La gran fattucchiera

Dalle citazioni riportate nel capitolo precedente risalta evidente il motivo dominante: la bellezza dei luoghi che ha colpito tutti coloro che nelle diverse epoche hanno visitato la terra di Paterno la quale, oltre che per gli uliveti e per i vigneti, era rinomata anche per quella particolare operazione magica, volta, secondo la tradizione popolare, a recare danno ad altri, a costringerne la volontà o a spezzare il maleficio e la fascinazione in atto, che va sotto il nome di fattura.

La capacità di fare o togliere la fattura è uno dei poteri attribuiti a streghe, stregoni, fattucchiere e fattucchieri, i quali possono operare per conto proprio o dietro richiesta altrui. Ora non più; ma, al tempo dell’infanzia, nelle lunghe serate invernali trascorse accanto al focolare, si sentivano narrare storie dì streghe e fatti straordinari accaduti nei tempi passati. Sovente la mattina si trovavano cavalli con le criniere intrecciate in tal modo che nessuno riteneva essersi formate casualmente; talora i cavalli, chiusi la sera nelle stalle, venivano trovati al mattino fumanti dì sudore, non per l’eccessivo caldo, ma per misteriose cavalcate nella notte. Addirittura venivano additate e si guardavano con occhio curioso, misto a timore, delle vecchìette che venivano ritenute streghe.

Una simile tradizione è riscontrabile in una nenia popolare ríportata dal De Nino, nelle Tradizioni Popolari Abruzzesi, ove si mette in risalto la caratteristica principale dei vari centri posti tra Roma e Pescara nei tempi passati; ebbene, Paterno era rinomata per l’arte delle fattucchiere.
Racconta il De Nino che Ovidio e Cicerone, incontratisi a Roma, fecero amicizia e decisero di girare insieme il mondo. Viaggiarono sette anni. Cammina e cammina, arrivarono alla Maiella, nel Passo di Coccia. Scendendo verso il pìano, ad un certo punto, da lontano, apparve la città di Sulmona. Ovidio sporse le braccia verso il suo paese natale e cantò:

« Jeresere me partì da Roma sante, A Tivele me ne jette la matine; Bicovale lo fiore de le castelle; A Cantalupe sta la bella mia; Ruefridde la gran pampanelle; A Carzuole se paha la habelle; Collecatene sta lo meglio loche; Rocca de Cerre la gran castagnarie; Tagliacozzo la bianca panella; Alla Scurghe la gran finocchiarie; A Cuppelle tutti li scocciati; Arche de Paterne, la gran fattucchiarie; Guriane belle ‘n mezze a du’ valle; A Prezze la gran zengararie; A Bugnare da pu’ stracciacappielle; A ‘ntrodacque li sfasciacantine; A Pìtterane se sone le campane; Canzane lu ritire de le p … ; Sulemone belle ‘ndove Tiddie nacque; Furmate de fiore e circognata de monte; Scarsià de terre e cupiose d’acque; Roccacasale la bianca recotta; A Pratola s’ammazza la cagline; A Bitterite tutte li schiurtune; A Pentoma ce sta lo meglio vine; A Piropede le fuoglie a centenaro; A Tuocche pò se fa carna porcine; A Chiete andove sta lo Tribonale; Pescara belle, accante alla marine ».

Ierisera mi partii da Roma santa, A Tivoli me ne gii la mattina; Vicovaro è il fior delle castelle; A Cantalupo sta la bella mia; Riofreddo la gran pampanella (i pampani?); A Carsoli si paga la gabella; Collecatena sta il miglior luogo; Roccacerro la gran quantità di castagneti; Tagliacozzo il bianco pane; A Scurcola la gran quantità di finocchi; A Cappelle tutti gli scocciati (i calvi); Arco di Paterno la gran fattucchieria; Goriano bella in mezzo a due valli; • Prezza la gran zingheria;
A Bugnara poi gli stracciacappellì;
A Introdacqua gli sfasciacantine;
A Pettorano si suona la campana;
A Canzano il ritiro delle p … ; Sulmona bella, dove Ovidio nacque; Formata di fiori e circondata di monti; Scarsa di terre e copiosa d’acque; Roccacasale la bianca ricotta; A Pratola sì ammazza la gallìna; A Vittorito tutti gli stortoni; A Pentìma ci sta il mìglior vino; A Popoli le foglie a centinaia; A Tocco poi si fa carne di maiale; A Chìeti dove sta il Tribunale; Pescara bella, accanto alla marina. (1)

