Nell’anno dell’unificazione italiana, il 1861, la scuola era poco frequentata dagli alunni per mancanza di aule e per la scarsa attenzione che avevano i genitori e gli amministratori comunali per l’istruzione. Su 22 milioni di italiani ben 17 erano analfabeti. Su cento italiani quasi 80 non sapevano leggere e scrivere, quanto a far di conto ricorrevano a metodi empirici, punte elevate si raggiungevano nel sud Italia e maggiormente nei territori rurali e montani. La scuola era frequentata da alunni provenienti da famiglie agiate: proprietari terrieri, armentari, farmacisti, medici e parenti di prelati. La donna, poi, secondo una falsa opinione borghese, soleva restare in casa a fare la calza. L’istruzione era in mano a preti, frati e gesuiti, gran parte delle scuole erano governate dalla chiesa. Non vi era un’organizzazione scolastica vera e propria. Il Ministro della Pubblica Istruzione del Regno Borbonico inviava circolari scolastiche ai Vescovi delle varie diocesi e questi le giravano ai parrochi.

In una nota rinvenuta nell’Archivio Diocesano dei Marsi, redatta nel 1813, l’incaricato Don Filippo Blasetti della parrocchia di Massa d’Albe stila un censimento delle scuole esistenti sotto la sua giurisdizione. La scuola di Antrosano era stata affidata al settantaduenne Don Vincenzo Altobe11i che percepiva un soldo mensuale di quattro lire e quaranta centesimi, e le seguenti qualifiche condotta serbata nell’insegnamento regolare, condotta serbata nella morale e disciplina degli allievi buona, osservazioni analoghe a qualche difetto da correggere, e miglioramento da produrre. Don Filippo Blasetti a margine del foglio postilla: ha tenuto lo stipendio.

Secondo l’incaricato del Vescovo tutti i suggerimenti per migliorare l’insegnamento o altre osservazioni da mettersi in evidenza si riducono solo ed esclusivamente al soldo mensuale e come se non bastasse Don Filippo Blasetti punisce il maestro con la riduzione dei compensi. Infatti in fondo alla relazione cosi propone alla curia vescovile di Pescina: si deve levare il due, e mezzo per 100 a tutti gli stipendi portati nella presente tabella. Don Vincenzo Altobelli aveva ottenuto un regolare giudizio per l’insegnamento, aveva saputo educare moralmente gli allievi, e aveva anche controllato la disciplina degli scolari, pero l’incaricato della vigilanza gli riduce il soldo mensuale; a meno che il provvedimento non sia stato preso per le ristrettezze economiche delle parrocchie e della Curia. E il passaggio dal Regno Borbonico al Regno di Vittorio Emanuele II non migliora l’attenzione verso l’istruzione da parte del comune di Massa d’Albe nella frazione di Antrosano.

Gli amministratori sono alle prese con i bilanci comunali, con le tasse e con i riordini amministrativi dopo il 1861. Entro in vigore la legge Casati per rendere obbligatorie le prime due classi della scuola elementare, ma molti comuni mal recepirono lo spirito innovativo della stessa legge. Le nuove disposizioni in materia scolastica furono considerate come una elargizione che lo Stato, cioè le classi sociali superiori, si sentirono di concedere a quelle inferiori o attraverso i Comuni o attraverso i privati e le congregazioni religiose. Nelle delibere consultate e depositate nell’Archivio di Stato dell’Aquila si notano accesi dibattiti tra i consiglieri comunali per aprire classi maschili e femminili, oppure solo miste, nella frazione di Antrosano. Non si trovano locali per ospitare i numerosi alunni e quando si rinvengono, essi sono senza riscaldamento, senza luce, senza banchi, senza bagni.

Parlare di materiale didattico e pura utopia. Le condizioni economiche delle famiglie di Antrosano di quei tempi sono al minimo di sostentamento individuale. Che volete che faccia dell’alfabeto colui al quale manca l’aria e la luce, che vive nell’umido, nel fetore, che deve tenere la moglie e le figlie nella pubblica strada tutto il giorno scriveva Pasquale Villari. Se gli date l’istruzione, se gli spezzate il pane della scienza, come oggi si dice, risponderà come ho inteso io: lasciatemi la mia ignoranza, poiché mi lasciate la mia miseria. Aprendo le scuole alle classi subalterne, si temeva che si potessero seminare i germi di ribellione e scontentezza. Gia dal quattordici ottobre 1859 l’amministrazione di Massa d’Albe si era fatta promotrice per istituire scuole e reperire le abitazioni per i maestri elementari i quali erano obbligati a risiedere nel luogo d’insegnamento.

