La Comunione (episodi di vita)

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”Bisogna essere buoni, buoni…”

Santina, oltretutto, era – come abbiamo notato anche altrove – di carattere energico. Quando vedeva che qualcosa non andava da parte del personale di servizio, riprendeva con garbo si, ma anche con energia, e diceva: ”Bisogna essere buoni, buoni, buoni, ma dopo tre volte buoni, bisogna essere anche cattivi, altrimenti ci fanno scemi! ”. Verso i primi mesi del 1950, per ristrettezza del locale, gli uomini ricoverati a Villa Rinaldi furono mandati in altri sanatori. Si libero in tal modo il reparto A. Il Direttore ordino, allora, che le ammalate del reparto 8 passassero nel reparto A; che, se si fossero opposte, sarebbero state licenziate. Da parte di tutte le ricoverate ci fu una levata di scudi. Solo Santina non se la prese, ma, avendo compreso il disagio delle compagne, andò dal Direttore e disse: ”Siamo tutte compatte a firmare la cartella e ad essere rimandate a casa!”. Ma il Direttore fu irremovibile e disse: ”fuori e se ne vada!” Notando l’inflessibilità del Direttore, molte ragazze si rassegnarono ad obbedire, anche se a malincuore, perché, oltretutto, andando via, avrebbero perduto il loro medico curante. Il Direttore, allora, fece chiamare Santina e disse: ”Ti conosco bene. So che hai rischiato di essere mandata via per le tue compagne. Ma ora esse hanno obbedito. Ora, continua la tua opera; va, consolale, calmale e falle abituare al nuovo ambiente!” Fu cosi che Santina dalla stanza n. 4 del reparto 8 passo alla stanza n 4 del reparto A. Prese posto al letto sito all’angolo, presso la finestra e si mise accanto il bel Crocifisso regalatole dal fratello Fr. Leone.

”Non mi voglio intontire, voglio essere presente a me stessa fino all’ultimo!”

Fu appunto nel nuovo locale che il martirio di Santina tocco l’apice. Non potendo più riposare supina, col capo sui cuscini, doveva per lo più rimanere seduta e curva in avanti. Non poteva parlare molto, e la voce s’era fatta fioca fioca, Il più piccolo contatto diretto della gola con l’aria le procurava una tosse tremenda, che sembrava squassarla. Ma, anche in quella posizione, Santina era capace di portare anime a Gesù. Attorno al suo lettino, si formava spessissimo, nelle ore libere, un bel crocchio di amichette. Eran tutte desiderose di parlarle e di riceverne consigli. E Santina non sapeva solo consigliarle, ma, al momento giusto, anche riprenderle. Ma riprendeva le più sbarazzine in modo tale che queste capivano il loro male e finivano per esserle più affezionate di prima. Le nottate cominciarono ad essere strazianti, a causa, del sudore copiosissimo e dell’affanno che 1’opprimeva. Se le presentavano un calmante, raccomandava che non fosse uno stupefacente. ”Mi dispiace abbreviare la sofferenza – diceva – perché mi sembra un ribellarmi alla Volontà di Dio. Non mi voglio intontire. Voglio essere presente a me stessa fino all’ultimo, perchè fino all’ultimo voglio fare atti di amore”. La mattina del 3 ottobre, fu trovata da Sr. Erminia in un lago di sudore. La tosse le toglieva il respiro. Aveva il viso cianotico… La fine, l’immolazione completa si avvicinavano a grandi passi. Sr. Erminia, pertanto, corse a telefonare ai famigliari.

