La sagra della maternità nella gara della Coppa dell’Ascensione (agosto 1929)


La preoccupazione di un declino demografico e l’urgenza di adottare politiche per aumentare il numero delle nascite durante il ventennio fascista, erano state già sottolineate da Mussolini nel discorso del 26 maggio 1927 (giorno dell’Ascensione). 

In effetti, il duce, intensificando in ogni ricorrenza i suoi interventi, intese sempre più spronare tutte le famiglie italiane ad accrescere la prole. Il fascismo, in tal modo, stava operando una vera trasformazione della famiglia patriarcale tra modello sociale e culturale, conferendole nuovi stimoli sostenuti e incoraggiati dal regime (1).

Il 27 luglio 1929, al signor Umberto Frezza (un meccanico di Carsoli) pervenne «dal Duce la somma di Lire 200 con espressioni di compiacimento, perché la di lei moglie Tecia Di Berardino ha dato alla luce due bambini di sesso maschile» (2).

L’importanza e alcuni aspetti di questa politica familiare, furono ancor più stimolati nella successiva gara della «Coppa dell’Ascensione», cui parteciparono tutti i podestà dell’Abruzzo, Molise e, naturalmente, della Marsica. Volendo riassumere i risultati generali possiamo affermare che, dopo una prima selezione, tra i comuni rimasti ancora in lizza c’era anche Avezzano, rappresentato dalla famiglia di Rocco Patriarca che aveva undici figli (3). Tuttavia, la gara raggiunse consensi ovunque. Il comitato esecutivo, riunito alla Casa del Fascio di Pescara e «presieduto da S.E.Cristini [già comandante delle legioni nella Marcia su Roma e presidente comitato esecutivo regionale], dopo aver votato un caldo ringraziamento e un vivo plauso alla Giuria ed aver preso atto delle sue conclusioni ha deliberato, conformemente al Regolamento della gara di aggiudicare la Coppa dell’Ascensione e il premio di L.5000 al Comune di Ortucchio».

Tra gli altri cinque premi di lire mille appena assegnati, figurava anche il comune di Gioia dei Marsi; mentre, speciali attestati, andarono a Pescasseroli. La stampa fascista dette ampia risonanza alla vittoria del piccolo borgo di Ortucchio, presentato all’opinione pubblica come un fulgido esempio da seguire. Molti corrispondenti di quotidiani nazionali presto raggiunsero il paese per conoscerne la storia e le sue origini, poi ampiamente illustrate con le foto delle sue vestigia monumentali: «Il paese che oggi entra così strepitosamente nella prima pagina della storia demografica dell’Italia di Mussolini, è situato all’estremità sud-est del prosciugato lago del Fucino sopra un’isoletta accanto alla riva detta nell’antichità Ortigia». Il podestà del municipio, Umberto Irti, fiero dell’importante traguardo raggiunto, inviò il seguente telegramma al duce: «Benché decimato terremoto et larga eroica partecipazione Grande Guerra – Ortucchio fascista fierissimo conquistato primato regionale est sicuro mantenerlo anni venturi. Ossequi – il Podestà Irti». Aggiunse il cronista: «L’entusiasmo del popolo di Ortucchio è la migliore prova di quanto sia sano il nostro popolo e come sia stato da esso accolto il volere del Duce. Il Comune premiato ha oggi la sua festa come non l’ebbe mai, e nel suo cuore, silenziosa e solenne, si è già stabilita la certezza della prossima vittoria». La coppa (un’opera d’arte creata da Nicola D’Antino), in un primo momento fu esposta e presentata a Pescara e Francavilla al Mare, dall’onorevole Giuseppe Bottai. 

L’inviato Napolitano, intensificando i rituali di una Marsica gloriosa, fece conoscere alla nazione che l’agricoltura era la forza di quel paese, esaltando così la tenacia della razza: «Questo faticare senza respiro, aggrappati alla terra, contro la miseria, il destino e la natura nemica. A testa bassa, i marsicani si battono senza riposo. Partono da Gioia, da Pescina, da Magliano, da Massa d’Albe, da Cappelle, da tutti i paesi e vanno a lavorare nel Fucino». Commenti positivi e altisonanti furono riportati anche da «Il Corriere della Sera», «La Gazzetta del Popolo», «Il Giornale d’Italia», «La Stampa» e da «Il Mattino» (4).