Perché, dunque, Paterno era rinomata per l’arte delle fattucchiere? E’ risaputo che da epoche oscure della storia umana la stregoneria è stata sempre prevalentemente, anche se non esclusivamente femminile. I motivi sono da ricercare nella condizione in cui è vissuta la donna, negli atteggiamenti che si sono avuti nei riguardi della sessualità, nell’identificazione del sesso proibito con il diabolico. Se noi consideriamo che il sesso ancora oggi, checché ne dicano disinvolti dissacratori di sentimenti e di valori, in molti esercita una attrazione affascinante e irresistibile, ma nello stesso tempo suscita tormento fatale, ambiguo e perverso, non ci dobbiamo meravigliare se questo eterno femminino è stato sempre nel corso dei secoli causa di desiderio e di angoscia, di salvezza e perdizione, a volte angelo, a volte bestia avida di sangue e di lussuria.

Una donna, che osasse soddisfare i suoi istinti sessuali, specie allorché viveva emarginata e veniva considerata la docile serva dell’uomo, agli occhi dì molti non poteva non apparire corruttrice, prostituta, divoratrice di uomini, deposito di ogni vizio. « Qualsiasi malizia è piccola di fronte alla malizia della donna » si legge nell’Ecelesiaste. Si è fatto presto, quindi, a considerare la donna « strumento di Satana », strega, cioè perversa, astuta, corruttrice (2). Paterno, come già abbiamo avuto luogo di ricordare, era sosta obbligatoria per chi doveva proseguire verso L’Aquila o verso Sulmona; per questo vi era una stazione di sosta, detta Arco di Paterno, munita di fontana di epoca romana con due getti ornati di testa di leone, andata distrutta con il terremoto del 1915 (3).

Nulla di più facile che spesso vi fossero delle donne disposte ad intrattenere i passeggeri, i quali, poi, ripartendo, portavano per ogni dove le follie delle notti paternesi. E siccome le donne dedite ai vizi sessuali sono più portate alla stregoneria, l’Arco di Paterno era da tutti conosciuto come il luogo in cui le streghe imperversavano, come il luogo in cui regnava « la gran fattucchieria » (4). E oggi, che qualche avvenimento recente ha fatto riparlare di streghe a Paterno, che su varie piazze d’Italia, femministe inviperite vanno ripetendo lo slogan: « Maschi tremate, le streghe son tornate », i Paternesi stiano in guardia, perché da un momento all’altro la « caccia alle streghe » potrebbe tornare d’attualità.

NOTE
I. A. De Nìno: Tradizioni popolari abruzzesi, lapadre, L’Aquila, 1972, vol. 11, pag. 28.
2. E. Servadio: « Perché la stregoneria è prevalentemente femminile » in « Il Tempo » del 27-12-1977.
3. Orlandi: 1 Marsi e l’Origine di Avezzano, Pompeì 1967, pag. 232.
4. L’Arco di Paterno, stazione di sosta, si trovava lungo quel tratto della Tiburtina Valeria che ora, per esigenze di traffico, è stato sostituito dalla variante che corre poco più a sud. Il luogo esatto, per testimonianza di quei pochi che ancora tengono presente la situazione di Paterno antecedente il terremoto, è quello dove sorge attualmente l’abitazione di Angelo Piperni.

Il paese Paterno…monografia storica di un centro della Marsica

Mario Di Berardino