Ed il sindaco fa sapere al Sottintendente di Avezzano di essersi adoperato per reperire, diligentemente, i locali per le abitazioni dei maestri nel capoluogo e nelle frazioni. Ecco il testo della comunicazione: Per quanto mi sia adoperato non mi e riuscito trovare abitazioni separate da quelle dei maestri per le scuole primarie di Massa d’Albe Superiore, Antrosano e Forme, da poiché il fabbricato in detto comune e ristretto, e che la popolazione si e fortemente aumentata, epperciò e d’uopo tollerare, i locali dei maestri medesimi. Cosi riscontro il Suo foglio de 17 settembre u.s. E’ aumentata la popolazione per cui non si trovano i locali per far risiedere gli insegnanti sul posto. La legge Casati, Ministro della Pubblica Istruzione, rendeva la scuola obbligatoria e gratuita per le elementari, per un solo biennio, ma solo ed esclusivamente dove i comuni avevano le possibilità finanziarie per renderla operante e funzionante. Cosicché al centro ed al sud, cioè nelle zone d’Italia più povere, questa nuova regolamentazione influì poco o nulla sulla istruzione delle masse. La gestione della scuola pesava tutta sui bilanci comunali compresi gli stipendi agli insegnanti. Nel 1901 ad Antrosano vi erano gia due tipi di scuola: maschile e femminile.

Nella seduta consiliare del sedici di maggio 1901, presieduta dal cavaliere Vincenzo Pace, si sopprimono le due classi e se ne crea una mista per motivi di bilancio, per diminuzione della popolazione scolastica a causa dell’emigrazione verso l’America e per scarsa frequenza degli alunni specialmente durante i lavori stagionali dei campi. Il consiglio comunale di Massa d’Albe, dopo ampia discussione, delibera di creare una sola classe mista e delibera di … Esaminata che nella frazione di Antrosano si trovano stabilite due scuole, una maschile ed una femminile; Ritenuto che la scuola maschile or fa due anni nella frazione di Antrosano non ha dato affatto quei risultati che se ne attendevano ed e stato un aggravio inutile della finanza comunale, poiché stante la straordinaria immigrazione di molte famiglie sostare per l’America il numero degli alunni inscritti nella medesima e stato di molto inferiore a quelle indicate nell’art. 7 del Regolamento generale della Pubblica Istruzione elementare del 9 ottobre 1895, e quello dei frequentanti addirittura incalcolabile se non del tutto negativo; ritenuto che giusta l’attuale censimento, si verifica una costante e reale diminuzione della popolazione di Antrosano, la quale e ora di 750 abitanti presenti nel Regno; ritenuto che la scuola mista, come nel passato, può interamente soddisfare tutti i bisogni della istruzione e della educazione della popolazione di Antrosano stesso, alla unanimita e per al-ata e seduta ha deliberato e delibera per l’approva-ione della proposta di soppressione della scuola maschile e femminile di Antrosano, e per il ristabilimento, quindi, della scuola mista, a partire dall’imminente anno scolastico 1901-1902…

Ricorso al Prefetto per gli stipendi
La decisione di far funzionare una sola classe mista non piacque ai consiglieri comunali di Antrosano che presentarono un ordine del giorno: Domanda dei consiglieri di Antrosano per la istituzione della scuola maschile oltre alla femminile in luogo della esistente scuola mista. La richiesta fu approvata all’unanimità con soddisfazione dei consiglieri sottoscrittori della petizione. L’amministrazione comunale di Massa d’Albe lascio la scuola di Antrosano e S. Pelino in balia di se stesse. Gli insegnanti elementari, maestri e maestre, rimasero senza stipendi per circa un anno, lavoravano in locali angusti e con classi di quaranta o cinquanta fanciulli.

Il Giornale d’Italia di sabato 20 gennaio 1905, in Cronaca Italiana, cosi riferisce: Lotta fra un sindaco, un ispettore scolastico ed un Sottoprefetto per una scuola. Gli insegnanti del comune di Massa d’Albe possono alfine cantare osanna per la resipiscenza del sindaco cav. De Angelis. Era dal mese di ottobre 1904 ch’essi non percepivano i loro stipendi, perché il capo dell’amministrazione comunale non si era curato di richiamare il tesoriere all’adempimento degli obblighi assunti, quantunque i maestri tutti avessero ricorso al Prefetto per essere soddisfatti nei giusti loro diritti, pure nulla avrebbero ottenuto senza l’intervento del Sottoprefetto, conte Pengileoni e del R. Ispettore scolastico, prof. Merolli. Ma al cav. De Angelis non basto la persecuzione spietata dei maestri per averli lasciati senza stipendi; volle anche ribellarsi alle giuste disposizioni emanate dall’Ispettore scolastico per la scuola maschile di Antrosano e per la femminile di S. Pelino, frazioni del comune.

