t1

Comune di Avezzano

t2

Taluni autori ritengono fondamentale, ai fini della ricostruzione della storia di Antrosano, la lettura, l’interpretazione e il confronto tra le sette lapidi che vi sono state rinvenute in epoca passata: secondo costoro si tratta di un indispensabile punto di partenza dal quale, attraverso un percorso che abbraccia un lasso di tempo di circa venti secoli e anche con l’ausilio di celebrati (ma non sempre molto attendibili) autori di ricerche di storia locale, pian piano si può giungere al paese moderno.

Noi riteniamo utile, ma non indispensabile, la lettura di dette lapidi che, sicuramente provenienti da Albe, non offrono spunti utili per la ricostruzione della storia di Antrosano ma stanno a testimoniare la nascita, l’evolversi e l’intreccio di situazioni, personaggi e condizioni dell’interland albense al quale appartiene il nostro paese.

Ne parleremo seguendo ciò che, a nostro parere, rappresenta un ordine di importanza, ringraziando sin d’ora per la preziosa collaborazione il dott. Enrico Veri, appassionato e capace epigrafista, che ci ha facilitato l’arduo compito di completare e tradurre le iscrizioni che qui di seguito sono ricordate:

A) N° 3910 del CIL di Theodor Mommsen (1)

Albae in sacello S.Leonardi in Aasi altaris iam in Antrosciani in ecclesia gentis Pace = nel tempietto di San Leonardo in Albe sulla base dell’altare gia in Antrosano nella chiesa della gente Pace:
NICOMACUS.SAF.L.S.
PAAPIA.ATIEDI.L.S.
DOROT. TETTIEN.T.S.
MENTI. BONAE. BASIM. DON.DANT.

Quasi sicuramente e la stessa riportata a pagina 170 del libro III dell’Historia Marsorum del Febonio (traduzione di Vittoriano Esposito, Ugo Palanza ed Ennio Colucci) e a pag.187 della Reggia Marsicana di Pietro Antonio Corsignani:
NICOMAGUS. SA.F.L. S
P.AA. TAA. TETIDI.L. S
DOROTEI. TIE…
BASIM.DON.DANT

La lapide potrebbe essere cosi completata:
Nicomac(h)us Saf(ini) L(uci) s(ervus)
Paapia Atiedi L(uci) S(ervus)
Dorot(heus) Tettien(i) T(iti) S(ervus)
Menti Bonae
Basim Don(um) Dant

e tradotta:
Nicomago schiavo di Lucio Safinio
Paapia schiavo di Lucio Atiedio
Doroteo schiavo di Tito Tettieno
alla Buona Mente
offrono in dono (questa) base

Le differenti trascrizioni della lapide NICOMACUS. SAF.L.S. (Mommsen) e NICOMAGUS SA.F.L.S. (Febonio e Corsignani) inducono a ritenere esatta la prima trascrizione poiché nella seconda F. andrebbe interpretata come Filius, mentre nella prima SAF. andrebbe meglio a specificare il nomen Safini. Il testo non appare molto importante: degna di nota, invece, la menzione del Mommsen relativa al luogo ove e stata osservata: la chiesa della gente Pace, una famiglia importante ed influente che tanta parte ha avuto nelle vicende antrosanesi. Il nome Tettieno appare anche in una lapide giacente presso il Museo Lapidario di Avezzano (n°19 del catalogo curato da Fiorenzo Catalli nel 1998 e n°16 del catalogo edito negli anni ’80 direttamente a cura dell’amministrazione municipale): detta lapide funeraria fu rinvenuta nel dicembre del 1868 presso la via Valeria in territorio albense.

Il prof.Cesare Letta, direttore del Dipartimento di Scienze Storiche del mondo antico dell’Universita di Pisa, traduttore delle epigrafi riportate nel libro III della Storia dei Marsi (ristampa del 1991 della Historia Marsonim del Muzio Febonio del 1678), cosi scrive di questa lapide: …La trascrizione del Febonio e molto scorretta e mostra che egli non comprendeva il senso del testo… si tmtta insomma della dedica di una base votiva da parte di tre schiavi alla dea Mens Bona, popolare soprattutto tra gli schiavi… Il culto di Mens, di origine greca, fu introdotto a Roma verso la fine del III sec. a.C…. Epigraficamente, il culto e attestato soprattutto come culto di Bona Mens tra schiavi e liberti.

