La Fanciullezza

Testi di Don Vincenzo Amendola maggiori info autore
Pietro e Ortenzia vivevano a Roma e stavano al servizio del connestabile di Napoli don Filippo Colonna, che, tra l’altro, aveva combinato anche il loro matrimonio. Essi abitavano nel rione Trevi, non lontano dal palazzo dei Colonna, e frequentavano la chiesa dei santi Anastasio e Vincenzo. Giulio, soprattutto in compagnia della mamma, quasi quotidianamente andava in questa chiesa e, quando sarà diventato grande e potente, non dimenticherà quei lontani ricordi d’infanzIa e farà abbellire la facciata del tempio, che aveva riempito gli occhi e acceso la fantasia del fanciullo.

Questi, intanto, veniva rivelando, fin dagli anni della prima infanzia, un’intelligenza vivace e una capacità riflessiva affatto rara. Ai genitori non potevano sfuggire le doti, anche se solo ancora abbozzate, del loro primogenito. Essi cercarono di metterle in evidenza alla presenza dei potenti padroni, i Colonna, e così ottennero che Giulio fosse accettato come allievo nel Collegio Romano dei Gesuiti. Questo istituto scolastico e culturale, fondato una cinquantina di anni prima, aveva raggiunto la celebrità delle grandi scuole e tale fu ritenuto per tutto il Seicento e il Settecento. Perfino Galilei aveva amici e aderenze all’interno di esso. Vi si insegnava teologia, sacra scrittura, filosofia scolastica, diritto canonico, ebraico, metafisica, etica, geometria, astronomia. La disciplina era quanto mai severa, com’è appunto nella migliore tradizione dei Gesuiti.

L’allievo Giulio Mazzarino si applicò allo studio con impegno singolare e caparbio. Egli non era nobile, come invece lo erano tutti gli altri allievi suoi compagni, ma non voleva essere secondo a nessuno. In genere gli storici e i biografi di Mazzarino accennano appena a questo periodo della sua vita, per poter subito passare ai grandi fatti che lo hanno reso celebre. Noi siamo convinti che furono proprio questi anni di formazione a plasmare la sua personalità, già copiosamente dotata per natura. Il rigoroso meccanismo della logica aristotelica strutturò il pensiero e la riflessione del giovane allievo; le sottigliezze della scolastica affinarono la capacità di cogliere significati e valori nelle sfumature delle parole e delle espressioni, sollecitando in lui quell’arte diplomatica in cui avrebbe spiegato in seguito tutta la sua genialità. Ma soprattutto lo studente Giulio Mazzarino aprì la mente a un concetto di cultura molto più ampio di quanto la mentalità del tempo suggerisse. Egli amò la cultura per se stessa, assimilò un vero culto per l’arte, specialmente per la musica, il teatro, la pittura, la scultura. Vedremo in seguito come queste qualità e questa educazione lo abbiano portato a iniziative innovatrici in tutti i campi.

Nel frattempo la sua condizione sociale di « familiare di nobili », ma non nobile, lo portava ad essere attento al comportamento degli altri, ad apprezzare ciò che nei compagni vi era di valido e di autentico e a scartare quello che di artificioso e di manieristico osservava nei loro atteggiamenti.
Egli, insomma, divenne un giovane eccezionale amico di tutti, stimato dai superiori e ricercato dagli amici.

Dei suoi successi scolastici ci rimane notizia di una dissertazione da lui discussa dinanzi ai maestri ed ai condiscepoli in occasione dell’apparizione della cometa del 1618, molto luminosa e di cui si ha testimonianza dall’astronomo danese Longomontano. Era maestro di astronomia al Collegio Romano padre Grassi. Le argomentazioni e l’espressione di Giulio Mazzarino riscossero unanimi ed entusiastici consensi. Ancora una volta venne confermata la complessità degli interessi culturali del nostro personaggio.