t1

Storia della Marsica

t2

LA DIOCESI (profilo storico della Diocesi dei Marsi) quarta sezione

 

L’Ottocento, dunque, si presenta particolarmente agitato e tormentato. Non vi sono piú, è vero, i «Reali Dispacci» del Re di Napoli, con i quali si proibivano le «panarde» di Luco dei Marsi o altre pratiche devozionali; ma subentrano problemi piú seri e piú drammatici: la Chiesa è ormai ridotta al rango di subalterna delle autoritá politiche (anche se, con il ritorno sul trono dei Borboni il vescovo recupererá alcune delle sue prerogative, ció sará di poco momento); il ruolo delle autoritá ecclesiastiche molto spesso si riduce al solo canto del «Te Deum» in occasione di nascite, matrimoni o «genetliaci» della famiglia reale; sul piano economico-amministrativo, la funzione del clero é quella di documentare con precisione le rendite della chiesa, per giustificare «esiti ed introiti» davanti al sempre piú vorace fisco statale.

Contemporaneamente, va deteriorandosi la mentalitá stessa della gente e affievolendosi la tradizionale religiositá contadina, giá intaccata dal germe del razionalismo settecentesco. Aumentano le liti civili per questioni di interesse; e crescono a dismisura le cause criminali per delitti di ogni genere (dall’omicidio allo stupro, dall’aborto all’abbandono del tetto coniugale, dalle risse a mano armata ai quotidiani spettacoli di indecenza ed immoralitá, dal turpiloquio alla bestemmia, dalla poligamia all’incesto e all’infanticidio). Le chiese vanno man mano perdendo la loro importanza nella vita delle comunitá locali, non solo dal punto di vista religioso, ma anche sotto l’aspetto economico, sociale, assistenziale. Le Confraternite, divenute spesso violente e litigiose, si scontrano con il clero e perfino con il vescovo; la costruzione dei Camposanti toglie alle chiese persino quella prerogativa di «ultimo asilo» che esse, fino a quel momento, avevano conservato (43).

II crollo si ha con l’Unitá d’Italia. Dal 1863 al 1872, la dio-cesi rimane vacante, affidata soltanto al Vicario Capitolare D.Giovanni Ricciotti. Quando, nel 1873, il nuovo vescovo mons.Federigo De Giacomo riceve finalmente il «regio exequatur» alla sua nomina, la situazione si presenta disastrosa sotto ogni profilo. Negli anni di «vacanza» vescovile, l’intervento dello Stato italiano sulla Chiesa marsicana era stato così rigido e fiscale, da impedire persino l’espletamento delle normali attivitá amministrative (il che é dimostrato, anche nell’archivio dei Marsi, dalla quasi totale assenza di documenti riguardanti la vita interna della Chiesa marsicana e, all’opposto, dalla soffocante presenza di circolari, decreti, lettere, «informi», ordini dell’autoritá civile di ogni ordine e grado: Consiglio di Luogotenenza, Dicastero degli Affari Ecclesiastici, Governatorato dell’Aquila, Ministero della Pubblica Istruzione, Prefettura di Aquila, Sotto-prefettura di Avezzano, Economato Generale dei Beneficii vacanti per le Province Napoletane, Commissariato straordinario di Grazia e Giustizia, Ministero dei Culti, Sub-Economato di Avezzano, Procura Generale del Re, Ministero della Guerra, Commissione degli Affari Ecclesiastici, Intendenza delle Finanze di Aquila, Uffici del Registro di Pescina, Celano e Avezzano, ecc.) (44).