L’ispettore prof. Merolli aveva ordinato la chiusura delle suddette due scuole, perché la prima, posta in un vano angusto, e la seconda, perché priva completamente di luce e di aria, informandone il Prefetto ed il sindaco. Il Prefetto elogio l’opera del funzionario. Il sindaco non rispose ufficialmente, ma avendo in privato inveito contro la scuola, i maestri e l’ispettore e il Sottoprefetto, conte Pengileoni, fu convocato nel suo ufficio e gli fu ingiunto di provvedere subito alle giuste ed igieniche disposizioni emanate dall’Ispettore scolastico. Anzi il Sottoprefetto volle, insieme all’Ispettore, recarsi ad Antrosano per constatare i fatti. Il sindaco intanto che prima non poteva avere altro locale per la scuola di Antrosano, fini col partecipare al Sottoprefetto ed all’Ispettore che aveva destinata una bell’aula e che aveva provveduto al resto compreso il regolare pagamento degli stipendi ai maestri.

Commissione di vigilanza
Il regolamento generale per l’istruzione elementare, decreto 9 ottobre 1895, prevedeva una commissione comunale di vigilanza sulle scuole elementari che era composta dal sindaco Giovanbattista de conti Pace, che la presiedeva, e dall’ufficiale sanitario. Gli altri membri eletti dal consiglio comunale, con voti unanimi, furono: Angelina Blasetti, Silvia Di Mattia, Maria Pace, Francesco De Angelis, Luisa Lanciani, Giovanni lacovitti, Giovannina Pacini e Annibale Cofini. In realtà la suddetta commissione non entro mai in funzione, controlli non vennero effettuati ne nel capoluogo e tanto meno nelle frazioni altrimenti non si sarebbe verificato ciò che ha riferito il corrispondente di Avezzano al Giornale d’Italia. Dalle delibere esaminate nel comune di Massa d’Albe non si riscontra una decisione per la istituzione di una sezione di asilo per l’infanzia.

Su sollecitazione dell’amministrazione comunale di Avezzano il 27 novembre 1898, delibera n°25, i consiglieri di Massa d’Albe approvano all’unanimità dei presenti per la Regificazione del ginnasio marsicano pareggiato e per la istituzione di una scuola tecnico-agraria….di indirizzare la sua istanza ed il proprio voto a S. Ecc. signor Ministro della Pubblica Istruzione affinché il deliberato del consiglio comunale di Avezzano abbia a conseguire l’invocato provvedimento per la Regificazione di quel ginnasio pareggiato e per la istitu ione ivi di una Scuola Tecnica e Agraria, reclamata anche dai bisogni dell’industria, dell’agricoltura che segnano un notevole e costante progresso in questo importante circondario.

Camillo Corradini
Nel 1906 gli insegnanti elementari ebbero il riconoscimento del loro stato giuridico tra mille difficoltà, ma la scuola rimaneva ancora affidata alle singole amministrazione comunali. Si accentuo sempre più il solco tra scuole dei comuni più ricchi e più organizzati e quelle dei comuni poveri e trascurati, tra scuole urbane e rurali. La scuola di Antrosano era stata classificata come scuola rurale di terza classe. Queste ultime scuole erano sistemate, come abbiamo sopra riferito, in locali inadeguati e malsani, amministrate da sindaci riluttanti a farsi carico di spese e problemi, affidate a maestri mal pagati e dequalificati. A tali cronici disagi si cerco di porre riparo nel 1911 con la legge Credaro che trasferiva l’amministrazione delle scuole elementari (salvo la gestione degli edifici e del materiale scolastico) dai comuni ai consigli provinciali, migliorava la condizione dei maestri e costituiva il Patronato Scolastico in ente pubblico.

