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Chiese e cattedrali della Marsica

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La Chiesa della Madonna delle Grazie, riportata agli antichi splendori da un recente restauro, e che per volontà popolare è dedicata anche a Santa Gemma. Le notizie su questa chiesa sono poche ma chiare Una pietra murata alla base della porta della sacrestia accenna ad un restauro avvenuto a cura della contessa di Amalfi nel 1540. Nel 1680 viene citata in occasione di una visita pastorale fatta dal Vescovo della Diocesi di Pescina.

Dal punto di vista architettonico la chiesa presenta una struttura abbastanza semplice soprattutto all’esterno dove la facciata, molto rimaneggiata, conserva le pietre originali ( una angolare, in alto a destra, porta scolpite le mezzelune dei Piccolomini ). Dell’antico portale e del rosone non vi è rimasta traccia. Alcune pietre lavorate sono state usate nella costruzione del sottostante muraglione, evidentemente dopo il terremoto del 1915. Semplice, ma elegante, è il campanile a vela posato sopra la sacrestia. L’interno a navata unica è coperto da una volta a botte costruita con mattoni inseriti a taglio in maniera da formare un gradevole effetto geometrico; inoltre tre costoloni in pietra, a tutto sesto, viaggiano sulla stessa volta e quello centrale poggia su due colonne squadrate i cui capitelli purtroppo sono molto rovinati.

Il pavimento originale era in cotto a mattoni ottagonali e tozzetto quadrato, come si puà ancora vedere in sacrestia, e sotto di esso durante i recenti lavori di restauro sono state trovate delle tombe; la qual cosa conferma l’ipotesi che Santa Maria delle Grazie, come San Sebastiano, almeno per un periodo è stata chiesa sepolcrale. Nel resoconto di un’altra visita pastorale, avvenuta nel 1706, si legge: “La chiesa di Santa Maria delle Grazie, fuori del paese, ha due altari; il primo intitolato alla Madonna delle Grazie e l’altro a Santa Maria di Costantinopoli”.

Le persone più anziane del paese ricordano che il secondo altare, più piccolo ma dello stesso stile del primo, era collocato nella parete destra, a fianco della porta della sacrestia, e che, danneggiato dal terremoto del 1915, venne definitivamente demolito e mai più ricostruito per far posto ai banchi degli uomini, visto che la chiesa non aveva una capienza adeguata alle necessità della popolazione. Ora è rimasto soltanto l’altare maggiore, di fattura barocca, compreso il paliotto che è decorato con figure di angioletti in stucco. Nella parte superiore vi è incastonata una pala d’altare di buona fattura raffigurante la Madonna con il Bambino e, ai lati, San Pancrazio e Santa Gemma. La tela, datata e firmata, è una delle ultime opere di Giuseppe Ranucci, discepolo del grande Sebastiano Conca, realizzata nel 1758.

Pur non avendo valore venale, il dipinto testimonia l’importanza rivestita a quei tempi da questa chiesa. Valutando le poche notizie che sono giunte fino a noi sulla vita di Giuseppe Ranucci e sulle sue opere datate e firmate, possiamo asserire con certezza che il dipinto conservato nella chiesa di Santa Gemma è l’ultimo di quelli finora conosciuti e, comunque, uno degli ultimi realizzati dal maestro. Titolo, firma e data riportati in basso, al centro del quadro (Aeques Ioseph Ranucci Inuca et pinxit 1758 ), già da soli parlano di un pittore all’apice della sua carriera. Il Ranucci si firma “cavaliere” (Aeques) come il cavalier Carlo Maratta e il suo grande maestro il cavalier Sebastiano Conca il quale, infatti, firma molte sue opere “Aeques Sebastianus Conca”. Cavaliere, dunque, come i grandi maestri del nostro Settecento, che, sempre secondo l’iscrizione, non si limita a dipingere ma idea l’opera in questione e reputa la cosa tanto importante da lasciarne testimonianza scritta sulla stessa tela.

Il critico d’arte Anna Lo Bianco, profonda conoscitrice del Conca e della sua cerchia, parlando del Ranucci afferma: “Tutta la produzione oggi nota dell’artista si iscrive infatti nel periodo che va dal 173á, data per il quadro della chiesa dei Santi Celso e Giuliano, al 1757, anno della pala

della chiesa di San Lorenzo in Panisperna in Roma”. Il quadro conservato nella chiesa di Santa Gemma, raffigurante la Madonna con il Bambino in Gloria, San Pancrazio con la palma romana e Santa Gemma in preghiera è dunque opera dell’età matura dell’artista che la realizzò nel 1758, un anno dopo della pala d’altare raffigurante la Concezione di Maria Vergine dipinta per i Francescani della chiesa romana di San Lorenzo in Panisperna. Questa tesi è suffragata, oltre che dalla data, anche dalla qualità del dipinto che, ad un’analisi comparativa, risulta decisamente superiore a tutti quelli conosciuti eseguiti in precedenza. La tela, notevolmente danneggiata dalle ingiurie del tempo e dall’umidità, è stata restaurata nel 1996 grazie all’interessamento dell’attuale Parroco, Don Cesare Agosta Gottardello, e ricollocata sull’altare della chiesa.

N.B. Per approfondimenti visitare la sezione Chiese di San Sebastiano>>

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LE CHIESE NELLA MARSICA ( Chiesa di Santa Gemma )

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