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Comune di Collelongo

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Testi dell’avvocato Walter Cianciusi maggiori info autore
La coltivazione della vigna ha costituito e in parte costituisce ancora una delle assidue e più gravose occupazioni del contadino. Gia L’impianto del vigneto imponeva fatiche perché lo scassato, lo scavo dei solchi, doveva essere molto profondo. Le viti, poi, esigono lavoro continuo: per scacchia (tale in D.A.M.) cioè per togliere ”i nipoti” alle viti a primavera; poi per zappare in superficie attorno alle singole piante per favorire la penetrazione dell’acqua piovana; poi, più volte per nebulizzare con apposita pompa, sulle foglie e sui tralci, il solfato di I rame (L’acqua ramata) per disinfestare; poi per legare (attacca) i nuovi la vaschia tralci ai paletti ed ai fili di ferro tesi a rete tra le piante; poi per togliere i grappoli cresciuti male o malati; infine per vendemmiare se la pioggia e caduta a tempo giusto ed in quantità sufficiente, se la grandine non ha distrutto tutto, se il sole ha consentito la maturazione degli acini, se gli orsi o i cinghiali o le volpi o le cornacchie o i cacciatori non hanno saccheggiato il prodotto.

Sono giornate di festa: con i biconci (bbegunzie) si va alla vigna a riempirli di uva, si trasferiscono nella cantina di casa, dov’e la vasca di legno (vaschia) – e più di recente in muratura nella quale a piedi nudi si pigia L’uva (se pista). II mosto (le muste) denso e dolce cola in rivoletto dal cannello della vasca nel grande tino (tenacchie) che vi e sottoposto; le vinacce (le menacce, tale in D.A.M. per Collelongo) vengono raccolte per portarle al torchio (i tòrce, tale in D.A.M.) per la ulteriore progressiva spremitura. I torce, di legno di quercia, veniva installato in alcuni punti, sempre gli stessi, del paese e quelli in uso da noi avevano, per forma e grandezza, L’imponenza di un monumento. Per la complessita dei componenti (le viti e i dadi soprattutto, che dovevano combaciare esattamente) costituivano opera di alto pregio di artigiani specializzati.

Ci si prenotava per la torchiatura e bisognava aiutare il proprietario del torchio a stringere i dadi con i pali che si inserivano negli appositi fori. Bisognava di tanto in tanto sospendere L’operazione sia per aggiungere altre menacce a quelle gia spremute, sia per ricomporre il mucchio che si era sbracato in basso. Attualmente e in uso un torchio piccolo, che molti contadini hanno acquistato, a forma di tino, con meccanismi in metallo prodotti dall’industria. II risultato e forse migliore che prima, col vecchio sistema, ma una bella pagina di folklore e stata strappata e si e perduta.

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