Storia della Marsica

LA MARSICA DAL MONDO ITALICO AL MEDIOEVO (periodo altomedievale)

 

Sul finire del mondo antico la crisi del sistema municipale favorisce il ritorno ad insediamenti sparsi, prevalentemente vici e fundi, su cui si sovrapporranno le ecclesiu, cellce e monasteria benedettini, le fare longobarde e le curtes franco-longobarde altomedievali. Dall’analisi dei pochi documenti superstiti, dalle iscrizioni e dai risultati dei recenti scavi, il IV – V secolo e caratterizzato dalla presenza di almeno quattro piccole diocesi nel territorio marsicano, giurisdizioni cristiane che si sovrappongono sui precedenti municipia marsi o di origine coloniale. La storia della cristianità della Marsica ha inizio in periodo abbastanza tardo rispetto alle aree fortemente urbanizzate dell’imperò romano. Quindi il diffondersi del Cristianesimo va visto nelle aree interne dell’Abruzzo come una lenta ed incostante penetrazione conclusasi pienamente solo verso la metà del VII secolo.

La Regione dei Marsi viene conquistata nuovamente fra il 571-574 dai Longobardi e sottoposta al Ducato di Spoleto con la creazione in loco di un longobardo gastaldius Marsorum, probabilmente residente a Pescina o nella Civitas Marsicana (San Benedetto dei Marsi): solo a partire dal 761 abbiamo notizia di Gaiderisius vir magnificus castaldius dei Marsi in un documento monastico farfense. Con la conversione dei Longobardi, nella seconda metà del VII secolo, viene portata a termine dai monaci benedettini l’opera di cristianizzazione dei ”pagani” locali che ancora resistevano nelle aree interne degli Appennini.

Il territorio viene occupato dalle fare longobarde, con le loro chiese dedicate a sant’Angelo, che si insediano all’interno delle ville e dei sopravvissuti villaggi romani con la creazione di curtes ed ecclesiu laiche e monastiche ad economia agricola e pescatoria. Probabilmente sul finire fra il VI e il VII secolo il lago Fucino torna ad avere i livelli precedenti ai prosciugamenti romani del primo e secondo secolo, come risulta dalla successiva posizione dei monasteri benedettini, farfensi e cassinesi altomedievali, posti sulle rive del lago. Dalle scarse notizie pervenuteci sull’invasione della Provincia Valeria da parte dei Longobardi, si evidenzia la mancanza, in quel periodo, di vescovi nel territorio della Marsica, probabilmente fuggiti alle prime avvisaglie longobarde, ma soprattutto la presenza di monaci verosimilmente ancora addetti alla conversione dei gruppi pagani (goto-romani) che sopravvivevano nell’interno degli insediamenti rurali appenninici.

Accorata e la descrizione del papa Gregorio Magno (Dialogi, IV, 262) dell’invasione longobarda della Provincia Valeria con la morte, per impiccagione, di due monaci e la decapitazione di un venerabilis diaconus (forse san Cesidio) nel territorio marso. Fra l’altro e significativo che dopo l’invasione longobarda non si abbia più notizia delle diocesi menzionate dalle fonti tardoantiche in Abruzzo, come Sulmo, Azifinum, Truentum ed Aufidena. Vengono meno anche le diocesi marsicane, non citate dalle fonti, ma deducibili dalle ricerche archeologiche e dalla sopravvivenza altomedievale del termine civitas (Marruvio, Alba, Antino e Carsoli) di cui solo quella marruvina, di cui abbiamo documentazione nel VI e VII secolo, sopravvivra con il nome di Civitas Marsicana e si espandera fino a comprendere gran parte della Marsica medievale.

Ben diversa sarà la sorte del vicino municipiùm di Marsi(s) Anxa, che essendo sede del santuario pagano più importante della Marsica subira, probabilmente, le distruzioni cristiane nel corso del IV e v secolo. Rimane difficile, infatti, spiegarsi la mancanza del termine civitas per la sua area urbana nell’altomedioevo, mentre questo termine e presente in tutti i siti marsicani occupati dai municipi romani: Civitas Marsicana (ex Marruvium), Civitas Alba (ex Alba Fucens), Civitas Carseolana (ex Carseoli), Civitas Antena (ex Antinum) (Chron.Mon.Casin,). Quindi una damnatio memoriu a spese della città-santuario marsa che, con il nome di Lucus e la sua chiesa di Santa Maria, riapparira alla luce dei documenti storici solo nel corso del x secolo (Chron. Mon. Casin., II, 7, 182). La citazione, in fonti storiche del vi e vn secolo (555 e 649) di un vescovo dei Marsi (episcopus Marsorum), va riferita probabilmente a quello del municipiùm marso di Marruvium e non ad un vescovo di tutto il territorio marso.

Di nessuna consistenza storica sono, invece, le ipotesi sull’esistenza di una primitiva diocesi a Celano nel V -VI secolo con i vescovi Valerio e Vaticano, in realtà riferibili alla diocesi di Cales in Terra di Lavoro (CE). Più probabile e invece l’interpretazione dell’Adalberti sacerdotis, in una iscrizione albense degli inizi del vI secolo, come vescovo della diocesi di Alba Fucens. E degli inizi del vn secolo, nel 608, che un prete nativo della Marsica diventa papa col nome di Bonifacio IV: Bonifatius natione Marsorum de civitate Valeria (Liber Ponificalis, I, 317). Tutto l’altomedioevo e caratterizzato da forme di insediamento ricalcante in gran parte i vecchi fundi tardoantichi situati presso le rive del riformato lago e nelle vicinanze di piane agricole confinanti: le fonti monastiche citano centinaia di piccoli e medi insediamenti il cui nome tradisce le origini prediali. I più importanti monasteri s’impiantano nelle vicinanze dell’alveo lacustre, nei Piani Palentini e nella Piana Carseolana.

Prevale il sistema ad economia chiusa curtense di cui si hanno significative sopravvivenze fino all’XI secolo, periodo che vede il consolidarsi del fenomeno economico e militare dell’incastellamento che nel XII secolo caratterizzerà totalmente il paesaggio marsicano. D’importanza fondamentale rimangono le tipologie arcaiche delle chiese di Sancti Petri in Albe e di Sancti Potiti di Ovindoli che dava il nome all’omonima curtis, con i loro ingressi protetti da spesse torri di difesa: la prima ben conosciuta, la seconda parzialmente riportata in luce da recenti scavi dell’equipe ungherese ed ora in corso di scavo da parte di Fabio Redi dell’Università di L’aquila. La prima notizia conservata della primitiva presenza dei monaci cassinesi nella regione marsicana e del 782 con la donazione a Montecassino della curtis di Paterno, della pesca nel lago Fucino con il porto della Adrestina (Venere di Pescina) e il ”gualdo” di Cusano, ad opera del duca di Spoleto Ildebrando

Testi del prof. Giuseppe Grossi

avezzano t2

t4

LA MARSICA DAL MONDO ITALICO AL MEDIOEVO ( periodo altomedievale )
LA MARSICA DAL MONDO ITALICO AL MEDIOEVO ( periodo altomedievale )

avezzano t4

t5