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Storia della Marsica

t2

LA MARSICA ALLA FINE DEL XIII° SECOLO (documenti inediti)

 

I documenti inediti, concernenti gli avvenimenti del 1798-99 nella Marsica, possono essere raggruppati e suddivisi secondo i seguenti temi di ricerca:
La Milizia – Il Vivaro

A) formazione di una “provincial Milizia” per la difesa del Regno e raduno delle “masse” borboniche nelle varie località della Marsica.
B) episodi cruenti del Vivaro, di Pescina e di Collarmele. I personaggi – P.Domizio – L’anarchia
C) personaggi della zona, che si distinsero nell’appoggiare la causa borbonica.
D) la figura di P.Domizio Iacobucci e la “verità” sul saccheggio delle case Mattei-Minicucci ad Avezzano.
E) “anarchia” e religiosità popolare.

Per quanto concerne il primo tema, quello della formazione di una “provincial Milizia”, conviene riferire quanto scrive il vescovo mons. Giuseppe Bolognese da Lecce dei Marsi, dove egli si trova in visita pastorale il 15 agosto del 1798:
Documento del 15 agosto 1798 “(…) per garantirsi da que’ flagelli, che desolano tanti altri Stati dell’Europa, Sua Maestà ha determinato di mettere in piedi una imponente Milizia in tutte le Province del Regno… … la quale chiama per ora, e durante l’attuale straordinario armamento, al suo Esercito, e che formerà in appresso un Corpo di Milizia Provinciale (…)”. E, rivolgendosi al clero della sua diocesi, il vescovo così prosegue: “Procurerete intanto di unirvi colle Persone più distinte de’ vostri Paesi, affinché insieme con essi inculcar possiate l’esattezza nell’esecuzione, e l’allontanamento di ogni disordine.

Sua Maestà è sicura, ed io confido molto nel vostro zelo, nel vostro patriottismo, nel vostro attaccamento alla Religione, e alla Real Corona, che sarete in una maniera energica, e da distinguervi da tutti gl’altri, come veri eredi de’ coraggiosi, ed invincibili antichi Marsi, per contribuire colla maggiore efficacia a tali oggetti”. A questa prima lettera del presule segue, qualche mese dopo (novembre-dicembre 1798) una più precisa disposizione circa i punti di raccolta dei “volontari”, chiamati per costituire le “masse” armate:
Lettera del nov.-dic.1798

“Quelli, che si armeranno di Ortucchio, Ortona, Cerchio, Colle Armele, Ajelli, Manaforno, Lecce, Gioja, Aschi, Bisegna, S.Sebastiano, Pesch’Asseroli, Opi, possono diriggersi qua a Pescina per tutto il dì del 17 corrente. Quei di Celano, e del suo reparto si fermeranno in Celano stesso per unirsi poi coi Pescinesi, che passeranno per esso Celano. Quei del riparto di Massa, del riparto di Avezzano, e del riparto di Luco si uniranno in Avezzano medesimo, e di là s’indrizzeranno alla volta dell’Aquila.

Quei del riparto del Tufo e di Tagliacozzo si uniranno in Tagliacozzo medesimo; essendovi timore d’invasione in que’ confini, resteranno colà; altrimenti staranno pronti per accorrere ad ogni chiamata, ove il bisogno lo esiggerà (…)”.
Sul medesimo tema (quello della formazione di “masse” sanfediste), anche se in circostanze diverse, si riferisce un fascicolo del 28 maggio 1799, formato dai seguenti documenti:

Fascicolo del 28 maggio 1799
1. Una lettera di un certo Gio.Battista Cardone, il quale, da Cappelle, chiede che si collabori alla formazione di alcune “compagnie tra’ Marsi”, che costituiscano un reggimento per difendere il castello e la città dell’Aquila.
2. Una risposta del vescovo mons.Giuseppe Bolognese.
3. Una bozza di regolamento delle costituende “compagnie tra’ Marsi”.
La risposta del vescovo Poiché di quest’ultima si è già detto in precedenza, riteniamo utile trascrivere la polemica risposta del vescovo, irritato per le continue richieste di uomini e di denaro:

Documento del 28 maggio 1799 “Questa mia Diocesi è stata per su le armi, e specialmente questa Città (di Pescina), che sin da’ 15 Dicembre a questo punto con spesa esorbitantissima di docati 30 al giorno ha sostenuto circa 100 individui armati, e tuttavia li sostiene, de’ quali circa 70 ne sono tuttavia col Generale Pronio. Li Luoghi Pij di qui si sono depauperati per prestare un ajuto agl’immensi dispendj. Lo stesso posso dirLe degl’altri luoghi di questi contorni. Ogni nuovo progetto, che ora intende formarsi, non servirebbe ad altro, che a guastare l’ordine, che vi è presentemente, e che è servito sì bene a difendere la Religione, e la Monarchia.

Io veggo tutta la mia Diocesi depauperata a segno, che non so come potrà reggere. Procuriamo di tenere i Popoli costanti, ed animati a difendersi, in ogni incontro, come si è fatto per lo passato, e non facciamo novità. I progetti sono belli, e li sa fare ognuno: ma non tutto quello che è bello si può eseguire (…)”.
Nel medesimo fascicolo si trova una breve relazione dell’episodio del Vivaro, sul quale è stato detto qualcosa nelle diapositive precedenti, il che ci esime dal tornarci sopra… L’eccidio di Pescina … così come possiamo fare a meno di soffermarci sull’eccidio di Pescina, per il quale una relazione da Chieti, sottoscritta dal Regio Ufficiale Giuseppe Papi, concorda sostanzialmente con quanto già scritto dagli storici locali e, soprattutto, con quanto annotato (nello stesso 1799) dal notaio Filippo Buccella di Ortona dei Marsi.

