LA VALLE ROVETO ( la Valle Roveto durante il XII° e il XIII° secolo )

I secoli XII e XIII, come si sa, continuarono ad essere, per la storia d’Europa, tempi di scontri tra Papato ed Impero: gli Italiani, parteggiando ora per L’uno ora per l’altro, non trovano pace. Divisi in Guelfi (i favorevoli al Papato) e Ghibellini (i favorevoli all’Impero), partecipano alle lotte, sospinti dal destino e più da calcoli privati. Nel grande rumore, anche la Valle Roveto di tanto in tanto e teatro di avvenimenti, marginali ora di più ora di meno, che vale la pena di ricordare, in un libro che e dedicato, appunto, ad essa. Il XII secolo vide le lotte accanite che si svolsero tra Federico Barbarossa (1123-1190) ed i Comuni dell’alta Italia: placate dette lotte, il Barbarossa tentò di legare all’Impero le terre del Sud d’Italia, già occupate dai Normanni.

Falliti i suoi tentativi militari, ricorse alla diplomazia, facendo unire in matrimonio suo figlio Enrico VI con Costanza, erede del regno normanno di Sicilia. In una cronaca di Riccardo da S. Germano, notaio di Montecassino, troviamo che Earico VI”successo al padre nel 1190, volendo, dalla corte di Palermo, passare in Germania, questo fece attraversando la terra di Pietro, conte di Celano. E facile per noi pensare che l’Imperatore questo abbia fatto passando per la Valle Roveto, la via più breve tra Sora (dove l’Imperatore si trovava) e Celano. Naturalmente non dovette trattarsi d’un tranquillo passaggio, poiché il passaggio d’un esercito non e mai tranquillo. Poco appresso, nel 1197, mori Enrico VI, e lo segui nella tomba l’Imperatrice Costanza l’anno successivo, lasciando erede un bambino, che fu il famoso Federico II. Il bambino crebbe sotto la custodia di Innocenzo III, il quale credette di fare del pupillo, allorché fosse diventato maggiorenne, un docile strumento della Chiesa. Un Imperatore guelfo, insomma. Il Papa si illudeva, perché Federico, divenuto maggiorenne e Imperatore, non mostro nessuna intenzione di fare il vassallo di Santa Madre Chiesa. Non passo tempo e si giunse agli scontri armati, durante i quali i Conti di Celano stettero dalla parte del Papa, coinvolgendo la Valle Roveto.

Il Conte Tommaso da Celano (uno di quei nomi che di tanto in tanto emergono nella Contea dei Marsi), agli inizi degli anni venti di quel secolo XIII, combatte contro gli eserciti di Federico proprio nella regione della Valle, infine si chiuse in Celano, dove lo raggiunse Federico II, concludendo con lui una pace, che fu una transazione: Tommaso conservo la Contea del Molise, ma perse Celano, che fu rasa al suolo e gli abitanti dispersi per vari luoghi del regno, compresa Malta. La Valle Roveto soffrì i mali del contraccolpo, vale a dire, i saccheggi. Di sfuggita narriamo un evento, tra gli altri, anche esso interessante: nel 1226 gelh il lago Fucino ed i buoi camminarono sul lago per il trasporto della legna. Altra sorpresa. Nel 1228, mentre Federico II si impegnava in Terrasanta (IV Crociata) il ribelle Conte della Campania, occupo, tra le altre terre, Sora, entro nella Valle Roveto, occupo Balsorano e poi tutta la Marsica. L’anno successivo, veloce come un fulmine, Federico II, tornato da Gerusalemme, brucio Sora, saccheggio la Valle e puni tutti i fautori del Papato. Sempre nella cronaca di Riccardo da S. Germano, troviamo che l’Imperatore di nuovo nel 1242 fu a Sora, passo per la Valle, raggiunse la Marsica e trascorse tutto il mese di giugno nei pressi di Avezzano. Qui cessa la cronaca di Riccardo da S. Germano.

Federico II morì nel 1250. In Germania gli successe il figlio Corrado IV, in Italia tenne la reggenza Manfredi. Proprio da un diploma di Corrado IV apprendiamo che nel 1252 (data peraltro incerta) fu eletto Conte di Albe Federico d’Antiochia, uno dei figli illegittimi di Federico Il, in opposizione alla nomina papale di Giovanni di Poli, della familia di Innocenzo III. Federico d’Antiochia morì nel 1256. In suo luogo Manfredi nomino conte di Albe e di Celano il figlio Corrado. Corrado d’Antiochia ebbe il temperamento turbolento tipico di tanti Avventurieri dell’epoca. Ghibellino, in rotta col Papa, tra le sue prime riprese si pone l’occupazione della Marca d’Ancona, il Ducato di Spoleto ed il saccheggio di territori pontifici. Caduto in un’imboscata e fatto prigioniero nel Castello di Montecchio (1262), fuga con l’aiuto di amici, tornò in Abruzzo, per difendervi i suoi possessi, allorche Carlo d’Angiò vinse Manfredi a Benevento e si proclamo re di Sicilia. Carlo d’Angiò, per suo conto, nomino conte d’Albe un non meglio identificato Ruggiero. Nel 1267 entrava peraltro in Italia Corradino di Svevia, figlio di Corrado IV, per tentare la riconquista dell’Italia meridionale. Corrado d’Antiochia fu tra i primi ad accorrergli incontro, e Corradino, in compenso, oltre alle contee di Albe e Celano, gli assegnò altre terre e aggiunse il titolo di principe d’Abruzzo.

Sui Campi Palentini, alla battaglia di Tagliacozzo del 23 agosto del 1268, certamente fu a fianco di Corradino, ma le cose andarono male: Corradino riuscì a fuggire, ma fu preso poco appresso e ucciso; Corrado fu fatto prigioniero sul campo ed ebbe salva la vita per intercessione del cardinale Giovanni Gaetano Orsini, il futuro Papa Nicolo III, che si fece giurare fedelta. Albe ed i castelli ghibellini della Valle Roveto subirono naturalmente varie rappresaglie. A questo punto intervengono notizie da atti notarili esistenti nella Certosa di Trisulti (Frosinone): Valle Roveto fu soggetta a Carlo d’Angiò; questi soggiorno a Civitella il 20 giugno del 1278. Allorché, pero, nel 1282 scoppio contro Carlo la rivolta dei Vespri Siciliani, Corrado, dimentico del giuramento fatto alla Chiesa, ricomparve sulla scena, con progetti vari di riconquista delle terre d’Abruzzo, ma non trovo sostegni validi negli altri signori ghibellini, e oppresso da milizie della Chiesa, riperse di nuovo le sue terre d’Abruzzo. In antichi documenti torna il suo nome (fra i fedeli alla Chiesa, avendo, evidentemente, mutata condotta), col titolo di conte di Anticoli: tuuttora questo villaggio del Lazio si chiama Anticoli Corrado.

La Valle Roveto non c’e dubbio che restasse angioina. I Registri Angioini degli anni 1292 e 1293 troviamo contessa d’Albe Filippa di Celano, discendente da Tommaso, già conte di Celano e d’Albe. Filippa è presente ancora in documenti del 1305 e 1306. Una curiosità: esiste una lettera di Papa Nicolo IV, datata 1 ottobre 1289, diretta ai fratelli dell’Ospedale dei lebbrosi di S. Silvestro, eretto ai piedi di Pescocanale, in diocesi di Sora, con la quale il Pontefice concedeva un anno e quaranta giorni di indulgenza a quanti visitavano la chiesa annessa al lebbrosario.

Testi di Gaetano Squilla