L’Abruzzese che impaurì Stalin



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(E. Fabiani –Gente ) 1965

Nel maggio del 1927 avvenne a Mosca un fatto incredibile : Stalin rimandò la condanna di Trotzki in seguito ai dubbi ed alle osservazioni di un comunista abruzzese di 27 anni , Ignazio Silone .
Questi, ora , ricorda così l’avvenimento :-“ Se un solo delegato “, ripetè Stalin , “ è contrario al progetto di risoluzione , esso non potrà essere presentato in seduta plenaria . I compagni italiani “, egli aggiunse rivolgendosi verso di noi ,“sono favorevoli al progetto di risoluzione? ”. Dopo essermi consultato con Togliatti , io dichiarai :” Prima di prendere in esame un progetto di risoluzione , dovremmo conoscere il documento che nella risoluzione viene condannato”.. “ Il progetto di risoluzione viene ritirato “, dichiarò Stalin “.
In seguito , naturalmente , il dittatore fece quel che voleva : resta il fatto però che Silone , chiedendo ingenuamente una cosa ovvia dal punto di vista democratico , ma assurda da quello marxista , riuscì a sconcertare il dittatore . E’ questo uno dei molti episodi dei quali Ignazio Silone è stato protagonista nella sua “amara e generosa esistenza che può essere divisa in quattro quadri , uno piu’ drammatico dell’altro : l’infanzia tragica , l’adesione entusiastica al comunismo , la profonda delusione , la cacciata da “apostata “ e infine l’esilio , l’amarezza di sentirsi “ex”, di sentirsi tagliato fuori dalla lotta . Un’esistenza dunque altamente significativa e non tanto per gli eccessi e i pentimenti , quanto per quel filo di sconforto che sembra caratterizzarne , legandolo a qualcosa di misterioso , ogni esperienza .

Il Nome di Battaglia

Ma chi è Ignazio Silone ? . Diciamo subito che egli si chiama in realtà Secondino Tranquilli ; un brutto nome che cambiò per questi motivi :” La scelta dello pseudonimo Silone aveva preceduto la mia attività letteraria . Me ne servii la prima volta nel 1923 , trovandomi detenuto nel carcere di Barcellona ; con quel nome firmavo gli articoli che mi riusciva di far pervenire segretamente al settimanale sindacalista “La Batalla “ , ispirato da Andreas Nin ( che nel 1936 fu assassinato dagli staliniani ) . Il nome di Silone mi fu occasionalmente suggerito da due motivi : esso ricordava il capo della resistenza dei Marsi , Poppedius Silo , nella guerra sociale contro Roma , ed era quindi simbolo di autonomia ; inoltre , per una illazione un po’ forzata poteva significare simpatia per l’opposizione catalana contro Madrid , in armonia quindi con lo spirito degli articoli che scrivevo . Quando , molti anni piu’ tardi riesumai quello pseudonimo per uso letterario , l’accompagnai col nome Ignazio al fine di “battezzare “il nome pagano “. Silone ha descritto i momenti piu’ intensi della sua vita ,piu’ e piu’ volte , e sempre con un  tono accorato…

..un viaggio in treno da Roma a Sanremo : “ Ricordati di questo : Dio non è solo in Chiesa . Nell’avvenire non ti mancheranno momenti di disperazione . Anche se ti crederai solo ed abbondonato , non lo sarai . Non dimenticartelo”.

Ricordi amari , infanzia tragicamente segnata :-“ Sono nato il 1°maggio del 1900 a Pescina , un antico comune della Marsica , in provincia di Aquila . Mio padre era un piccolo proprietario di terre , mia madre tessitrice e tintora . La grande crisi che colpì la viticoltura nei primi anni di questo secolo ( dopo il prosciugamento del Lago Fucino .ndt Zazzara) non risparmiò la mia famiglia : Mio padre emigrò per breve tempo in Brasile , furono vendute le vigne ed il bestiame : Frequentai le classi del ginnasio  nel seminario della Diocesi dei Marsi che aveva sede nel mio comune nativo . In seguito al terremoto del gennaio 1915 , che distrusse gran parte della Marsica , rimasi senza genitori e senza casa : Proseguii gli studi del liceo a Reggio Calabria . Verso la fine della prima guerra mondiale l’agitazione politica mi distolse dalla continuazione degli studi . Le circostanze successive mi condussero a vivere tre esperienze essenziali : la povertà , la religione , il comunismo . La mia salute è stata piuttosto cagionevole fin dalla nascita , tuttavia sono l’unico a sopravvivere di sette fratelli : il primogenito , quando era già studente , cadde da una finestra e si ruppe la spina dorsale ; il piu’ giovane morì nel penitenziario di Procida , in seguito a torture della milizia fascista “.

