» Per il referente Uilm non possono essere assolutamente mortificate.

Il terzo avrebbe a che vedere con la qualità delle relazioni fra sindacato e azienda. «Per la prima volta.» dice Paliani. «La vertenza sindacale della LFoundry, rappresenta tutte le figure professionali di tutti i reparti, e l’azienda, non può non tenerne conto. Perché è stato chiesto ai lavoratori di usufruire delle ferie? Quando un’azienda chiede ai propri dipendenti di farsi le ferie è perché non ha lavoro.»

Sulla scia di quanto già espresso negli interventi precedenti, anche i referenti delle altre sigle intervenute hanno ribadito la fermezza e la compattezza di tutto il fronte sindacale rispetto all’azione unilaterale della LFoundry, ritenuta offensiva nei riguardi di tutti i lavoratori. L’esortazione rivolta alle istituzioni è di lavorare affinché l’azienda attinga, attraverso progetti mirati, alle risorse del Recovery Plan per guardare con maggiore fiducia al futuro.

«Fare chiarezza è una mia preoccupazione.» ha detto il sindaco di Avezzano, Di Pangrazio, intervenendo a margine della conferenza stampa. «Sono venuto questa mattina per rappresentare il disagio emergente da un’eventuale crisi economica indotta dai problemi della LFoundry. Faremo tutto il possibile, andremo alla Regione. Sapere di chi sia la proprietà di LFoundry è importante, c’è qualche proprietario occulto? C’è qualcosa che non va? Io ci sono. Oggi è chiaro che bisogna trovare una soluzione. La fabbrica ha un valore solo se resta integra nella sua interezza. Contate sul sindaco di Avezzano e su tutta la città. Se servirà coinvolgeremo i sindaci di tutto il circondario.»