La vocazione (episodi di vita)

Testi di Don Gaetano Meaolo
Bambina singolare

Di intelligenza sorprendente, ripeteva tutto quello che sentiva e copiava quanto vedeva… Meno male, però, che aveva a fianco l’ottima mamma e le buone sorelle. Infatti, quando ripeteva qualche parola brutta udita in istrada, bastava che le sorelle le facessero capire che ciò dispiaceva a Gesù perché lei mai più le pronunciasse. Una volta, vide che Maria aveva nettate le lenticchie e le aveva messe a cuocere in una pentola sul fuoco. Appena la sorella si fu allontanata un poco, Santina prese due pugni di sassolini (quelli stessi che Maria aveva tolti dalle lenticchie) e li gettò nella pentola che bolliva. Quando Maria se ne accorse, la picchiò sulle manine, ed ella, soffocando i singhiozzi,
disse: ”Ma tu, non hai fatto lo stesso?” e pianse. Fu tanto graziosa nel fare questa osservazione che Maria subito l’abbracciò e Santina si acquietò. Si racconta che, fin da piccolina, era molto amante del S. Rosario, che recitava ogni sera, in famiglia, accanto al focolare. una volta, quando Santina aveva appena sei anni, mancando la sorella maggiore Maria, il Rosario in casa non s’era recitato, ma ella, non sapendo coricarsi se non dopo recitato la Corona, disse ad un’altra sorella: ”Abbiamo sonno, ma… non ancora abbiamo detto il Rosario!… su, recitiamolo!”. Era tutta permeata del pensiero di Dio. Lo vedeva in ogni cosa, e vedeva ogni cosa alla luce di Dio.

”Ave Maria!”

Fin dall’età di quattro anni, spesso, mentre dormiva, Santina recitava ad alta voce l’Ave Maria, senza accorgersene. Talora, le sorelle maggiori si divertivano a metterla sul tavolo per farla meglio vedere e la invitavano a dire le preghiere. Benché tutti sorridessero, lei rimaneva seria e grave, e pregava come una donnina a modo.

Andrò in America e ti rimanderò tante cose

Una sera dell’inverno del 1934, il papà rincasò I.’inverno quell’anno era rigidissimo e i capi di bestiame deperivano a vista d’occhio e spesso morivano. Con fare addolorato, il papà disse: ”Cosa diamine debbo fare? Tutto è fallito! E resto con tante obbligazioni!…”. In un angolino, Michele, Santina e Assunta osservavano. Ad un certo punto, Santina se ne usci con queste parole: ”Non preoccuparti, papà, che, quando sarò grande, ti toglierò tutti i debiti e poi andrò in America e ti rimanderà tante cose buone… ” Ma il papà disse: ”Eh già! viviamo di speranze!”. Santina non disarmò, gli andò incontro e gli stese le braccine. Il papà fu vinto: si prese in braccio Santina e lei si mise a giocherellare col cappello e a fargli mille moine. Assunta la imitò. E quella che doveva essere una brutta sera, si concluse – grazie a Santina – in un delizioso idillio famigliare.

Il vestitino azzurro

La buona mamma Margherita aveva comprato due vestine per Santina ed Assunta: uno era rosso a palline bianche, e l’altro celeste parimenti a palline bianche. Quello rosso era più vistoso e lo scelse subito per sé Assunta. Santina non si scompose: prese l’altro e soggiunse: ”Tanto è bello lo stesso: è il colore della Madonna! ”.

”Voglio vivere in modo da andare vicino a Gesù e a Maria!”.

La mamma aveva detto a Santina che chi disprezza il pane, per esempio gettandolo, dopo la morte, per penitenza avrebbe dovuto raccattare pane in continuazione e metterlo in un cestino senza fondo. Un giorno, inavvertitamente Santina si lasciò cadere il pane nella fogna. Non avendolo potuto riprendere, ne rimase tutta addolorata. Alla sorella che gliene chiese il motivo, essa spiegò come erano andate le cose, e, quando fu rassicurata che non aveva commessa colpa alcuna, Santina si rasserenà e disse: ”Voglio vivere in modo che, quando morirà, andò subito in Paradiso, vicino a Gesù e a Maria!”.

E’ stato il gatto!

Santina aveva appena cinque anni e si recava con la sorellina Assunta, di un anno e mezzo più piccola, all’asilo. Un giorno, per strada, un bambino con un sasso colpi Assunta ad un occhio, facendole male, perciò la piccina si mise a piangere a calde lacrime. Santina notisi che aveva appena cinque anni! – la esortava a star quieta e ad offrire il dolore come un fioretto alla Madonna. Assunta, per tutta risposta, vedendo come Santina non l’aveva difesa come avrebbe desiderato, le graffiò le mani e le tirò i capelli… All’Asilo, la Madre Superiora si accorse dei graffi e ne chiese la spiegazione. Santina, temendo aspri rimproveri per la sorella, rispose timida timida: ”E’ stato il gatto!… ”.

”Con un tuo bacio, mamma, tutto passa!”

Un giorno, una fanciulletta di nome Mariannina si bisticciò con lei e le diede dei ”pizzicotti” cosi forti da farle uscire il sangue. Santina, pur con gli occhi imperlati di lacrime, non si lagnò…. Alla sera, però, Assunta narrò alla mamma quanto era accaduto. La mamma, allora, volle baciare le manine della sua piccina, e lei tutta felice, disse: ”Con un tuo bacio, mamma, tutto passa!”. Poi, recandosi a coricare assieme alla sorellina Assunta, le disse: ”Perché hai narrato l’accaduto alla mamma ? Ella ha sofferto più di me. Ora, su, preghiamo assieme perché la Madonna perdoni Mariannina e faccia passare il dolore alla mamma! ”.

Sacrifici nascosti

Mentre un giorno Santina si divertiva, all’Asilo, assieme alle sue compagne, cadde malamente e andò a battere con la fronte sullo spigolo di un muro. Non le riuscì trattenere le lacrime. La Suora subito la medicò e, credendo che essa gridasse per il pizzicore dell’alcool, le diede un confetto. Ma Santina: ”Datelo alla sorellina più piccola – disse –. Io faccio un fioretto! ”. Siccome la ferita era grandicella (la cicatrice le rimarrà in fronte fino alla morte), la Suora avrebbe voluto riaccompagnare la piccola a casa, ma Santina si oppose dicendo: ”No, no. Altrimenti mamma si impressionerà maggiormente! ”. Fu cosi, che alla sera, le due sorelline tornarono a casa sole. Siccome, però, Santina aveva la testa fasciata per non dare all’occhio ai suoi di casa, cercò d’accordo con Assunta di togliersi la fasciatura. Senonché, com’era da prevedersi, venne fuori il sangue. Ambedue le piccole si misero perciò a gridare. Siccome, però, si trovavano ormai presso casa, al richiamo di quelle grida, vennero subito loro incontro sia la mamma che le sorelle. Nei giorni successivi, Santina rimase a letto con la febbre. La Suora dell’asilo venne, allora, a farle visita, e, meravigliatasi di tanta distanza della casa dall’Asilo, disse alla mamma: ”Ho rimandato Santina sola perché è molto assennata. Ma non potevo immaginare tanta distanza”.

”Eh già. Portala pure in braccio”.

Santina ebbe un giorno un vestitino azzurro, nuovo fiammante. Maria le disse di stare bene attenta a non sporcarlo, e Santina promise. Di li a poco però, andando all’orto con Michele, si mise a giocare con l’acqua e il fango e tornò a casa tutta inzaccherata. La mamma, quando la vide cosi malconciata, le disse: ”Adesso che viene papà… sentirai che ora è!…”. Santina, che ben conosceva la strada da cui doveva tornare il papà, decise di andargli incontro e, quando se lo vide davanti, gli abbracciò le ginocchia. Il papà commosso per tanta gentilezza, se la mise in braccio, e Santina cominciò a dire: ”Papà, ti voglio tanto, tanto bene”. Quando, giunti presso casa, la mamna s’avvide della cosa, disse al marito: ”Eh già! Portala pure in braccio! Oggi ha fatto la cattiva!…”. E Santina subito soggiunse: ”Ma non lo faccio più!… ”. Il papà subito commentò: ”Come ci sai fare, eh!, a venire fuori dalle trappole!… ”.

La morte di Angelina

Santina aveva appena 36 mesi che le mori la sorella Angelina (dicembre 1931). Ne soffri tanto e si consolò solo quando le dissero che Angelina era in Cielo. Disse allora: ”Anch’io voglio essere un angelo, anche se, per divenirlo, devo morire!”. La sorella più piccola, Assunta, disse invece che non voleva diventare angelo perché non voleva morire, e non volle capir ragione. Quando, a Pasqua, venne il Parroco a benedire la casa, Assunta ebbe tanta paura che andà a nascondersi: credeva che fosse venuto a prenderla… per portarla in Cielo. Santina, invece, per nulla imbarazzata, gli andò incontro, gli baciò la mano e si fece benedire. Povera Santina! dovette lottare non poco per far intendere ad Assunta che si poteva essere Angeli pur senza morire!

”Quella persona è tutta in possesso del diavolo!”

Fin da tenerissima Santina ebbe un concetto esatto, veramente impressionante della virtù della santa purezza. Aveva appena quattro anni e mezzo, e le si avvicinò una persona… male intenzionata, la quale la tentò in mille modi: con lusinghe, carezze, preghiere e minacce di ogni genere. Ma Santina tenne duro e non mollò, e, appena le fu possibile, si allontanò cercando di trarre con sé anche la sorellina Assunta, per non turbarne l’animo nulla fece trapelare del suo lungo, eroico combattimento. Quando, poi, poté confidarsi con la sorella maggiore Domenica, disse queste testuali parole: ”Bisogna guardarsi bene da quella persona, perché è tutta in possesso del diavolo. Bisogna pregare molto per essa perché sia liberata dall’inferno!”.

Sempre patate e legumi!