B) N° 3913 del CIL del Mommsen (bipertita = su due lati)

Ex ecclesia S.Angeli prope Albam translata in domum Satyri Pace dicitur extare adhuc latens sub tectorio = dalla chiesa di S.Angelo presso Alba trasferita nella casa di Satiro Pace viene riferito vi sia ancora nascosta sotto l’intonaco: la lapide

M.AGRIP
TRIB.. PO
CO T
potrebbe essere cosi completata:

M(enenius) Agrip(ae filius) Trib(unus) Po(testate) Co(hortis) T(raditur)
e tradotta:
Menenio figlio di Agrippa come tribuno con potestà d’una coorte e ricordato Anche di questa lapide non si hanno più notizie. Il testo non appare di notevole importanza. E’ da sottolineare, invece, la menzione della Chiesa di S. Angelo presso Albe ed il trasferimento in casa di Satiro, senza dubbio appartenente alla gia citata famiglia Pace, erede di una casta che tanta importanza ha avuto nelle contrade di Albe, Massa ed Antrosano.

C) N°3926 del CIL di Mommsen

Ad fontem Antrosciani extat bis repetita in duobus lapidibus quorum alter est in ecclesia S.Angeli inter Albam et Antroscianun in cornu evangelii alter Antrosciani ad fontem pubblicum = sta presso la fonte di Antrosano, ripetuta due volte in due lapidi, delle quali una e nella chiesa di S.Angelo che si trova fra Albe ed Antrosano, nel lato dell’altare riservato alla lettura del Vangelo, l’altra presso il pubblico fontanile di Antrosano. Il Mommsen annota nel CIL che cosi l’ha letta, trascritta e confermata anche il Brunn(2).
La lapide:
C. TITULEIUS.C.F.
FAB.PRAE. EQ.
potrebbe essere cosi completata:

C(aius) Tituleius C(aii) F(ilius) Fab(ia tribu) Prae(fectus) Eq(uitum)

e tradotta:
Gaio Tituleio figlio di Gaio Iscritto nella tribu Fabia comandante di un distaccamento di cavalleria.

D) N°3927 del CIL di Mommsen

Litteris vetustis pulcherrimisque. Extant duo exempla, alterum Albae in ecclesia S.Angeli (Phoeb.) sive Antrosciani in nova ecclesia (Brunn) alterum Massae in aedibus Blasetti (O’Hare) …ibidem adhuc extant = in vetuste lettere molto belle, attestate in due esemplari, delle quali l’una in Albe, nella chiesa di S.Angelo (Febonio) o nella nuova chiesa di Antrosano (Brunn), l’altra in casa Blasetti in Massa (O’Hare), tutte e due ancora esistono: II Mommsen annota … recognovi utrumque…=… ho riscontrato l’una e l’altra…

La lapide:
C.TITULEIUS. CN.F.
IIII. VIR. ITER. QUI.

potrebbe essere cosi completata:
C(aius) Tituleius Cn(aei) F(ilius) Quattuorvir Iterum Qui(nquennalis)
e tradotta:
Caio Tituleio figlio di Cneo Quadrumviro per la seconda volta (con compito) di quinquennale.

Il prof.Cesare Letta (pag. 361 della ristampa del 1991 della Historia Marsorum del Muzio Febonio del 1678) annota: La trascrizione del Febonio e corretta, ma fonde due diverse epigrafi …3927 e 3928…il testo della prima…e dunque: Cn(aeus) Tituleius C(ai) f(ilius) Fab(ia tribu), eques e può tradursi: gui giace Gneo Tituleio, figlio di Gaio, iscritto nella tribu Fabia, cavaliere (romano);… il testo della seconda iscvizione (della quale si parlera subito dopo) e il seguente: C(aius) Tituleius Cn(aei) f(ilius), IIII vir iter(um) qui(nquennalis)…la traduzione può essere “gui giace Gaio Tituleio, figlio di Gneo, quattorviro per la seconda volta, col compito di condunrre il censimento… Le due copie della lapide (o le due lapidi, come afferma il Letta) esistono tutt’ora, e sono ben visibili, poiché murate l’una nel sinistro e l’altra nell’angolo destro della facciata della Chiesa di Santa Croce posta nella parte alta del paese.

Dopo il disastro tellurico, gli edifici – spesso ma non sempre venivano costruiti o riattati utilizzando materiali di risulta provenienti dallo sgombero delle macerie o reperiti in modo fortunoso nei paraggi: per gli antrosanesi fu facile, automatico ed inevitabile l’utilizzo anche di pietre asportate o comunque provenienti dalla vicina Albe che costituì una facile cava di materiali lapidei.
Le due lapidi, sicuramente d’origine albense, furono utilizzate dall’impresa di costruzioni di Berardino Paoloni per restaurare e riparare, nel 1932, la chiesa di Santa Croce che aveva subito gravi danni durante il terremoto del 1915; copia del contratto per l’affidamento dei detti lavori e ancora giacente presso l’archivio parrocchiale di Antrosano.