Ma tutto procedeva tra lentezze e delusioni. Nel 1904 Vittorio Emanuele Orlando assunse come suo collaboratore nel Ministero della Pubblica Istruzione l’avezzanese Camillo Corradini. Cosi scrive il Bollettino dei Patronati Scolastici nel 1916 …e d’allora egli diede il suo ingegno vigoroso e singolarmente lucido e versatile, armato di volontà fattiva tenace e di non comune dottrina giuridica-amministrativa, a tutta una radicale riforma dell’amministrazione scolastica, la quale divenne via via più profonda e più vasta, dalla creazione del corso popolare, alla diffusione dell’istruzione nelle province meridionali, alla statizzazione della Scuola. Ma Camillo Corradini, oltre a tutto ciò, ha un particolare titolo all’ammirazione riconoscente degli aderenti ed amici dell’Unione Italiana dell’Educazione Popolare, di quanti seguono con interesse e simpatia l’ormai decennale e sempre più vasto movimento razionalmente organizzato per la elevazione intellettuale e morale delle masse lavoratrici della città e delle campagne.

Non bastano parole, programmi e convegni per migliorare le condizioni in cui versano le scuole, quelle abruzzesi, marsicane, di Massa d’Albe e di Antrosano; occorrono anche mezzi economici che fino a quel momento erano stati irrisori. Durante la sua decennale permanenza al Ministero della Pubblica Istruzione, il fondo per sussidiare le opere di assistenza e di integrazione scolastica, dalla somma irrisoria di circa 120 mila lire, fu elevato ad oltre un milione e mezzo. Una cifra ragguardevole per quei tempi considerando che l’Italia era impegnata, nel 1911, a sostenere uno sforzo economico per la guerra in Libia. Il sindaco di Massa d’Albe, amico personale di Corradini, Carlo Pace, ebbe discrete somme di denaro per migliorare l’edilizia scolastica, le biblioteche ed il finanziamento di corsi popolari per analfabeti e semianalfabeti nel centro e nelle frazioni.

Camillo Corradini, promosso Consigliere di Stato, lascio la Direzione Generale dell’Istruzione Primaria e Popolare; il suo impegno per la diffusione dell’istruzione e per il suo miglioramento specialmente nei territori rurali non venne mai meno anche quando fu eletto deputato. Sapeva quanto fosse importante la funzione di una scuola pubblica gratuita non solo per rendere giustizia ed uguaglianza alle masse lavoratrici, ma anche nell’interesse generale della nazione. Proveniva da una umile famiglia di Avezzano con scarsi strumenti economici e culturali. Ma gia l’orizzonte si stava incupendo: il terremoto del 13 gennaio 1915, la prima guerra mondiale, la spagnola e la dittatura fascista.

Libro e moschetto
Camillo Corradini divenne uno dei principali collaboratori di Giolitti dopo essere stato eletto deputato al Parlamento Italiano ed aver ricoperto la carica di Sottosegretario al Ministero degli Interni. La scuola era al centro del dibattito nazionale e l’Italia Liberale gioca la sua ultima carta. Tra gli anni 1921/22. Giovanni Giolitti, viste le difficoltà del momento, affido il Dicastero della Pubblica Istruzione all’abruzzese Benedetto Croce, cresciuto sotto la corrente dell’idealismo. Una scelta ritenuta, a ragione, di altissimo profilo culturale. Ma fu purtroppo tardi. Il liberalismo stava, ormai, cedendo al fascismo. A Croce subentro, a Viale Trastevere, un altro filosofo: Giovanni Gentile che ricopri la carica di Ministro della Pubblica Istruzione dal 30 ottobre 1922 al 26 giugno del 1924.

Il filosofo siciliano pose mano alla riforma dei programmi della scuola elementare, programmi intrisi di liberalismo, idealismo e fascismo, di cultura e politica. Camillo Corradini aveva dotato le scuole non solo di autonomia e mezzi economici, ma anche di autonomia comunale. Ora nelle scuole elementari si accentuano forme di controllo e di intervento statale secondo gli indirizzi del momento e la filosofia politica del Ministro di Mussolini. Non vi sarà più la Scuola Normale di tre anni per la preparazione e formazione dei maestri: si istituisce l’Istituto Magistrale di quattro anni ad indirizzo prevalentemente umanistico. La scuola media ed il liceo classico assumono un ruolo centrale, canale di selezione sociale e di formazione culturale delle future classi dirigenti: cosi era nelle intenzioni dei riformatori. Accanto al liceo classico nacquero il liceo scientifico e quello femminile, le donne venivano elegantemente ghettizzate, erano nate, secondo il pensiero gentiliano, non per pensare e nemmeno per dirigere. All’interno dello stesso Partito Fascista vi saranno resistenze per non escludere i figli di quei ceti piccoloborghesi all’interno dei quali, in parte, il fascismo era cresciuto.