In casa non c’era agiatezza: si viveva del magro raccolto dei campi. Quindi, a casa, sua quasi sempre patate e legumi. Una sera, Michele, stanco perché gli veniva offerta sempre la stessa minestra, sbottò: ”E fate una buona volta i maccheroni!”. Santina subito lo calmò con garbo dicendogli: ”Perché non fai un fioretto ? Cosi farai contente la Madonna e la mamma! ”. Michele, sornione, subito ribatté: ”Con tanti fiori voglio vedere quando ti incoronerai. ”, e Santina: ”Non io mi incoronerò, ma con le nostre mortificazioni incoroneremo la Madonna di fiori e la mamma di gioia!”. E poi continuò: ”Non sai che per i maccheroni occorrono i soldi, ed ora i soldi servono a mamma perché li deve spedire per fare arrivare un bel pupetto ?”. A sentire quelle parole cosi assennate, la mamma rise. Santina continuò: ”Coi pupetti di quaggiù si fanno gli Angioletti di lassù!”. Ma Michele, diffidente, cominciò a prenderla in giro. Ma Santina ribatté: ”Angelina è un angioletto in Cielo perché era una pupetta in terra”. Michele allora disse: ”Angelina è un angioletto perché è morta bambina, ma noi che moriamo grandi, altro che angeli!…”. Santina, allora, senza scomporsi: ”Anche noi possiamo essere angeli in Cielo se facciamo i buoni in terra!”. Michele ribatté: ”E tu credi di essere santa ? Porti il nome di Santa, ma mica lo sei!”. Santina allora subito rispose: ”Lo so che non sono sunta, ma Santa sono di nome e santa voglio diventare con lo aiuto della Madonna. Speriamo che tu pure diventi un Arcangelo, visto e considerato che porti il nome di Michele ”. La mamma, nel sentire un discorso cosi limpido e preciso, prese gusto e disse alla figliola: ”E chi ti ha detto che S. Michele è un Arcangelo?”. Santina rispose: ”L’ho sentito in Chiesa da Armida che recita il Confiteor nella Messa, al posto di Ascenzo, che non lo sa ”. Si noti che quando Santina cosi ragionava, aveva appena cinque anni Assunta intervenne dicendo: ”E il mio nome di quale Santo è?”. Santina rispose: ”Tu sei la più fortunata perché il tuo nome è quello della Madonna. Io la prego sempre che ti tenga sotto il Suo manto!”. Michele, per stuzzicarla, allora, disse: ”La Madonna si chiama Maria e non Assunta ”. Venne allora in aiuto di Santina la sorella maggiore Domenica, che spiegò come Maria veniva chiamata Assunta perché, dopo la morte, fu assunta in Cielo in anima e corpo. Assunta, vedendo ormai che le cose andavan per le lunghe, si mise a giocherellare per le scale, ma cadde malamente e coi dentini si tagliò il labbro e la lingua. La mamma subito accorse e disse: ”Povera figlia, in questo lungo discorso di maccheroni, Santi, Angeli, Arcangeli e Maria, tu sei stata la più silenziosa, eppure è toccato proprio a te farti male, e proprio alla lingua!”.

”Iddio prevede i nostri meriti”

Il papà doveva tagliare il fieno nei campi, e le buone figliole per rendergli il lavoro più agevole, si diedero a rimuovere i sassi che ingombravano il posto di lavoro. Ad un tratto, Maria si accorse che i sassi rimossi da Santina erano intrisi di sangue: ”Come mai ? Ti sei fatta male alle mani ?” chiese a Santina. E questa, con tanta semplicità rispose: ”Non ti preoccupare! Iddio quando creò queste pietre, vide che noi le avremmo dovute toccare; chissà quanti meriti, per esse, ci ha preparati! La colpa non è delle pietre, ma delle mie mani che hanno la pelle troppo fine! ”.

Fioretto in favore di Michele

La mamma stava setacciando la farina. Santina le stava vicino ed aveva fra le mani uno spicchio d’aglio sbucciato. Michele, credendo che avesse un confetto, glielo chiese, e Santina l’accontentò. Quando Michele si mise in bocca il presunto confetto e s’accorse ch’era invece uno spicchio d’aglio, montò su tutte le furie, prese la sorella per il collo e gl’infilò l’aglio in bocca, obbligandola a mangiarlo. Santina obbedì. poi, alla sorella, addolorata per la sua sorte, disse: Ho fatto un fioretto perché Gesù faccia diventare meno goloso Michele!”.

Fioretti in attesa del grande giorno

Si avvicinava il giorno della Prima Comunione. Assunta vide in scuola una compagna che mangiava lo zucchero col caffè macinato. Si fece subito dire com’era stato preparato e, quando tornò a casa, da sola, mise in pratica… la ricetta. Ma, siccome non ci riusciva, fu tolta dall’imbarazzo da Santina. Questa, però, ad un tratto s’interruppe perché s’accorse che in pratica aveva rubato con la sorella zucchero e caffè; disse pertanto: ”Che abbiamo combinato!… sulla stessa lingua su cui verrò Gesù, abbiamo deposto zucchero rubato!…”. Per farne penitenza, allora, preso del pepe, se lo mise in bocca e, dopo averlo masticato, l’ingoiò. Assunta non ebbe il coraggio di imitarla. La mamma, accortasi della mancanza dello zucchero, ne chiese spiegazione alle due figliole. , ”Sono stata io a rubarlo -rispose subito Santina – ed io stessa l’ho dato pure ad Assunta!”. La mamma le diede allora uno scapaccione ed aggiunse: ”Bell’esempio che le dai!… ”. Ad Assunta che le domandava cosa significasse esempio, Santina rispose: ”Vedi! Ho data tutta la colpa a me! Però, non dobbiamo fare più di cosi, altrimenti facciamo dispiacere all’Angioletto!”.

I neretti

Si era al tempo della guerra d’Africa (193536), e Santina, di poco più di sei anni, sentiva il bisogno di pregare per i negretti d’Africa. Un giorno, mentre a casa si mangiava la polenta, papà Giuseppe disse alla moglie: ”Margherita, sai che adesso verranno i neretti in Italia ? Ed ogni famiglia di coltivatori ne dovrò prendere uno.”. La buona Margherita non si scompose, ma subito ribatté: ”Se lo devi prendere, prendilo piccolo, cosi, vivendo assieme ai nostri figli, sarò per noi come uno di loro!”. Santina subito aggiunse: ”Ne prenderai due: uno per me ed uno per Assunta! E che siano piccoli piccoli Così noi li faremo battezzare ed insegneremo loro ad amare la Madonna!”. ”Si, si disse allora papà Giuseppe – stiamo freschi a prendere anche i neretti! Siete già tanto pesanti voi per le mie povere spalle!… ”.

Le disobbedienze fanno piangere Gesù

Una sera, Assunta di nascosto mangiò delle fragole che la sorella maggiore Maria aveva messe in serbo per i fratelli ch’erano a lavorare nei campi. Quando Santina se ne accorse, subito disse alla sorella: ”Per riparare il peccato che hai commesso, diciamo il Rosario alla Madonna!”. Siccome Assunta si lagnava perché era stanca e non ne aveva voglia, Santina le disse: ”Di almeno 5 poste”. Quando terminarono, Santina continuò a recitare altre 10 poste, e sempre in ginocchio. A volte, i bambini dell’Asilo uscivano con le Suore per una scampagnata. Una volta, la Madre aveva ordinato che assolutamente nessuna delle bimbe si allontanasse, altrimenti avrebbe fatto dispiacere a Gesù e avrebbe fatto piangere l’Angioletto. Nonostante le raccomandazioni di Santina, Assunta volle disubbidire. Ma la disubbidienza le costà cara perché, messasi con alcune compagne a tingersi le labbra e le sopracciglia con un’erba curiosa, al mattino seguente non poteva aprir gli occhi e aveva la faccia tutta gonfia. Santina nel vedere la sorella ridotta a quel modo, si mise a piangere, ma non tanto per essa ma quanto perché Gesù aveva molto sofferto per quella disubbidienza. perciò, volle andare in Chiesa – che era molto distante – a supplicare Gesù per il perdono e per la guarigione della sorellina.

Preghiera e mortificazione

Una sera, in casa, ci fu un trambusto. Il papà, adirato, alzò la voce prendendosela coi figli, e la mamma pianse addolorata. A Santina quella scena fece molta impressione, disse perciò alla sorella: ”Andiamo a recitar il Rosario perché la Madonna faccia diventare buono il papà/”. La sorella maggiore, accortasi delle preghiere delle sorelline più piccole, le volle premiare: le chiamò e, mostrando loro due pupazzetti di zucchero, disse: ”Prendeteli! Ve li manda la Madonna!”. Assunta afferrò subito il pupazzetto più grande; Santina invece prese con calma l’altro rimasto e l’andò a mettere dinanzi all’immagine del S. Cuore dicendo: ”Accetta, o Gesù, quello che mi ha mandato la Madonna, che io ho pregato perché faccia diventare buono papà… ”. Assunta, non contenta del suo pupazzetto, avrebbe voluto anche quello di Santina, perciò prese il suo e lo spezzò. Poi, per farsi dare l’altro, disse alla sorella che gliel’avrebbe regalato ch’era stata Santina a romperglielo…. Santina, più tardi le disse in disparte: ”Sai che è peccato la bugia che tu hai detto ? lo ti ho perdonato e ho fatto il fioretto alla Mndonna non mangiando il pane per una giornata intera”.

Preghiera perché i fratelli diventino buoni

Un giorno, la sorella maggiore Maria stava imbiancando le pareti della cucina, mentre Assunta e Santina – di circa 4 anni la prima e di circa 6 anni la seconda – si stavan divertendo col fratello Sabatino, il quale prendeva gusto a farle gridare. A un certo momento, Maria disse a Sabatino che, essendo lei molto occupata, andasse lui a portar da mangiare al maiale. Sabatino disubbidi: non si mosse e continuò a stuzzicare le sorelline. Maria, allora, innervosita, gli tirò addosso un mestolo, colpendolo alla testa e facendogli uscire del sangue. Santina, a quella vista, s’impressionò e subito corse a curare il fratellino, il quale però fingeva di non prendersela un gran che. Poi, con la piccola Assunta andò nella camera dei genitori e si mise a recitare il rosario con la precisa intenzione che la Madonna facesse diventare più calma Maria e più docile Sabatino.

