La persecuzione

Testi a cura di Emilio Martorelli maggiori info autore
Erano i primi anni dell’Impero di Marco Aurelio Antonino (161-N2), le insurrezioni divampavano in tutta la penisola Iberica e nella Bretagna; i Parti nell’Armenia attaccavano le armate di Roma, il Tevere straripa apportando calamità e miseria. In queste condizioni il fanatismo del popolo, rinforzato dal fanatismo dell’Imperatore filosofo, cerca le vittime per placare l”ira degli dei e le trova nella famiglia di Santa Felicita. Essa con i sette figli sarà la vittima espiatrice per gli dei. Felicita sapeva che l’Imperatore al primo pretesto avrebbe accolto i suoi voti ed i desideri dei figli. Dopo la morte del marito aveva consacrato a Dio la sua castità ed insieme ai figliuoli notte e giorno pregava, e meditava le verità eterne ed era diventata oggetto di edificazione per le anime pure che l’avvicinavano.

I Pontefici, vedendo che, grazie a lei, la buona fama del nome cristiano s’era accresciuta, dissero all’imperatore “Disgraziatamente questa donna vedova con i suoi figli oltraggia i nostri dei e nuoce alla nostra salvezza; se essa non adora i nostri dei, sappia la tua pietà che i nostri dei s’irriteranno talmente da non poterli più calmare”. Il superstizioso Imperatore ordinò al Prefetto della città di costringerla insieme ai figli a calmare con sacrifici l’ira degli dei. Felicita fu quindi subito arrestata, ma, poiché faceva parte c3ella nobiltà romana, fu custodita nella sua stessa casa.

In questa casa, scoperta nel 1832 presso le terme di Tito, fu fatto poi un oratorio dedicato a Santa Felicita ed ai suoi sette figli. E’ una stanza rettangolare in fondo alla quale c’è una pittura del V o VI secolo rappresentante Felicita ed i suoi sette figli e sotto una scrittura nel muro dice: “Qui era la casa di Alessandro”. In questa stanza Felicita vigilata viveva in attesa dell’interrogatorio. Che ivi Felicita fosse, insieme ai suoi figliuoli, in stato di arresto e vigilata ce lo suggeriscono le immagini che sono ad ogni estremità del citato affresco; sono personaggi più piccoli dei nostri Santi martiri, uno dei quali ha in mano una chiave, simbolo del carceriere.

Testi tratti dal libro “Santa Felicita e sette figli M. M. Protettori di Collarmele”