Le Bolle delle Indulgenze: l’Aquila 1294 Cerchio 1300 Premessa

Orbene riguardo la formalità dei documenti esaminati, con la tecnica della cancelleria pontificia, sì nota che entrambe le bolle, sia quella concessa alla chiesa di S. Pietro in Filimini che quella alla comunità penitente di S. Bartolomeo di Cerchio, non contengono la intitulatio riproducente la formula servus servorum Dei ma aprono con la formula generale della inscriptio: “Universis Cristi fidelibus presentes lícteras inspecturuis”, col seguito della indicazione degli ecclesiastici componenti il Consilium dei Vescovi concedenti il privilegio. In entrambe la “salutatio” si apre secondo la consueta formula: “Episcopi saluter in Domino senipiterna”. Lescatocollo, con la datatio è, invece, diverso nelle due bolle. Entrambe, tuttavia, si articolano in tre parti: nell’arenga, nella narratio e nella dispositio.

Ed in entrambe la arenga sottolinea la necessità di onorare la memoria dei santi nel giorno della loro festività, nei giorni della domenica e quelli di ricorrenza della festività del Santo cui la chiesa è intitolata. Nella bolla indulgentarium di Cerchio, al fine del beneficio della indulgenza, si raccomanda che il precetto pontificio quindi la visita alla chiesa dì S, Bartolomeo dì Cerchio, “vere penitentibus et confessís”, possa avvenire anche nei singoli giorni della Quaresima, nei giorni del sabato e nei vespri dì alcune vigilie particolari octabum ossia degli otto giorni, di tutti gli anni a venire. Quasi, sempre!

Premessa storica sulle Bolle delle Indulgenze Abruzzesi

Una testimonianza del Cardinale Jacopo Faneschi, contemporaneo di Bonìfacio VIII, giustifica l’indizione del primo Giubileo con queste parole: “Avvicinandosi l’anno 1300, si sparse la voce che in tale anno si concedeva, secondo la tradizione pienissimo perdono dei peccati ai romani che avessero visitato la Basilica di San Pietro. La voce arrivò fino al Papa che prudentemente fece indagare negli archivi ma non si trovarono tracce dell’avvenimento sia per l’incuria degli antichi, sia perché i documenti erano andati perduti per le guerre e gli scismi, sia perché la realtà non era precisamente come la prospettava la voce pubblica. Il Papa rimase perciò in prudente attesa. difatti fino al primo dell’anno – che allora cadeva con l’attuale 25 dicembre, festa del Santo natale – a Roma rimase come occulto il segreto del grande perdono; ma a partire dal tramonto fino oltre la mezzanotte, come se a poco a poco quel segreto si fosse svelato ai romani, una folla grandissima e sempre crescente, accorreva a San Pietro, vi si accalcava, ostruiva i passaggi, quasi temendo che allo scadere della mezzanotte scadesse pure il tempo del perdono o del maggior perdono.

Orbene, se le vicende della storia generale si caratterizzano per macroscopiche insegne legate ai grandi avvenimenti, oppure alle dure battaglie e poi ai sofferti trattati di pacificazione le storie locali attengono, piuttosto, alla quotidianità all’efficacia territoriale delle azioni di governo che sono sempre state condizionate da questo o quell’imbonitore di turno.
Si distinguono perciò solo per alcune peculiarità, spesso dettate dall’opportunità del momento e che ai nostri occhi possono sembrare apparentemente modeste, fin quando non si considera che anch’esse necessariamente debbono adeguatamente ricollegarsi alla storiografia generale in modo organico e sistematico, senza campanilismi di sorta .

E’ dunque nella logica di questo lavoro la proiezione nella più generale storia giubilare di due fondamentali documenti di locali: le bolle delle indulgenze cerchiesi del 1295 e del 1300 straordinaria mente concesse da Papa Bonifacio VIII alla comunità di Cerchio. Nello stesso anno 1300 questi, unitamente alla seconda bolla per la chiesa parrocchiale di San Bartolomeo di Cerchio emise difatti, cori la volontà di incidere la storia dell’uomo e quella della Chiesa universale tutta, la già ricordata bolla “Antiquorum habet digna fide relatio” per le indulgenze dell’anno centesimo. In prima analisi ci viene di rilevare quanto fosse straordinaria l’intenzione di quel grande Pontefice che, rivolgendosi alla chiesa universale di Cristo, parimenti volse lo sguardo alla piccola parrocchia di Cerchio, a quei tempi una sperduta località sulla via del Morrone.

Il solo fatto emotivo della coincidenza non può, tuttavia, bastare alla storia e viene allora da chiedersi: c’era dell’altro dietro la pratica elette indulgenze? Almeno per quel che riguarda la trepidazione del Pontefice alla concessione dell’indulgenza cerchiese 1,300 sembrerebbe di si. Ecco allora che la storia locale si presta ad essere supporto per meglio comprendere quella generale.
La bolla del 1294 della comunità benedettina eli S. Pietro in Filimini, sita nel territorio pertinente a Cerchio, ci informa di come Papa Bonifacio VIII fosse in vero ad uso ricorrere a questo strumento giuridico del perdono, anche per altre finalità, come meglio vedremo in seguito grazie ai preziosi documenti di cerchio.

La bolla indulgentiarum di San Pietro in Filimini, datata 4 luglio 1295, l’anno primo del suo pontificato testimonia difatti pochi mesi dopo la sua elezione al soglio di Pietro, il 24 dicembre 12942 questa sua propensione.
La bolla fu redatta in Anagni da un consesso di dodici vescovi riuniti nel suo palazzo residenziale i vescovi concessero ognuno l’indulgenza di quaranta giorni a coloro che confessati e comunicati avessero visitato la chiesa di S. Pietro in Filimini nei giorni di S. Pietro, del S. Natale, in quelli di quattro feste della SS. Vergine e nella Domenica delle palme.

Non spetta certamente a noi esaminare le ragioni strettamente religiose retrostanti o supponenti quei documenti, i cui aspetti attengono essenzialmente alla Fede cristiana, ma sia pure nel rispetto di essi, ci limitiamo a valutare le cause politiche e giustificatrici delle bolle indulgentiarum di Cerchio che il Pontefice Bonifacio VIII indirizzò alta comunità di Cerchio.
E’ bene allora soffermarci su alcune notazioni fondamentali riguardanti i protagonisti della storia turbolenta di quegli anni per poterci meglio muovere tra le vicende politiche generali, ecclesiali e marsicane sottese a questi due straordinari documenti nella storia pratica delle indulgenze; nonché rilevare, attraverso alcune spigolature della personalità di quei protagonisti, l’ambito politico e religioso in citi costoro maturarono la necessità di siffatte iniziative, entro una logica di potere misto anche al popolare sentimento religioso.