LFoundry, è un sì chiaro e forte quello scaturito dal referendum promosso dai sindacati

Antonello Tangredi della Fim-Cisl esprime soddisfazione e gratitudine nei confronti di coloro che hanno permesso di conseguire questo importantissimo risultato.

Avezzano – Sette giorni di consultazioni, che dal 13 al 20 aprile, hanno riguardato tutti i circa 1400 dipendenti della multinazionale di proprietà cinese. Il Sì al quesito era atteso, ma contava anche avere un dato percentuale che rappresentasse in maniera chiara la volontà delle maestranze di voltare pagina. Anche quello è arrivato.

«Dopo più di vent’anni, il modello imposto allora con Micron, da Sergio Galbiati, è stato sconfitto! È stata definitivamente rimossa un’idea di organizzazione del lavoro le cui basi poggiavano sulla piena consapevolezza, da parte dei vertici aziendali, che almeno un paio di generazioni di lavoratori sarebbero state sacrificate, letteralmente immolate, sull’altare del profitto.»

Queste le affermazioni, senza peli sulla lingua, di Antonello Tangredi, della Fim-Cisl, che danno il senso di quanto fosse importante questa tornata di confronto con l’Azienda, che aveva visto nei mesi scorsi, i propri dipendenti incrociare le braccia e arrivare al muro contro muro con la preoccupazione costante di un futuro incerto, e ancora oggi, tutto da decifrare.

«Adesso, il mio pensiero va alle tantissime persone che nel corso del tempo, in questi anni, hanno dovuto rinunciare a questo posto di lavoro, sul nostro territorio, per via di un’organizzazione del lavoro, le 12 ore, imposte esclusivamente dalle ragioni del capitale e da qualche capitano di ventura interprete assoluto del presunto efficientismo americano»

Parole molto dure quelle di Tangredi, che non lesina ulteriori osservazioni al vetriolo. «Se agli americani, i vecchi proprietari di allora, fosse stato impedito di imporre i turni da 12 ore, forse oggi staremmo parlando di altro. Galbiati all’epoca, si impose invece come la personificazione di quella cultura tipicamente americana per la quale una persona è soltanto uno dei fattori della produzione che concorrono al profitto del padrone.»   

Non si tira indietro il Sindacalista della Fim-Cisl, che al termine della sua cruda analisi, fa una chiosa che pare la pietra tombale su una stagione ormai alle spalle. «Con questo referendum cala il sipario su un modello industriale basato sul ricatto morale che suonava più o meno in questo modo – o si fa così oppure chiudiamo la fabbrica. Ecco, oggi il Sindacato, non solo ha dimostrato di avere a cuore le sorti dell’azienda, ma ha anche dato prova di quella lungimiranza che troppo spesso i vertici dell’azienda non hanno dimostrato di avere»