L’attentato a Mussolini e l’uccisione del capo squadra della Milizia di S.Benedetto de’ Marsi (aprile 1926)

Il 7 aprile 1926, mentre Mussolini usciva dal Campidoglio, una matura signorina irlandese (Violet Gibson) gli sparò. Il duce «fermatosi per salutare romanamente un gruppo di studenti che lo acclamavano, nell’alzare il braccio nel saluto tirò indietro il capo e ciò lo salvò: il proiettile lo ferì infatti solo superficialmente al naso» (1). 

Nonostante ciò, Mussolini insediò di lì a poco (con il naso incerottato), il nuovo direttorio del partito fascista, esclamando la celebre frase: «se avanzo, seguitemi; se indietreggio, uccidetemi; se muoio, vendicatemi». Il giorno dopo, come previsto, partì per la Libia.

L’attentato, che come vedremo ebbe ampia risonanza anche nella Marsica, fu utilizzato dalla stampa fascista come propaganda contro il pericolo straniero, fomentatore dell’antifascismo. In realtà, a sparare «risultò una mezza squilibrata che aveva agito d’iniziativa personale e aveva progettato di attentare anche alla vita del papa» (2). 

Proprio da Avezzano (tra il 4 e il 18 aprile), partirono «entusiastiche manifestazioni di giubilo per la salvezza del Duce», che si propagarono in tutto l’Abruzzo e Molise (3).

Con l’aiuto di rilievi di carattere cronachistico, riusciamo a delineare un contesto d’insieme: «Non appena diffusasi in città la notizia del vile e criminoso attentato contro S.E.Mussolini, una vera fiumana di popolo si è riversata nelle strade per prorompere nel suo grande, intimo grido di protesta e di sconfinata devozione al Duce. Alle ore undici del mattino, un imponente corteo, organizzato dal Direttorio del Fascio e composto di tutto il popolo di Avezzano, preceduto dalla musica cittadina, si è mosso dalla Sede del Fascio e, dopo aver percorso le vie principali della città, si è ammassato dinanzi al palazzo del Municipio. Quivi hanno parlato alla folla il Sottoprefetto comm. Rapisarda, il R.Commissario del Comune Cav.Uff. Fiamingo, il Segretario del Fascio comm. Cambise ed infine, salutato da una frenetica ovazione, l’on. Luigi De Simone». Tutti gli oratori condannarono il folle attentato, riaffermando la loro fedeltà a Mussolini tra un entusiasmo irrefrenabile con finestre imbandierate e campane che suonavano a festa. Poi, il corteo si sciolse lentamente «cantando gli inni fascisti ed inviando possenti Alalà all’indirizzo del Duce» (4).

Nell’occasione del rientro a Roma di Mussolini, reduce dalla Tripolitania, Vincenzo Ranalletta, fece pubblicare un articolo (17 aprile) sulle prossime elezioni amministrative che dovevano svolgersi a Celano. Come presidente della sezione mutilati, lanciò un accorato appello  alla popolazione, all’Italia, al duce: «In questi giorni a Celano, dopo la notizia che le elezioni amministrative avranno luogo il prossimo 9 maggio, si è rovesciato un fiume straripante di correnti personali per la formazione della lista dei consiglieri. Tutto ciò non solamente non è simpatico, ma urta violentemente contro le massime ed i postulati fascisti, in quanto così facendo si ripiomba a piè pari nei vecchi deprecati andazzi demo liberali, che per tanto tempo hanno ammorbato gli ambienti della politica locale, impedendo ai piccoli e grossi centri di prosperare e risorgere». Secondo lui, ormai occorreva cambiare atteggiamento, perché il paese di Celano aveva bisogno di essere trasformato completamente. L’appello era diretto specialmente alle persone che si occupavano della cosa pubblica: «Tutte le rivalità e divergenze personali devono scomparire. Ognuno, spogliandosi di ogni egoismo, deve farne gettito nell’interesse della fusione e della concordia cittadina». Così facendo, la vittoria nelle elezioni sarebbe stata di tutti, specialmente: «contro l’infamia del sovversivismo che fino alla Marcia su Roma aveva fatto credere Celano un covo di bolscevismo. La leggenda è ormai sfatata. Celano è più che mai patriottica e darà al Governo Nazionale la prova più lampante della sua fede nel rinnovamento civile e morale della Nazione per opera del fascismo». Infine, il presidente concluse il suo articolo con la seguente esortazione: «In nome della Patria, valorizzata dal Fascismo, nel nome, ormai sicuro a tutti gli Italiani, del nostro Duce glorioso, salutiamo l’alba che ci dovrà dare un’Amministrazione cittadina veramente rispondente alle esigenze ed agli interessi comuni» (5).