”M’ha detto la Suora che la Sig.na Campana sta un po’ male…”

Siccome Sr. Erminia non poté subito avere la comunicazione, alle quattro pomeridiane telefono da Pescina il vice-economo. Ad Alfedena c’era Don Bruno e tocco proprio a lui a rispondere. Il vice-economo disse: ”M’ha detto la Suora che la Sig.na Campana sta un po’ male e che perciò vorrebbe vedere la mamma!”. Don Bruno chiese per due o tre volte spiegazioni, ma la voce ripeteva sempre le stesse parole con aria misteriosa. Don Bruno subito penso: ”Santina e morta!” Tornato a casa dall’ufficio telefonico, Don Bruno – che si sforzava d’essere calmo – avviso prima il cognato Salvatore, e poi la mamma e la sorella Assunta. Tutti, con strazio ben comprensibile, pensarono: ”E’morta Santina! ”. Non c’era tempo da perdere, tanto più che erano gli ’.e 5 pomeridiane. Salvatore andò subito a ritirare il camion, che era nel garage di Castel di Sangro, la mamma cerco di trovare una compagnia alla figlia Assunta, che aveva partorito da appena 19 giorni, e Don Bruno cerco di trovare in casa qualcosa che sarebbe servita alla tumulazione di Santina. Non si poté partire che alle 19,30. Gia era buio. Sul camion, guidato da Salvatore, presero posto mamma Margherita, Don Bruno e tre operai addetti al commercio con Salvatore. Salvatore accelero più che poté si da farcela in meno di due ore. Il tragitto sembrava interminabile, i minuti una eternità. Nessuno fiatava, la povera Margherita recitava sommessamente il Rosario e Don Bruno recitava il De Profundis, ma più che altro gli si raccomandava all’anima eletta della sorella. Alle 21,10, erano presso il cancello di Villa Rinaldi. Per combinazione lo trovarono aperto; Margherita, Don Bruno e Salvatore lo varcarono in un batter d’occhio. Accanto al portone c’erano due malate che prendevano il fresco. Eccitata, Margherita domando loro:”Dov’e mia figlia? Dov’e?!…”. Le risposero: ”E’ su, dov’era prima. Non si ecciti, signora: Santina sta bene!”. Entrarono e incontrarono Sr. Erminia, la qu«!:., leggendo sul loro viso un senso di grande agitazione, disse: ”Non vi preoccupate. Ora, andate a riposare. Non e il caso che vediate Santina da stasera… Si potrebbe impressionare… ” Margherita ribatte: ”No, no, voglio subito vedere mia figlia…. Son venuta da tanto lontano… Magari le dirò che ho approfittato di Salvatore che doveva passare da queste parti per puro caso… ”. Suor Erminia disse allora: ”Quand’e cosi…” Quando s’apri la corsia, erano le 21,15.

”Cosi ti fai trovare?”

Santina si fece trovare seduta sul letto, di traverso. I piedi penzolanti poggiavano su d’uno scannetto; aveva ai fianchi una coperta, sulle spalle un maglione e, dal lato sinistro, una catasta di cuscini. Ansimava ed era squassata dalla tosse. Accanto a lei c’era Sr. Piera. A vederla, la mamma, Don Bruno e Salvatore furon presi da un senso di profonda commozione e la baciarono. La mamma, più di tutti, le si avvinghio al collo e la bacio più volte. Poi, facendo violenza a se stessa, disse: ”Cosi ti fai trovare?!… ”. Santina non rispose a tono, ma abilmente svio il discorso e disse: ”Vi hanno chiamato eh? Avete fatto bene a venire!… ”. La mamma rispose: ”No, non ci hanno chiamato. Siamo venuti qui per caso. Salvatore doveva scaricare della roba ad Avezzano, ed allora noi abbiamo approfittato della occasione per passare a farti una visita!”. Santina non si mostro convinta, infatti soggiunse: ”E il camion? Dov’e andato senza Salvatore che lo guida?… ”. Ma poi, discreta com’era, essa stessa cambio argomento, togliendo dall’imbarazzo i suoi interlocutori. Domando del nipotino Franco, che era nato una quindicina di giorni innanzi; disse che gli aveva scritto una cartolina per l’onomastico. E domando: ”Com’e? E’ bello?”. Don Bruno, tanto per rialzare un po’ il morale di tutti, disse: ”E’ un micino moccioso e piagnone!”. Santina guardo allora il fratello con aria di rimprovero e soggiunse: ”Sei tu moccioso e piagnone, Franco e bello!…!”. Poi chiese del papa. Per quanto la domanda era da aspettarsi perché era più che noto il grande amore di Santina per il papa, pur tuttavia colse alla sprovvista… Don Bruno, dopo un momento di smarrimento, invento una scusa ”Si, stava per venire, infatti gia si era tolti gli abiti della campagna. Ma, proprio quando stava per partire, venne un uomo da Rionero che egli aspettava da tempo e cosi con rammarico non si è mosso! ”.