Ritocchi e riforme alla riforma si spiegano, negli anni successivi, anche in questa chiave. Gli industriali si preoccupano per lo scarso peso dato alla cultura tecnica per la formazione di personale specializzato. Il regime cerca di chiudere con il Vaticano un capitolo che si trascina dalla presa di Roma del XX settembre 1870. Il Concordato dell’undici febbraio 1929 rappresenta un accordo politico vantaggioso sia per la Chiesa che per Mussolini. La real-politik, come si dice oggi, pone fine ad un dissidio che aveva creato non pochi problemi alle istituzioni, compresa la scuola. Si procede alle modifiche delle strutture scolastiche e nello stesso tempo si bonifica il libro di testo, viene introdotto il libro di Stato, testi scolastici preparati per le varie classi delle scuole elementari imposti a tutti gia dal primo anno di adozione nel 1930/31.

Incomincia una vera e propria pianificazione della cultura. Sfogliando uno dei libri si nota che essi sono ispirati ad una triplice parola d’ordine: Dio, Patria e Famiglia. Non mancano riferimenti al colonialismo, all’imperialismo, al razzismo, preparazione alla guerra. Qua e la campeggiano le figure di eroi, del Re e del Duce. Il regime recluta, nei vari campi disciplinari, rinomati tecnici del ramo come Grazia Deledda, Angelo Silvio Novaro, Cesare Angelini, Gabriele D’Annunzio, il Duce scrittore. Anche il calendario non può continuare a scorrere sempre allo stesso modo. Nelle lettere, nelle pagelle scolastiche, in qualsiasi atto pubblico compare l’Era Fascista. Si conta a cominciare dall’anno primo che corrisponde al 1922, l’anno della marcia su Roma; il nuovo principio d’anno e il 28 ottobre anniversario della marcia. Il 24 maggio ed il 4 novembre, data d’inizio e conclusiva della prima guerra mondiale, sono diventati sacri anniversari con cerimonie solenni nelle piazze, nelle chiese, nei municipi e nelle scuole. Il fascismo esalta se stesso come erede della vittoria e rivendica i successi.

Non si trascura la data del 23 marzo, nascita dei fasci e nemmeno quella del 21 aprile, natale di Roma. Sono date fatidiche per creare una memoria nazionale; la scuola viene usata come un formidabile moltiplicatore sociale di cultura monocorde. Anche la radio entra nelle scuole per dare man forte al libro di stato. I programmi radiofonici, ispirati dall’alto, vengono diffusi in specifici orari mattutini destinati agli scolari delle diverse classi. L’Opera Nazionale Balilla assume il controllo dell’educazione fisica nelle scuole elementari e medie, il ministero della pubblica istruzione viene ribattezzato Ministero dell’Educazione Nazionale. Diventa difficile per uno scolaro sottrarsi a questo capillare inquadramento di controllo e la stessa scuola collabora con i maestri in testa. La scuola si militarizza e si veste di grigio-verde, anzi di nero: figli della lupa, balilla, avanguardisti. Le foto d’archivio e quelle esposte in una mostra in un locale adiacente alla chiesa parrocchiale di Antrosano mettono in evidenza alunni che posano con la casacca paramilitare dell’epoca. Dal 1936 e fino alla caduta del fascismo -1943Ministro dell’Educazione Nazionale fu Giuseppe Bottai che aveva preparato una nuova Carta della scuola come una forma evolutiva della riforma di Giovanni Gentile.

Dalle cronache dei registri di classe
Per avere un’esatta cognizione del funzionamento di una scuola elementare nell’anno 1930/31 basta leggere la cronaca giornaliera di un insegnante di una quarta e quinta mista di 60 alunni. Le notizie statistiche riportate sul frontespizio del registro di classe fanno notare che l’età dei fanciulli va dagli 11 ai 14 anni e che la scuola e frequentata prevalentemente da maschi. Ecco le osservazioni riportate sul registro di classe per le condizioni igieniche dell’edificio e per il materiale didattico a disposizione. …l’igiene della scuola locale lascia molto a desiderare per il mancato funzionamento dei cessi poiché non vi e acqua; molti vetri delle finestre mancano e quelli che ci sono, sono sudici di calcina. Un grave inconveniente e dato dalla mancanza dei calamai nei banchi per cui i bambini sono obbligati a portarseli insudiciandosi le mani, gli abitini e quaderni. Inoltre, spesso avviene che qualche calamaio cada macchiando il pavimento.

