La Finanza sequestra 20 milioni di euro a Camillo Colella, frode fiscale da 13 milioni



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Canistro. Nella mattinata odierna i finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di L’Aquila, agli ordini del colonnello Sergio Aloia, hanno eseguito un’ordinanza di misura cautelare reale pari a circa 20.000.000 di euro emessa dal Tribunale di L’Aquila nei confronti di Camillo Colella, legale rappresentante di una società di rilievo nazionale operante nel settore della commercializzazione di acque.

La Finanza sequestra 20 milioni di euro a Camillo Colella, frode fiscale da 13 milioni
Il colonnello Sergio Aloia

Con il sequestro in trattazione viene ripristinata la misura cautelare, pari ad euro 13.000.000 circa, già eseguita, su richiesta del pm Roberto Savelli, della Procura della Repubblica di Avezzano, nei confronti del Camillo Colella lo scorso 4 novembre 2016 ma che, per meri vizi procedurali sollevati dalla difesa dell’indagato, il Tribunale del riesame dell’Aquila dichiarava, il successivo 23 novembre, inefficace.

Il locale Tribunale quindi, in accoglimento dell’appello proposto dalla Procura della Repubblica di Avezzano, ha ripristinato l’originario vincolo cautelare disponendo, con apposita Ordinanza, il sequestro per un ammontare pari ad euro 20.000.000 circa, comprensivo di sanzioni ed interessi nel frattempo maturati.

Una vicenda anticipata sulle pagine di Terremarsicane tre mesi fa.

Sequestro di 13 milioni di euro a Colella. In Cassazione vince la Procura

La misura cautelare appena ripristinata nei confronti di C.C. trae origine da una complessa attività di p.g. sviluppatasi attraverso articolate investigazioni economico-finanziarie svolte dai finanzieri del locale Nucleo di Polizia Tributaria e sfociate nell’autunno scorso nell’accertamento di rilevanti importi, per circa 9 milioni di euro, sottratti al pagamento dell’imposta sul valore aggiunto e delle imposte sui redditi (IRES, IRAP, RITENUTE ALLA FONTE) relative agli anni dal 2008 al 2013. Con riferimento a tali omissioni il C.C. veniva deferito all’A.G. di Avezzano per i reati di cui agli artt. 10 bis, 10 ter e 10 quater del D.Lgs. 74/2000.

Sulla scorta di ulteriori approfondimenti investigativi all’uopo concordati con l’A.G. inquirente, le attività d’indagine venivano estese all’accertamento di tutte le posizioni debitorie della società nei confronti del Fisco, anche in considerazione delle risultanze di pregresse attività ispettive svolte nei suoi confronti da parte della Direzione Regionale Abruzzo e della Direzione Provinciale di L’Aquila dell’Agenzia delle Entrate.

Tale attività, eseguita dal Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di L’Aquila congiuntamente a personale dell’Agenzia delle Entrate, portava alla luce ulteriore materia imponibile che faceva lievitare le imposte dovute ma non versate a circa 13 milioni di euro. Importo, questo, sottratto al versamento delle imposte attraverso insidiose ed artificiose manovre di dissimulazione, prontamente intercettate e compiutamente ricostruite dai finanzieri.

Dette operazioni dissimulatorie, attentamente pianificate e puntualmente realizzate dall’indagato con il fine precipuo di rendere inefficaci le procedure di riscossione coattiva promosse da Equitalia, consistevano principalmente nell’effettuazione di finanziamenti infragruppo infruttiferi per importi considerevoli.

Tali evidenze investigative determinavano quindi l’A.G. di Avezzano a richiedere ed ottenere la misura cautelare già eseguita nel mese di novembre dello scorso anno ed ora, a seguito della decisione del locale Tribunale, definitivamente ripristinata.

La lotta alle frodi fiscali da sempre costituisce una delle priorità per la G. di F. che è costantemente protesa a contrastare gli effetti negativi causati all’economia dall’evasione che ostacola, come noto, la concorrenza tra imprese, danneggia le risorse dello Stato ed accresce il carico fiscale per i cittadini onesti.




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