Continua vita di preghiera e penitenza

Spesso il papà, andando in giro per le fiere, comprava durante 1’inverno pei figlioli castagne ed arance. Santina abitualmente mangiava mezza arancia: 1’altra meta la nascondeva, poi, si presentava ad Assunta e le diceva: ”Mangia la tua arancia che la Madonna te ne darà ancora mezza! ”. Assunta cercava di divorare in fretta la sua porzione, Santina allora le dava 1’altra meta dicendole: ”Vedi Ecco la Madonna ti ha accontentata! Eccoti un ’altra mezza arancia. Ma, adesso, andiamo a ringraziarLa!”. Un giorno, Santina si ammalo: le faceva molto male la testa, per cui dovette mettersi a letto. Ma la malattia fu di breve durata. E Santina, anziché esserne contenta, se ne lagnava quasi con la sorella Assunta e le diceva: ”E ora cosa potrò offrire a Gesù specialmente quando sento bestemmiare?”. Siccome era un po’ deboluccia, la mamma le dava ogni giorno un uovo fritto. Assunta gliene chiedeva un po’ e Santina, generosa come sempre, gliene dava quasi tre quarti: un quarto solo, per lei, era più che sufficiente. Ma un giorno s’accorse della cosa la sorella Maria, la quale perciò rimprovero aspramente
Assunta e le diede pure qualche scapaccione. Si stava tagliando 1’erba nei campi. Assunta, più piccola, pretendeva d’insegnare alla sorella Santina: prese perciò la falcetta, si mise ad indicarle come doveva fare. Santina tremo nel vedere quel1’ordigno in mano ad Assunta ma non riuscì a toglierlo di mano. Ma non passo del tempo che Assunta si taglio a un dito. A quella vista, Santina, anziché dirle ”Ben ti sta”, se ne dispiacque tanto che ne pianse. Quando le due sorelline furono a casa, Assunta di tutto diede la colpa a Santina, perche, secondo lei, non era stata troppo vigilante. La mamma credette alle parole di Assunta e percio picchio Santina. Santina non si discolpo neppure minimamente: prese tutto con santa pazienza e l’offri al Signore, che legge nell’intimo dei cuori.

Come amare Gesù

In disparte, un giorno, Santina chiese alla mamma: ”E’ vero, mamma, che Gesù ha bisogno di essere amato?”. La mamma le rispose affermativamente. La sorellina Assunta, che aveva sentito il discorso, disse allora a Santina: ”Di un po’: tu come fai ad amare Gesù?”. E Santina: ”Lo amo come papa e mamma”.. ”Ma mamma e mamma ribatte Assunta – Gesù invece non Lo vedi mai!”. E Santina: ”Non Lo vedo, ma Lo sento presente in me, quì, nel mio

A scuola con Assunta

Era giunto il momento di mandare Santina a scuola. I genitori allora le comprarono il grembiule, la cartella col quaderno e un paio di sandali. Assunta, nel vedere le calzature nuove di Santina, comincio a strepitare perché le avrebbe volute pure lei. Santina, pur di assecondarla, se ne sarebbe voluta privare, ma come fare poi per andare a scuola? La sorella maggiore, Maria, spiego ad Assunta che le scarpette per Santina erano necessarie per andare a scuola; ”Non temere soggiunse – alla prossima fiera, a Castello, la mamma comprerò le scarpe pure a te! Come le vuoi? Rosse? Lucide? Bene, vedrai che sarai accontentata! ”. Assunta tanto fece e tanto disse che volle , andare anch’essa a scuola con Santina. La maestra, pregata dalla mamma, proprio per farla contenta, accondiscese che anche Assunta venisse a scuola con Santina. Fu cosi che furon messe assieme nello stesso banco. Assunta, oggi, riandando col pensiero a quei giorni, sospira: ”Oh! quanto la disturbavo! Come la facevo soffrire!… ”. Com’era gia stato stabilito in precedenza, 1’anno seguente (1936-37), Santina frequentava la 2”, mentre Assunta rimase in prima. Santina aveva una cura particolare a non sciupare i libri di testo, perciò, terminato 1’anno scolastico, li passava quasi intatti alla sorella più piccola. Questa non se ne lagnava perche i libri che Santina le passava erano veramente nuovi.

”Gesù, Ti ama. Ave Maria!”

Santina aveva da poco cominciato a frequentare la 1’elementare. La maestra non era ancora arrivata, e Santina ne approfitto per andare a scrivere alla lavagna. Non fece, no, degli scarabocchi, ma scrisse pian piano e con cura queste belle parole: ”Gesù, Ti amo! Ave Maria! ”. La maestra, quando arrivo, volle sapere chi aveva scritto quelle parole, e lei, Santina, con infantile candore misto a un senso di paura, rispose: ”Le ho scritte io!”. La maestra, allora soggiunse: ”E il tuo nome lo hai imparato a scrivere?”. ”Si – rispose Santina ma prima d’imparare a scrivere il mio nome, ho voluto imparare a scrivere i nomi di Gesù e di Maria! ”.

Studiosità

A scuola Santina faceva molto profitto, e, quando si trattava di leggere a voce alta, la maestra chiamava quasi sempre Santina. Un giorno, un bambino, suo compagno di scuola, non aveva saputo leggere e la maestra gli appioppo il titolo poco simpatico di ”asino”. Il bimbo stizzito, quando usci di scuola, se la prese con Santina, perché se lui era asino, era tale per colpa di lei, ch’era troppo brava, e perciò le si mise a tirare i capelli. Il giorno seguente, Santina avrebbe potuto raccontar tutto alla maestra, invece preferì tacere, e il compagno non ce le prese. Questi, perciò, si penti di quanto aveva fatto e, all’uscita dalla scuola, siccome pioveva, volle riaccompagnare Santina a casa coprendola col suo ombrello. Quando si arrivo, Santina disse subito alla mamma ch’era tornata con quel ragazzino per ripararsi dalla pioggia, ma che lei non l’aveva chiamato…. La mamma tacque.

Ma era sempre solo lei: Santina

S’avvicinava la festa del Presidente dell’Asilo, sig. Aurelio De Amicis, e la Superiora voleva preparare una festa. Prova e riprova con diversi bambini, alla fine dovette ripiegare su Santina, e, vedendo che faceva cosi bene, le affido quasi tutte le parti. Sul palco si vedeva comparire ora un uomo, ora una donna, ora un soldato, ora un cavaliere…. Ma era sempre e solo lei: Santina!
Le visite a Gesù Non c’era volta che, andando a scuola con la sorella, Santina non passasse in Chiesa per una breve visita a Gesù. Ad ogni visita, ripeteva sempre questa breve ma sentita invocazione: ”Gesù mio, io Ti amo! Vieni nel mio cuore!”.

Fiori a Maria

In primavera, quando sbocciavano i primi fiori, specie le mammole, Santina li coglieva, ne faceva dei mazzetti e li andava a posare sull’altare. Un giorno, Assunta le disse: ”Perché non porti questi mazzetti alla maestra?”. E Santina: ”Si, anche alla maestra, ma prima a Gesù e alla Madonna! ”. Ma più che i fiori dei campi, Santina offriva a Gesù i fiori dell’anima, i fioretti. Nel mese di maggio, ne faceva parecchi ogni giorno e, secondo i suggerimenti della delegata beniamine, li scriveva su dei pezzetti di carta e li andava a deporre in un” scatola sita ai piedi della immagine della Madonna. Godeva poi immensamente allorché, alla fine del mese mariano, quei fioretti venivano bruciati dalla delegata ai piedi della Madonna.

Atti di carità

Santina aveva appena 6 anni e frequentava la prima elementare. Un giorno, venne a sapere che una vecchina che abitava lungo la strada che conduceva a scuola, era inferma. Ebbene, da quel giorno e fino a quando la povera vecchia non fu trasferita nel ricovero a 1’Aquila. Santina ogni mattina, immancabilmente passava a salutarla e a prestarle qualche servizio. La vecchina si chiamava Mariuccia, ma Santina per rispetto la chiamava ”zia Mariuccia”. La poveretta, dinanzi a tanta carità praticata da una bambina cosi piccola, commossa, non sapeva dire che: ”Sii benedetta, bella di zia”. Un giorno, s’ammalo Alberto, il figlioletto dell’appuntato dei carabinieri. Venutolo a sapere, Santina, ogni giorno, andando a scuola passava a fargli visita. Siccome il bimbo non voleva prender nulla, Santina come una provetta infermiera, lo imboccava amorevolmente, e il bimbo a lei non sapeva opporsi. Siccome il medico aveva prescritto delle iniezioni e il bimbo non se le voleva fare, Santina si fece infilare 1’ago nel braccio e disse: ”Vedi. Non fa male!”. E il bimbo, sol perché c’era lei, si fece far le punture. Una mattina, il fanciullo s’aggravo e Santina preferì non andare a scuola per rimanere accanto a lui a vegliarlo. Fu tanta la commozione della mamma del piccolo infermo che volle baciarla. Santina, dal canto suo, non aveva sbagliato a trattenersi che, in quello stesso giorno, Alberto volo fra gli Angeli del cielo. Ai funerali intervenne anche Santina, che, per la occasione, fu vestita di bianco con un abitino che le fu prestato.

La Comunione con la Madonna

Dalle nostre parti, si e soliti dar grande risalto alla Novena dell’Immacolata. Santina ed Assunta, sua sorella, erano ad essa molto affezionate e, ogni giorno della Novena, si recavano in Chiesa molto prima che la funzione incominciasse. Quando aveva appena sei anni, Santina diceva ad Assunta: ”Quest’altro anno verremo in Chiesa anche di mattina per ascoltare la Messa e far la Comunione ”. Come s’e detto, le due sorelline venivano in Chiesa molto prima che la funzione incominciasse. La Chiesa era fredda, pur tuttavia Santina rimaneva inginocchiata davanti al Santissimo per molto tempo. Assunta invece andava in Sagrestia, ove c’era il fuoco e dove s’adunavano anche le altre bambine. Un giorno, il Parroco, notata la compostezza di Santina dinanzi all’Altare, la chiamo in Sagrestia e, alla presenza delle altre bambine, la volle premiare dandole una medaglina. Siccome pure le altre 1’avrebbero voluta, Santina prese la medaglia e se la mise in bocca inghiottendola. Il Parroco la rimprovero dicendole che le poteva far male, ma lei, senza scomporsi, per tutta risposta aggiunge: ”Ho fatto la Comunione con la Madonna! ”.