Il recinto dell’edifico scolastico e ad uso delle lavandaie per stendervi i panni ed il terreno incolto. Il Comune non ha fornito ne l’inchiostro, ne la cancelleria per l’insegnante. Dalla cronaca si evince che manca l’acqua, i fanciulli si imbrattano le mani e ne si può pulire il pavimento dell’aula per rimuovere le macchie d’inchiostro. Vivere diverse ore in queste aule con sessanta alunni era molto pericoloso per la salute di ciascuno. Spesso le scuole venivano chiuse dall’ufficiale sanitario per mancanza di rispetto delle norme igieniche. L’ambiente sovraffollato era causa di focolai di malattie contagiose, bastava che uno scolaro fosse colpito dalla parotite (orecchioni) per diffonderla rapidamente contagiando i compagni.

Scrive sui registri l’insegnante: Risolvo l’incoveniente della mancanza di calamai col suggerire agli alunni di portare centesimi 50 per acquistarne facendo loro conoscere il risparmio che realizzeranno le loro famiglie e i vantaggi nell’ordine e nella pulizia. Infatti di buon grado tutti gli alunni hanno aderito. Al maestro non si poteva dire di no, quel che faceva e diceva non doveva essere contestato anche se sbagliava. Ricorrente era la risposta degli scolari: Lo ha detto il maestro! Tanto bastava per tacitare i genitori. Che tutte le famiglie avessero aderito di buon grado alla iniziativa dell’insegnante proponente e da prendersi con le molle. Le condizioni economiche degli anni 30 non erano floride, le famiglie erano numerose, come numerose erano le difficoltà giornaliere per sopravvivere.

Nell’anno XVIII dell’Era fascista due cittadini di Antrosano furono premiati con medaglia d’onore per avere una famiglia numerosa. L’Unione Fascista Famiglie Numerose, sezione provinciale dell’Aquila, premia Luca Di Matteo padre di tredici figli e Giuseppe Di Matteo con nove. In fondo al diploma rilasciato si legge: Hanno diritto all’impero i popoli fecondi, quelli che hanno l’orgoglio e la volontà di propagare la loro razza (1) Sempre nel registro di classe si legge: 25 ottobre: celebrazione delle nozze di S.A.R. (Sua Altezza reale) Giovanna di Savoia con re Boris-La Bulgaria rapporto con l’Italia. 28 ottobre: la marcia su Roma -il fascismo il Duce – Balilla – Pietro Perasso- Genova contro gli austriaci (1742) le piccole italiane. Il Fascismo, come il lettore può notare, e materia di studio e di valutazione.

Il metodo delle croci in testa
Leggendo la cronaca e le osservazioni sulla vita della scuola si ricavano notizie interessanti sul modo di vivere negli anni quaranta, sul modo di vestire e sulla scarsa attenzione per l’igiene in generale e quella corporea in particolare. Ecco che cosa si insegna dentro l’aula scolastica: 25/02/1940 -Nascita della Principessina Maria Gabriella Con facili parole illustro ai bambini questa data e approfitto per iniziarli alla conoscenza delle gloriose gesta di Casa Savoia. In data 28 febbraio 1940 la maestra si arma di forbici per segnare una croce in testa agli alunni che non vogliono radersi i capelli a zero. E per mortificarli e farli vergognare di fronte ai compagni ed agli abitanti di Antrosano ricorre, per eliminare i pidocchi, al taglio dei capelli. Avendo notato poca pulizia tra gli alunni, ho obbligato tutti a radersi i capelli e non ottenendo alcun risultato ho adottato il metodo delle croci in testa.

In tal modo gli alunni furono costretti a radersi completamente la testa, il metodo fu efficace. Ho fatto chiamare tutte le mamme perché facciano i grembiulini ai figli. L’insegnante torna alla carica con il grembiule, colletto e fiocco e delusa annota: Insisto perché tutti siano provvisti di grembiulini, ma ho poca speranza al buon esito. Queste raccomandazioni avvengono quasi al termine dell’anno scolastico. Come al solito gli insegnanti erano adusi a dividere la classe tra bravi ed asini, i migliori nel profitto scolastico occupavano i primi banchi, gli altri venivano abbandonati dall’inizio dell’anno. Alcune volte la selezione degli scolari ben curati dalle famiglie veniva effettuata all’atto dell’iscrizione. Si verificava, cosi, di avere una classe scelta a discapito di altra classe parallela.

