Chiese e cattedrali della Marsica

Quasi sicuramente si può affermare che e la Chiesa più antica di Taglacozzo e sorge nei pressi di una piccola cappella chiamata S. Cosma in Sylvis. Tutto ciò risulta da varie citazioni in diplomi carolingi ed ottoniani dei secoli VIII – X. L’esatta ubicazione della Chiesa pero e di difficile individuazione in quanto potrebbe essere sia l’attuale Chiesa oppure, più verosimilmente, all’interno del complesso del Monastero dove esistono tracce di una cantina chiamata ”la Chiesa Vecchia”. Altri documenti in cui si ribadiscono la dipendenza del complesso alla sede papale: 6 luglio 1190 (Clemente III), 1 giugno 1192 (Celestino III), 3 aprile e 11 maggio 1221 (Onofrio III), 20 e 22 settembre 1279 (Nicolo III).

Un altro documento di grande importanza e il processo informativo sulla vita, morte e miracoli del Beato Oddo da Novara, esso venne richiesto dal Papa Gregorio IX nel gennaio 1240 a soli 40 anni dalla morte. E’ tradizione datare la costruzione della Chiesa attuale intorno alla prima meta del ’400, per interessamento del Conte Giannantonio Orsini, ma più precisamente si può affermare che nel documento del Conte, redatto il 27 aprile 1437, si parla di lavori di riparazione e non di costruzione. Quindi la Chiesa gia esisteva nel XIII e XIV secolo ed era aperta al culto, vi si seppellivano i morti ed aveva una sua complessa struttura, con cappelle ed altari laterali. Il portale d’ingresso che immette nel cortile, fu fatto erigere anch’esso da Giannantonio Orsini, ed e a strombatura articolata, costituito da una alternanza di colonnine e paraste. Mentre delle due colonnine frontali, quella di sinistra con ampio basamento e scanalata a tortiglione unidirezionale, quella di destra, poggiante sullo stesso piedistallo della pilastrata, divisa in tre sezioni da due anelli semplici, e scanalata a tortiglione in direzione alternata.

Sovrastano questi elementi dei capitelli adorni di foglie e piccole volute. Di qui si dipartono, sviluppandosi lungo l’arco acuto un archivolto con decorazioni vegetali e delle cornici a toro. La strombatura termina in un vano rettangolare i cui stipiti insieme a due mensole a doppio bariletto, decorate con fiori e foglie d’acanto, sostengono un architrave su cui e incisa una iscrizione. Stipiti ed architrave sono decorati con una cornice a dentelli ed ovuli, motivo che ritorna intorno alla lunetta sovrastante, affrescata con le figure della Vergine col Bambino al centro ed i SS. Cosma e Damiano. Ne fu autore nel 1452 lo scultore lombardo Martino De Biasca confermata dall’iscrizione sul portale stesso: +HOC OPFCUM E AD MCCCCLII MARTINUS DE BIASCA LOMMARDUS FC. Il De Biasca ha realizzato un secondo portale nella zona, a Torano, nella Chiesa di S. Maria delle Grazie firmato e datato 1462, molto simile a questo di S. Cosma e che si impose per maestosità dell’insieme e finezza dei dettagli.

Il cortile ha ormai perso la forma e le dimensioni primitive, per la costruzione della canonica, di un corpo aggiunto al monastero (il parlatorio) nel 1849 (data nella chiave dell’arco) e di un portichetto sul lato frontale del monastero. In origine doveva avere una forma quadrangolare, da notare, incastrata nel muro del parlatorio, una transenna traforata romanica circolare di buona fattura e sotto una finestra del rinascimento. Il portale della Chiesa, a tutto sesto, e costituito da due pilastri e da un arco alleggeriti da un’incavatura con nel mezzo, nel senso della lunghezza, da un rigonfiamento leggermente bombato. I capitelli recano scolpiti due cherubini, come anche la chiave di volta, che si protende sul davanti con un motivo a voluta.

