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Comune di Avezzano

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L’immagine della Madonna delle Cese è un frammento dípinto a tempera su tavola (tecnica abbastanza rara nel suo genere); é risaputo che l’opera originaria era costituita dalla fiaura della Veraine seduta in trono con in braccio il bambino. Essa riveste un importanza a indubblo valore, non solo per quanto ríquarda l’Arte Sacra, ma per i capolavori d’arte in genere.

Nel volume citato in precedenza “la Regione della Marsica”, gli autori, nell elencare i tesori artistici moderni e del passato, ricordano l’antica Chiesa di Santa Maria di Cese e la bellissima Madonna dipínta su tavola, di scuola senese. Inoltre, come vedremo, altri autori e critici d’arte oltre a vari appassionati hanno espresso nel tempo signíficativi e lusinghieri giudizi sulla bellezza di questa Madonna.

Fra costoro si ricordano il Febonío, il Corsignani, il Di Pietro, il Píccirilli, ma soprattutto Ferdinando Bologna in “Architettura ed Arte nella Marsica” e Mario Di Domenico, che ha pubblicato una monografía sull autore dell’opera, “Andrea De Litio”, oltre a trattare l’interessante argomento in “Cese nei piani palentini” e impegnare il ricavato della distribuzione del volume per il restauro della tavola stessa.
Il Febonio, in particolare, nel lib. III di “Historiae marsorum”, parlando di una Madonna simile venerata nella regione aprutina fa cenno a una “miracolosa immagine della Madonna di Cese”, venerata nel Santuario della Certosa di Trisulti.
Proprio perche’ gli ínsigni autori e gli illustri scríttori citati hanno sfornato giudizi ed espresso significativi apprezzamenti al riguardo, non si entra qui in merito al valore artistico del quadro.

Non si può, comunque, sottacere l’aspetto legato alla devozione dell’immagine che, seppur evidenziato dai nomi menzionati, abbraccia tutta la popolazione cesense e coloro che, pur lontani, non ne hanno abbandonato il rícordo. Questo culto viene avvalorato da chi lo vive quotidianamente e da chi, negli anni, l’ha vissuto, lasciandolo ai fíglí come eredità allegata alla terra stessa, ad una casa o ad un oggetto di famiglia.

Per capire tale sentimento è sufficiente guardare da vicino la 5acra Immagine, contemplarne il volto preoccupato e materno per scorgervi un dolcissimo amore celeste, mentre dagli occhi socchiusi si coglie un bagliore di speranza.

Ascoltando 1 omelia in suo onore, scrutando gli occhi dei fedeli al suo rientro dalla solenne processione nel giorno dei festeqqíamenti, si assapora una sensazione di appagamento che viene dalla preghiera dei figli. Le generazioni passate hanno convissuto con questi sentimenti e sopportato cataclismi, guerre, miserie, sacrifici, proprio in virtù’ delle sue grazie e dei suoi favori.

La forte fede professata nei secoli dalla popolazione di Cese e da quella che veniva a pregare la Madonna miracolosa, anche da altri paesi, sembra fortificata e rinvigorita nonostante i problemi del mondo e quelli di ognuno; anzi . , con essi i fedeli locali si rifugiano ancor più sotto la protezione della Madre santa.
Si possono elencare moltissime dimostrazioni di devozione – di varia natura – che hanno manifestato i cit~ tadini di Cese nei confronti della Madonna. Per apprezzare questo particolare sentimento bisogna sapere che, fino al 1860, 1 emblema raffigurante la “Università delle Cese” era costituito dall’immagine della Madonna con in braccio il Bambino e che, fino alla fine del secolo XIX, il sigillo parrocchiale che i canonici e lábate imprimevano sulle certificazioni e sugli altri documenti ufficiali comprendeva la scritta Parrocchia di Cese” sotto l’immagine della Madonna stessa.

Per quanto riguarda i costumi e le usanze religiose, fino agli inizi del secolo scorso era consuetudine asse~ gnare per sorteggio uno stendardo raffigurante la visita della Madonna a Santa Elisabetta ad una famiglia, che aveva così l’onore di custodirlo per tutto lárco dellánno. Ai giorni nostri, si ripetono due altre distinte, ma siqnificative consuetudini collegate proprio alla tradizione più antica, pur con le varianti e gli accorgimenti del tempo.