Quando la selezione non era ben orchestrata o impedita allora avveniva nell’aula, come si può riscontrare dalla seguente annotazione. Divido gli alunni completamente negativi da quelli discreti e mi accingo a seguitare il programma con quelli che mi seguono. Gli alunni sono costretti a seguire la maestra e non viceversa, lo scolaro abbandonato a se stesso successivamente abbandona la scuola e forse con i corsi popolari otterrà la licenza di quinta elementare. Il metodo delle croci in testa ed il metodo per gli alunni negativi appartenevano ad una scuola dove l’autorità del maestro, non l’autorevolezza, mortificava, spesso, anche le migliori intelligenze.

La fine della Seconda Guerra Mondiale e la ripresa scolastica
Quasi tutti gli edifici scolastici dei territori occupati dalle truppe naziste erano mal ridotti per essere stati sedi, dal settembre 1943 a giugno 1944, di comando ed alloggio per le truppe; altri edifici furono completamente distrutti dalle incursioni aeree degli alleati. Nei giorni successivi alla Liberazione la classe dirigente repubblicana si trovava ad affrontare un difficile compito nel settore scolastico sia dal punto di vista strutturale che istituzionale. Per quanto riguarda la scuola come istituzione, dove erano arrivati gli Alleati, c’era stata un’opera di defascistizzazione che si era limitata a rivedere i programmi, ai libri di testo di Stato (l’abolizione del testo unico fascista per le elementari e del 1945).

L’Italia era ridotta ad un cumulo di macerie, la popolazione era moralmente fiaccata, le famiglie avevano bisogno di lavoro e di aiuti economici, un paese in ginocchio non poteva, in quel momento drammatico, organizzarsi per una svolta culturale diversa dal passato regime. Se ne occuparono, invece, letterati e pedagogisti inglesi ed americani che nel 1945 emanarono nuovi programmi per la scuola elementare, programmi ancorati prevalentemente alla cultura anglosassone e non a quella della tradizione umanistica italiana. Una nuova pedagogia ed una nuova didattica vennero introdotte nella scuola italiana con personale docente ancora legato a metodologie autoritarie e soffocatrici della liberta e dell’autonomia dell’allievo.

Si richiedeva una nuova cultura d’insegnamento a personale che aveva altra musica in testa. Anche i rinati partiti avevano difficoltà ad orientarsi in quel totale sconvolgimento delle coscienze. Solo dopo dieci anni si ebbero programmi legati alla cultura italiana tra dibattiti di cattolici, laici e liberali. Nel 1955, e il caso di dirlo, la scuola elementare italiana riparte con maggiore vigore culturale, dopo un periodo alquanto incerto.

Riparazione dell’edificio scolastico per eventi bellici
La scuola elementare di Antrosano fu occupata dalle truppe tedesche per operazioni di guerra per tutto l’anno scolastico 1943/44 e gli scolari dovettero abbandonare gli studi forzatamente. In una pagella scolastica rinvenuta tra i ricordi di uno scolaro dell’epoca, l’insegnante ha scritto di proprio pugno: ha abbandonato gli studi. Una annotazione ipocrita che voleva celare quali erano state le vere motivazioni o, forse, per far percepire stipendi e continuità di servizio ai titolari del plesso. L’edificio scolastico era inagibile per cui l’amministrazione comunale di Massa d’Albe prese in esame la possibilità di preparare un progetto di ristrutturazione.

Per i lavori di riparazione furono redatte due perizie: la prima in data 26 settembre 1945, importo di L. 150.000, a pochi mesi di distanza dalla ritirata dei tedeschi; la seconda, suppletiva, in data 22 luglio 1946 dell’importo di 180.900 ed approvata, a tamburo battente, il 16 agosto 1946. Le perizie erano limitate solo alla riparazione dell’edificio scolastico dimenticando la terza perizia per l’arredamento di banchi e cattedre. Infatti l’ingegnere dirigente del Genio Civile di Avezzano, Giorgio Bettocchi, in data 30 aprile cosi relazionava: Poiché le suddette perizie non prevedevano la spesa occorrente per la ricostruzione dell’arredamento scolastico e considerata la necessita impellente di dotare l’edificio dell’arredamento stesso, si e redatta l’unita perizia suppletiva dell’importo di L. 280.000 che prevede, a norma della circorlare ministeriale n. 50 del 4 gennaio 1947, la ricostituzone dei soli banchi e cattedre.