Nel mese di maggio, sulle pagine del Risorgimento d’Abruzzo e Molise (Corriere di Avezzano), venne riportata la notizia dell’uccisione del capo squadra della milizia Romolo Tatone di S.Benedetto. La cronaca testimonia, ancora una volta, un clima di forti rappresaglie tra partiti avversari presente in ogni paese della Marsica e non solo. In questo caso, fu la propaganda fascista a denunciare: «Un atroce delitto, che rivela sempre maggiormente la ferocia e la malvagità sovversiva, è stato compiuto, sere orsono in S.Benedetto de’ Marsi». 

S.Benedetto dei Marsi
S. Benedetto dei Marsi

Ecco l’interpretazione di fonti fasciste, sul misfatto avvenuto il 23 aprile 1926: «Il comunista Buccilli Vincenzo, in complicità con l’anarchico De Rubeis Francesco, sparava proditoriamente, in una via poco frequentata, sembra per ciechi rancori politici, quattro colpi di rivoltella contro il fascista Tatone Romolo, ex appuntato dei RR.CC., capo-squadra della Milizia, ottimo giovane circondato da unanime stima ed affetto. Il povero Tatone, colpito in pieno dal primo colpo, cadde riverso in una pozza di sangue. Il Buccilli intanto, pur vedendolo a terra colpito a morte, gli tirava ancora contro altri tre colpi di rivoltella. Compiuto il delitto, gli assassini si dettero alla fuga, allontanandosi dal paese e sfuggendo così all’ira di tutti i cittadini, che ne avrebbero fatta, certamente, giustizia sommaria. Il De Rubeis fu però arrestato, poco dopo dal Tenente dei carabinieri sig.Rosati Ferdinando. Le autorità si dettero intanto alla ricerca di Buccilli. Il capitano dei carabinieri cav.Mattu ed il Commissario di P.S. cav.Toni, venuti a conoscenza che l’assassino si aggirava nei pressi di Luco de’ Marsi, partirono immediatamente in automobile. Il Buccilli, vistosi stretto da ogni parte, si costituì ai carabinieri di Luco. Egli è stato tradotto nelle nostre carceri. In onore del milite ucciso saranno celebrate solenni esequie». L’articolò terminò con un elogio dei fascisti marsicani, che dettero prova di ammirevole disciplina, evitando qualsiasi rappresaglia (6). Qualche mese dopo, altri noti anarchici di S.Benedetto furono arrestati e mandati al confino, per attività clandestine e perché sospettati di complicità nel delitto di Romolo Tatone (7).

 

NOTE

  1. R.De Felice, Mussolini il fascista, II. L’organizzazione dello stato fascista, 1925-1929, Giulio Einaudi editore, Torino 2019, p.200. Cfr. G.Leto, OVRA, Fascismo-Antifascismo, Bologna 1952, pp.25 sgg.
  2. Archivio Centrale dello Stato, Segreteria particolare del Duce, Carteggio riservato (1922-43), fasc.377/R; Ministero Interno, Direzione Generale Pubblica Sicurezza, Divisione Affari Generali e Riservati (1920-45), 1928, b.5, fasc. Gibson, Attentato a S.E.Mussolini.
  3. Il Risorgimento d’Abruzzo e Molise, Anno VIII – Num.600 – Roma, 18 Aprile 1926.
  4. Ivi, Anno VIII – Num.602 – Roma, 15 Aprile 1926. Nel giornale ci sono tutti i resoconti delle altre manifestazioni a favore di Mussolini organizzate nell’intero Abruzzo.
  5. Il Messaggero, Anno XLVIII – N.93 – Domenica, 18 Aprile 1926, p.8, Per le elezioni amministrative di Celano.
  6. Il Risorgimento d’Abruzzo e Molise, Anno VIII – Num.607 – Roma, 6 Maggio 1926. Corriere di Avezzano. Un capo squadra della Milizia ucciso a colpi di rivoltella.
  7. Cfr., R.Colapietra, Fucino Ieri, 1878-1951,  Ente Fucino, Stabilimento roto-litografico «Abruzzo-Press», L’Aquila ottobre 1998, p.155 sgg. 
  8. Un’ampia documentazione sugli anarchici marsicani è stata già pubblicata da E. Puglielli, Abruzzo rosso e nero, Centro Studi Libertari Camillo Di Sciullo, Chieti, ottobre 2003, Francesco Ippoliti e gli anarchici marsicani, pp.79-83. Invece, per una bibliografia generale, si veda: Un trentennio di attività anarchica, 1915-1945, Cesena, 1953; I.Silone, Uscita di sicurezza, Milano, 1979; S.Cicolani, La presenza anarchica nell’Aquilano, Pescara,1997; M.L.Calice, Gli anarchici abruzzesi nel periodo giolittiano, Pescara, 1998.