La polizia locale allontana le Vincenziane dal cimitero. La volontaria: «Ci hanno trattato come accattone»



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Avezzano. Quando ci fu il terremoto di Avezzano nel 1915 furono le prime ad arrivare per prestare soccorso e aiutare i feriti. Ogni anno, il primo di Novembre, alcune di loro si ritrovano al cimitero. Raccolgono fondi per i poveri. L’anno scorso riuscirono ad ottenere una cifra che sfiorava i 1.500 euro. Denaro per i poveri, per i bisognosi. Questa mattina, invece, un agente della polizia locale le ha allontanate. «Qui non potete stare. Signora ce l’ha il permesso per sostare qui? No? Allora dovete andarvene».

E’ quello che è accaduto in mattinata, al cimitero di Avezzano. Le volontarie sono le donne dell’associazione di Carità di San Vincenzo De’ Paoli, una delle associazioni benefiche più antiche d’Europa. Le sedi si trovano dislocate in tutto il Mondo.

Sono una sessantina le volontarie che operano su Avezzano. La sede si trova nella parrocchia di San Rocco ed è da anni un punto di riferimento per i bisognosi della città.

«Il primo e il terzo martedì del mese ci incontriamo con tutte le Vincenziane attive nell’associazione», racconta la professoressa Palma Pomponio, la quale riesce a stento a trattenere le lacrime, «questa mattina al posto della riunione, come vuole la tradizione, ci siamo incontrate al cimitero, per la questua per i poveri. Ogni anno, dato l’alto afflusso dei visitatori, riusciamo ad avere centinaia di euro che vanno tutti ai poveri della città. Siamo un’associazione che ha una storia importante e le persone ci conoscono», va avanti, «eravamo in due, ci siamo messe vicino ai cancelli. Ci presentiamo e chi va a visitar ei defunti ci accoglie sempre con affetto perché la gente sa cosa facciamo per gli altri. Da quando sono in pensione vivo attivamente nell’associazione e mi dedico agli altri. Distribuiamo i pacchi alimentari e aiutiamo chi ha bisogno».

Questa mattina però al cimitero di Avezzano qualcosa è andato storto. E’ arrivato un agente di polizia locale e ha intimato alle due donne di allontanarsi. Ha chiesto prima se era stata eseguita la burocrazia necessaria per ottenere il placet del comando per rimanere in sosta al cimitero e davanti al “no” delle due volontarie il vigile ha detto che dovevano andarsene. «Abbiamo chiamato la presidente Gianna Liverani che è subito arrivata sul posto», aggiunge la professoressa Palma, «ha provato anche lei a far capire le nostre buone intenzioni all’agente, ricordandogli che la nostra è una tradizione decennale. Fa parte della nostra associazione. Ma non c’è stato verso e siamo tornate affrante, a mani vuote».  «Sono addolorata», conclude, «ho vissuto questa giornata come se mi fosse accaduta una disgrazia. Le Vincenziane di Avezzano vantano una storia di decenni, tutte le donne di carità della città hanno fatto parte di questa associazione che fa solo del bene».

«San Vincenzo De’ Paoli è il Santo più conosciuto del Seicento», dice Fulvio Macchia, storico docente del Liceo Classico Torlonia di Avezzano e marito della docente Palma, «ne riconobbe il valore anche Luigi XIII. Per le sue opere divenne l’ispiratore di congreghe e di associazioni benefiche. Le Vincenziane ad Avezzano furono tra le prime ad arrivare a prestare soccorso dopo il terremoto del ‘15. Si ricordano accanto a don Orione. Oggi, ad Avezzano, sono state trattate come se fossero delle accattone. E’ stata offesa l’istituzione di un’associazione che vanta secoli di storia».

 




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