La nascita

Testi di Don Vincenzo Amendola maggiori info autore
« Il giorno 14 luglio 1602 – Giulio Raimondo figlio del Signor Pietro Mazzarino Palermitano e della di lui moglie signora Ortenzia è stato battezzato da me don Pasquale Pippo e lo tenne al sacro fonte battesimale l’ostetrica Cristina ».
Queste parole si trovano scritte in latino in un registro dei Battezzati della cattedrale di Pescina (L’Aquila), sorprendentemente salvatosi dalla distruzione toccata a tanti altri documenti, che oggi farebbero la gioia degli studiosi di storia locale.

Anzi, per essere più precisi, il registro che contiene gli atti di battesimo amministrati in quella chiesa dal 1601 al 1613 ancora c’è, ma il foglio n° 13, che conteneva l’atto di battesimo di Mazzarino, è scomparso. Si conosce tuttavia di esso una copia autentica trascritta dal canonico Giacomo Mellorio e sottoscritta dal notaio Giovanni Antonio De Lucis il 14 maggio 1961.
Il cardinale Mazzarino, uno dei più illustri personaggi della storia europea moderna, primo ministro di Luigi XIV Re di Francia, è nato, dunque, a Pescina, ma pescinese non è.

Il padre, Pietro, era oriundo della Sicilia ed era emigrato a Roma, forse su invito di uno zio gesuita e letterato. Egli si era fatto strada con l’ingegno del bravo amministratore, riuscendo a farsi benvolere dalla famiglia Colonna, che, a quel tempo, faceva parte della più potente nobiltà romana. Pietro aveva sposato Ortenzia Buffaliní, originaria dell’Umbria, anch’essa venuta a Roma con la famiglia e gravitante nell’orbita dei Colonna; era anche figlioccia del connestabile di Napoli, don Filippo.

Un fratello di Ortenzia aveva dei benefici ecclesiastici nel territorio di Pescina e qui soleva mandare il cognato Pietro per l’amministrazione dei suoi beni. Fu appunto durante uno di questi soggiorni a Pescina che venne alla luce il primogenito di Pietro e Ortenzia, Giulio Raimondo. Il caso che l’illustre personaggio sia nato a Pescina non sembra del tutto fortuito. Infatti, i coniugi Mazzarino a Pescina disponevano anche di una casa, di cui si può ancora vedere qualche muto e la loggia, e i loro viaggi nel centro marsicano, specialmente durante l’estate, dovevano essere frequenti. Ciò è stato confermato da una scoperta recente dovuta alle ricerche della studiosa francese Mme Madeleine Laurain-Portemer e della segretaria della « Casa-Museo Mazzarino » di Pescina, Maria Pia Quattrociocchi – che ha portato a ritrovare sullo stesso registro dei battesimi della cattedrale di Santa Maria delle Grazie l’atto di nascita di un altro dei fratelli del famoso Primo Ministro, Alessandro, battezzato il l’ settembre 1605 dallo stesso prete don Pasquale Pippo: Alessandro, poi, diventerà arcivescovo di Aix e, siccome era entrato nell’ordine dei Domenicani, aveva preso il nome di Michele.

A Pescina, pertanto, Pietro Mazzarino veniva quasi tutti gli anni, in estate, per ragioni di lavoro, e vi portava spesso la famiglia in villeggiatura. Non è superfluo al riguardo ricordare che la Marsica è stata sempre una mèta di villeggiatura estiva per i romani, e non solo nei tempi moderni, ma anche nell’antichità imperiale e repubblicana, come ampiamente hanno documentato gli storici.

Pescina, all’inizio del secolo XVII, era il centro più importante della zona, contava intorno ai tremila abitanti e si affacciava, dalla parte dell’oriente, sul lago Fucino, di cui si ammirava uno scorcio incantevole. Ai piedi delle rocce sulle quali la cittadina sorgeva, scor reva l’unico affluente di quel lago, il fiume Giovenco, ricco di trote e di altri pesci d’acqua dolce. A Pescina, nel 1580, era stata ufficialmente trasferita la sede vescovile dei Marsi, che prima si trovava a Marsia (oggi San Benedetto dei Marsi), ed era stata avviata dal vescovo Matteo Colli l’attuazione delle riforme deliberate nel Concilio di Trento; la diocesi comprendeva settanta parrocchie e diverse case religiose.

Un particolare curioso viene ricordato da tutti i biografi di Giulio Mazzarino. Il bambino, al momento della nascita, presentava, ben evidenti, due denti già messi e sviluppati. Il fatto era ritenuto segno che qualche cosa di straordinario attendesse nella vita il neonato. A Giulio, quando sarà divenuto cardinale e primo ministro, non dispiacerà scherzare su questo insolito presagio.