E) N°3928 del CIL del Mommsen

Albae in ecclesia S. Angeli in ascensu collis = in Albe nella chiesa di S. Angelo nella salita del colle:
la lapide:
CN. TITULEIUS.C.F.. FAB.EQUES

potrebbe essere cosi completata:
Cna(eus) Tituleius C(aii) F(ilius) Fab(ia Tribu) Eques

e tradotta:
Gneo Tituleio Figlio di Gaio Iscritto nella tribu Fabia Cavaliere

Le lapidi relative alle lettere C, D ed E sono tutte riconducibili ai Titulei della famiglia Fabia, sicuramente importanti nell’ambiente sociale di Albe, ove facevano parte dell’ordine equestre; come gia detto dal Letta, giova sottolineare come il Febonio raggruppi le due lapidi riportate alle lettere D ed E in un’unica iscrizione posta …nella chiesa di S.Angelo, sulla salita del colle…
Insomma tra il Mommsen ed il Febonio, a parte una discordanza sulla collocazione delle lapidi, esiste la differenza, non trascurabile di una N: nel caso di CN.TITULEIUS.C.F.(Febonio), si leggera Gneo Tituleio figlio di Caio mentre se la scritta fosse C.TITULEIUS C.F.(Mommsen), si leggerebbe Caio Tituleio figlio di Caio. Trattasi, comunque, di differenza trascurabile poiché ambedue riportano tutte e due le lapidi riferendo, pero, di averle viste collocate in modo diverso.

F) N° 3932 del CIL del Mommsen

Albae in ecclesia S.Mariae extm moenia (in Albe nella chiesa di S.Maria fuori le mura per Febonio) ora in Antrosciano ad fontem pubblicum (ora in Antrosano nel pubblico fontanile per il Gualtieri)
la lapide:
D.M.S.
M. ALLIDIO.PRO
BATO. SEV.AUG
ET.ALLIDIAE.PAN
NICIDI.CONIUGI.EIUS
M.ALLIDIUS. MERCURIA
LIS.ET.M.ALLIDIUS. PROFU
TURUS. SEV.AUG. ET. ALLIDIA
CASTA.ET.ALLIDIA. TERENTI
NA.PATRONO.ET.FRATRI
B.M.

potrebbe essere cosi completata:
D(is) M(anibus) S(acrum) M(arco) Allidio Pro bato, sev(iro) Aug(ustali) et Allidiae Pan nicidi coniugi eius M(arcus) Allidius Mercuria lis et M(arcus) Allidius Profu turus, sev(ir) Aug(ustalis) et Allidia Casta et Allidia Terenti na, patrono et fratri b(ene) m(erenti)
e tradotta:
(Questo monumento e) consacrato agli dei Mani a Marco Allidio Probato membro del collegio dei seviri augustali e a sua moglie Allidia Pannicide Marco Allidio Mercuriale Marco Allidio Profuturo seviro augustale Allidia casta e Allidia terentina posero a lui, rispettivamente patrono e fratello benemerito

Il Colt O’Hare, nel Viaggio classico attraverso l’Italia, riporta la lapide in altro modo e cioè ponendo probaturus al posto di profuturus e Terentia al posto di Terentina. Pannicide e nome greco la cui forma esatta, al nominativo, sarebbe Pannichys. Da notare che la defunta ha lo stesso gentilizio del marito e, quindi, molto probabilmente, ‘una sua liberta (ex schiava). Anche i quattro dedicanti (due uomini e due donne) hanno lo stesso gentilizio ma e difficile distinguere chi tra loro fosse un ex schiavo del defunto (percio definito patronus) e chi, invece, suo fratello o sorella e poteva, quindi, indicarlo come proprio frater. L’integrazione del testo latino (e la traduzione) e del prof. Cesare Letta ed e stata trascritta da una sua lettera privata al dott. Enrico Veri, nella quale, in particolare, da una sua interpretazione del Pannicidi.
Da notare che in quasi tutti i nomi ricorre il prenome Marco: e probabile che ciò sia da attribuire ad un legame di parentela in senso lato oppure ad un legame tra i diversi membri di un medesimo nucleo familiare.

