La prima biblioteca

Testi di Don Vincenzo Amendola maggiori info autore
Accennando all’educazione del giovane Mazzarino, abbiamo insistito sulla sua preparazione e sull’amore che egli nutriva per la cultura. Ora che egli era potente e ricco poté dimostrare quanta stima avesse per il mondo del pensiero, della scienza e delle arti, che in lui si manifestò soprattutto nel raccogliere libri, quadri e oggetti d’arte, non solo per suo gusto personale, ma anche per metterli a disposizione degli altri.

Esempi di biblioteche private ai tempi di Mazzarino si trovano presso molti uomini illustri, specialmente nelle case principesche e nobiliari. Prima di lui in Francia il cardinale Richelieu aveva riunito una nutrita biblioteca personale. Mazzarino non volle essere da meno del suo predecessore. Già fin dal 1642 egli disponeva di una biblioteca di alcune migliaia di volumi, che però avevano bisogno di una mano esperta che li catalogasse e vi mettesse ordine. Mazzarino trovò la persona adatta a questo lavoro, il bibliotecario più famoso del tempo: Gabriel Naudé.

Il Naudé era nato nel 1600, era medico e umanista e si era dedicato per tutta la vita ai libri; aveva una cultura eclettica, si interessava di astrologia, di ottica, di musica, di scienze naturali; conosceva il cinese, l’etiopico, il siriaco, l’ebraico; era amico degli scienziati e degli uomini di cultura più insigni del suo tempo. Era stato a Roma bibliotecario del cardinal Bagni, poi del cardinal Barberini, quindi nel 1642 fu chiamato in Francia da Richelieu, che gli affidò la propria biblioteca. Alla morte di Richelieu, Mazzarino non si lasciò sfuggire l’occasione di prendere per sé un tecnico di quella portata e gli affidò l’incarico non solo di catalogare e custodire la sua biblioteca, ma di cercare nuovi libri, acquistarli e amministrare liberamente ogni cosa.

L’intento del Primo Ministro era di mettere a disposizione degli studiosi tutta la raccolta. Un’iniziativa originale, che nella storia della cultura moderna veniva presa per la prima volta. Certo, nella decisione di Mazzarino ci sarà stata anche della vanità e del calcolo politico, ma volesse il cielo che i calcoli politici e le ambizioni degli uomini di potere portassero sempre a questi risultati!
Gabriel Naudé si mise all’opera con passione e con tutta l’esperienza e la scienza che aveva. Durante il 1643 moriva jean de Codes, un canonico di Limoges, grande amico di Naudé, lasciando una biblioteca personale di oltre 8000 volumi, in prevalenza opere di teologia e di storia.

Per disposizione testamentaria la biblioteca doveva essere venduta in blocco e il bibliotecario l’acquistò per conto di Mazzarino durante il mese di agosto per 22.000 lire. Il 3 gennaio 1644 la « Gazette de France » annunciò che la biblioteca di Mazzarino era aperta al pubblico « tutti i giovedì dalla mattina alla sera ». Per l’iniziativa vennero al mecenate e al suo bibliotecario numerosi e autorevoli riconoscímenti, e molti uomini di cultura donarono opere stampate e manoscritti alla biblioteca. Mazzarino ricompensava sempre questi doni e patrocinava stampatori e editori. Fu proprio col suo appoggio che nel 1645 Michel Le Jay poté pubblicare la Bibbia Poliglotta in dieci volumi, stampata da Antoine Vitré in ebraico, samaritano, caldeo, greco, siriaco, latino e arabo.
Nel gennaio del 1647 Naudé ricevette l’incarico di recarsi in Germania per trovare e acquistare altre opere per la biblioteca. La « Gazette » nel darne la notizia invitava il pubblico interessato a segnalare gli acquisti da fare. Anche questo fu un gesto originale, che precedette più di trecento anni iniziative e metodi che si vanno riscoprendo oggi.

Nell’ottobre del 1643 Mazzarino aveva rilevato a Parigi l’Hótel Chevry-Tubeuf, che acquistò poi definitivamente nel 1649 e fece ampliare e sistemare continuamente. La costruzione prenderà in seguito il nome di « Palazzo Mazzarino » e in esso verrà eretta anche la famosa galleria per la collezione di quadri e opere d’arte fra le più celebri e preziose di tutti i tempi.
Per sua personale abitazione Mazzarino ebbe un appartamento nel palazzo reale nel novembre del 1644.