Documento del maggio 1799
L’unico dato inedito del documento è rappresentato dai nomi di alcune donne del popolo Porcusiana Buffone, Maria Antonia Capuzzi e Arcangela Simboli
la cui ferocia supera di gran lunga quella degli uomini nel massacrare il duchino di S.Candida e i fratelli Ferranti, rei di aver appoggiato il governo repubblicano.
Il terzo tema è costituito dai personaggi che si sono distinti nella lotta antigiacobina. Il Lugini e altri storici accennano all’azione decisiva di Marinacci di Collarmele, Petricca di Magliano e Novelli di Avezzano. I documenti da noi esaminati ci consentono di aggiungere almeno altri tre nomi alla lista: D.Michelangelo Degni, di Luco; Il cavalier Aurelio Mattei, di Avezzano;
D.Ascanio Decj, di Avezzano.

Il fratello di D.Michelangelo Degni, di Luco, Leopoldo Degni, “in molte occasioni si portò col General Pronio a combattere contro il Nemico”, mentre lo stesso Michelangelo contribuisce alla formazione di una “massa” borbonica nel proprio paese. Documento del 18 genn.1817 Il cavalier Aurelio Mattei, di Avezzano, nel 1799, viene nominato comandante della Guardia Civica. Per quanto riguarda la condotta, nel 1799, del reverendo D.Ascanio Decj, anch’egli di Avezzano, così si esprimono gli amministratori della sua città in una nota del 16 agosto 1799:
Documento del 16 agosto 1799 “Attestiamo Noi Sindaco, ed Amministratori di detta Città, come nelle passate vicende del Regno l’Economo Curato D.Ascanio Decj di questa sudetta Città è stato il solo Sacerdote, che si è distinto pel suo verace attaccamento al Nostro Amabilissimo Sovrano…… avendo dimostrato il più alto zelo, ed il più energico attivo impegno per gl’interessi del medesimo Nostro Re (D.G.) e della Padria.… Il medesimo in quei tempi luttuosi non mancò giornalmente leggere a questa Popolazione i Reali Editti, e con fervorose Prediche ed esortazioni eccitare continuamente il coraggio alle medesime di prendere le armi..… ed egli stesso alla testa della gente armata portarsi ove il bisogno richiedeva (…). Coalizzò le vicine Popolazioni, e tenne il buon ordine in questa”.

4° tema: padre Domizio Iacobucci Sulla figura di Padre Domizio Iacobucci (nativo di Aielli, ma domiciliato nel convento del Terz’Ordine francescano a Scurcola) esiste tutto un incartamento, che parte dal 1795 e giunge fino al 1806:
Documento del 23 sett.1806 nel 1795, infatti, Padre Domizio viene sottoposto ad un processo per furto e violenze varie; nel 1806 egli, insieme con un certo Piccinini (altro “brigante” della stessa risma) assale le abitazioni dei Mattei e dei Minicucci di Avezzano.

5° tema: la religiosità popolare. Su questo episodio ci si è già soffermati, cosicché conviene anche qui sorvolare, e dare un rapido sguardo a due ultimi documenti, caratterizzanti non solo la particolare vicenda storica di cui ci stiamo interessando, ma anche un costume collettivo e la mentalità popolare dell’epoca. Documento del 16 sett.1838. Il primo si riferisce ai festeggiamenti in onore della Madonna di Pietraquaria, invocata dalla popolazione di Avezzano come protettrice contro l’invasione francese e contro i danni dell’anarchia:
“Ricordiamo il 1799, in cui tutto rivoluzionato il Regno, e posto in disordine dai repubblicani francesi, i Cittadini prevedendo dei gravi mali, che sembravano inevitabili in quelle circostanze, per la seconda volta ricondussero in questa Collegiata la medesima Miracolosa Immagine… e tutto il Popolo con ferventi voti e preghiere si mise sotto l’ombra della di Lei protezione e ne ottenne singolare favore prodigiosamente (…). Or non solo qui si godé pace continua, né si commise alcun delitto, ma molto meno penetrarono in queste mura le schiere repubblicane benché traversassero queste pianure, e vi passarono vicine, onde il miracolo fu da tutti riconosciuto più che evidente (…)”.

Il secondo documento, dopo aver ricordato quale aiuto i frati conventuali del monastero di S.Francesco in Avezzano avevano dato alle “masse” del generale Pronio, termina con queste testuali parole: Documento dell’anno 1800
“Né qui si è da tralasciare, che in tali pessime circostanze, e con nimico vicino vicinissimo, i Padri di detto Convento han tenute publiche preghiere al Glorioso Taumaturgo S.Antonio da Padova, ne han condotto processionalmente per la Città il venerabile Simulacro…… han predicato publicamente a folto Popolo anche straniero la difesa del Regno,han proclamato le Carte Sovrane, ed han fatto moralmente assai dippiù, che non hanno le rispettive Masse e Truppe operato fisicamente (…)”.

Testi di Miriam Cordischi, M.Vittoria Nuccetelli, Giovanna Tacchetti, Eugenia Tudico
a cura del prof. Angelo Melchiorre

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