La famiglia di Santa Felicita

Testi a cura di Emilio Martorelli maggiori info autore
La Chiesa per scrivere la sua storia intinge la penna nel sangue dei Martiri, essa, come sorse fecondata dal sangue di Cristo, cosi si propaga fecondata dal sangue dei suoi figli più belli, eroi invitti dell’esercito cristiano; il sangue dei Martiri rende la Chiesa grande, nobile, splendente e Roma eterna perchè irradiata dal sole indefettibile di Cristo.

Nel secolo II° la famiglia di Santa Felicita fu per Roma una delle sorgenti più vive della nuova vita e civiltà cristiana. Felicita apparteneva a nobile famiglia romana; giovanissima età sposò un pagano funzionario civile di nome Alessandro. La storia non ci parla di genitori né di altri parenti di Felicita né dello sposo; con certezza sappiamo che, morto il marito Alessandro, Felicita rimasta vedova potè praticare più liberamente la religione cristiana e con grande amore educò al Cristianesimo la sua numerosa prole. Nella Roma pagana troviamo spesso famiglie di elevata posizione sociale che abbracciano la religione di Cristo con amore e convinzione profonda. Ciò senza dubbio è dovuto al fatto che queste famiglie più facilmente potevano istruirsi nella sana filosofia che porta sempre alla verità; tale fenomeno notava anche Clemente Alessandrino quando scriveva: “Ai Giudei fu Rata la legge ed ai pagani fu data la filosofia per condurli a Cristo”.

Felicita, in età ancora giovanile, rimasta sola con i suoi sette figli: Gennaro, Felice, Filippo, Silvano, Alessandro, Vitale e Marziale, passa i suoi giorni nella preghiera e nell’amorosa educazione dei suoi figliuoli; li vuole vedere santi ad ogni costo, né le dispiace di vederli martiri pur di vederli san,ti. E’ per questo che l’educazione dei suoi figli al Cristianesimo è anche educazione al martirio. A tal fine li porta spesso a pregare nelle catacombe; ivi, dopo aver partecipato all’agape fraterna e fatta la rituale offerta, riceveva Gesù Sacramentato insieme ai figliuoli e prima di uscire li invitava a baciare le zolle bagnate dal sangue dei martiri e spesse volte ai figliuoli che lungo la strada l’attorniavano ripeteva: “Quanto sareste fortunati, o miei figliuoli, se un giorno toccasse anche a voi la bella sorte di spargere il sangue per amore di Gesù Cristo!

Ciò accadendo io sarei molto contenta e mi chiamerei la più fortunata di tutte le madri”. Vedere una madre partecipare ai sacri riti attorniata dai figli è veramente commovente, ma quando poi si pensa che quella madre lungo la strada insegna ai suoi figliuoli l’amore di Dio e del prossimo fino al sacrificio si piange dalla commozione.

Testi tratti dal libro “Santa Felicita e sette figli M. M. Protettori di Collarmele