 UNO STRANO PRETE

Qui conviene fare un passo indietro ed accennare alle prime profonde impressioni di Silone : il suo povero paese , le angherie sopportate dai suoi compaesani , il terremoto che nel 1915 in trenta secondi distrusse la Marsica e uccise trentamila persone , l’incontro con Don Orione ; che egli vide per la prima volta in circostanze eccezionali : “ Una di quelle mattine grigie e gelide , dopo una notte insonne , assistei ad una scena assai strana . Un piccolo prete sporco e malandato con la barba di una decina di giorni , si aggirava tra le macerie di Pescina attorniato da una schiera di bambini e ragazzi rimasti senza famiglia : Invano il piccolo prete chiedeva se vi fosse un qualsiasi mezzo di trasporto per portare quei ragazzi a Roma : La ferrovia era stata interrotta dal terremoto  e da due giorni non erano ancora giunti i soccorsi “. Fu allora che , arrivato il re con un seguito di automobili , don Orione , senza chiedere il permesso a nessuno , fece salire i ragazzi su di esse : il re non potè impedirgli di portare i ragazzi alla stazione di Avezzano : Poi Silone fu mandato in collegio a Roma ; ma dopo un po’ di tempo fuggì senza sapere bene il perché e si rifugiò in un alberghetto : Ancora una volta don Orione riapparve sulla sua vita : lo prese con sé , l’accompagnò a Sanremo : e il racconto che Silone fa di quello straordinario viaggio è uno dei suoi piu’ belli e commossi . Ritornando nella sua terra e vedendo la desolazione della sua gente , Silone sentì scattare nel suo animo qualcosa di nuovo , di entusiasmante , e anche di doloroso : la ribellione , che lo spinse verso il comunismo . Fu anche quello un momento drammatico : “ Nell’intimo della coscienza “, racconta lo scrittore “ tutto venne messo in discussione , tutto  diventò un problema. Fu nel momento della rottura che sentii quanto fossi legato a Cristo in tutte le fibre dell’essere . Non ammettevo piu’ restrizioni mentali . La piccola lampada tenuta accesa davanti al tabernacolo delle intuizioni piu’ care fu spenta da una ventata gelida . La vita , la morte , l’amore , il bene , il male , il vero , cambiarono senso , o lo persero interamente . Tuttavia sembrava facile sfidare i pericoli, non essendo piu’ solo nell’azione . Ma chi racconterà l’intimo sgomento , per un ragazzo di provincia , mal nutrito , in una squallida cameretta di città , della definitiva rinuncia alla fede dell’immortalità dell’anima? . Era troppo grave per poterne discorrere con chicchessia : i compagni di partito vi avrebbero forse trovato motivo di derisione , e gli amici d’infanzia non c’erano piu’ . All’insaputa di tutti , così , il mondo cambiò aspetto “.

 LA DRAMMATICA AVVENTURA

Ebbe così inizio per Silone una avventura drammatica e dura , non solo per i pericoli esterni , ma anche per le delusioni che accompagnavano ogni suo passo . “ Tra il 1921 ed il 1927 ebbi varie occasioni per recarmi a Mosca per partecipare , come membro di delegazioni comuniste italiane . a congressi e riunioni . Quello che mi colpì nei comunisti russi , anche in personalità veramente eccezionali come Lenin e Trotzki , era l’assoluta incapacità di discutere lealmente le opinioni contrarie alle proprie . Il dissenziente , per il semplice fatto che osava contraddire , era senz’altro un opportunista , se non un traditore e un venduto . Un avversario in buona fede sembrava per i comunisti russi inconcepibile . Quale incosciente aberrazione da parte di polemisti , sedicenti materialisti e razionalisti di affermare in termini tanto assoluti il primato della moralità sull’intelligenza “. Non mancò tuttavia qualche momento tragicomico , come il seguente . Una sera Silone ebbe l’idea che se realizzata avrebbe avuto chissà quali conseguenze . Si trovava sulla Piazza Rossa con Lazar Sciatzky , capo della gioventu’ comunista russa , il quale si rammaricava di essere troppo giovane e di non aver partecipato perciò né alla rivoluzione del 1905 né a quella del 1917 . Silone lo confortò dicendogli che di rivoluzioni sarebbe stato ricco il futuro . Ma di quale tipo di rivoluzioni? , insisteva il giovane compagno : Racconta Silone : “ Allora gli accennai il mausoleo di Lenin , che in quell’epoca era ancora di legno , e davanti al quale vedevamo sfilare ogni giorno lente interminabili processioni di poveri contadini straccioni . “ Suppongo che tu rispetti Lenin “, gli dissi . “ Anch’io l’ho conosciuto e conservo di lui un forte ricordo . Devi dunque ammettere che questo superstizioso culto di lui ridotto a mummia è un’offesa alla sua memoria , una vergogna per una città rivoluzionaria come Mosca . Gli proposi, in breve,  di  procurare qualche bidone di benzina e di celebrare , per conto nostro , una piccola rivoluzione  , incendiando la baracca di legno e il suo “totem”. A essere sincero , non m’aspettavo ch’egli accettasse la mia proposta  , ma almeno che ne ridesse e capisse quello che intendevo dire affermando che ci sarà sempre bisogno di rivoluzioni . Invece il mio povero amico fu colpito da un estremo sgomento e prese fortemente a tremare . Poi mi pregò di non dire piu’ simili parolacce ………………………….(Dieci anni piu’ tardi Lazar si uccise ……)

