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Comune di Collelongo

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Testimonianze di epoca italica
( Testi di Maurizio Paoletti )

Vari ritrovamenti sporadici testimoniano la vita della Vallelonga anche nella fase italica preromana, cui certamente sono da riferire anche le cinte murarie del M. Annamunna e del Colle La Croce. Oltre al frammento scultoreo noto come ”Gambe del Diavolo”, si segnalano alcuni dischi bronzei decorati, usati come corazza a protezione del cuore (Kardiophylakes).

Un Militare decorato
( Testi di Cesare Letta )

Esattamente un secolo fa, nel febbraio deI 1889,. fu rinvenuta presso Villavallelonga questa splendida stele funeraria, che sotto al nome del defunto presentava in rilievo una serie di decorazioni al valor militare. Subito esaminata dallo studioso tedesco Christian Hulsen, che ne trasse fortunatamente un calco e un disegno, fu successivamente mutilata, e per lungo tempo si credette che se ne fosse salvata solo la parte con L’iscrizione, murata fino a pochi anni fa come stipite nella finestra di una stalla. Grazie alla cortesia della proprietaria, Signora D. Nicolina Lippa, e stato possibile ritrovare all’interno della stalla ancora un frammento della parte decorata a rilievo, ed entrambi i pezzi sono stati generosamente messi a disposizione. II defunto e ricordato col suo nome completo di cittadino romano nato libero da padre gia cittadino e libero; a riprova di questa condizione, viene ricordata anche la tribù, cioè la circoscrizione elettorale e anagrafica nelle cui liste era iscritto il defunto. Si tratta della tribù Sergia, in cui furono iscritti tutti i Marsi quando ricevettero la cittadinanza romana, all’indomani della Guerra Sociale (91-87 a.C.). In base alla forma delle lettere, 1’iscrizione si data verso la fine del I sec. a C.. II nostro personaggio, un militare di carriera, quasi certamente non era un soldato semplice, ma il comandante di una centuria (centurione) o di corte di 600 uomini (primus pilus). Le decorazioni che figuravano nelle stele, riportate forse nel corso delle guerre fra Ottaviano e Antonio so no state oggetto di numerosi siudi, sia perché sembrano le più antiche rappresentazioni del genere, sia perché hanno permesso di documentare un parsono riconoscere innanzitutto (in basso a sinistra le tre torques, collari girocollo elastici di metallo, originariamente tipici dei Galli e divenuti poi segno di distinzione militare a Roma dal tempo in cui un Manlio, vincitore di un guerriero gallo, se ne fregio assumendo per se e per i propri discendenti L’epiteto di ’Tarquatus”. Ci sono poi (in basso a destra), braccialetti metallici pure elastici e aperti come i torques, con estremità a testa di serpente. Torques e armi erano le decorazioni più comuni e di minore prestigio. Ma il nostro personaggio poteva vantarne anche di più importanti: in alto, a sinistra e destra, si vedono due hastae purae, cioe lance senza punta di ferro; subito accanto, sono due insiemi di phalerae, scudetti o borchie metalliche collegate tra loro da cinghie; e al centro, come culmine della rappresentazione, una corona aurea, cioè d’oro; secondo la Maxfield (1981), potrebbe trattarsi di una una carona obsidionalis, che veniva conferita a chi si distingueva in occasione di un assedio.

Le caratteristiche geomorfologiche del territorio
( Testi di Silvano Agostini e Maria Adelaide Rossi )

II territorio preso in considerazione nella Carta Geomorfologica comprende la sponda sudorientale della conca fucense (Lago Fucino), i versanti e i rilievi posti in sinistra e in destra idrografica della Vallelonga. Su quest’ultimi e posta la depressione di Amplero ad una quota media di circa 840 metri. Attorno alla depressione carsica di Amplero si giustappongono in un raggio di pochi chilometri differenti unità geomorfologiche. L’unità G1 (la più estesa) propria dei rilievi in calcare e dolomia, e presente come unità fondamentale e con due sottounità. Essa si caratterizza con quote di affioramento compreso tra i 750 e i 1950 metri circa. Ha versanti a pendenze sostenute spesso spogli, con roccia affiorante, o coperti da praterie montane e submontane o ancora da bosco di faggio con elementi di Betulla e Tasso. Ai piedi dei versanti si rinvengono coperture di Cerro e rari coltivi. Su questa unità geomorfologica affiorano suoli a profilo A1/C (Rendolls tipici e Lithici). La continuità dei versanti e spesso troncata da rotture di pendio (scarpate) condizionate sia da linee di faglia che da differenze litologiche. La residua idrografia alla sommità dei rilievi risulta fortemente ridefinita dai processi carsici. Solo lungo i versanti vallivi sono attivi stagionalmente fossi e torrenti.

Alcuni si sono approfonditi fino a formare delle forre. La sottounità 01c si caratterizza per una concentrazione di forme carsiche (principalmente doline e inghiottitoi) che si evolvono sia sotto copertura forestale (carso coperto) che in roccia nuda. Oltre alle ”terre rosse”, le depressioni carsiche ospitano suoli bruno acidi profondi (circa 1.20 m.) e suoli con profilo A1/C o A/B/C (Rendolls Eutrochreptici, Eutrochrepts Rendollici). Questi ultimi suoli hanno dotazioni anche elevate di potassio e fosforo a testimonianza di remota messa a coltura. La sottounità G1s e caratterizzata da terrazzi morfologici (paleosuperfici) subpianeggianti debolmente rielaborate da processi carsici. Si rinvengono qui situazioni differenti che vanno dalla roccia affiorante alla cepertura di pascoli su suoli sottili, con profilo A1/R (Eutrochrepts lithici) e dotazioni di fosforo e potassio assai variabili da mettere in relazione, oltre che all’esposizione e alla pendenza, al passato uso agricolo. I terrazzi morfologici che si affacciano sulla sponda Sud della conca fucense (confinati da scarpate ripide) sono spesso perimetrali da recinti fortificati. E proprio in queste aree che sono evidenti sistemazioni e lineamenti determinati da ripetuti interventi antropici.

