La scrittrice Maria Assunta Oddi presenta l’opera pittorica di Ascenzo Bianchi



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Luco dei Marsi – Giovedì 15 luglio, nel Centro Servizi Culturali di Luco dei Marsi, presso l’ameno convento francescano, è stata allestita la personale dell’artista abruzzese Ascenzo Bianchi alla presenza di personalità del mondo accademico e politico.

“Scenzin”, come viene chiamato affettuosamente nel dialetto del suo paese, nato a Luco dei Marsi il 9 settembre del 1931, inizia giovanissimo l’apprendistato di decoratore e restauratore ad Avezzano, con il maestro Antonio Spadafora, poi a Roma, con il Professore Pace ed in Svizzera dove si occupa di serigrafia pubblicitaria. Per completare gli studi, nelle varie applicazioni della decorazione parietale, frequenta corsi di pittura e scultura presso il Tecnicum di La Chaux De Fonds, città del famoso architetto Le Corbusier.

Nel 1963 è nuovamente in Italia, a Fano, dove con intenti pedagogici comincia ad occuparsi di corsi per l’istruzione professionale dei giovani in collaborazione con il CNA e la provincia di Pesaro-Urbino.

Dal 1975 fino al 1985 ricopre la carica di Presidente dell’A.P.E.A. (Associazione Pittori-Decoratori Parietali) per promuovere l’aggiornamento degli associati. Proprio per i suoi molteplici interessi e la varietà delle produzioni non è facile parlare di una personalità poliedrica come quella di Ascenzo Bianchi.

Si può, tuttavia, evidenziare, sia nella sua biografia che nella proficua attività artistica, un respiro europeo che lo pone in convergenza dei grandi movimenti culturali dal Razionalismo dell’ottocento, che considera “bello” solo ciò che ha una funzione pratica, all’Art Nouveau del primo novecento che superando la distinzione tra “arte pura” e “arte applicata” libera l’estetica dalla morale e dal pragmatismo.

Durante l’arco della sua lunga carriera, l’evoluzione espressiva dal ramo decorativo alla pittura, è sempre stato connotato da una forza comunicante che affida alla cromia l’invito all’uomo frettoloso a soffermarsi per cogliere nella quotidianità l’estro creativo: “Esiste un momento in cui le parole si consumano e il silenzio inizia a raccontare” (Khalil Gibran).

Poiché nella sua pittura ha sempre unito all’espressione originale del suo mondo interiore i mutamenti culturali ed ideologici della realtà sociale, i generi artistici sono stati generati dal vissuto esistenziale.

Il suo iniziale modo di creare, da lui denominato “Futura”, che rappresenta la tradizione nello spirito del progresso spirituale e tecnologico, si è mutato per rispondere al bisogno di un’originale espressione dell’”io”. Un “io”, pertanto, universale perché capace di comunicare nel codice della condivisione e della solidarietà. Perdersi nei colori e nelle forme delle sue produzioni significa ritrovare l’essere di ognuno e di tutti. Paesaggi esotici, visitati nei viaggi immaginari della sua fantasia, si aprono a scorci quotidiani e a volti familiari pieni di autentico sentimento. Perché in “Scenzin”il “decoro” non è mai un’arte divisa dall’animo del decoratore. Nella tavolozza di Ascenzo, i colori accesi, distribuiti lungo una costante dialettica tra tonalità fredde e calde, sono fusi ora secondo uno sfumato delicato ora attraverso interruzioni di insoliti accostamenti.

Nonostante ciò la pittura di Ascenzo, sempre in evoluzione ed aperta alla sperimentazione, non vuole abbandonare il tratto del disegno. La linea nella sua raffigurazione possiede vitalità e diventa guida del colore. Il segno grafico riemerge nelle sue ultime opere quasi a esprimere la solitudine, causata dall’emergenza sanitaria, per urlare il bisogno connaturato della “vicinanza” esistenziale. Come dice Papa Francesco “Nessuno si salva da solo” e navighiamo nel mare della vita abitando la stessa barca. Proprio per questa condivisione con l’altro, l’essenzialità formale di Bianchi, non costituisce una gabbia in cui le cromie sono rinchiuse ma, con l’avanguardismo storico, diventa mediazione tra realtà ed inconscio, tra presente e futuro.

Grazie, Ascenzo, per la fluidità della tua arte e la sobrietà della figurazione che trova nel “Ductus” la sintesi in un costante rapporto tra materia e spirito nell’intelligenza del cuore.