La competizione, quindi, fu vinta dal paese di Ortucchio e la coppa simbolica di fertilità venne donata al podestà Umberto Irti dalle mani di Giuseppe Bottai, che ribadì l’importanza dell’avvenimento come: «Una battaglia democratica secondo il volere del Duce amatissimo». Oltretutto, il premio di cinquemila lire, fu distribuito ai nuclei più numerosi, convertito però «in grano per impedire che qualche allegro padre le destinasse alle sue libagioni», rispettando le parole di Mussolini che aveva sentenziato: «Terra Proles valida gens». L’ambito trofeo, dopo le manifestazioni del paese, fu invece trasportato al Museo Civico dell’Aquila, con grande rammarico della popolazione di Ortucchio.

Famiglia fascista di Avezzano (1939)

La solenne premiazione avvenne durante la festa di Sant’Orante e, il corrispondente, ben descrisse le fasi dell’evento ponendo l’accento anche sulle gravi sfasature del piccolo borgo: «Gli archi di luce abbelliscono il Corso Italia, costeggiati, purtroppo, ancora da ricoveri provvisori dei terremotati. La gran festa di pace e d’amore, la festa della maternità trova un duro contrasto nelle umili casette approntate quindici anni fa e non ancora cambiate! Questo spettacolo è forse oggi più triste del solito per il contrasto con tanta pura gioia. Vorremmo che questa festa della rinascita della razza coincidesse con la rinascita edilizia del nostro paese, distrutto dal terremoto nel 1915, ed ancora oggi, come ieri, accampato presso i suoi ruderi e solo con le prime opere di soccorso! È triste, ma questa festa ci conforta, perché ci ha fatto conoscere al Duce. Quando Lui saprà, farà!». Proprio perché, in quel preciso momento, nonostante le difficoltà ambientali, il borgo di Ortucchio rappresentava «il paese più prolifico d’Abruzzo». Nella piazzetta dove era ubicata la sede del dopolavoro, in una stanza imbandierata: «splendeva la Coppa simboleggiante il più puro degli amori. Nel mezzo della piazza, il palco, la cassa armonica; la vita e mille bimbi ed infinite voci e strilli e trilli. Ortucchio ha davvero molti bimbi. E lavorano ancora piccini, a sette anni. Sono così il sorriso e la ricchezza delle case e la gioia delle madri. Oggi sono tutti nella piazza: è la loro festa. I bimbi lo sanno e corrono per la piazzetta facendo un rumore incessante in attesa della cerimonia». Così nel pomeriggio, quando circa duemila persone erano assiepate nella piazza, improvvisamente, il suono della banda di Penne richiamò l’attenzione di tutti: stava arrivando il grano! Infatti, preceduto dal gagliardetto del fascio e dalla bandiera dei combattenti, fu portata la coppa dal podestà accompagnato dai membri del direttorio che precedevano due grandi carri pieni di grano. Michele Falcone, salito sul palco della cassa armonica, dopo uno squillo di tromba, lesse il nome dei premiati (un centinaio circa), con il numero della prole e la quantità di grano assegnata a ognuno di loro. Poi intervenne Aurelio Irti, lungamente applaudito dai suoi paesani e, infine, al suono della «Marcia su Roma», i premiati con il loro sacco si diressero al magazzino per ricevere il grano: «modesto ma alto simbolico premio» (5).

NOTE

  1. P. Luzzato-Fegiz, La politica demografica del Fascismo, in «Annali di Economia», vol.12, Dieci anni di Economia fascista: 1926-1935, La formazione dell’Economia corporativa (1937), Cedam, Padova 1937, pp. 109-124.
  2. Il Messaggero, Anno 51°- N.180 – Sabato, 27 Luglio 1929, Il Duce per lo sviluppo demografico.
  3. Il Risorgimento d’Abruzzo e Molise, Anno VII – Roma, 1° Agosto 1929, Istituto Centrale di Statistica. Albo delle famiglie numerose provincia di Aquila.
  4. Ivi, Anno VII – N.904 – Roma, 22 Agosto 1929, L’epilogo della prima gara demografica. Ortucchio, vincitore assoluto, si aggiudica la “Coppa dell’Ascensione” e il premio di L.5000.
  5. Ivi, Anno VII – Roma, 3 Ottobre 1929.

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