Una riquarda la festa di Santa Elisabetta, di cui si fa menzione nei capitoli successivi, e I altra è relativa alla venerazione della Madonna. durante il mese di maggio.

Per quest’ultima tradizione, alcune famiglie disposte ad accogliere e custodire la Sacra Effigie manifestano tale volontà al parroco, il quale, all’inizio ed alla fine di questo rito, accompagna il corteo preceduto dalla Madonna, che viene portata da una donna della famiglia.

I fedeli si recano in quella casa – a gruppi o alla spicciolata – a pregare durante il giorno ed a recitare il rosario alla sera.
Nel 1993, in occasione della festa della Madonna, la popolazione ha potuto ammirare e venerare l’opera del De Litio opportunamente restaurata.

Il comitato dei festeggiamenti, per la prima volta costituito da donne, ha curato la stampa e la distribuzione di un santino che riproduciamo e che, nel lato retro, contiene una preghiera alla Madona predisposta dal comitato stesso:

0 Madonna delle Cese (*******inserisci immagine****)
Tu sei stato proclamato nostra patrono e ancora oggi lo tua stupenda immagine continuo a proteggere noi ed il paese che hai scelto per essere venerato.
Ti preghiamo, volgi su tutti noi il tuo sguardo amorevole e moterno e donaci le tue grazie, accresci la nostra fede, guidandoci lungo il sentiero che porte verso Tuo figlio e sostenendoci nei momenti di debolezza.
Proteggi le nostre cose e le nostre attività; tieni lontani da Cese ì mali della società, af f inché anche le generazioni future possono godere dei beni che oggi il nostro paese ci offre. Ti preghiamo per noi e per tutti i figli di Cese sparsi per il mondo, accoglici sotto il tuo manto protettore, fai di noi un’unica gronde famiglia dove regnino sempre l’amore e la concordia e fa che tutti possiamo ritrovarci un giorno nella caso dei Padre.

Che gli abitanti di Cese abbiano avuto da secoli una particolare venerazione per la Madonna si evince da molteplici altri episodi, alcuni frutto di dicerie popolari, altrí veri e propri fatti storici documentati.

Per il primo caso ci si rifà ad una velata conflittualità con A vezzano, relativamente alla proprietà ed al culto della Madonna di Pietraquaria (1). A tale riguardo, T Brogi nel testo “Il Santuario ed il Castello di Pietraquaria nella Marsica” ‘ afferma fra I altro che:

… la Madonna comparve e cavallo di una mula, e che questa fu trovato morta, dopo aver impresso sul la pietra uno dei f erri dei suoi piedi, insegno che in quel luogo dovesse fabbricarsi la chiesa ( … ). La questione, che f u un tempo f re gli Avezzanesi e quei di Cese a chi appartenesse il Santuario, si narra che fu definita coi prodigio, che l’Immagine della Madonna si volse dalla parte verso Avezzano.(?)

A parere mio, il problema non era minimamente da porsi, poichè la proprietà di edifici ed aree è facilmente individuabile,senza dover ricorrere a supposizioni. Se poi più persone hanno motivo di contesa di proprietà, di certo non possono rivendicare l’esclusività di amore da parte della Vergine che, come madre di tutta l’umanità, certamente non “volge le spalle a nessuno’. né* tantomeno dovrebbero farlo i figli ” Sono significativi, a tale riguardo, i pellegrinaggi che cesensi ed avezzanesi effettuano al Santuario per tutto l’arco dell’anno, soprattutto in occasione della festività del 27 aprile e durante i mesi mariani.

Alla luce di quanto scritto nelle pagine precedenti, passano in secondo piano le varie congetture del passato,come quella secondo cui il dipinto della Madonna di Ce se” fosse opera dell’evangelista San Luca o che la tavo fosse di provenienza orientale poiché trasportata da Costantinopoli.

