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Comune di Gioia Dei Marsi

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Testi a cura del prof. Giuseppe Grosssi maggiori info autore
Nell’Interno del castello di Vico doveva sorgere la chiesa di Sancti Quintini in Vico, nominata nella Bolla di Pasquale II del 25 febbraio 1115, ed anche quella, sorta più tardi, di Sanctae Mariae in castro Vici’. Nel Piano di Vico dovevano invece essere poste le chiese rurali di Sancti Quirici e S. Cristofari in Vico, nominate nella bolla di Clemente III del 31 maggio 1188 73, oltre alla chiesa benedettina di S. Vittoria di Vico, appartenente ai monaci di Masticassimo 74, e la più tarda chiesa di S. Venanzio in Vico sovrappostasi forse alla più antica chiesa di S. Grossolano 75.

Della chiesa di San Quintino non rimangono più tracce sul terreno; della stessa il Di Pietro ci dice: « … Nell’elenco [dei sussidi caritativí della Diocesi dei Marsi – secolo XII] si leggono queste altre parole: – Ab Ecclesia Sancti Quintíni in Vico, majale unum, et pumas viginti. – Ab Ecclesia Sancti Quintini di Vico, sarcinas lignarum duas, et barile di vino unum. – Ab Ecclesia Sancti Quintini de Vico, agnum unum, et manus ovorum decem. – Dippiù nella processura esistente nell’Archivio Vescovile dei Marsi, fatta per la nomina dei Benefici della Contea rilevasi I. – che ai 25 di Maggio dell’anno 1562 D. Alfonso Piccolomini di Aragona nominò al Canonicato di S. Quintino nella Chiesa di S. Venanzio di Vico D. Aurelio dé Patraceis » 76. La notizia data dal Di Pietro dell’esístenza di un canonicato di S. Quintino nella chiesa rurale di S. Venanzio o Veneziano nell’anno 1562 dimostra che, a questa data, la chiesa di S. Quintino era ormai abbandonata.

Anche della chiesa di S. Maria non rimangono ruderi ad esclusione del ricordo conservato in una chiesa successiva, una cappella privata, edificata nella località « Valtrone » o « Gualtrone » nel secolo XIX e dedicata alla Madonna del Buon Consiglio, « … Officianti di turno furono in ordine cronologico Don Samuele Simonetti, Don Giuseppe di Genova, e successivamente Don Lattanzio Sclocchi fino all’epoca del terremoto. La sua struttura era formata da blocchi di pietra squadrata ed in parte scolpita a mano, ad unica navata con sovrastanti archi dove erano sistemate le campane, e un tettino a punta con alla sommità una pietra rotonda con sopra la croce anch’essa in pietra scolpita. Il tetto era di legno con manto di tavole ecc. . . . » 77.

L’edificio cultuale fu distrutto dal terremoto del 1915; attualmente i resti murari sono stati dispersi ad esclusione di grandi blocchi, capitelli e lastre decorate presenti nella abitazione e proprietà del signor Luigi Pera. Pur tuttavia la cappella privata della Madonna del Buon Consiglio (probabilmente appartenuta ai Mascitelli) dovette avere origini più antiche infatti sui muri della casa del Pera sono incorporati dei blocchi, appartenuti alla chiesa, con le seguenti iscrizioni:
1. 10 . M. D. (sulla parete nord-ovest)
A. N. 1611
2. Sopra, una grande M con monte Golgota, sovrastato
da una croce, nel centro.
L. L. D. I. (sulla parete frontale) A. D. 1790.

La chiesa di S. Quirico, di cui rimane oggi il solo toponimo, era ubicata nel Piano di Vico e precisamente in un piccolo colle, detto attualmente di « S. Quiríco » posto nelle vicinanze di Ortucchio. Essa doveva essere legata principalmente al Lago Fucino data la vicinanza con lo stesso. Nel secolo XIII e XIV appartenne ai monaci di Valle-luce per poi passare alle pertinenze di Ortucchío nel 1411, « … Ecclesía Sancti Quirici in Marsis in Ortuccbio, pertinet ad Monasterium Vallis lucís, et debet dare eidem Monasterio in lesto Sancti MicHaelis Arcangeli de mense Maii tencas centum in longitudine palmi unius per tecam; et in lesto Sanctí MicHaelis de mense Septembris debet dare cuppas tres de anticulIS monacis Monasteri Vallis-luciS 78. Dal Di Pietro sappiamo che la chiesa seguitò ad essere officiata almeno fino all’anno 1559, « Ecclesia ruralis Sancti Quírici de OrtuccHIO », e dopo andò distrutta e abbandonata, « … Nella visita poi fatta da Monsígnor Colli il 19 Agosto dell’anno 1583 sono registrate queste altre parole: – S. Quírico possiede il Seminario di Pescina, ed è rovinato » 79.