Preparazione alla Prima Comunione

Nella primavera del 1936, comincio la preparazione dei bimbi alla Prima Comunione. Bi-ognava studiar sodo il Catechismo, altrimenti…. Santina riusciva molto bene, ma Assunta, di poco più piccola, anche perché non sapeva leggere, stentava molto. Fortuna, pero, che aveva le sorelle maggiori che la aiutavano. Siccome la piccola non riusciva a far entrare nella sua testina la risposta alla domanda ”Che significa perfettissimo!”, ne era tutta preoccupata. Ma le sorelle tenevano duro: lei doveva imparare Un giorno, Requilde, che stava approntando il vestitino bianco per Santina e Assunta, prese il velo e, ponendolo sul capo di Assunta, le disse: ”Vedi? Non te lo metterai se non imparerai che significa perfettissimo!”. Santina, provando tanta compassione per la piccola, disse allora a Requilde: ”Povera figlia! Non vedi che e piccola e non sa pronunciare neppure la parola ”perfettissimo”?”. Requilde, pero, rispose: ”Se Assunta non farà la Comunione, neanche tu la farai, perché toccherà pure a te aspettare! ”. Santina, allora, chiamo in disparte Assunta, la condusse in camera e le disse: ”Preghiamo insieme la Madonna e diciamole che vogliamo il Suo Gesu!”. Ciò detto, cominciarono a recitare assieme il Rosario, lei in ginocchio e Assunta in piedi. Quando terminarono, Santina condusse Assunta da Requilde e le disse: ”Adesso, con pazienza, prova nuovamente a far apprendere ad Assunta che cosa significa ”perfettissimo”. Io intanto continuerò a pregare!”? e torno in camera. Requilde stava setacciando la farina, prese Assunta e, messala sul tavolo, le fece ripetere almeno 50 volte la risposta: ”Perfettissimo signigica che in Dio vi e ogni perfezione… ”. Finalmente Assunta la spunto, e Requilde andò a chiamare Santina, che, dal lungo stare in ginocchio, si sentiva ormai tutta indolenzita. Agli esami per l’ammissione fra il numero dei comunicandi, le due sorelline fecero un figurone. Alle sorelle maggiori, che prima degli esami si mostravano un po preoccupate, Santina disse: ”Non temete! Andra tutto bene. Ho pregato tanto Gesù e Gli ho detto che Lo voglio in me, penso che Lui pure voglia venire in me!”. L’evento confermo queste rosee previsioni. Lo stesso esaminatore ne fu contentissimo e regalo alle due sorelline, e solo a loro, una bella immaginetta. Dietro quell’immagine Santina scrisse: ”Fa, o Gesù, che il profumo di questo giorno sia sempre nella mia vita”.

La Prima Comunione

Spunto, alfine, il gran giorno: 11 giugno 1936, festa del Corpus Domini. La Chiesa parrocchiale era tutta addobbata a festa. Quaranta bambini, fra la commozione generale, si accostavano per la prima volta a ricevere il Pane degli Angeli. Erano 26 femminucce e 14 maschietti. Fra le bambine c’erano Santina ed Assunta, fra i maschietti c’era invece Michele. Santina, tutta preoccupata per la sorellina, che non sapeva ancora leggere, le disse: ”La preparazione alla Comunione te la leggero io, un po forte. Tu seguimi con la mente”. Siccome, pero, c’era confusione, Santina disse ad Assunta: ”Prendi la Corona e di il Rosario. Non fa nulla che non sai i Misteri; di solo le Ave Maria!… ”. Al termine della commoventissima cerimonia, ci fu la Processione Eucaristica. I neocomunicati furon messi in fila davanti al baldacchino. Santina ogni tanto si rivoltava a ”veder Gesù”, mentre Assunta, più piccola, si lasciava distrarre dai vestiti degli angioletti e dei paggetti. Terminata la Processione, Santina disse ad Assunta: ”Che cosa hai chiesto a Gesù?”. Assunta, impacciata, non seppe che rivolgerle la stessa domanda: ”E tu che hai chiesto?”. Al che Santina rispose candidamente: ”Ho chiesto a Gesù che faccia diventare buono papa, e che, un giorno, lo faccia venire in Paradiso assieme a noi. Per me, poi, ho chiesto che mi faccia molto soffrire e che mi faccia essere come S. Teresina”. E continuo: ”Gesù stesso ha voluto darmi una prova che gradiva la mia offerta, poiche ha fatto in modo che papa, zio Luigi, e il compare di Civitella portassero il baldacchino durante la Processione e rimanessero vicino a Gesù, specialmente quando il Parroco impartiva la Benedizione dai diversi altarini approntati qua e la ”. A casa, quando Santina seppe che era stato proprio il paph a suggerire allo zio di portare il baldacchino, ne fu contentissima e disse: ”papa, che bel regalo ci hai fatto oggi!”, e poi riconoscendo sempre nell’avvenimento una prova che Gesù aveva accettata la sua offerta, soggiunse: ”Gesi mi Farà sua Sposa, come Santa Teresina!”. La sera stessa, Maria, la sorella maggiore, s’informo presso la segreteria delle beniamine Teresina Persia; venne cosi a sapere che veramente Santina aveva passato tanto tempo accanto a Gesù solennemente esposto; anzi seppe pure che Santina aveva deposto alcuni biglietti sull’altare, biglietti che poi D. Luigi prese e lesse, rimanendone cosi edificato da non strapparli, ma da conservarli come reliquie.

Gesù crocifisso e la settimana Santa

Un venerdi Santo (che Assunta ricorda molto bene), alle 5 del mattino, Santina con le sorelle e la mamma era in Chiesa per la Via Crucis. Siccome in Chiesa era ancora buio, il Parroco prego Santina di reggergli la candela accesa mentre leggeva le diverse considerazioni per ogni singola Stazione. Fu cosi che quel giorno Santina le gusto più delle altre volte. Dopo la Via Crucis ci fu la visita a Gesù Morto e all’Addolorata. La cerimonia si svolse tra la commozione generale e, a renderla più toccante, intervennero dei bimbi che recavano una piccola croce sulle spalle. A casa, Santina narro tutte le sue impressioni a Domenica. La quale, credendola ”molto indietro”, disse: ”Ma tu che ci hai capito?”. E lei: ”Con S. Teresa ho chiesto a Gesù: o patire o morire!”. E Domenica: ”Ma cosa significa patire?”. E lei: ”Significa soffrire per Gesù!”. ”E tu che soffri?”. ribadì Domenica. Subito intervenne Assunta e disse: ”La cinta che ti leghi forte ai fianchi durante la notte!”. Santina finse di non capire e subito, con grande abilith, fece ricadere il discorso su quanto aveva visto in Chiesa: la Madonna che va dietro il sasso grande a piangere, la roccia bagnata dal sangue di Gesù ecc.. A sentire tutte quelle belle cerimonie cosi commoventi, Assunta se la prese con Santina e, tirandole i capelli, le disse: ”E perché in Chiesa non hai portato pure me?”. Maria pero subito accorse e diede degli scapaccioni ad Assunta. La quale, piangendo, si ritiro in camera. Santina le andò dietro e, per consolarla, disse: ”Offri a Gesù questo tuo piccolo patire!”. Ma, per tutta risposta, Assunta continuo a tirarle i capelli. Santina, tra le lacrime, ripeteva: ”Tutto per te, o buon Gesù!”. Poi, andarono ambedue in cucina, dove c’era la mamma che stava preparando i dolci. Assunta, come se avesse avuto ragione e quasi ad esigere una riparazione, disse a Santina: ”Me li dai i dolci tuoi?”; Santina le rispose: ”Si, si che te li dò, tanto io non li mangerò che al giorno di Pasqua!”. Anche dopo Pasqua, Santina si recava a venerare le piaghe di Gesù Morto, eppure la statua del Divin Martire era vecchia e brutta!

Atti di mortificazione in favore di Requilde

S’avvicinava il giorno della partenza di Requilde. La mamma, con immensi sacrifici, cercava di approntarle il corredo alla meglio. Santina, che notava tutti i sacrifici materni, cercava di aiutarla se non altro con la preghiera. Un giorno, la mamma la lascio accanto ad Assunta a guardar il grano, allargato al sole, onde impedire alle galline di beccarlo. Or mentre esse guardavano il grano, venne la mamma e diede loro pane e fichi. Al solito, Santina rimase solo col pane, che i fichi li diede subito ad Assunta. Assunta s’era stancata di rimanere in quel posto e comincio a dire che voleva andar via. Santina pero le disse: ”Non far la cattiva, altrimenti mamma, quando andrà a Roma ad accompagnare Requilde, non ti porterà nulla! Adesso vieni con me a recitar il Rosario perché tutto vada bene per Requilde!”. Per tutta risposta, Assunta le diede uno schiaffo cosi forte sul naso che le fece uscire il sangue. A vederlo, Assunta si impressiono, ma Santina, coprendosi il viso per non farsi vedere col sangue al naso, incarico la sorella di dire alla mamma che non era avvenuto niente e andò al torrente a lavarsi. Quando poi furono sole, Santina disse ad Assunta: ”perchè hai gridato? Lo sai bene che mamma i dispiace quando ci bisticciamo!”.

Pere, ben guadagnate, alla mamma e ai fratelli

Un giorno, le aspiranti, assieme alle dirigenti, fecero una scampagnata a S. Francesco, bella località del bosco di Alfedena. Ogni partecipante aveva il suo fagottino e, a parte, furon portate magnifiche pere per tutti. Giunte sul posto, il Parroco chiamo a se Santina ed Assunta e intono con esse il S. Rosario, cui tutti rispondevano. Poi, si consumo la merenda. Le dirigenti pero incaricarono Santina ed Assunta d’andare a prendere l’acqua; diedero perciò loro una sporta con tre fiaschi e un quarto fiasco lo misero in mano a Santina. Lungo la strada, Assunta borbottava e diceva: ”Ma perché soltanto noi dobbiamo andare a prendere l’acqua?”. E Santina: ”Si racconta che Gesù, quando era piccolo, andava a prendere l’acqua alla Madonna e se, per via, incontrava qualcuno che gli chiedeva da bere, gliene offriva a sazietà… Immaginiamo di essere a Nazareth e di recar I’acqun alla Madonna”. Assunta non si convinse e disse: ”Tu te ne esci sempre con le stesse storie…. Io non ci vengo più”. Fu cosi che gli altri ”viaggi”, per andare a prendere 1’acqua, furono compiùti dalla sola Santina. La signorina, che si accorse del suo sacrificio, la volle premiare dandole tre pere in più, quando prese a distribuirle. Santina, credendo che la signorina si fosse sbagliata nel contare, glielo fece notare, ma ella la prego di tacere e di non farsi notare dalle altre. Meno male che Assunta non se ne avvide, altrimenti…. Maria ch’era stata 1’unica ad accorgersene, le disse: ”Mangiale subito tutte tre!”. Ma Santina non le volle toccare, se le mise in tasca e, alla sera, le offri alla mamma e ai due fratelli, che ne furono contentissimi. Assunta subito disse: ”Perché non le hai date a me?”. E Santina: ”Perché tu le hai mangiate, mentre mamma e i fratelli no. Un’altra volta le darò a te”.