Sia consentita anche l’incredufità da parte di qual cuno, su quanto scritto dal Corsignani nella “Reggia Morsicono” o ve si legge: «… Nel terremoto dei 1703 e in quello dei 1706, quando restarono disfatte le città di Norcia, dell’Aquila e di Sulmona in Abruzzi si vide la faccia della lodata Vergine mutar colore, il che fu parimenti osservato in altre occasioni … »

L autore, parlando della Madonna e della chiesa di Santa Maria di Cese, afferma anche che «… Ella è divotomente quivi delineato coi nascimento di Giesucristo bambino … » (2) e che, a seguito di un contagio di peste verificatosi nella diocesi di Sora nel 1675, la gente di A Ivito si recá in pellegrinaggio a venerare la Madonna di Cese, per essere stata preservata dal male e continuo”, per gli anni successívi, a ringraziare la Madonna promuovendo visite presso la Chiesa di Cese.

Circa la provenienza della tavola miracolosa, in assenza di testimonianze probatorie e storia documentato, ci si deve orientare verso la credenza popolare. Si racconta che un devoto, nel trafugare la Madonna sul dorso di un asino, fu costretto a fermarsi nelle vicinanze di Cese a causa della fatica del viaggio, divenuto difficoltoso anche per il peso della tavola stessa.

La bestia, esausta, non volle sentir ragioni a proseguire tanto che il viandante, vuoi per casualità o per “dìsegno Divino”, consegnò il dipinto alla popolazione.
Un’altra variante dell’episodio fa riferimento a l’impossibilità del trasportatore a continuare la strada con l’enorme peso al seguito e riporta il frammento all’e

sigenza di segare la tavola allialtezza del busto; ma questo punto non si capisce bene perché dovesse prose guire con la parte meno importante dell’opera.

La leggenda giustifica tale decisione con il “consiglio ” della Madonna stessa perché 1 uomo lasciasse il volto in quella terra, affinché fosse venerato dalle popolazioni presso cui aveva dovuto forzatamente sostare.

La sola verità a questo punto è che, in effetti, quella popolazione ha eletto con ardore a sua patrona e protettrice la Madonna delle Grazie e la venera intensamente.

Varie sono le manifestazioni di culto -al di là di quelle di carattere esteriore – che dimostrano I attaccamento della popolazione alla Madonna, come il concorso d’asta (legato a tradizioni antiche), che palesa la volontà di molti a portare in processione l’effigie previo contributo in danaro.

Fra l’ altro, senza voler stilare una graduatoria deg i importi nè` voler legare la fede dei credenti a simili particolarítà, c’è da dire che per tale evento si è disposti £i sacrifici economici consistenti pur di presentare offerte generose.

La tavola originale della Madonna è rimasta nella Chiesa Madre fino a qualche decennio fa, allorché, per volontà del Ministero delle Belle Arti, è stata trasferito al Museo Nazionale D’Abruzzo a L’Aquila e poi a quello diocesano di Arte Sacra presso il castello Piccolomini di Celano.
Da allora, ogni anno, in occasione della festa liturgica e popolare in onore della Patrona di Cese, la tavola originale viene richiesta in “prestíto temporaneo” al Mini stero dei B.A.A.A.S., per essere esposta in chiesa e portata in processione solenne (e poi essere riconsegnata).
Naturalmente durante lánno è la copia dellOriginale che troneggia nellabside.
Nell’agosto del 2001, nel giorno della festa della Madonna, è stata inaugurata, per volontà ed interessamento del parroco Don Francesco Turrino, una nuova cornice a mo’ dí “baldacchino” in legno dorato che ha sostituito quella in marmo che custodiva da tempo la Madonna stessa.
Ancora oggi non mancano richieste e proposte concrete per realizzare accorgimenti e strutture idonee per la conservazione dell’opera all’interno della chiesa stessa. Ovviamente, per questo progetto bisognerebbe far fronte a costi onerosi sia per il sistema di sicurezza, sia per l’appropriata climatizzazione della chiesa.
Inoltre, ma non per ultimi, questo iter incontra ostacoli di ordine burocratico e politico, “giùstifìcati’ dall’interesse suscitato dall’opera dárte, che regala pregío e prestigio ai luoghi che la custodiscono.

Note
(1) Vedi ” Il Viaggio Sacro” – Culti Pellegrinaggi e Santuari in Abruzzo – a cura di Gabriella Marinucci – Grafiche D’Auria, 2000 – Andromeda Editrice.
(2) “S. Maria di Cese” – Andrea De Litio – M. Di Domenico, pag. 8

Orme di un borgo (gente, fatti e storia cesense)

Osvaldo Cipollone

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La Madonna di Cese

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