L’unità geomorfologia C1.3, e rappresentata da bacini di origine poligenetica, quindi determinati da una complessa evoluzione morfologica, che attualmente li caratterizza come bacini carsici endoreici. La conca di Amplero ne e un tipico esempio. La copertura vegetale in questa sottounità geomorfologia e del tutto assente. Si sottolinea la presenza di suoli con caratteri fortemente antropici che testimoniano una lunga presenza umana nell’area. Non sono rare essenze infestanti gia subordinate, in passato, ad elementi di tipo agricolo. Sono compresi in questa unità gli affioramenti di Bauxite in passato oggetto di attivita mineraria. Questa roccia dal tipico colore rosso e contenuto in minerali di alluminio e ferro, e spesso presente nell’impasto (di tipo grossolano) di alcuni reperti ceramici dell’età del bronzo. Alcune unità geomorfologiche sono costituite rispettivamente dal complesso litologico arenaceo-argilloso e da conglomerati del Miocene. L’area di affioramento e poco estesa quasi sempre determinata da complesse strutture tettoniche.

La natura dei terreni restituisce morfologie tipicamente degradate, franose e talvolta pseudo calanchive. Solo discontinui cespugli di Ginestra sp. proteggono dall’erosione coperture di suoli sabbioso-argillosi poco evoluti e scarsi in humus. Unità geomorfologiche B1-2 e B2. Nel loro complesso queste unità sono determinate dai depositi alluvionali e lacustri antichi e recenti che colmano il fondo della Vallelonga e la conca fucense. La litologia varia dai materassi di ghiaie per le alluvioni fluviali, fino a limi e argille lacustri. Le unità alluvionali e lacustri risultano terrazzate in più ordini. Allo sbocco della Vallelonga, come di altre valli appenniniche immissarie nel Lago Fucino, si riconoscono ancora le morfologie di conoidi di deiezione. L’origine di queste forme di accumulo e da ricondurre a condizioni morfoclimatiche instauratesi alla fine dell’ultimo periodo freddo (glaciale Wurm III) del Pleistocene – inizio Olocene. Questi depositi dunque, sono più correttamente da inquadrare come sedimenti fluvioglaciali. I depositi lacustri, sia fini che grossolani, appartengono a più ”cicli”. Dal punto di vista litologico e morfologico non e sempre facile condurre i limiti tra i singoli ”cicli”.

Nella carta si sono indicate tre linee di costa principali. Dette linee di costa indicano la posizione topografica più stabile, nell’ambito delle continue oscillazioni che hanno caratterizzato L’evoluzione del Lago Fucino. Le linee di costa separano, dunque, sculture morfologiche, facies sedimentarie o livelli guida rinvenuti nelle stratigrafie archeologiche, che nel loro insieme attestano la transizione tra ambiente lacustre o di palude e la terra emersa: a) linea di riva dopo gli interventi di regimazione in epoca romana (”massimo ritiro”); probabile linea di riva del lago nel X sec. a.C.; probabile linea di riva stabile durante L’età del bronzo. Con le sigle C1-2 e B2 sono, infine, indicate le unità geomorfologiche delle coltri detritiche e delle conoidi detritiche (Pleistocene-Olocene). Esse fasciano alla base i versanti calcarei raccordandoli alle alluvioni di fondovalle. Alcune conoidi detritiche risultano di età recente ricoprendo strutture archeologiche e insediamenti datatabili almeno sino al XII secolo d.C.

Queste forme di accumulo sono legate a modeste oscillazioni climatiche e degrado dei versanti. A questo proposito si evidenzia che nella Vallelonga dove le alluvioni risultano terrazzate in tre ordini, i depositi del terrazzo alluvionale intermedio (2’ ordine) contengono abbondante materiale di età romana. II terrazzo, successivamente riinciso, testimonia una evidente fase di accumulo di detrito nel fondovalle, prodottosi come ricordato, per erosione dei versanti sui quali, gia in età protostorica, si e andato determinando un intenso impatto con diradazione e sparizione del manto boschivo (resistasia antropica). Analizzando in conclusione il territorio anche nei suoi aspetti di percorrenza, oltre che di potenzialita ecologiche e insediative, risulta che le superfici morfologiche e le depressioni presenti sui rilievi calcarei, diffuse senza soluzione di continuità, costituiscono nel territorio esaminato una viabilita potenziale montana e sub montana.

Tuttavia L’unica viabilità naturale capace di integrare fra di loro più unità geoambientali, risulta la Vallelonga (B1-2). Complessivamente queste unità geomorfologiche ci restituiscono due contesti geografici giustapposti, con valenza ”locale” il primo, ”regionale” L’altro. Quest’ultimo si delinea lungo un tipico asse di ”tensione” appenninico ed ha come nodo principale il Lago Fucino: crocevia geomorfologico e geografico dell’Appennino centrale. Per unità geomorfologiche fondamentali si intendono gruppi litologici omogenei per natura, permeabilità, erodibilità, processi geomorfici (forme del paesaggio). Ovverosia contesti geoambientali contraddistinti ciascuno da specifici aspetti geomorfologici. – I suoli sono qui indicati secondo la classificazione Soil Taxonomy del U.S.S.D.A.; con profilo si intende L’insieme di orizzonti (”strati”) che caratterizzano un suolo della superficie al substrato (roccia, detrito, etc.).

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