S. Rosario in casa

In casa ogni sera, si recitava il Rosario in comune e, parecchie volte, s’invitavano alla recita anche i bambini del vicinato. Dopo la recita, agli intervenuti si distribuiva o qualche frutto o quei confettini che si e soliti mettere sulle ciambelle.

Preghiera e lavoro

Luisa Brunetti, compagna d’infanzia di Santina, cosi la ricorda: ”Il sorriso sempre negli occhi…, un sorriso fatto di pienezza interiore”. Le madri l’additavano in continuazione alle loro figliole come modello di obbedienza ed erano felici e serene quando sapevano che le loro figliole erano in compagnia di Santina. La stessa sig.na M. Luisa Brunetti ricorda pure come, nella casa di Santina, si alternavano in continuazione lavoro e preghiera, anzi – tante volte – la preghiera, magari tacita e sommessa, era la compagna indivisibile del lavoro: una casa, inoltre, in cui fioriva la mortificazione, i fioretti che avevano lo scopo di togliere gli aculei dalla corona di spine di Gesù. Quando, lasciando un po’ i lavori di casa,Santina faceva la sua comparsa sul prato, su cui le compagne si divertivano, incuteva un certo timore riverenziale: era una bambina autorevole, sembrava una maestra. Eppure era come le altre, anzi più delle altre, allegra e gioviale. Immancabilmente, alle 4 pomeridiane, interrompeva il gioco con un senso di gioia, anzi addirittura di entusiasmo. Era quella 1’ora in cui, a casa, si recitava il S. Rosario. E lei, con le sue buone maniere invogliava anche le compagne a seguirla in casa per la recita della Corona. Nessuno si sentiva di opporle resistenza, tanto era garbato e convincente 1’invito. Un’ampia camera – in cui le sorelle lavoravano alla lana – accoglieva un po’ tutto il vicinato. Terminata la preghiera, Santina distribuiva alle amichette qualche dolciume e, a fine settimana, alle più assidue dava un sacchetto di confettini.

Requilde parte a farsi suora

Il 12 ottobre 1936, parti alla volta di Roma, per farsi suora, Requilde. Quel giorno era piovoso. La sala d’aspetto della stazione era piena di ragazze dell’A.C., venute a salutare la loro indimenticabile sorella, che, ascoltando 1’invito di Gesù, aveva scelto la parte migliore. Evidentemente, fra tante ragazze piùttosto spensierate e, in fondo in fondo, orgogliose e anche un po’ invidiose di Requilde – non potevano mancare le sorelle e la mamma. La mamma aveva gli occhi lucidi per la commozione. Ad un tratto, Assunta comincio a piangere. Bastarono quelle sue lacrime per eccitare il piano anche della mamma. Santina, tutta preoccupata, subito 1’allontano e le diede una cioccolata. Ad un tratto s’udì un fischio prolungato: era il treno che arrivava. Tutti salutavano e piangevano, formulando i più caldi voti per la brava giovane. La mamma e Domenica vollero accompagnare Requilde fino a Roma, anche per far delle compere.

L’elefantino. Come si vincono le tentazioni

I giorni seguenti, la casa sembro vuota e le bambine più piccole Santina ed Assunta – pregavano tanto perché la mamma tornasse presto. Quando alfine la mamma torno, ci fu gran festa, anche perché non arrivo con le mani vuote. Aveva infatti riportato tre cartelle, una per Michele, una per Santina e la terza per Assunta; per Santina ed Assunta aveva pure riportato un cavallino e un elefantino, di appena 5 cm, montati su quattro rotelle. Era una stupidaggine, eppure chissà cosa sembro alle due bimbe. Assunta scelse subito il cavallino, e Santina, come al solito, dovette accontentarsi di quanto era restato, cioè dell’elefantino. Dopo non molto, Assunta ruppe il suo giocattolo. E Santina, sempre generosissima, le offri il suo. Subito pero la mamma intervenne e le disse: ”Perchéhai dato il giocattolo ad Assunta?”. E lei, con tanta grazia: ”Perche Assunta e piii piccola ed io ho fatto il fioretto a Gesù perché faccia star bene Requilde”. Maria allora le disse: ”Ma tu, cosi, disubbidisci a mamma!”. Santina, allora, senza che Assunta se ne accorgesse, prese l’elefantino e l’andò a nascondere. Assunta non ci penso più. Ebbe modo di rivederlo due anni dopo. Subito lo riconobbe e domando a Santina il motivo di quell’occultamento. Santina allora le spiego: ”Vedi.~ Anch’io prima ero come te. Ma, un giorno, in confessione, il Padre mi disse che, per vincere specialmente certe tentazioni, bisogna fuggirne le occasioni. Cosi, spesso, io ho nascosto quanto mi poteva essere occasione di peccato e ne sono uscita sempre vittoriosa”.

Natale. Grazie richieste a Gesu Bambino

Santina poteva avere circa quattro anni. Era vicino il Natale, e la sorella maggiore Maria aveva raccomandato alle sorelle minori di essere più buone e di pregare di più…, altrimenti Gesù Bambino sarebbe nato in mezzo al gelo. Santina, convintissima della realtà di quanto le aveva detto la sorella, pregava con fervore serafico e sempre in ginocchio, mentre Assunta, finche rimaneva sveglia, da sotto le coltri. Quando Santina le si coricava a fianco – racconta Assunta – sembrava di ghiaccio tant’era infreddolita. La notte di Natale, la mamma non portava in Chiesa le sue bambine per timore che si addormentassero. Preferiva rimanersene in casa a pregare, a recitare cioè 100 Ave in onore della Vergine Madre, ed altre preghiere in onore di Gesù Bambino. Al mattino seguente, Santina, che durante la notte aveva pregato con tutto il trasporto della sua fede, chiese alla sorella maggiore Maria: ”Allora, Gesù e nato stanotte caldo caldo? Io ho pregato tantol… ”. Ma, poi, nel vedere sull’altare il Bambino quasi nudo, ci rimaneva molto male. Si commuoveva poi intensamente quando, dopo la Messa, il Parroco dava a baciare il Bambinello a tutti i presenti in Chiesa. Chissà cosa diceva Santina al piccolo Gesu quando arrivava il turno suo!

La notte di Natale

Quando le bimbe divennero più grandine, andarono in Chiesa anche per la Messa di mezzanotte. La Messa era preceduta da una specie di Processione: si portavano trionfalmente in Chiesa dall’attigua Cappella della Congrega la Madonna e il Bambino Gesù. Si accendevano molte luci e, ai margini della Processione, si accalcava la gente. Un anno, Santina ed Assunta ebbero dalla mamma in regalo due piccoli ”bengala”; li avrebbero dovuti accendere quando la Processione sarebbe passata dinanzi a loro. Quando Gesù Bambino passava e le piccole accesero i loro bengala, Santina disse all’orecchio ad Assunta: ”Chiedi a Gesù che faccia brillare cosi sempre il nostro cuore col suo amore!”. Tornando a casa, Santina poi diceva: ”Hai visto, Assunta, quant’era bella la Chiesa tutta illuminata? Chissà come dev’essere bello il Paradiso!…”. Santina e la sorella Assunta erano talmente convinte che in Chiesa c’era Gesù Bambino che, allorche in una notte di Natale si senti piangere in Chiesa un bimbo, Assunta, credendo che quel pianto fosse di Gesù Bambino che soffriva per il freddo, voleva dargli il suo cappottino. Santina, da Novizia, ricorderà questo episodio alla dilettissima sorella e cosi le scriveva: ”Questo anno hai pensato a prepararGlielo (il cappottino)? Si, ne sono sicura”. (Lett. del 12/12/46).

Grazie da chiedere a Gesù Bambino

Ad Alfedena, oltre a tante belle usanze, ce n’era pure una del tutto sconsigliabile, che cioe in Chiesa i piccoli, nella notte di Natale, dovessero mangiare dei dolciumi. Una pia signora, vedendo che Santina ed Assunta, non avevano nulla, chiamo in disparte la mamma e le consegno di nascosto dei biscottini e delle gianduie. A casa, la mamma, mostrando alle figliole quanto aveva avuto in regalo, disse: ”A voi in Chiesa la Madonna non ha dato nulla? A me, si. Ecco…” e, dicendo cosi fece loro vedere quanto aveva avuto in
regalo. Santina le chiese: ”Ma quando te le ha date?”. E la mamma: ”Quando e passata accanto a me, in processione ”. Subito Santina: ”Invece dei dolciumi, non ti potevi far concedere la grazia di far accostare papà alla S. Comunione?”. E la mamma: ”Certamente non ci ho pensato, circondata com’ero da tanta folla. C’e pero sempre tempo. Anzi, questa dev’essere una grazia da chiedersi alla Madonna in continuazione! ”. Santina prego tanto a tal fine che, a S. Giuseppe, fu esaudita. Il papa si accosto alla S. Comunione e, tornato a casa, distribuì le caramelle ai figli. Sembrava cambiato completamente, tanto era buono!

Sull’esempio di S. Elisabetta

Santina poteva avere 4-5 anni ed Assunta – come sappiamo – alcuni mesi in meno. Un giorno, le due sorelline si stavano divertendo con alcune amichette presso un fico situato accanto alla stalla della casa di ”za Martuccia”. Assunta e le amichette fungevano da f ’figlie”. Santina invece fungeva da ”mamma”. Le ”figlie” proprio come s’usa alla sera, nei paesi di campagna – fingevano di tornare a casa dai lavori, mentre Santina si preparava ad accoglierle per ristorarle. le ”figlie”, per far festa alla ”mammina”, le recavano fiori e foglie; queste ultime le avevano strappate dal fico. Quando ”za Martuccia” e la figlia Chiara s’accorsero che le bambine avevano rovinato il fico, si misero a rincorrerle per picchiarle. Chi ne prese di più fu Santina, sia perche lei aveva più foglie in mano sia perché faceva di tutto per riparare la sorella più piccola. Come se non fossero bastate quelle busse, si aggiunsero pure quelle della sorella Maria, che proibì loro di recarsi a giocare in quel posto. Non passarono 4-5 anni che ”za Martuccia” si ammalo gravemente. Aveva una specie di tumore purolento al naso che si estendeva fino all’occhio impedendole di vedere. Santina, come se nulla fosse, andava a farle visita, la puliva, le ordinava la casa, andava a gettare nel fiume il secchio d’acqua sporca e, quello che più conta, la medicava come poteva, cambiandole le pezzoline; un giorno che non ce n’era neppure una di ricambio, fece uso del suo fazzoletto pulito. Quella povera vecchia le diceva in continuazione: ”Sii benedetta bella di zia!”. ”… Adesso s’i confessata!” commentava con un pizzico di malignita Assunta. Quando la mamma seppe che Santina andava da quella vecchia, le raccomando di essere molto cauta perche quella malattia poteva essere infettiva. Ma Santina le fece capire che non c’era motivo di preoccuparsi: ”S. Elisabetta non mise forse nel suo letto un lebbroso, e il marito non lo vide forse cambiato nel Crocifisso?”. A queste parole, la mamma strinse Santina al suo cuore dicendole: ”Chi ti ha detto certe cose?”. E Santina: ”Le abbiamo apprese in Associazione e le ho lette pure sul libro!… ”. Dopo poco, domando: ”Mamma, per la festa di S. Elisabetta, ci fai diventare Araldine di S. Francesco?”. ”Si rispose la mamma purché siate buone! ”. Quando Martuccia mori, Santina senti un gran vuoto.