Il nome Allidio ricorre anche in una lapide giacente presso il Museo Civico di Avezzano (n°73 del Catalogo a cura di Fiorenzo Catalli e n°12 del catalogo edito negli anni ’80 dall’amministrazione municipale, curato da Enrico Veri e Tommaso Orlandi): detto reperto fu rinvenuto nel territorio albense e fece parte per alcuni anni della raccolta lapidaria privata dell’illustre famiglia Mattei di Avezzano. Per meglio comprendere il significato e l’importanza della iscrizione antrosanese, e utile riportare talune definizioni da Barbara Guastalla – Atti Ce.SDIR Vol.I-II, 1967 e 1968. Patronus: potevano permetterselo solo persone appartenenti alla classe dirigente del municipio ed ai collegi di una certa importanza; i collegi più poveri, invece, dovevano accontentarsi di avere, come punto di riferimento, la gente ricca che, pero, non occupava posti di rilievo nella scala sociale.

Il patronus aveva diritto all’obsequium (rispetto, obbedienza, subordinazione) per le violazioni del quale egli stesso era competente a decidere, secondo il diritto romano. Mercurialis: cognomen o, anche, mercurialis vir = uomo dotto o come facente parte del collegio dei mercuriali. La lapide non e importante ai fini della ricostruzione della nostra storia, ma e una delle tre ancora conservate e ben visibili attualmente in Antrosano. Giacente sino a qualche anno fa in prossimita del pubblico fontanile, e stata ora trasportata e ben sistemata nella dignitosa piazzetta antistante la nuova Chiesa dell’Immacolata Concezione, quasi a voler suggellare il legame inscindibile tra l’antico ed il moderno paese.

La lapide, ancora abbastanza leggibile, si e conservata grazie al fatto che per tantissimi anni era stata ubicata, come gia detto, nei pressi del fontanile: la iscrizione, come ricorda Enrico Veri che all’epoca l’ha osservata, trascritta e tradotta, giaceva a breve distanza dal lavatoio ed era in posizione tale che nessuno avrebbe potuto toccarla o calpestarla. L’acqua saponata, a causa del frequente sciacquio delle lavandaie, debordava dal lavatoio e si infrangeva sull’iscrizione: ciò ha provocato la formazione di uno strato gelatinoso che ha protetto la iscrizione dalla inevitabile usura del tempo. Sarebbe opportuno ora apporre, lateralmente o in prossimità, un’adeguata traduzione del testo cosi da renderlo leggibile ai visitatori che non conoscono la lingua latina sempre più radiata dai moderni programmi scolastici. La piazzetta accoglie annualmente le sagre, i balli, le sfilate ed i giochi popolari: tutta questa multiforme attività potrebbe inavvertitamente danneggiare la lapide e mandare in frantumi un altro pezzettino di storia marsicana! Perché, allora, non munire la lapide di una robusta protezione e la relativa iscrizione latina di un adeguato trattamento idrorepellente?

G) N° 3950 del CIL del Mommsen

E’ l’ultima e più importante lapide di questa breve rassegna ed e l’unica nella quale si parla chiaramente dell’anxantino, un popolo tra la storia e la leggenda.
Da precisare che ogni storico ha tolto o aggiunto qualche lettera all’iscrizione: da Corsignani ad O’Hare, da Orlandi a Pagani, da Letta a Fracassi. Lo stesso sir Henry Colt O’Hare nel 1792, scriveva …un amico mi dette la copia di una iscri ione che prima esisteva ad Antrosano ed e interessante come ricordo del popolo Anxantino: l’amico trascrisse sicuramente in modo approssimativo e quanto riporta il viaggiatore inglese, di conseguenza, non e esatto!
Facciamo riferimento, come al solito, al CIL di Theodor Mommsen. … fragmenta effossa a.1765 prope Albam in ruderibus ecclesiae S.Angeli, deinde Antrosciani, sine loco = frammenti d’una lapide scavata nell’anno 1765 vicino Albe, tra i ruderi della chiesa di S.Angelo, quindi in Antrosano, in luogo non indicato” (Marini, cod. vat. 9125).

a) colonna sinistra della faccia principale:
TITIEDIAE
FAUSTINAE
AMAREDIA PR
C. AMA P

potrebbe essere cosi completata:
Titiediae [f (iliae)] Faustinae [matri?] Amaredia Pr(ima?) C(aii) Ama(redi) [f(ilia?)] p(osuit)

e tradotta:
A [sua madre?] Titiedia Faustina [figlia di…?] Amaredia Prima(?) [figlia di] Gaio Amaredio pose

b) colonna destra della faccia principale:
…MAREDIO C.F.FAB.
…IIII VIR.I.D.QUAEST…
…….LIM.Q.R.P. CURAT… .
…..OVEM.STATOR. IIII VIR.I.D.
.. RSIS. ANXATIBUS
.D.D.D..
QUARUM. OB. DEDICATIONEM.
HS. III I.N.