II vescovo De Giacomo dovrá lavorare notte e giorno per restituire alla Chiesa marsicana quel clima di serenitá e di spiritualitá, di cui la diocesi aveva estremamente bisogno. Gli anni dal 1860 al 1870 erano stati disastrosi sotto ogni punto di vista: giá dal primo anno dell’Unitá, infatti, con i decreti del pro-dittatore Giorgio Pallavicino erano stati abrogati tutti i «rescritti» a favore della Chiesa e delle sue proprietá, emanati nei decenni precedenti dal governo borbonico; e, quasi contemporaneamente, erano entrate in vigore le nuove leggi dello Stato italiano riguardanti la confisca dei beni ecclesiastici, la chiusura dei monasteri, le limitazioni imposte alle chiese ricettizie e alle parrocchie, l’obbligo della leva militare anche per i seminaristi ed i chierici, la chiusura del Seminario, l’apposizione dei sigilli nella Curia e nell’Archivio diocesano, l’occupazione del Palazzo vescovile di Pescina (con lo scioglimento dell’amministrazione diocesana), il sequestro delle prebende o porzioni di «massa comune» nei Capitoli della Cattedrale di Pescina e delle Collegiate della diocesi (Avezzano, Trasacco, Luco, Celano), l’abolizione delle Decime sacramentali, e così via (45).
Alcuni effetti concreti — in senso negativo per la Chiesa — di questo massiccio intervento dello Stato liberale erano stati rappresentati dalla nomina dei «custodi» laici, incaricati di sorvegliare e controllare l’amministrazione di chiese, conventi, palazzi diocesani (come lo stesso Episcopio di Pescina, alla cui custodia fu nominato il 9 maggio 1864 un certo Raffaele Recchiuti; oppure la chiesa di S.Francesco in Avezzano, la chiesa Curata di Corcumello, ecc.); dall’occupazione (quale alloggio delle «Truppe Regie» o dei Garibaldini) della chiesa di S.Bartolomeo in Avezzano, di quella di S.Giuseppe in Pescina e dello stesso Seminario diocesano (una parte del quale era stata adibita a «pubblico convitto»); dalla necessitá per l’Ordinario diocesano (il Vescovo) di riferire alla autoritá politiche tutto ció che si svolgeva all’ombra del campanile, compresa l’attivitá delle Confraternite.

Esempi di conflitti giurisdizionali erano stati numerosi in quegli anni: si erano aperte vertenze (che dureranno anche oltre la morte di mons.De Giacomo) sia per i «frutti dei beneficii vacanti», sia per la natura dei monasteri e dei conventi (in modo particolare, quello delle Clarisse di Pescina), sia sull’entitá delle rendite annue delle parrocchie (il cui limite minimo veniva stabilito nella misura di £. 5.000 annue), sia sulle chiese «ricettizie» (in modo particolare quelle di Pescasseroli e di Lecce dei Marsi; dalla prima, anzi, nel 1869 verrá aperta una lunga causa contro il pubblico Demanio «in sostegno della esenzione dalla soppressione e dalla conversione… nel Tribunale Civile di Avezzano»), sia per i benefìci ecclesiastici di numerosi paesi della diocesi (Gallo di Tagliacozzo, Scurcola, Cerchio, S.Benedetto, Venere, Pescina, Celano, Luco, Corcumello, Albe, Magliano, Scanzano, Massa-Corona, ecc.) (46). Sotto i successori di Federigo De Giacomo (i vescovi De Dominicis, Russo e Giacci) la situazione generale va man mano migliorando, fino alle improvvise dimissioni di mons.Giacci, il quale nel 1910 lascia la diocesi dei Marsi (47).

Con il nuovo vescovo, mons.Marcello Pio Bagnoli, la diocesi sembra aver trovato, finalmente, una mano energica, capace di risolvere tutti i piccoli e grandi problemi della Chiesa marsicana, quand’ecco, improvvisamente, la mattina del 13 gennaio 1915, la Marsica viene sconvolta dal terremoto piú tragico di tutta la storia dell’Abruzzo. Muoiono oltre trentamila persone, «Avezzano, la gentile e industriosa cittadina che della Marsica poteva dirsi la capitale», scrive mons.Bagnoli il 16 gennaio di quello stesso anno, «è oggi un cumulo di rovine polverose: mille appena, e forse nemmeno, dei suoi circa quindicimila abitanti sono potuti scampare alla morte! Pescina, la cittá cattedrale, é distrutta nella massima parte: a quattromila si calcolano gl’infelici rimasti vittime del disastro, due terzi dell’intera popola- zione! S.Benedetto e Gioia, paesi di 4.500 abitanti, e Albe sono rasi al suolo; Lecce, Ortucchio, Cerchio, Collarmele, Paterno, Aschi, Sperone, Magliano, Cappelle, Massa Corona, Massa, Cese, Collelongo, Celano, quasi completamente rovinati, e chi sa quanti altri paesi e borghi lontani, dei quali per la mancanza di dirette comunícazioni non si puó ancora avere precisa notizia! In una parola, la Diocesi intera devastata — nella sua parte piú bella, rovinata e perduta […]» (48).

Il vescovo, salvatosi dal disastro, sceglie come sede provvisoria Tagliacozzo. Di lì, cerca di ricostruire qualcosa di quel che è andato distrutto. Ma la realtá, ormai, è completamente diversa.

VEDI NOTE

Testi del prof. Angelo Melchiorre

avezzano t2

t4

LA DIOCESI ( profilo storico della Diocesi dei Marsi ) quarta sezione

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