Rosario e Apostolato fra i bimbi

Il numero dei bambini per la recita del Rosario in casa di Santina andava sempre più aumentando. Specie d’inverno, dopo la scuola, venivano in casa per il Rosario da 50 a 60 bambini. Cosa li attirava? La buona grazia e 1’esempio di Santina, ma anche qualche piccolo donativo. Santina, infatti, s’era impiantato un registrino in cui annotava la presenza dei bimbi al Rosario con delle crocette. poi, a fine mese, sceglieva i più assidui e li premiava dando loro pupazzetti di zucchero, libretti, coroncine ecc.. Al Rosario ben presto si aggiunsero le Litanie della Madonna, del S. Cuore, dei Santi, il De profundis…. Santina era pure un’ottima maestra nell’insegnare a servir Messa. I canti di Chiesa per poi insegnarli agli altri. Ma si rivelava un vero fenomeno cosi la chiamavano – nella compilazione del giornali di Sezione, essendo abilissima nel disegno, riproduceva ora la delegata che dava ordini, ora le socie che devotamente si accostavano ai Santi Sacramenti, ora la processione, ora la festa del parroco…. Dalle lettere scritte nel marzo 1943, quando Santina aveva cioè 14 anni, ed era già una donnina, risulta che lei, oltre che studiare il catechismo per conto suo assieme ad Assunta, aiutava pure la sorella Maria nell’adunanza ai Fanciulli Cattolici e anche nella preparazione dei Chierichetti.

Nell’agosto 1943 ”Santina si ammala”

Nell’agosto de1 1943, Santina si ammalo: comincio a sentire strani dolori alle spalle. Ma, da principio, non dette peso. Il medico in paese non c’era, e lei attese che la febbre scomparisse da se. Ma, dopo 4 giorni, la febbre c’era ancora, anzi cominciarono gli alti e basi. Lei si alzo, ma poteva fare ben poco. Comincio ad andare in Chiesa soltanto la Domenica, perché negli altri giorni non ce la faceva proprio ed era costretta a restarsene in casa.

8 settembre 1943: armistizio

8 settembre 1943: una data che gli italiani no dimenticheranno più.
Soldati italiani in fuga. Magazzini aperti. Caserme abbandonate. La gente vi si riversava facendo mambassa di tutto. Confusione enorme, caos…. Dopo qualche giorno, ecco arrivare i tedeschi e prendere le redini della situazione, che diventa sempre più tesa. Inferiori per numero di uomini e di mezzi agli anglo-americani, i tedeschi, proprio in Abruzzo, si accanirono incredibilmente nella resistenza, stroncando orribilmente ogni tentativo di ribellione da parte dei partigiani. Non contenti, entravano nelle case per la razzia degli uomini validi e spesso anche invalidi per mandarli poi a costruire trincee al fronte. ”Kaputt”, ”Distruzione” sembrava la loro parola d’ordine. L’Abruzzo, dunque, che fino allora aveva subito solo qualche bombardamento aereo e la mancanza dei mezzi di prima necessita, stava per iniziare il suo doloroso Calvario. Ma riportiamoci ad Alfedena per seguire passo passo la dolorosa Via Crucis di Santina e della sua famiglia. Quando, ad Alfedena, la radio annunzio 1’armistizio, da molti si credette che la guerra fosse finita. Ci fu un gran baccano e qua e la prorompevano grida di gioia: ”La pace! La pace…!”. Quando Assunta andò a dire a Santina che la radio aveva diramato la notizia dell’armistizio, e che quindi ormai la guerra poteva considerarsi finita, Santina con spirito profetico disse: ”La pace, Altro che pace! E’ la pece. Altro che fine della guerra! La guerra adesso comincia!”. Gli eventi confermeranno purtroppo le tragiche previsioni. Dopo 4-5 giorni, il paese si riempi di camions tedeschi, il movimento delle truppe del Reich era impressionante. Ovunque, scritte bislacche, frecce, cavi telefonici. E guai a chi li toccava! Ne poteva andar di mezzo la vita! Alberi interi venivano divelti un po’ ovunque per mimetizzare e nascondere camions e macchine militari. I tedeschi, ogni giorno, si facevan più prepotenti: entravano nelle case e pretendevano polli, uova, frutta, verdura. E razziavano dovunque. Come se ciò non bastasse, comincio subito la caccia all’uomo. I tedeschi avevano bisogno di manodopera nella escavazione delle trincee e perciò approfittavano di quanti capitavan loro fra i piedi, e, se trovavano resistenza, non temevano di ricorrere alle armi….

Comincia la dolorosa Via Crucis;

prima stazione: Scontrone ormai era impossibile continuare a vivere ad Alfedena. Perciò la mamma e le figlie decisero di ritirarsi nella vicina Scontrone, tanto più che li c’era un medico che avrebbe potuto visitar Santina e cosi curarla. Fu cosi che il 19 settembre, con poche masserizie, la mamma e le figlie partirono alla volta di Scontrone. Scontrone e un paesetto non molto distante da Alfedena, a 1100 m. sul mare, raggiungibile solo con la mulattiera. Santina era febbricitante e fu messa in groppa ad un cavallo. Povera figlia! Non riusciva a tenersi dritta ma, prostrata come era dalla febbre, si appoggiava su di un sacco che a bella posta le era stato collocato davanti. La mamma le disse che, se fosse scesa di cavallo, 1’avrebbe portata in braccio con 1’aiuto delle altre due figlie. Ma Santina rispose: ”Neppure una regina cavalca cosi comodamente!… ”. Come Dio volle, si giunse a Controne. Ci si sistemo alla meno peggio in una vecchia casa cadente e abbandonata, in cui c’eran nidi di piccioni selvatici. Come prima cosa la mamma fece visitare la figliola dal medico del posto, il quale, vedendo Santina di aspetto gaio e sereno, dopo un sommario esame, prescisse lacune pasticche; … aveva scambiato la pleurite con una febretta intestinale. Il male pero non andava via. Santina accusava dolori intercostali, sotto le spalle…. Un giorno, la mamma s’azzardo a dire al medico: ”La febbre non va via e i dolori aumentano. Che non sia la pleurite!?”, ma il medico, piccato, rispose: ”Ma chi e il medico?… Se ne sapete più di me, perché mi avete chiamato? ”. Chissà come, un pò alla volta, anche se non completamente, Santina si riprese.

Caccia all’uomo. Mitragliamento

Il papà era rimasto ad Alfedena a far la guardia alla casa. Ma, una notte, i tedeschi vi penetrarono, in cerca di cibarie e di donne. Lui allora se la diede a gambe levate e scappato via da una finestra, si nascose sul tetto, dietro il comignolo. L’indomani, capi che non poteva resta più ad Alfedena e decise di andare pure lui a Scontrone. Da Scontrone, poi, ogni tanto si facevano delle puntatine ad Alfedena, soprattutto per prendere un po di cibo, e soprattutto i legumi. Fu appunto durante una di queste puntatine che Alfedena con le zone circostanti fu mitragliata dagli apparecchi inglesi. Era il 2 ottobre 1943, nella casa di Alfedena, papà Giuseppe era invece nei campi. Fu un vero miracolo se tutti e tre rimasero illesi. In tutti i modi, indicibile fu la loro paura. In lontananza, da Scontrone, Santina ed Assunta videro tutto e notarono il fumo che si levava dai punti mitragliati. immaginarsi la loro apprensione quando si accorsero che la zona mitragliata era proprio quella in cui c’era la loro casa…. Tornate a Scontrone, Margherita e Maria trovarono Assunta che stava recitando il Rosario con Santina, accanto al suo letto. Di li a poco giunse anche il papa, pure lui sano e salvo. Commossi, si ringrazio Iddio di tanta protezione.

Razzie e timori

I tedeschi la facevano da prepotenti. Entravano nelle case e rubavano tutto. Ma quello che spaventava maggiormente era la loro voluttà di donne. Il papa di Santina s’era allontanato col suo bestiame su per i monti deserti. Ma i tedeschi lo rintracciarono e gli rubarono quasi tutti gli animali. ”Gli amici consigliarono il papa di far ricorso al comando tedesco, ma egli, molto opportunamente, decise di consigliarsi prima in casa. Fu allora che Margherita
gli disse: ”Lascia perdere/ Se vai a ricorrere, esponi maggiormente la tua stessa persona!… Dobbiamo piùttosto pensare a salvaguardcire le nostre figlie!” e continuava: ”0 Signore, se le dovessi vedere ’sfregiate’, sarei più contenta a vederle morte!… ”.

Il ”conte” di Napoli

Il diavolo volle che un ricco signore di Napoli un conte! venisse ad abitare, da sfollato, proprio dirimpetto all’abitazione in cui si era rifugiata la famiglia Campana. Quel signore, notata la semplicith e la bontà di Santina, se ne invaghì e comincio a circuirla e a prometterle mari e monti. Ma Santina no si lascio lusingare e, un giorno che quel signore s’era azzardato d’entrare in casa, lo respinse in malo modo. Narra Assunta che non ricorda mai parole cosi forti ed energiche come quelle pronunciate da Santina in quella circostanza. Assunta, dal canto suo, prese una paletta e gliela lancio addosso. Meno male che il malcapitato si giro e la paletta lo colpi alla mano.

