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Comune di Avezzano

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Sul finire del secolo scorso, i contadini si recavano a lavorare nel Fucino a piedi: i più abbienti possedevano un asino che, pero, veniva utilizzato per trasportare le zappe, le copelle per l’acqua e quant’altro era necessario per trascorrere l’intera giornata fuori casa. L’involto contenente il poco cibo da consumare durante la giornata, la mmutina o la spesa, consisteva in un tozzo di pane ed una cipolla; i più fortunati avevano una fetta di ventresca, il più delle volte rancida perché non bene conservata.

Molti anni più tardi furono utilizzati i carri trainati dai buoi, fatto che costitui un gran sollievo per i poveri contadini: le vacche, pero, erano molto lente ed il tragitto che dovevano percorrere era notevole. Il confronto con i commilitoni, che in altre parti d’Italia avevano avuto esperienze con i quadrupedi, spinsero i pochi soldati che ebbero la fortuna di tornare vivi dall’inferno della prima guerra mondiale ad utilizzare, verso gli anni venti, i muli ed i cavalli.
Come spesso accade dopo grandi conflitti o violente rivoluzioni, notevoli rivolgimenti sociali e novelli entusiasmi generarono nuove iniziative o riscoprirono e rilanciarono attività che da tempo erano state abbandonate: fu rispolverata la Confraternita dei SS.Cuori di Gesu e Maria, fu rilanciata la gara del solco dritto, fu organizzata la cooperativa dei generi alimentari, fu fondata la società delle vacche.

La cooperativa
La cooperativa dei generi alimentari fu costituita allo scopo di vendere ai propri soci generi di prima necessita a prezzi più accessibili rispetto a quelli normalmente praticati nel mercato. L’iniziativa era buona ed ottimi erano gli obiettivi che si intendevano raggiungere. Mentre, pero, al nord dell’Italia lo spirito cooperativistico e stato da sempre compreso ed apprezzato dai contadini e dagli altri lavoratori, nel sud l’iniziativa non ha mai avuto molta fortuna perché e sempre prevalsa la tentazione di gestire le attività economiche ed imprenditoriali in modo individuale: la cooperativa antrosanese, dunque, era destinata inesorabilmente ad andare in malora!

Di questa iniziativa sino a qualche mese fa, rimaneva unicamente il locale che, benché diroccato, viene ancora indicato da tutti come la cooperativa: ora anche i ruderi sono stati definitivamente demoliti unitamente alla Chiesa Parrocchiale di S.Croce ed all’altra porzione di fabbricato chiamato Casa del Popolo.

La società delle vacche
Poteva definirsi un’attività a meta tra la Societa di Mutuo Soccorso ed una forma primitiva di assicurazione dei rischi derivanti dalla morte di una bestia.
Era composta da un Presidente, un Vice Presidente e quattro o più consiglieri. Si disponeva dell’opera del veterinario di Avezzano dott. Francesco Nanni e del maniscalco tuttofare nella persona di un certo Ettore Contestabile.
Prima dei personaggi sopra citati, pero, la societa si avvalse della collaborazione dell’anziano Enrico Luccitti, esperto quasi quanto un veterinario, che operava senza compenso al solo scopo di rendersi utile ai soci.

La società funzionava con regole ben precise: qualunque fosse la causa della morte della bestia (malattia, incidente, vecchiaia od altro), il proprietario-socio era sollevato dagli oneri e dalle preoccupazioni derivanti dall’accaduto ed in sua vece subentrava il direttivo. Il direttivo decideva se l’animale doveva o non doveva essere abbattuto e, in caso affermativo e dopo i dovuti accertamenti sanitari, provvedeva ad abbatterlo; ne faceva tante porzioni quante erano le vacche iscritte nell’apposito registro dei soci ed ognuno dei soci doveva ritirare la sua parte di carne pagando il corrispettivo prestabilito dai dirigenti della società.

Con il ricavato il socio, cui era capitato il guaio, aveva cosi la concreta ed immediata possibilità di acquistare nuovamente la sua bestia, importante e determinante nell’economia familiare. Il benessere conseguente al boom economico registrato sul finire degli anni cinquanta, l’apertura di numerose fabbriche nel Nucleo Industriale di Avezzano che assorbi anche mano d’opera antrosanese che fu sottratta alla campagna, gli impieghi negli enti pubblici ove molti giovani trovarono sicuro sbocco occupazionale, ridussero drasticamente il numero delle vacche, tra l’altro meno necessarie poiché andava affermandosi sempre più l’esigenza di una sempre crescente meccanizzazione agraria: all’inizio degli anni sessanta della società delle vacche rimaneva soltanto il ricordo.