Considerata l’urgenza .si e redatto il relativo verbale…. I lavori di riparazione dell’edificio scolastico di Antrosano furono eseguiti dall’impresa Andrea Di Mascio fu Cesare che richiese un compenso di L. 55.000 (cinquantacinquemila) per la revisione dei prezzi in corso d’opera. La completa ristrutturazione dell’edificio scolastico ed il relativo sopralluogo di collaudo avvenne in data otto settembre 1948, dopo circa tre anni dalla consegna del capitolato d’appalto. La fornitura di banchi e cattedre fu affidata alla falegnameria di Antonio Pescante fu Loreto di Avezzano che offirì un ribasso d’asta del 6,50% sulla somma di L. 280.000 (duecentoottantamila), la consegna avvenne il 10 marzo 1950. Dopo tante difficoltà e peripezie logistiche la scuola elementare incomincio a funzionare regolarmente con classi maschili e femminili, con grossi banchi di legno pesante e a due posti, con inchiostro e calamaio.

Il calo delle nascite verificatosi durante la guerra si fece sentire al punto tale che si dovette ricorrere alle pluriclassi, tre insegnanti operavano su cinque classi suddividendosi gli alunni di comune accordo, con bacchetta in mano e bocciatura dietro l’angolo. Il Ministero della Pubblica Istruzione per debellare l’analfabetismo istituì diversi Corsi Popolari per adulti nella provincia dell’Aquila, alcuni furono gestiti direttamente, altri da enti aventi riconoscimenti giuridici e morali, altri ancora da amministrazioni comunali. I Corsi Popolari erano di tre tipi: A – B – C; potevano iscriversi al corso A gli analfabeti che per vari motivi non avevano potuto frequentare la scuola; al corso B coloro che avevano interrotto gli studi anche a causa degli eventi bellici; il corso C era riservato ad adulti che pur avendo ottenuto la licenza di quinta elementare, con il passar degli anni, erano diventati analfabeti di ritorno. Le lezioni si tenevano nell’edificio scolastico nelle ore serali e preferibilmente durante i mesi invernali.

Diversi corsi furono finanziati ed istituiti ad Antrosano con un discreto numero di frequentanti per un recupero culturale di operai, artigiani e contadini. Da ricerche effettuate e da informazioni attinte negli Enti preposti non risulta che ad Antrosano abbia funzionato un asilo e successivamente una scuola materna privata o statale. Nessun fatto rilevante e stato riscontrato nella cronaca giornaliera dei docenti, salvo il verificarsi della chiusura forzata della scuola per calamita naturale come la grande nevicata del febbraio 1956 e qualche sporadica chiusura per fatti epidemici. Per il calo delle nascite le classi sono andate, via via, assottigliandosi fino alla chiusura della scuola, per mancanza della materia prima: gli alunni.

La scuola elementare di Antrosano non ebbe, con la chiusura dell’anno scolastico 1985/86, la possibilità di conoscere le nuove disposizioni ministeriali con I’introduzione dei moduli e la presenza di più insegnanti; gli scolari non ebbero il problema degli zaini pesanti ripieni di cartelle e libri e ne il docente competente nella lingua straniera o di cliccare con un computer. Dai registri di classe degli insegnanti non risultano inserimenti nelle classi di alunni disabili e con problemi, ovviamente non vi era la presenza di un insegnante di sostegno per scolari handicappati. Nell’anno scolastico 1985/86 gli alunni si erano ridotti a diciassette con due soli insegnanti. Qualche genitore, per motivi vari, preferiva condurre i propri figli nella scuola elementare del capoluogo. La prima, con la seconda e la terza classe, fu affidata all’insegnante Wanda Contestabile in Di Matteo, la quarta e la quinta ad Alberto D’Angelo, due insegnanti elementari nativi del posto.

Ecco l’elenco degli ultimi alunni frequentanti la scuola di Antrosano: classe prima -Valeria Calizza, Angela D’Angelo, Giuseppe Ruscitti, Mario Ruscitti, Fabrizio Silvagni; classe seconda-Annalisa Carapucci, Michela Franchi, Vinicio Gagliardi; classe terza -Pietro Cardilli; classe quarta -Alfonsina Babbo, Cristiano Ercoliano, Corrado Capoccitti, Daniela Cardilli, Marianna Gagliardi; classe quinta -Luca Libertini, Valentina Silvagni e Massimo Amatilli. Una scuola pluriclasse, dove gli insegnanti erano impegnati a svolgere contemporaneamente più programmi, richiedeva più capacita da parte dei docenti per non lasciare orari vuoti e per tenere impegnati gli scolari. Ora l’edificio scolastico e stato affidato ad una compagnia teatrale di Avezzano da parte dell’amministrazione comunale.

(1) Documento fornito da Bruno Gualtieri di Avezzano

Testi tratti dal libro Antrosano memoria e storia
(Testi a cura di Giovanbattista Pitoni e Alvaro Salvi)

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