Bombardamenti

A Scontrone si credeva di essere al sicuro, e perciò la piccola abitazione dei Campana dovette ospitare qualche altro sfollato. La sicurezza fu confermata dal fatto che, ai primi di ottobre, aveva cominciato a piovere, e quindi i bombardamenti aerei si rendevano quasi impossibili . Senonchè, nella notte tra il 7 e 1’8 ottobre, dopo 4 giorni di pioggia continua, Scontrone fu bombardata da apparecchi inglesi. Potevano essere le 21 del 7 ottobre, quando il bombardamento ebbe inizio. Le porte e le finestre della casa si spalancarono, i vetri si ruppero. Si udirono scoppi tremendi e fu visto un gran chiarore. Con speciali apparecchi d’illuminazione gli aerei inglesi avevano scambiato le ”piazzole” per la trebbiatura del grano per delle autentiche fortificazioni. Si diedero perciò a bombardare Scontrone senza pietà. Le povere figlie, che da poco si erano coricate, si svegliarono di soprassalto e si trovarono sbattute a terra. Da fuori, da più parti giungevano grida, pianti, lamenti. Il bombardamento duro 2 ore e mezzo, cioè smise verso le 23,30; i colpi si susseguivano alla distanza di 5 minuti circa. A mala pena, si riuscì a rifugiarsi in una vecchia stalla abbandonata. Quando tutto sembro finito, si usci dal rifugio. Ovunque, macerie, sassi, schegge, fumo. Il papa s’imbatte in una vecchia tutta malconcia e Maria in un bimbo napoletano sfollato. Anche Santina, uscita dal rifugio, s’imbatte in una ragazzini di 7 anni che aveva fra le braccia il fratellino di 4 anni. La bambina si chiamava Preziosa, e Giovanni il fratellino. Santina prese il bimbo in braccio e seguita da Preziosa torno verso la stalla, da cui era uscita. Ma, proprio mentre stava per entrare, un tremendo scoppio di granata la fece cadere a terra tramortita. Fu una vera fortuna se rimase incolume, tanto più che un giovane che le si trovava vicino rimase accecato da una scheggia. Santina, benché infermiccia, passo tutta la notte col bimbo in braccio. Quella notte ci furono oltre 30 morti ad Alfedena e 42 a Scontrone. E meno male che parecchie bombe rimasero inesplose, altrimenti le vittime sarebbero state molto più numerose. Quando si fece giorno, Santina s’avvide che, quando era venuta fuori dal rifugio, aveva camminato su tre bombe inesplose. Immaginarsi quale fu il suo spavento! Ma poi soggiunse: ”Ho pregato l’altra Mamma (la Madonna) e Lei non poteva permettere il male ai due innocenti che portavo con me!”. In quella stessa mattina, i due piccoli furono restituiti al povero papà che, nella confusione e nel panico della notte, li aveva smarriti. In quella stessa mattina dell’8 ottobre si seppe che la Chiesa Parrocchiale di Alfedena era caduta sotto il bombardamento e che la casa dei Campana era fortunatamente ancora n piedi. Molti erano stati i morti, e parecchi ne giacevano ancora sotto le macerie. Il fuoco che si vedeva in lontananza altro non era che un camion tedesco, carico di mine, esplose appunto durante il bombardamento. Intanto il papa non aveva saputo resistere alla tentazione di scendere ad Alfedena a rendersi conto di quanto era accaduto, tanto più che gli infissi della casa del paese erano stati infranti al bombardamento e quindi, praticamente, la casa era aperta a tutti. Notare tante cose distrutte, si diede con energia a estrarre dalle macerie quanti più feriti o morti poté e passo in quest’opera di carità la giornata, senza neppure mangiare.

2” stazione: vita nelle grotte

A circa 10 metri dalla vecchia abitazioe di Scontrone, c’eran quattro grossi proiettili inesplosi. Appena i tedeschi se ne accorsero, cominciarono ad esortare la popolazione ad allontanarsi per mettersi in salvo. La povera Margherita comincio a piangere: ”Ma dove dobbiamo andare.~…”. Santina allora le disse: ”Ci rifugeremo assieme agli altri nelle grotte della montagna”. E Maria: ”Andremo dove vanno gli altri”. Nel frattempo Santina cercava di preparare quanti più bagagli poteva: pane, coperte e lo stretto necessario. Poi, risoluta, disse: ”Andianzo, mamma! Iddio, che non abbandona gli uccelli dell’aria, non abbandonerà neppure noi! Offriamo tutto al Signore in inconto dei nostri peccati”, siccome la mamma era preoccupata per la salute della figlia Santina, questa le disse: ”Io, per me, mi sento la forza di camminare. E poi, non e questo il momento di pensare alla salute”. Si formo come una piccola comitiva e le Campana assieme a molti paesani presero la via del bosco, mentre il papà era ancora ad Alfedena. Si trattata di percorrere diversi km. Santina, anche se convalescente, recava il suo pesante fardello in silenzio, senza lagnarsi minimamente. Gli altri della comitiva spesso brontolavano e imprecavano alle potenze umane, alla guerra, … Santina, che in quel frangente vedeva la volontà permissiva di Dio, volgeva allora il suo sguardo di rimprovero e di correzione, e dinanzi a quello sguardo, bisognava cedere e smettere immediatamente. Ad un certo punto del bosco, la gente comincio a sparpagliarsi. Non si sapeva dove andare ne cosa fare. La mamma e Santina presero il fagotto più leggero e si spinsero innanzi. A un certo punto, Santina scorse in lontananza una grotta, come un buco; disse perciò alla mamma: ”Vado ad accertarmene. Se e una grotta ti faro cenno!” e volo via come una farfalla. Santina aveva indovinato. Di h a poco nella grotta giunsero anche la mamma e le sorelle. Con una scure si tagliarono via gli sterpi e con una zappa si fecero degli scalini all’ingresso. La grotta poteva contenere 5 persone distese, ma ci sarebbe voluto almeno un materasso da collocare di traverso. Fu cosi che Maria ed Assunta decisero di tornare a Scontrone e prendere il materasso e qualche altra robetta. Buon per loro che una buona donna mise a loro disposizione un asinello. Si era molto in pena per il papa, che, come si ricorderà, era ancora ad Alfedena, quando comincio quella dolorosa processione verso la montagna. Quand’egli torno a Scontrone e non trovo i suoi, rimase come interdetto e s’inquieto moltissimo. Nella grotta le povere donne si erano sistemate alla meglio. Ma era terribile abitarvi specialmente a motivo del freddo intenso e per l’apparizione di veleno di serpenti. Una volta, fu proprio la sveltezza di Santina a metterne in fuga uno. Al mattino, le brave figliole andavano a prender 1’acqua verso Scontrone, ove c’era la capanna di Crognale. Li presso s’eran arrangiati alla meglio anche molti di Alfedena, e tra essi il Parroco ”on altri due Sacerdoti, i quali avevano preparato una specie di cappelletta con un misero altare, su cui celebravano tutte le mattine l’uno dopo l’altro. Le brave figliole cercavano di ascoltare la Messa quotidianamente. E di tanto in tanto Maria si recava a Scontrone per far rifornimento di viveri. Tanto si fece che si riuscì a portar lassù finanche il maiale. Tutti erano tristi e turbati, solo Santina era estremamente serena: spesso ripeteva. ”Sara tutto quello che Dio vorrà… Tutto passa, solo Dio rimane! ”. Ormai ci si cominciava ad abituare a quella vita. L’unica preoccupazione grossa era quella di sapere dove fosse andato a finire il papa. Finalmente, il 15 ottobre, verso le 10, ci si accorse che anche il papa stava venendo verso la grotta. Tutte si impaurirono, temendo qualche sfuriata. Santina andò subito a pregare e s’inginocchio sui sassi. La sua preghiera, come al solito, non rimase delusa. Il papa, visto come s’erano sistemate, ne fu relativamente contento. Anzi torno in paese e porto lassù quanto gli fu possibile portare, finanche le due vacche, che usava per il lavoro, le uniche che i tedeschi gli avevano lasciate.

Caccia all’uomo

Un giorno, il papà si trovava nei pressi della stazione, quando fu fermato da alcuni tedeschi e invitato a salire con loro sul camion. Lui fece finta di non capire e, messosi a sedere, comincio a sbocconcellare il piccolo tozzo di pane che teneva in tasca. I tedeschi vedendolo cosi calmo e non temendo alcunché, entrarono nella stazione. Fu allora che lui, apporofittando del loro momentaneo allontanamento, se la diede a gambe levate. Corse, corse, e correndo gli sembrava di essere sospinto e protetto da mani invisibili… c’era invero chi stava pregando per lui. Santina, infatti, che si trovava con la sorellina Assunta rannicchiata sotto la stessa coperta nella grotta, ad un tratto comincio a piangere e a dire che uno di casa stava soffrendo…. Qual fu pero la gioia di Santina allorché vide che assieme alla mamma e a Maria che tornavano da Scontrone ove s’eran recate per i rifornimenti, c’era pure il papa. Per aver di che mangiare, si era ucciso da poco il maiale, che – come si e detto – a stenti era stato portato fin lassù nella grotta. Poiché non c’erano gli attrezzi necessari, lo si dovette ridurre quasi tutto a strutto e nasconderlo, in pentole, sotterra. Dopo non molto, due tedeschi, armati di tutto punto, si spinsero fin lassù, nella grotta dei Campana, in cerca di uomini e vettovaglie. Santina li per li rimase impietrita dall’apprensione, ma, poi, piena di fiducia, disse: ”La Madonna ci aiuterà! ”. Maria escogitò un piano, che riuscì alla meraviglia: si mise una fede al dito e se la fece notare dal tedesco, il quale domando: ”Dov’e tuo marito?”. Maria, coadiuvata da Santina, a via di gesti e di parole curiose, fece intendere che suo marito era prigioniero: ”Ha combattuto al fianco vostro! E’un ’camerata’!”. Il tedesco chiese a Santina che voleva entrare nella grotta per vedere se c’erano uomini, Santina, allora, fece cenno al padre (che, nel frattempo, s’era nascosto) di venir fuori. Un po’ perche era diventato uno straccio, un po’ perché aveva la barba lunga e un po’ perché era buio, sembrava che avesse 60 anni. Il tedesco, infatti, gli chiese: ”Quanti anni hai?”. ”Sessanta” suggerì sottovoce Santina. ”Sessanta” ripete il papa. ”Ah! sessanta?…” fece eco il tedesco… e si allontano.
LA MADONNA AVEVA CONCESSO LA GRAZIA.