……..che lo portò ad abbandonare il comunismo . Da tempo egli si poneva drammatici interrogativi : “ I lavoratori che rischiavano la vita , quelli che agonizzavano nelle carceri , erano al servizio di un simile ideale ? . La nostra vita randagia , solitaria , pericolosa di stranieri in patria era per questo ?” . Nel 1929 , dopo anni di intensa attività e di importanti mansioni , Silone chiese ed ottenne un congedo indeterminato per motivi di salute . Ma evidentemente i compagni avevano capito che egli non era piu’ l’entusiasta di un tempo e perciò , nell’estate del 1931 , egli venne espulso , dopo aver avuto vari incontri , in Svizzera , dove si era stabilito , con vari compagni italiani tra cui Togliatti , che ci appare nelle pagine di Silone intelligente quanto perfido , i quali cercarono in ogni modo di farlo ravvedere , ma inutilmente . C’ è una frase curiosa in questo suo memoriale : “ Ci si libera dal comunismo come si guarisce da una nevrosi “ , che ci rivela come Silone non abbia mai avuto quella funesta malizia che è la qualità prima dei politicanti , sempre pronti ad immolare l’uomo sull’altare dell’idea e degli interessi di partito .

  UNA GIOVENTU’ SCIUPATA

Ad ogni modo , che cosa è rimasto a Silone di quella “lunga e triste avventura “, come egli stesso la definisce ? . Ecco la risposta : “ Una segreta affezione per alcuni uomini che vi ho conosciuto e il gusto di cenere di una gioventu’ sciupata . La colpa iniziale fu certamente mia , nel pretendere dall’azione politica qualcosa che essa non può dare . Anche la rivolta per impulso di libertà può dunque essere una trappola , mai peggiore però della rassegnazione . Ogni volta che ripenso a queste disgrazie a mente serena , sento risalire dal fondo dell’anima l’amarezza di una infelicità a cui forse mi era impossibile sfuggire “. Da quella pena tuttavia uscì un Silone nuovo e piu’ vero : fu nel 1930 infatti che egli , trovandosi in una casa di cura di Davos in Svizzera , ebbe l’idea di scrivere un racconto che rievocasse la tristezza e il lento martirio della sua gente , dei poveri cafoni : nacque così uno dei libri piu’ famosi della narrativa mondiale : FONTAMARA. La cosa curiosa è che questo libro Silone dovette pubblicarlo a proprie spese , in quanto gli editori svizzeri avevano paura di rappresaglie fasciste . Silone tornò in Italia nel 1943 ; e da allora ha praticamente abbandonato ogni forma di attività politica “ spinto dalla persuasione che il vero posto dello scrittore è nella società e non nelle istituzioni dello Stato “. Ha pubblicato altri libri , ha continuato la sua battaglia , in modo discreto , sempre teso alla ricerca di “ colui che si nascose “( Cristo , ndt) e che lo scrittore non potrà  ritrovare forse che  in un ritorno definitivo allo spirito della sua gente e della sua terra , la dove “ presso i piu’ sofferenti , sotto la cenere dello scetticismo , non si è mai spenta l’antica speranza del Regno (di Dio ) , l’antica attesa della Carità che sostituisca la legge , l’antico sogno di Gioacchino da Fiore , degli Spirituali , dei Celestini “.




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