Le mostre interne dei pilastri, subito sotto i capitelli, presentano due riquadri con due leoni. L’intradosso e suddiviso in sette formelle ornate con motivi fitomorfi. La cornice architettonica esterna imposta su due lesene che ripetono, con maggiore ricchezza di modanature e listelli, l’incavatura dei due pilastri interni, con l’elemento longitudinale non più bombato ma a tronco di piramide. I capitelli sono di ordine composito, con l’abaco inflesso recante al centro un fiore in rilievo. Negli spazi di risulta tra l’abaco ed i capitelli sono due medaglioni con due fusti di uomini barbuti, probabilmente raffiguranti i due Santi titolari della Chiesa. La trabeazione imposta sui capitelli delle lesene. L’architrave liscio, e sormontato dal fregio, la cui ornamentazione, piuttosto ricca e costituita da due formelle ai lati, in corrispondenza delle lesene, con due cherubini e, da un arabesco simmetrico di volute vegetali che convergono, al centro, su una colonna, il frontone e spezzato, con le estremità angolari aggettanti rispetto alla parte centrale.

Il timpano ospita un cherubino scolpito ad altorilievo. Del portale nel suo complesso, fa parte anche lo scudo dello stemma, purtroppo scalpellato. Il rosone e forse opera romanica, come dimostrano le dimensioni contenute, le tozze colonnine mosaicate dalle forme svariate, gli archetti a pieno sesto, la vetrata policroma con legature in piombo. Una precisazione e d’obbligo farla e cioè: se il rosone fosse cinquecentesco, cioè contemporaneo alla ricostruzione della Chiesa, non si sarebbe dovuto costruire nella parte interna un soppalco che lo priva di ogni funzione. Il campanile fu ristrutturato, non costruito nel 1564, per interessamento della Badessa Caridonia (ABBA CARIDA 1564) come dimostra il lato frontale, costruito in grossi blocchi di pietra abbozzati in conci più o meno regolari (mentre la restante muratura e ad opera incerta, con cantonali più regolari e rifiniti), probabilmente residuo di una torre campanaria romanica, e la cella campanaria, dove sono state riutilizzate diverse lastre di marmo decorate con liste di mosaico policromo, che richiamano sia le colonne del rosone, sia un portale nella chiesa – cantina ( quest’ultimo tuttavia reinserito visibilmente in una collocazione non sua: il portale e architravato, e quindi rettangolare, il vano in cui e posto e ad arco a tutto sesto!). Forse tali lastre appartenevano ad un ”iconostasi”.

L’interno, ampio e arioso, si presenta spartito in tre grandi campate coperte da volte a crociera di considerevole ampiezza (larghe 12 metri ). Il pulpito, costruito all’altezza della volta mediana della Chiesa, la quale venne chiusa nel 1543, come dimostra l’iscrizione lasciata nella chiave di volta, e presumibilmente dello stesso periodo; e in pietra sorretto da quattro cariatidi a forma di sfinge ed e formato da un parapetto con cornice sporgente diviso in quattro riquadri decorati a bassorilievo rappresentanti il Redentore ed i quattro Evangelisti. E opera di uno scultore che ricorre a moduli architettonici (le cariatidi) in linea con la sua epoca, ma si attarda nei bassorilievi del parapetto, su schemi quattrocenteschi di derivazione meridionale con forme grossolane.

Nella chiave di volta del presbiterio e incisa la data 1549, nella mediana 1543: e ovvio che le date si riferiscono non alla costruzione delle volte, ma ad una loro ristrutturazione. Tuttavia al suo interno la Chiesa presenta un carattere fortemente baroccheggiante, a causa dei numerosi interventi succedutisi tra il XVII e XVIII secolo e, si possono ammirare: l’altare dell’annunciazione; l’altare della presentazione; l’altare del Beato Oddo; l’altare nel transetto destro; la tela della Natività (o adorazione dei pastori); l’altare maggiore opera fastosa e teatrale di puro gusto barocco; l’altare di S. Benedetto.

N.B. Per approfondimenti visitare la sezione Chiese di Tagliacozzo>>

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LE CHIESE NELLA MARSICA ( Chiesa Santi Cosma e Damiano )
LE CHIESE NELLA MARSICA ( Chiesa Santi Cosma e Damiano )

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