“La ricorrente melodia dell’Arpa S.p.a”: il racconto di un pendolare



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Avezzano – Ore 11:10 del 04/01/2016, partenza da Avezzano, piazzale Kennedy. Persone si accalcano alla fermata di una delle corriere dirette a Roma. Già prima dell’apertura delle porte alcuni passeggeri si rendono intuitivamente conto che qualcosa non quadra.

Siamo in troppi alla fermata a dover salire su un mezzo già abbastanza colmo. Eppure io non mi affanno, “è impossibile”, ripeto tra me e me, “che non ci sia posto dopo aver mandato la mia ragazza un giorno prima a comprare il biglietto con la prenotazione”. È chiara la scritta con posto numero 9. Qualcosa non torna, salgo tra gli ultimi sul bus e di posti non ce ne son più. Un’altra volta. Autista e controllore danno il via al balletto della conta dei biglietti: tutti ne sono muniti. La possibilità è non viaggiare e perdere le relative coincidenze o viaggiare violando codice della strada e norme di sicurezza, si opta per la seconda via. In fondo da noi le leggi, le norme e le prescrizioni son sempre soggette alle contingenze del caso.

Quel che rimane inspiegabile è come tale situazione in ogni periodo di partenze post-natalizie, post-pasquali, post-estive possa ripetersi quasi come necessario attributo. Capisco quali indicibili doti organizzative occorrano a far corrispondere ad ogni numero di biglietto un posto, capisco la sottigliezza intellettuale necessaria nel dover far valere il numero relativo al posto, impresso a nero inchiostro sul biglietto. Capisco tutto questo. Quel che non capisco è come sia possibile, nonostante la situazione si ripeta da tempo immemore, che nessuno faccia qualcosa per cambiare le cose. È forse metafora di quella poltrona a cui ormai come un luogo comune, una barzelletta, riteniamo attaccati i nostri politici e una volta che l’abbiamo ben salda anche noi (in senso letterale stavolta), ci induce alla totale sordità verso le problematiche altrui? La soluzione è sempre nella condivisione, nel sentir il torto subito da un altro come se fossimo noi stessi a subirlo.

Per cui io, oggi, ho avuto la fortuna di sedere al posto in prima fila, quello destinato al co-autista o al controllore di turno, ma altre persone pur avendo pagato il medesimo prezzo del biglietto hanno dovuto trascorrere in piedi il tempo del viaggio, lungo il corridoio centrale. Questo, come tanto altro, non è giusto ed è bene cominciare a parlare, a lamentarci, a condividere affinché le cose cambino, dalle piccole alle grandi.




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