La gara del solco dritto
Da tempo immemorabile era molto diffusa, in provincia dell’Aquila ed in particolare nella Marsica, la gara del solco dritto: Antonio De Nino ne parla nel XIX capitolo Si tira il solco del Volume I di Usi Abruzzesi – Firenze 1879.
Egli ci racconta lo svolgersi di tale gara in Avezzano, il giorno dei festeggiamenti della Madonna di Pietraquaria che cade, come noto, il 27 aprile. Anche Giuseppe Pennazza ci descrive la gara del solco in Avezzano(1).
Sei o sette aratori, con l’aratro di legno trainato dai buoi, tracciavano il loro solco dal Monte Salviano verso l’abitato di Avezzano, mentre i concittadini, saliti sui terrazzi e sui balconi delle case più alte poste su Piazza Torlonia e su Via Napoli, tentavano di riconoscere, sebbene a distanza non troppo ravvicinata, i contendenti: il tracciato, fatto di collinette, di valli e di ostacoli di ogni genere, era difficile ma i partecipanti mettevano in atto tutta la loro perizia e la loro esperienza almeno per non sfigurare e possibilmente per vincere ed avere il premio in palio: un bel cappello nuovo!

Lo stesso De Nino, gia centoventi anni fa, nel ricordare come in precedenza la gara si svolgesse anche a Gioia dei Marsi, faceva presente come l’uso si stesse perdendo. Ancora oggi, a Rocca di Mezzo, si disputa la gara del solco dritto: nell’era della civilta industriale e post-industriale, la competizione, abbandonata la caratteristica agonistica, ha assunto un sapore di natura esclusivamente folcloristica allo scopo di attirare turisti.(2) Tanti anni fa al vincitore andava un vestito, biancheria per la famiglia e qualche fiasco di buon vino: oggi, nel pieno trionfo della societa dei consumi, vengono invece attribuiti trofei, targhe, diplomi ed anche premi in denaro.

Ad Antrosano la gara si svolgeva durante le feste patronali di S.Satiro, S.Rocco, S.Antonio e dei Sacri Cuori di Gesu e Maria, la prima o la seconda domenica di settembre: alla fine di agosto, infatti, si iniziava la raccolta delle prime patate ed il granturco che, venduti al mercato di Avezzano, che si teneva intorno al castello, fruttavano i primi guadagni che venivano utilizzati per acquistare il vestito nuovo, per offrire il proprio contributo al comitato dei festeggiamenti, per approntare il banchetto festivo nel quale venivano ammessi anche taluni componenti della banda musicale ospitati a turno dalle varie famiglie.

Successivamente le feste furono anticipate ad agosto sia per ragioni metoreologiche, sia anche per consentirne la partecipazione ai turisti romani ed agli emigrati antrosanesi che tornavano al paese normalmente durante questo mese. Il giorno si lavorava nei campi e, quindi, spesso il solco veniva approntato di notte con la luce delle lanterne a petrolio. Ogni solco veniva tracciato da un gruppo di contadini composto di 67 persone ed i gruppi partecipanti erano circa una decina: le settanta persone impegnate, dunque, rappresentavano all’incirca tutte le famiglie del paese. I vari componenti del gruppo avevano mansioni diversificate: alcuni sistemavano preventivamente le mire, uno guidava l’aratro, altri tenevano le redini della coppia di buoi, taluni rettificavano a mano con il bidente, la zappa od il badile, le eventuali imperfezioni.

Durante la notte, spesso, i contendenti cercavano di spostare le mire degli avversari: venivano istituite le sentinelle a cavallo per vigilare sul lavoro sino ad allora svolto ma, talvolta, la vigilanza degenerava in contese verbali e successive risse. Non sono mancati episodi buffi come quando un solco, mentre si procedeva, si imbatte in un noce secolare di proprietà di Domenica Di Matteo in località Olmitto, posta proprio dove attualmente si sta realizzando l’autoporto: il tempo stringeva e non si poteva iniziare un nuovo solco! L’intelligenza contadina riuscì a trovare un’adeguata soluzione: furono frettolosamente tagliati i grossi rami dell’albero che ostacolavano la libera visuale per la necessaria prosecuzione dei lavori ed il solco fu portato felicemente a termine!