Della chiesa di S. Cristofaro, nominata nel 1188 nella bolla di Clemente III, non rimane neanche il ricordo o toponimo; può darsi però che gli attuali ruderi della chiesa di S. Veneziano ne conservino i resti. « … Finalmente si conosce che il paese di Vico aveva anche la Chiesa dedicata a S. Vittoria dipendente da Monte-cassino, mentre nel foglio 98 del processo indicato si legge che ai 10 di Maggio dell’anno 1557 l’Abate di quel Monastero istituì al Beneficio di S. Vittoria di Vico D. Giacomo di Bojuto presentato da D. a Silvia Duchessa di Amalfi » 80. Di S. Vittoria, nei nostri giorni, non rimane che il toponimo e il nome del -casale omonimo.

Nell’attuale frazione di S. Veneziano sono ancora visibili i resti della Chiesa di S. Venanzio; essi sono presenti sul margine sud-est della Aia centrale e sono conservati per qualche metro in elevato. Dell’edificio, distrutto dal terremoto del 1915, sappiamo che « … era officiato a turno dai Sacerdoti Don Samuele Símonetti e da Don Lattanzio Sclocchi. Ancora è evidente una parte delle mura in blocchi di pietra squadrata; le dimensioni sono nettamente visibili; le mura erano formate da blocchi di pietra lavorata che fu in seguito utilizzata, una parte per la costruzione delle case vicine e una parte per la costruzione della Chiesa di Aschi Alto dove si notano tuttora.

Il tetto che era visibile dall’interno poiché fungeva anche da soffitto, era formato da capriate in legno con sovrastante manto di coppi; ad un lato di esso vi era il campanile, anch’esso in blocchi di pietra con all’interno una sola campana, che venne adoperata in seguito come segnatempo dagli addetti alla ricostruzione delle casette antisismiche per i terremotati.

L’anno di costruzione risale al 1715 come si notava in una pietra facente parte della facciata, nella quale era scolpita la data. Il portone era in legno di castagno ecc. . . . » `. Dall’esame dell’Atto di Notorietà, sopra citato, appare chiaro che la chiesa ha l’aspetto di una struttura cultuale del secolo XV; l’íscrízione con data 1715, posta sulla chiave di volta del portale di stile gotico, fa parte probabilmente di un restauro o ricostruzione dell’effificio sacro nel corso del XVIII secolo.

Dall’esame dei resti murari di S. Veneziano è possibile ricostruire l’aspetto della chiesa: essa era a pianta trapezoidale allungata, orientata nord-est sud-ovest, con le seguenti dimensioni esterne: lati lunghi, m. 17; lato sud-ovest, facciata d’ingresso, m. 8; lato corto nord-est, con resti di una finestra monofora strombata, m. 5,60; spessore delle pareti cm. 75.
La prima notizia riguardo alla presenza della chiesa risale al 25 Maggio dell’anno 1562 in cui viene nominato il Beneficio di S. Quintino eretto in S. Veneziano (not. già citata); ed ancora « …« . – Che ai 11 di Ottobre dell’anno 1570 D.a Silvia Duchessa di Amalfi, nominò D. Paolo de Meis al Canonicato della Chiesa rurale di S. Veneziano in Vico. 3. – Che ai 8 di Luglio dell’anno 1573 la stessa Duchessa nominò D. Paolo Cicchetta al Beneficio di S. Veneziano di Vico. 4. – Che ai 18 di Marzo dell’anno 1583 giusta l’atto che esiste nello stesso Archivio Vescovile, Monsignor Colli spogliò del Beneficio di S. Veneziano, e Quintino, D. Aurelio Leonardo di Subiaco che ne era il Rettore con il titolo di Prevosto, e lo aggregò al Seminario dei Marsi col solo peso tutt’ora esistente, di mantenere la Chiesa di S. Veneziano, e di far celebrare in essa la messa in tutti i giorni festivi. Allora quella Chiesa avea la rendita di ducati sessanta, giusta le seguenti parole che si leggono nella Bolla di aggregazione: – Sancti Quitini, cuius sexaginta ».

NOTE PAGINA

72 Di PIETRO, p. 72. Per la chiesa di S. Maria nel castello di Vico vedi lo studio di Leucio Palozzi su questo volume.
71 Di PIETRO, p. 73.
73 Di PIETRO, p. 73 s.
74 Di PIETRO, p. 73.
75Vedi nota precedente.
76 La descrizione è in un Atto di Notorietà redatto dal Rag. Alfonsi Michele, Sindaco del Comune di Gioia dei Marsi, il 10 marzo 1977; il documento è ora nell’archivio comunale di Gioia dei Marsi, una copia è in possesso del Parroco di Casali D’Aschi Don Antonio Palerma, L’Atto fu richiesto dal Don Antonio Palerma che portò con sé, come testimoni giurati, i sigg. De Martinis Francesco, Roselli Delmiro, Partemi Berardo e la sig. De Ioris Antonia. La descrizione che abbiamo utilizzato è dovuta al ricordo che i predetti testimoni avevano delle chiese di Casali d’Aschi prima che il terremoto le distruggesse.
78 Di PIETRO, p. 270.
79 Vedi nota precedente.
80 Vedi nota 74.

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Le Chiese di Vico

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