Comune di Gioia Dei Marsi

Testi a cura del prof. Angelo Melchiorre maggiori info autore
Il documento più antico, riguardante le Confraterníte in Aschi, è l’atto ufficiale di « Erezione della Confraternita del Salvadore, e di Gesù nella Chiesa di S. Salvadore », redatto il 9 aprile 1598: « Noi infrascritti Massari, et Eletti dell’Università d’Aschi, diocesi di Marsí, et Procuratori della Compagnia del Salvatore, fede come nella Chiesa Curata di S. Salvatore di detta Terra, nell’anno 1560 con licentia, et assenzo di Monsíg. di Marsi, fu istituita et eretta la Cappella del Salvatore situata in detta Chiesa Parrocchiale, (ET) la Compagnia detta del Salvatore, e del Nome di Giesù con alcuni Capitoli, havendo comprato Crocefisso, et vesti decenti, fatto ornare, et índorare detta Cappella, provistala di paramenti d’altare, Messale, et altro, mantenendo la lampada accesa li giorni festivi di di e di notte, facendo celebrare officii, et Anniversarij secondo le forze et il solito, facendo cantare la Messa ogni 2 a Domenica del Mese, dando grano in sussidio de’ Poveri della Terra, accompagnando li morti a sepoltura, vestiti di sacco, supplendo, et provedendo anco di cera per le esequie alle Gente Povere, et altre opere pie, per le quale è molto necessario detta Compagnia si stabilíschi, et amplifichi in detta Terra, et Chiesa [ … ] 33.

Dunque, la Confraternita più antica dovrebbe essere, in base a tale documento, questa del SS. Salvatore. Ma probabilmente, come era accaduto anche in altri paesi della zona, essa era stata preceduta dalla « Compagnia del SS.mo Sacramento », istituita dappertutto negli anni attorno al Concilio di Trento 34.

Ad ogni modo, per quanto riguarda Aschi, la prima volta che la Confraternita del SS.mo Sacramento viene citata, è nella « Visita Pastorale » di mons. Lorenzo Massimi del 1638, quando il vescovo annota (nella sua relazione) entrambe le confraternite, accennando agli introiti e ai compiti attribuiti all’una e all’altra: quella del SS.mo Sacramento, proprietaria di una certa quantità di grano e di venti pecore, poteva aumentare le proprie entrate attraverso le « questue », da effettuarsi ogni ad can una precisa cadenza, ed i suoi compiti erano quelli di curare e mantenere sempre in ordine l’altare maggiore della chiesa; quella del SS.mo Salvatore, senza rendite fisse, viveva esclusivamente del ricavato della questua, che si effettuava ogni seconda domenica del mese: il suo compito precipuo era quello di occuparsi dell’allestimento delle feste e della sepoltura dei defunti 35.

Il successore di mons. Massimi, il vescovo Didaco Petra, nel 1665 ci fornisce qualche altra indicazione, concernente il colore del « sacco » indossato dai confratelli del SS.mo Salvatore. Tale confraternita, infatti, si caratterizzava per i seguenti elementi: «(…) habens sacculos cerruleos, quae exercet nonnulla opera pia, et praecipue in fratres mortuos ».Inoltre, la festa cui particolarmente devono dedicarsi i confratelli è quella del SS.mo Salvatore, del 9 novembre 36.

Per tutto il Settecento, vengono meno i documenti e le notizie; unica informazione è quella riguardante la « Congregazione del Purgatorio », la quale, nel 1726, dà in affitto un certo numero di pecore dietro il pagamento di « una libra di lana, et una di cascio annuatim » 37. Bisogna giungere alla seconda metà dell’Ottocento per ritrovare alcune indicazioni sulla Confraternita del SS.mo Salvatore (ad esempio, sul « Regio Assenso », ottenuto nel 1838) e sulla Confraternita del SS.mo Rosario, la cui bolla di istituzione si sarebbe avuta (secondo una testimonianza del 1873) il 25 aprile 1687 (38). Infine, ultima volta in cui appaiono, in un documento scritto, le Confraternite di Aschi, è il 1887, quando il vescovo mons. Errigo De Dominicis scrive (in occasione della Visita Pastorale) di essere stato accolto festosamente da tutti i confratelli delle Congregazioni del SS.mo Salvatore e della Beata Vergine del Rosario 39.

Per tempi a noi più vicini, ci si deve accontentare di testimonianze orali, dalle quali risulta che le due confraternite di Aschi erano quella del SS.mo Salvatore (con mantellina rossa) e quella di S. Antonio (con mantellina celeste chiara), il cui compito primario era di accompagnare al cimitero i confratelli defunti 40.
Null’altro, dunque. Tuttavia, una breve notizia (riportata in un foglio manoscritto del 18 settembre 1823) 41. riguardante il passaggio sotto il controllo dell’Intendente della Provincia di Aquila di « tutt’i beni siti nel Comune di Aschi appartenenti all’Ordine Costantiniano sotto il titolo di Sant’Antonio Abate », può fornirci l’occasione di ulteriori riflessioni, sia perché solo per Aschi (fra tutti i paesi della Marsica) si parla di ordine costantiniano, sia perché già avevamo visto che la dicitura originaria della cappella di S. Antonio Abate in Aschi era quella di S. Antonio di Vienna. Chiunque conosca la storia del culto di S. Antonio Abate, sa che esso si diffuse in tutt’Europa verso il sec. XlI da un centro di irradiazione che era la chiesa di Saint-Antoine de Viennois, in Francia, dove si diceva fossero conservate le reliquie del santo taumaturgo`.

