Le azioni militari durante il congresso

Testi di Don Vincenzo Amendola maggiori info autore
Mazzarino sostenne la sua azione diplomatica durante il Congresso di Westfalia con imprese militari, quasi tutte for tunate, che pesarono non poco sull’esito delle trattative favore della politica francese. Sempre dal 1644 al 1647, il geniale Primo Ministro appare il vero comandante in capo delle forze armate francesi, impegnate su tre fronti: in Germania, nel Nord-Europa e in Catalogna. Ci fu anche qualche intervento in Italia, invero senza successo, che a noi pare Mazzarino avesse deciso senza convinzione, ma solo come dimostrazione della potenza francese.

Comandava le armate impegnate nella campagna di Germania il duca d’Enghien, il Gran Condé, il quale riportò una prima vittoria a Friburgo, con una battaglia durata più giorni, dal 3 al 9 agosto 1644, e che impegnò un esercito di 35.000 soldati francesi. Il Condé, su istruzioni di Mazzarino, sfruttò questo primo successo riuscendo, fino all’ottobre dello stesso anno, a far cadere in mani francesi, fra gli altri territori, Spira e Worms. Giusto un anno dopo, il 15 agosto 1645, il Condé riportava un altro successo con la battaglia di Nordlingen, che fece sperare a Mazzarino un distacco del duca di Baviera dall’imperatore d’Austria.

Contemporaneamente il principe Gastone d’Orléans era stato inviato al Nord, nella Fiandra, come comandante di un’altra armata francese. L’obiettivo principale era la conquista di Dunkerque, ma fu deciso di porre prima l’assedio a Gravelines, nel maggio 1644. Questa azione militare non andava così spedita come Mazzarino aveva sperato; le difficoltà presentate prima dal terreno acquitrinoso e allagato dal mare e dai canali d’irrigazione, poi da sopraggiunti rinforzi spagnoli agli assediati, ritardarono l’espugnazione della città fino al 28 luglio. La vittoria francese fu festeggiata dalla duchessa d’Orléans con grandi fuochi d’artificio nei giardini dell’Hótel du Luxembourg, la cui facciata venne illuminata da duemila lanterne rosse gialle e blu.

L’anno seguente fu conquistata anche Dunkerque, riperduta poco dopo. Nel 1646, per la conquista definitiva dell’importante porto, « rifugio di pirati » – come aveva detto Mazzarino – si riunirono gli eserciti del Condé e dell’Orléans. La città cadde il 25 agosto. Mazzarino, però, si preoccupò per il riavvicinamento dei due condottieri francesi e cercò di convincere Monsieur, cioè Gastone d’Orléans, a non esporsi più ai pericoli della guerra.
Sul fronte spagnolo le cose non andavano bene come altrove. Guidava le operazioni il generale La Mathe-Houdan Court, che il 9 agosto 1644 aveva posto l’assedio alla città di Tarragona, ma non aveva potuto fare altro che togliere l’assedio il 24 ottobre, nonostante i rinforzi inviatigli. Mazzarino destituì il comandante. Si ottenne invece una vittoria in Catalogna l’anno seguente con la presa di Roses, assicurando le comunicazioni con la Francia attraverso il Roussillon.

Il fronte spagnolo, tuttavia, rimaneva sempre incerto e tormentato. Il Primo Ministro nel 1647 decise di inviarvi il Condé, che attaccò Lerida il 14 maggio. Anche il grande capitano conobbe in questa occasione l’amarezza della sconfitta. Il 18 giugno egli dovette togliere l’assedio alla città. Abbiamo accennato al fatto che Mazzarino non trascurava sulla sua scacchiera diplomatico-militare il settore italiano, dove la presenza spagnola era ancora ben arroccata a sud col regno di Napoli, a nord col ducato di Milano, al centro con l’appoggio del Papa e con lo Stato dei Presidi in Toscana. Mazzarino, alla morte di Urbano viii, aveva brigato fra i cardinali del conclave – a cui egli non poteva prendere parte perché non aveva ricevuto il « cappello » cardinalizio -per non far eleggere il cardinal Panfili, apertamente appoggiato dagli spagnoli. Ma la manovra fallì, e il 15 settembre 1644 fu eletto proprio il Panfili, che prese il nome di Innocenzo X. Mazzarino ci rimase malissimo.