potrebbe essere cosi completata: [C(aio) A]maredio C(aii) f(ilio) Fab(ia tribu) quattuorviro i(ure) d(icundo) quaest(ori) pec(uniae) a(limentariae) q(uaestori) r(ei) p(ublicae) curat(ori) [apud I]ovem Stator(em) quattorvir(o) i(ure) d(icundo) [Ma]rsi[s] Anxatibus [L](oco) d(ato) d(ecreto) d(ecurionun) Quarum ob dedicationem [epulum dedit ex](sestertium) (Quattuor milibus) n(ummum)

e tradotta:
A Gaio(?) Amaredio figlio di Gaio iscritto nella tribu Fabia quattuorviro con competenze giudiziarie questore addetto alla cassa degli “alimenta”, questore addetto alla cassa del municipio curatore del tempio di Giove Statore quattuorviro con competenze giudiziarie nel municipio dei Marsi Anxates (Le statue sono state erette) su suolo pubblico concesso con decreto dei decurioni.

In occasione della dedica di queste statue (la dedicante Amaredia Prima) offri un banchetto pubblico per una spesa di 4000 sesterzi Da precisare che gli alimenta erano prestiti agrari agevolati i cui interessi erano finalizzati a finanziare sovvenzioni ai ragazzi bisognosi (LettaVeri). Barbara Guastalla dice di Amaredio: …doveva trattarsi di un personaggio noto e stimato, non solo nel centro di Albe, poiché esercito la funzione di quattuorvir iure dicundo anche in altre località. Anche Cesare Letta concorda nel ritenere Amaredius personaggio molto importante poiché ricopriva … cariche municipali tanto tra i Marsi Anxates che ad Alba. L’iscrizione e fatta risalire all’anno 168 d.C.
Giova, a questo proposito, ricordare quanto afferma il Promis: Dei numerosi villaggi che dovevano coprire il suolo albense non si ha notizia alcuna e non se ne conosce alcun nome benche alcuni ruderi vi si trovino sparsi per la campagna i quali, pero, dovevano riferirsi a ville romane anziche a semplici abitazioni…(3)

c) sul fianco sinistro:
L. VENULEIO. APRONIANO. I.
L.SERGIO.PAULLO.I.CO S.
V. KAL. OCTOBR.

potrebbe essere cosi completata:
L(ucio) Venuleio Aproniano (iterum) L(ucio) Sergio Paullo (iterum) co(n)s(ulibus) (quinto) kal(endas) octobr(es)

e tradotta:
Nell’anno in cui erano consoli Lucio Venuleio Aproniano per la seconda volta e Lucio Sergio Paullo per la seconda volta il quinto giorno prima delle calende di ottobre (27 settembre del 168 d.C.). Un discorso a parte meriterebbero, nell’ambito di questo capitolo, le scoperte avvenute nel tempo nella località antrosanese di Valle Sollegara, una necropoli sita a cavallo dell’antica via Valeria: spade, lance, fibule e dischi-corazza. I cercatori abusivi di oggetti antichi, gli Attila delle tombe, devono aver depredato ben bene quest’area che, anche ai più sprovveduti, appare di grande importanza archeologica.
Di Valle Solegara si sono interessati ampiamente tanto Berardina Gentile (4) quanto Giuseppe Grossi (5).

Note
(1) Theodor Mommsen – C.I.L. = Corpus inscriptionum latinarum, poderoso compendio di tutte le iscrizioni latine antiche, pubblicato a Berlino nel 1863
(2) Heinrich Brunn (1822-1894), archeologo, fu dal 1856 segretario dell’Istituto di Corrispondenza Archeologica a Roma. Dal 1865 insegno archeologia a Monaco
(3) Promis Carlo – Le antichita di Alba Fucense negli Equi – Roma 1836 Ristampa anastatica a cura delo Studio Bibliografico Adelmo Polla – Avezzano
(4) Berardina Gentile Conserviamo la nostra memoria da Antrosano un paese da scoprire
1977
(5) Giuseppe Grossi – Le origini di Avezzano edito a cura del Rotary Club di Avezzano – 2000

Testi tratti dal libro Antrosano memoria e storia
(Testi a cura di Giovanbattista Pitoni e Alvaro Salvi)

avezzano t2

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Le Lapidi-Antrosano

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avezzano t4

t5