In Francia nacque l’Ordine Ospedaliero degli Antoníani, « che prese come sua insegna la gruccia a forma di T, tradizionale attributo di Antonio » 43. Quest’ordine, che era dapprima un ordine laico, di ospedalieri che ricevevano gli ammalati del « male di S. Antonio (berpes zoster) e li curavano con il grasso di maiale, si trasformò successivamente (ma sempre in epoca abbastanza remota) in ordine dipendente dalla Regola benedettina e, subito dopo, da quella agostiniana. Ma il nome che veniva ad esso attribuito, almeno fino al secolo XV, fu quello di « ordine costantíniano », essendo tradizione che il corpo di S. Antonio Abate, prima di essere trasportato a Viennois, si trovasse appunto a Costantinopoli. Un’ipotesi avanzata dal prof. Alfonso Di Nola è quella secondo cui tale ordine si fosse diffuso in Abruzzo intorno al secolo XIII 44.

Niente di strano, dunque, che esso avesse una « casa » anche in Aschi, e che i beni di quest’ordine si fossero conservati almeno fino al 1823. D’altra parte, la presenza di un « hospedale » è testimoniata, per Aschi, fino a tutto il secolo XVIII 45; e la frequenza di malattie della pelle e di epidemie di tipo malarico (che colpivano sia gli uomini, sia gli animali) è denunciata da numerose testimonianze d’archivio, come questa del 1690: « [ … ] saranno da diece, o undeci anni in circa, che ritrovandomi in questa Terra, precisamente nel Territorio di Vico nella contrada di S. Veneziano, viddi che tanto le pecore, come capre che in quello tempo possedeva Matteo di Gentile della medesima Terra tutte morirno, senza che glie ne restasse ne pur una né posso dire che vi fusse difetto veruno per mancanza di custodirle, mentre fu morte generale per quella contrada, e ciò m’è ben noto, ch’in tal tempo detti animali si custodivano assieme con le mie pecore, le quali anco morirno di tal’infettione,
della cui ne perirno medesimamente altr’anímali di tutt’altri padronalí d’essa Terra » 46.

Un semplice indizio, ma abbastanza consistente per poter ritenere degna di attenzione l’ipotesi formulata, della presenza, cioè, in epoca abbastanza lontana, di un « ordine laico » degli Antoniani nel paese di Aschi: e, quindi, della nascita del culto popolare di S. Antonio Abate e della sua rapida diffusione in tutta la Marsica. Ma questo, ormai, è l’argomento del paragrafo successivo, dedicato appunto ai culti, alle feste e alle costumanze popolari.

NOTE PAGINA

33 Ivi, anno 1600.
34 Dai documenti esistenti nell’Archivio Diocesano dei Marsi (fondo C; il nome della località e l’anno sono sufficienti per rintracciare con facilità ciascuno dei documenti citati) risulta che le Confraternite del SS. Sacramento, nella Marsica, erano state tutte istituite tra la prima e la seconda metà del secolo XVI. Le più antiche erano le seguenti: Scurcola (anno 1539), Gallo di Tagliacozzo (1543), Trasacco (1576), Corona di Massa d’Albe (1578), Avezzano (1580), Celano (1586), Capistrello (1594).
35 Visita pastorale di Mons. L. MASSIMI cit., fondo B, anno 1638.
36 Visita pastorale di Mons. D. PETRA Cit., fondo B, anno 1665
37Archivio Diocesano dei Marsi, fondo C/AscHi, 1726.
38 Ivi, fondo C/PESCINA, « Statini delle Confraternite », anno 1873.
39 Visita pastorale di Mons. E. DE DomINICIS, in Archivio Diocesano dei Marsi, fondo B, anno 1887.
40 Testimonianza orale di Salvatore Di Salvatore (informazione raccolta il 21 maggio 1983).
41Archivio Diocesano dei Marsi, fondo C/AscHi, 1823.
42 A. RIGOLI, S. Antonio Abate: Folklore, in « Bíbliotheca Sanctorum », tom. Il, Roma 1962, ce. 114-121.
43 Ibidem.
44 Incontriamoci con S. Antonio, testo dattiloscritto di una « Tavola rotonda » tenutasi a Collelongo il 16 gennaio 1982, Biblioteca Comunale di Collelongo.
45 Archivio Diocesano dei Marsi, fondi C e D/AscHi, fascicoli vari, sec. XVIII.
46 Ivi, fondo C/AsciII, 1690.
Che la zona attorno ad Aschí fosse soggetta a frequenti infezioni, spesso di tipo malarico, provocate dai miasmi delle paludose acque del Fucino (che, ritirandosi, lasciavano il terreno fangoso ed inospitale), è dimostrato non solo da numerose testimonianze scritte (cfr. la nutrita letteratura sul prosciugamento del lago, in AA.VV., Il Fucíno, Milano, Silvana Editoriale d’Arte, 1977, a cura della Cassa di Risparmio dell’Aquila), ma anche dalle informazioni di alcuni anziani cittadini di Aschi, i quali ancor oggi usano il termine « mosca bianca » per indicare la causa delle frequenti epidemie della zona nel secolo scorso. (Cfr. testimonianza di « Zì Camilla » e di Salvatore Di Salvatore, 21 maggio 1983).

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Le confraternite
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