IV spostamento: ritorno a Scontrone

Intanto la zona delle grotte andava sempre più riempiendosi di tedeschi. Andavano alla caccia degli uomini, penetrando sfrontatamente dentro gli abituri e mettendo sossopra ogni cosa. Ci furono dei tedeschi che cominciarono anche a scavar fosse e a far brillare mine. Si giunse cosi ad un ordine drastico: entro tre giorni quella zona doveva essere sgombrata e tutti dovevano ritornare in paese. Fu cosi che, anche per consiglio del Parroco
di Scontrone, si dovette fare marcia indietro e riportare indietro anche tutta la roba. A Scontrone, per timore dei bombardamenti, si scelse come dimora una vecchia casetta che si trovava quasi ai margini del paese.

V spostamento. Ordine di sfollamento per Avezzano, e invece si va a Montenero Valcocchiara.

Dopo appena tre giorni di permanenza a Scontrone, i tedeschi andarono a chiamare il Parroco e Podesth e li incaricarono di esortare il popolo a sfollare: nei giorni 28-29-30 ottobre, ogni mattina, si sarebbero fatti trovare in piazza 8 camions per il trasbordo di persone e cose fino ad Avezzano: ogni persona non avrebbe potuto portare che un solo bagaglio e non superiore ai 30 kg. Si diceva pero tra il popolino che sfollare equivaleva a essere trascinati dai tedeschi dinanzi al fuoco della guerra fino a chissà quando; mentre restare significava essere liberati da un momento all’altro dalle truppe anglo-americane! che… stavano per arrivare. Il papà, dunque, decise di non far sfollare i suoi, e perciò si diede da fare per trovar loro un rifugio conveniente. Il 27 ottobre, pertanto, di nottetempo, alla chetichella, si reco a Montenero ove trovavasi sfollato, pure il Parroco di Alfedena coi suoi. Notando che in quel paese c’era relativa calma e non v’eran timori, torno indietro per invitare i suoi a sfollare verso detto paesino. Giunse appena in tempo, perché Margherita e le figlie eran proprio sul punto di partire col camion alla volta di Avezzano. Esposto il suo piano, il papa si diede subito a caricare molta roba su d’un asinello – rubato prima dai tedeschi e ricuperato in seguito fortunosamente da Assunta –. Sarebbe andato lui prima e poi sarebbe tornato a riprendere i suoi. Per uscire dal paese, fece intendere ai tedeschi che doveva recarsi ad Alfedena. Poi, a mezza strada, devio. S’era fatto ormai molto tardi, e il papa non si vedeva tornare. La mamma e le tre figlie cominciarono ad impaurirsi e ad avere brutti presentimenti. Preoccupate, si consigliavano sul da farsi. Ad un certo momento, Santina entro in una stanza buia e comincio a recitare con singolare devozione il S. Rosario. Mentre lo recitava, senti come una voce interna che le diceva: ”Prima che finisca, tuo padre tornerà!”. Ed infatti fu cosi. Il papà narro poi come era riuscito a trovare un ”buco” presso la casetta dove s’era rifugiato il parroco d’Alfedena coi suoi parenti, e che aveva parlato con lui per la loro sistemazione. Si preparo allora molta roba e, mentre Santina ed Assunta andarono a riposare un po’, la mamma e Maria la portarono in una casa fuori dal paese; il papa poi 1’avrebbe trasportata di li verso il cimitero. Molto opportunamente il paph non aveva ricondotto indietro gli asini, ma li aveva lasciati in un piccolo campo d’erba medica, ai confini di Montenero. Egli pensava che se fosse stato scoperto dai tedeschi, avrebbe dovuto cedere l’asino e – quel che era peggio – sarebbe dovuto andare a lavorare per conto loro. Si organizzarono le cose sistematicamente: si doveva prima provvedere al trasporto della roba dalla casa al cimitero e poi dal cimitero alla nazionale, dalla nazionale alla Madonna del Campo, dalla Madonna del Campo al fiume Sangro, e dal fiume Sangro al luogo dov’erano gli asini. Ad un certo punto, cooperarono al trasporto della roba anche Santina ed Assunta, che, poi, quando giunsero al fiume Sangro, siccome 1’acqua era alta, dovettero essere portate sull’altra sponda sulle spalle del papà. C’era ancora un’altra difficoltà: come oltrepassare la strada nazionale, attraversata continuamente da autocolonne tedesche? Decisero allora di dividersi: papa, Maria e Assunta sarebbero andate prima e separate fra loro di 50 m. circa, poi sarebbe tornato indietro il papa a prelevare anche la mamma e Santina. Nell’attesa, la mamma e Santina si rannicchiarono e cominciarono a recitare il Santo Rosario. Quando il papa e le due figlie giunsero al castello della Madonna del Campo, credevano di trovarlo vuoto, invece lo trovarono pieno di paesani e di persone amiche. Tra queste c’era pure Bianca Montanari, che, il giorno innanzi, era stata brutalmente violentata dai tedeschi nonostante la sua eroica resistenza: era tutta malconcia e pesta; faceva pietà…. Lasciata la roba presso la Madonna del Campo, il papa andò a riprendere la moglie e Santina. Immaginarsi come rimase sconvolto 1’animo delle tre povere figlie, cioè di Maria, di Santina e di Assunta, allorché videro e poterono parlare con Bianca. Capirono perfettamente che i tedeschi non cercavano tanto di accontentare le loro passioni bestiali, ma quanto di insozzare di più bello ci può essere in una donna virtuosa.

Verso Montenero

Quando finalmente tutta la famiglia ..i ricompose, si mosse tutti assieme verso Montenero. Tutti recavano qualcosa; il bagaglio era piùttosto ingombrante, perché, quando si era partiti, si pensava sempre gli asini, che, dovevano trovarsi nel luogo in cui il papà li aveva lasciati. Senonchè, quando si giunse la, solo in lontananza si vedevano fuggire degli uomini, si sentirono poi partire dei colpi di pistola e si vide un branco di pecore abbandonate. Che fare? Abbandonare i sacchi era impossibile! Si nascose in una fossa il poco oro che si aveva, lo si copri con due bottiglie di liquore e un po’ di terra, e si continuo – con gran forza di volontà – a proseguire per la strada impervia. Santina dove portare il sacco con dentro le galline coi pulcini. Pur essendo molto deperita, lo portava a stento, ma silenziosamente e con somma pazienza, perché, oltretutto, le galline nel sacco strepitavano in continuazione.
Come Dio volle, si giunse a Montenero che ormai era notte inoltrata. Furono accolte con gioia e rifocillate alla meglio da una buona vecchietta in una caSa, in cui gia s’era rifugiato il Parroco coi suoi. La minestra, preparata alla buona, parve a tutti buonissima. Dopo la parca cena, ci si andò subito a coricare sull’unico materasso trasportato fin lassù faticosamente.

Prime peripezie a Montenero

L’indomani, le brave figliole poterono andare a Messa e sembro loro di rinascere. Quando, poi, sentirono suonare le campane di mezzodì, si commossero intimamente: eran più di 20 giorni che non le udivano. Una sera, il papa riporto due agnellini, che i tedeschi – chissà come! – gli avevano lasciato prendere. La buona Margherita li uccisi e li preparò per la cena. Le provviste scemavano a vista d’occhio. E perciò il papà decise una notte di fare una puntatina verso la ferrovia, nei cui paraggi aveva lasciato altra roba. L’indomani, di buon ora, sarebbero poi venute la moglie e le figlie in un luogo stabilito onde aiutarlo a trasportare. Quando il papa si allontano, tutte rimasero molto preoccupate. Santina, intanto, suggeriva ad Assunta di pregare: ”Di almeno un Rosario alla Madonna perché lo scampi! ”. L’indomani, prima che spuntasse il sole, ci si reco al luogo stabilito, ma qual fu la meraviglia e il dispiacere. di Margherita, delle figlie e di atre due buone donne che le avevano accompagnate, allorché non trovarono ne la roba ne papà. ”Cosa sarà avvenuto?”, subito si domandarono ”Chissà che non sia stato accalappiato dai tedeschi!… ”. Mentre, con nell’animo un dispiacere immenso, si faceva ritorno in casa, Santina si allontano un poco dalla comitiva. La mamma subito la sgrido dicendo: ”Adesso ci manchi tu a farmi preoccupare!”. Ma lei: ”Non vedi laggiù in fondo papa che arriva con la roba…. ”. Non si era sbagliata. Grande fu la gioia dell’incontro. Santina disse allora: Non poteva essere diversamente perché abbiamo lavorato tutti e due! (Forse voleva dire che lui aveva lavorato con le braccia, e lei Santina – con le ginocchia pregando). Dio non poteva non esaudirci! ”. Di li a non molto ritrovarono anche i somari che non erano stati rubati dai tedeschi, ma, trovati da uno di Alfedena e creduti abbandonati, erano stati condotti proprio a Montenero. Intanto le notizie che giungevano erano sempre più terrificanti: si parlava, ad esempio, d’una ragazza che, avendo opposto resistenza ad alcuni tedeschi che volevano violentarla, era stata prima accecata e martoriata e infine uccisa… Una vera martire della purezza!

Bombardamenti

La sera del primo novembre 1943, Montenero fu sorvolata da apparecchi inglesi. Faceva gran freddo, ma tutti dovettero venir fuori dalle loro case per cerca scampo altrove. Assunta disse a Santina: ”Non vorrei uscir perché più che paura sento gran freddo!”. Santina rispose: ”A me il caldo lo da Gesù col Suo amore. Ma ho paura perché non son preparata a morir sotto i bombardamenti!”. A cui Assunta: ”Se Gesù ti riscalda non dovrebbe farti aver paura”. E Santina: ”Io voglio morire non quando vogliono gli uomini, bensì quando vuole Gesù. Lo sai che delle imprudenze dobbiamo render conto a Gesù?”. Assunta, pero, disse: ”Si, si, tu predica, ma io intanto sento freddo!… ”. Il giorno dopo – 2 novembre mentre mamma Margherita e Assunta erano alla fontana per 1’acqua, due apparecchi a bassa quota scesero su Alfedena e sganciarono due bombe; una colpi in pieno un camion tedesco carico di munizioni, e questo a sua volta provoco lo scoppio di altri due camions vicini. S’immagini la deflagrazione e soprattutto il danno ingente. Molte furono le case rase al suolo e soprattutto molti furono i morti, e tutti tedeschi. La buona Margherita ed Assunta ebbero gran paura, anche perché dallo spostamento d’aria erano state buttate a terra, e non si riebbero che, quando, tornate a casa, poterono riabbracciare Maria e Santina.

Santina Campana un giglio tra le spine