Il nuovo Papa’ iniziò subito a osteggiare la Politica francese: diede rifugio a coloro che si erano recati a Roma dopo la congiura degli Importanti, negò la nomina di cardinale a Michele Mazzarino fratello di Giulio e arcivescovo di Aíx, perseguitò la casa Barberini, amica di Mazzarino, al punto che il cardinal Antonio dovette rifugiarsi in Franci il suo amico e protetto. Innocenzo X cercò di colpire, anche se indirettamente, lo stesso Mazzarino. il 19 febbraio 1646 emanò una « bolla » con la quale minacciava pene contro i cardinali che non risiedessero nello Stato della Chiesa; se l’assenza si fosse prolungata, sarebbero stati confiscati i beni dell’assente. Lo scopo del documento era evidente.

Mazzarino a questo punto decise di intervenire in Italia con la forza, sia per intimidire il Papa sia per dare un nuovo colpo al prestigio spagnolo nella Penisola. L’esercito e la flotta francese assediarono Orbetello in Toscana, roccaforte spagnola nello Stato dei Presidi, che faceva da raccordo fra il regno di Napoli e il Nord. Con questa azione, però, si ottenne solo un nuovo scacco per Mazzarino.I francesi dovettero togliere l’assedio il 16 luglio 1646. Anche in Francia le ripercussioni della sconfitta si ripiegarono contro di lui, che venne accusato di aver fatto una « sua » guerra contro il Papa. Egli non disarmò e si prese la rivincita due mesi dopo. Riarmò esercito e flotta e fece dirigere l’attacco contro l’isola d’Elba e il vicino porto di Piombino e Portolongone, che caddero il 23 ottobre.

Gli effetti del successo francese si ebbero immediatamente. Michele Mazzarino fu nominato cardinale su richiesta del re di Polonia, che invano, però, chiese anche il « cappello » cardinalizío per Giulio;mentre a Roma « il nome francese acquistava nuovo lustro ». Mazzaríno, probabilmente, non aveva pensato di attaccare la Spagna nel regno di Napoli, ma gli avvenimenti nella città partenopea glie ne offrirono l’occasione. La rivolta di Masaniello contro il fiscalismo spagnolo suscitò una violenta reazione del Vice-Re che volle soffocare nel sangue la protesta. Fu uno sbaglio. Mazzarino ne approfittò per appoggiare il duca di Guisa, Enrico di Lorena, che era stato chiamato dai napoletani anti-spagnoli a difendere la repubblica, proclamata nell’ottobre del 1647.

Il ministro, in verità, pensava più a dare fastidio agli spagnoli che ad altro, giacché non aveva fiducia nel tentativo del Guisa. Difatti, questi fallì le sue mire in seguito ad una reazione più accorta ed oculata della Spagna, che riprese il controllo della città. Il Guisa fu arrestato e i filo-francesi furono amnistiati. La guerra, che ormai da trent’anni imperversava in tutta Europa e causava stragi, distruzioni, epidemie, carestie, con un impressionante calo della popolazione nei centri grossi e piccoli, aveva stancato tutti. L’unico ancora a resistere era l’imperatore d’Austria. Mazzarino inviò contro di lui i due più grandi capitani del tempo, Condé e Turenne, che nell’estate del 1648 inflissero una dura sconfitta agli eserciti imperiali.

Si arrivò così alla conclusione delle trattative di Westfalia, i cui accordi furono firmati il 24 ottobre 1648. Essa « è la prima convenzione, che abbia contemplato un così gran numero di problemi, che abbia dato una sistemazione duratura alla configurazione politica e territoriale europea, che abbia formulato principi giuridicamente importanti di diritto internazionale e suggellato la fine delle guerre di religione » (R. Quazza). La Francia era la potenza che ne usciva con il maggior prestigio diplomatico, politico e militare; ampliava i suoi possedimenti territoriali e aumentava la sua influenza.
Solo la Spagna non accettò gli accordi e continuò la guerra contro la Francia, sulla quale già era scoppiato l’uragano della guerra civile.