L’antica comunità

La storia di S.Pelino e la storia dei suoi abitanti e la storia delle famiglie che costituiscono il paese. Sono essi, infatti, gli attori principali delle sue vicende e sono essi che, animandone le attività, trasformano il paese in comunità. Con le loro relazioni, la loro cultura, la loro economia, le loro cronache e, in sintesi, con le loro microstorie, sono essi che danno vita e contenuti alla storia del paese. Sicché il presente lavoro di ricerca non potrebbe dirsi completo se non guardasse più da vicino anche a questo piccolo microcosmo delle famiglie e alle vicissitudini che ne hanno accompagnata la presenza nel paese. Seguirne le linee genealogiche e prendere confidenza con gli antichi personaggi sampelinesi e quanto si cercherà di fare nel presente capitolo, la cui conclusione logica dovrebbe essere rappresentata dalla redazione degli alberi genealogici delle famiglie del paese. Per questi ultimi, pero, si deve far rinvio ad una prossima occasione.

Poco o nulla sappiamo, a parte una generica provenienza albese, del nucleo insediativo più antico. Le prime testimonianze storiche che abbiamo sul suo conto risalgono ai primissimi anni del ‘600 e ci presentano una comunità piccola ma gia dinamica ed un paese saldamente radicato nel proprio territorio. Queste testimonianze storiche sono rappresentate essenzialmente dai documenti d’archivio e, tra questi, un particolare interesse assumono gli atti notarili depositati presso l’archivio provinciale dello stato e le carte dell’archivio diocesano dei Marsi. Pero, una fonte di fondamentale interesse e costituita anche dai registri parrocchiali di don Faolo Iacovitti, il parroco che fu alla guida del paese dal 1896 ai primi anni del secolo attuale e che ricostrui, per ciascuna delle famiglie che ai suoi tempi erano presenti a S.Pelino, tutta la progressione genealogica che ne ricollegava gli ultimi rampolli al capostipite locale e cioè a colui che, con il suo insediamento nel paese, ha dato origine al casato o al ceppo sampelinese del suo casato(1).

In pratica, il grande merito di don Paolo Iacovitti e stato quello di aver trascritto su dei nuovi ed appositi registri che portano il suo nome tutta la documentazione anagrafica che gli riusci di rintracciare presso le carte dell’archivio parrocchiale. Oggi perciò si deve a lui se per ciascuna di queste famiglie che abitano il paese e ancora possibile risalire, ripercorrendo a ritroso il processo generazionale, fino al capostipite locale e, viceversa, ridiscendere da quest’ultimo ai suoi attuali discendenti. E si deve dunque a lui se ancor oggi e possibile riscoprire le antiche parentele che il tempo ha cancellato dalla memoria.

Dai registri parrocchiali si rileva che solo poche delle famiglie che oggi abitano il paese fanno parte del gruppo delle più antiche. Sul finire del ‘500, infatti, solo 3 di esse e cioè i Fracassi, i Iacovitti e i Vitelli risultavano esservi gia insediate stabilmente insieme a poche altre di cui si e persa traccia nel corso degli anni successivi. A queste si aggiunsero poi i Collaccia ni nella prima meta del ‘600 nonché i Di Loreto nella seconda ed una delle due famiglie D’Agostino nella prima meta del secolo successivo. Tutte le altre, a cominciare dalla seconda famiglia D’Agostino che e sopraggiunta nella seconda meta del ‘700, sono più recenti poiché sono intervenute in un momento successivo.
Il matrimonio con le donne del paese e l’occasione che spinge più frequentemente i forestieri a trasferirsi a S. Pelino.

E la provenienza dall’area albese e la caratteristica principale che, almeno per quanto riguarda i primi due o tre secoli di vita della comunità, contraddistingue tutti i nuovi insediamenti. Praticamente e la mobilita demografica all’interno dei contadi di Albe e Tagliacozzo che da origine al flusso immigratorio verso S.Pelino e che alimenta la crescita sociale del paese nel periodo più antico della sua esistenza. Ricordiamo ma su questo punto ci dovremo soffermare ancora quando avremo occasione di parlare della storia amministrativa del paese che i sampelinesi erano una parte integrante della comunità albese.
Come gia anticipato, le notizie relative alla comunità più antica sono poche e frammentarie. Delle prime tre famiglie ignoriamo sia la località di provenienza e sia le circostanze che le indussero a trasferirsi a S.Pelino. Lo stesso dicasi anche per le altre, poi estinte, che insieme ad esse completavano il quadro sociale del paese nel corso di questi primi due tre secoli di vita. Stiamo parlando, tanto per restare alle più note, dei Malagisi, dei Vespasiani, dei D’Alessandro e dei Di Felice, che pure hanno lasciato tracce interessanti della loro presenza nelle cronache locali.

Di tutte le altre, invece, e cioè di quelle i cui cognomi si sono conservati fino a noi disponiamo di una serie abbastanza completa di registrazioni che ci consente di seguirne le vicende genealogiche dal momento del loro insediamento nel paese ai nostri giorni. Dalla elaborazione dei dati anagrafici, sia parrocchiali che comunali, e dalla loro integrazione con le notizie desunte da altre fonti hanno origine gli alberi genealogici delle famiglie sampelinesi. Ovviamente, si può parlare di albero genealogico solo per le famiglie che siano presenti nel paese da almeno quattro o cinque generazioni. E tale requisito ricorre per le seguenti: Albertazzi, Anselmi, Babbo, Boleo, Capoccetti, Celio, Ciccarelli, Cipollone, Colangelo, Collacciani, Cofini, D’Agostino, D’Agostino, Del Fosco, Del Manzo, Del Rosso, De Tiberis, D’Eugenio, Di Bernardo, Di Genova, Di Giovambattista, Di Loreto, Di Paolo, Di Pasquale, Di Teodoro, Faraone, Felli, Finocchio, Flammini, Fracassi, Gualtieri, Iacovitti, Lanciani, Madonna, Magnante, Marcone, Montagliani, Panunzi, Palma, Panetta, Paolini, Pietrangeli, Rubeo, Rulli, Ruscitti, Sebastiani, Scorretti, Torelli, Tucceri, Vento, Vitelli e Volante. Solo per queste, quindi, si può definire albero genealogico il grafico che ne descrive lo sviluppo dal momento del loro insediamento nel paese al giorno d’oggi.

Per tutte le altre e cioè per quelle che sono di più recente datazione, bisognerà aspettare che maturino le condizioni. Un primo abbozzo di questi alberi genealogici, con tutti i limiti e le lacune dei lavori ancora non completi, e stato gia esposto nei locali delle scuole elementari del paese nel corso di alcune edizioni passate della festa patronale di S.Michele Arcangelo. L’interesse riscontrato e stato gratificante e ci ha indotti a continuare la ricerca. Pero, il lavoro essendo ancora non completo, dobbiamo rinviarne la pubblicazione ad una prossima occasione.

Note
1) Don Paolo Iacovitti, abate di Albe dal 1891 e poi di S.Pelino dal 1896, mise ordine nella documentazione anagrafica che giaceva presso l’archivio parrocchiale e si impegno nella ricerca e trascrizione di tutti i documenti anagrafici (nascite, battesimi, cresime, matrimoni e morti) relativi alle famiglie che ai suoi tempi erano presenti nel paese. Le registrazioni furono effettuate tra la fine del secolo XIX e gli inizi del successivo.

San Pelino la capitale antica dei marsi anxantini

Pasquale Fracassi