Dopo una piccola discesa, il solco attraversava i campi privati, la ferrovia per Roma, la strada statale Tiburtina-Valeria, le varie strade campestri, quindi saliva per la montagna di Cappelle, attraversando anche le sue piccole valli.
Tutto il paese si raccoglieva presso Fonte Gnova per la proclamazione dei vincitori: il luogo era proprio ideale perché da qui partivano i solchi tracciati dagli ottimi aratori. Durante la vigilia della festa tutto doveva essere pronto ed il giorno prefissato la commissione osservava, misurava, giudicava e proclamava il vincitore che riceveva premi: in natura in epoca remota (foraggi per le bestie o derrate alimentari per sfamare la propria famiglia) ed in denaro più recentemente.

La commissione era composta da alcuni esponenti delle famiglie del posto, da geometri e periti agrimensori forestieri che, muniti di binocoli, livelli, tacheometri ed altre attrezzature topografiche, erano in grado di misurare e rilevare il solco e la sua esatta direzione. Uno degli ultimi commissari, prima dell’avvento dell’Ente Fucino, fu il geometra Guido Pace De Angelis, personaggio molto noto e stimato nel paese il cui giudizio finale, pero, non convinse tutti: fu duramente contestato e la manifestazione si concluse con una vivacissima discussione che stava quasi degenerando in rissa. La gara si svolgeva da tempo immemorabile ma negli anni 19521953, per l’interessamento di qualche amministratore comunale capace di farsi ascoltare presso i dirigenti dell’Ente di Riforma del Fucino, la gara del solco dritto (jo sulico ‘ritto), fu rilanciata, pubblicizzata e sponsorizzata.

Tutti gli alti dirigenti del novello Ente ed un numeroso gruppo di tecnici da poco assunti alle dipendenze, si portavano in Antrosano per svolgere la delicata funzione di giudici e proclamare il vincitore ma non era facile sia per la bravura di tutti i concorrenti sia anche per ragioni… di opportunità psicologica e politica. Il desiderio di sentirsi proclamare vincitore era tale che tutti gli altri esclusi dalla premiazione avrebbero subito traumi e delusioni tali da lasciare un segno profondo. Compa ‘… comme va jo sulico? ed il compare rispondeva serio e convinto: J’aratro mi’e comme jo vento! Ad ognuno il proprio solco sembrava veramente il più dritto e mal si sopportava il vedere premiare il proprio vicino di casa o l’avversario con il quale si era tanto discusso nei giorni precedenti: il qualunquismo e stato sempre forte ed ineliminabile. So ‘revenciuto ‘n ‘atra ‘ota quissi!, dicevano quasi sempre gli sconfitti. Gli addetti dell’Ente Fucino, pero, riuscirono a trovare un escamotage tale da non creare i vinti e non inimicarsi nessuno: tutti vincitori!

La premiazione avveniva a suon di medaglie e coppe, ciambelle e vinello nostrano offerti generosamente dalle mogli dei concorrenti: l’onore di tutti era salvo, l’Ente Fucino esercitava gia la sua grande influenza sulle masse rurali marsicane, le rivalità erano soffocate sul nascere ed ognuno poteva sentirsi, in cuor suo, il vincitore morale della gara! Uno degli ultimi vincitori fu Nicola Ruscitti. L’ultima gara, si ricorda a memoria d’uomo, fu sostenuta con i trattori: il fascino delle nottate trascorse a tracciare il solco con le lanterne a petrolio e le fatiche sopportate per raddrizzare il solco con il bidente e la zappa, erano solo un bel ricordo del passato! Con l’avvento della società moderna, il ridimensionamento di tutte le attività agricole, zootecniche e silvo-pastorali, la costruzione di numerosi fabbricati nella zona, l’avvento di una sempre crescente meccanizzazione agraria, la gara e andata man mano riducendosi sino a scomparire del tutto.

Note
(1) Giuseppe Pennazza I racconti di Angizia editore Carlo Maggi Avezzano 1924
(2) TuttoAffari ottobre 1999 Giorno e notte Rocca di Mezzo: festa del solco dritto di Alvaro Salvi

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La Cooperativa, il solco e la società delle vacche

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