”Oh! Perché non ti voglio? Ti ho scacciata forse qualche volta?”

Di li a poco venne P. Michelin, il Cappellano, e in sua compagnia il tempo passo velocissimo. Siccome era gia suonata la campana del riposo notturno, Santina, sempre premurosa e delicata, penso alla sistemazione dei suoi: ”E ora, dove andrete a dormire?”. E la mamma: ”Don Bruno e Salvatore se ne tornano a casa, non appena ripasserà il camion da Avezzano. io invece starò accanto e te, mi assopito un po’accanto e te!… Non mi ci vuoi forse?” ”Oh! Perché non ti ci voglio? Ti ho scacciata forse qualche volta?… ”. Sr. Erminia e Sr. Piera andarono allora a prendere una sedia a sdraio e pregarono la mamma di riposare un po’ nella saletta attigua, adibita a sala di premedicazione. La mamma ringrazio cortesemente, ma preferì restare accanto alla figliuola tutta la notte su d’una sedia. Don Bruno e Salvatore si licenziarono. Santina li saluto, ma era convinta che essi sarebbero tornati, tanto e vero che non affido loro il suo solito saluto e il suo bacio per il papa assente.

”Ha pensato a tutto il buon Gesù, facendomi rimanere accanto la mamma!”

Quando Don Bruno e Salvatore se ne furono andati, Santina, rimasta sola con la mamma, torno sull’argomento della telefonata. ”A che ora vi hanno telefonato per essere venuti cosi tardi? Si. vi hanno telefonato e non vi trovavate qui di passaggio, per puro caso, prova ne sia che Salvatore e venuto col vestito nuovo, e non con l’abito da lavoro!”. La mamma, commossa, ammutolì. Santina si fece accomodare la coperta sulle spalle e sui fianchi e si appisolo un pochino. Ma verso l’una e mezza, ebbe un attacco di tosse cosi forte che si temette di perderla. Nemmeno a farla apposta, l’infermiera non c’e”.a, e, quando giunse, l’attacco era cessato. Alle scuse che l’infermiera, confusa, presentava, Santina rispose con calma: ”Ha pensato a tutto il buon Gesù, facendomi rimanere accanto la mamma! ”. La notte fu lunga e fredda. Si pensi, oltre al resto, che bisognava tener la finestra aperta… ed era il 4 di ottobre.

”Son troppo grossa per farmi mettere entro la manica..”

Al mattino, all’ora solita, Santina si comunico. Fu una Comunione da Angelo!
Mentre faceva ancora il ringraziamento, una Suora venne a chiamare la mamma invitandola ad una piccola colazione. Siccome pero essa non voleva muoversi, la Suora disse: ”Venga che c ’e anche Don Bruno che l’aspetta… ”. Santina allora disse: ”Visto che Don Bruno non e ripartito?” e tornò sull’argomento della telefonata. La povera mamma non sapeva più quale pesce prendere, quando venne a toglierla dall’imbarazzo il figlio Don Bruno, che disse a Santina come non era potuto ripartire perché si era trovato da caricare del ferro per conto di alcuni napoletani. A dire il vero, Salvatore aveva trovato sul
serio del lavoro. Santina, pero, disse: ”Son troppo grossa per farmi mettere entro la manica… ”. Frattanto si noto in Santina un leggero miglioramento. Don Bruno andò subito a telegrafare alla sorella Assunta in questi termini: ”Santina meglio. Mamma resta. Noi torniamo stasera”. Poi, passo da un bar e acquisto delle caramelle e una cassata e corse difilato a Villa Rinaldi. Santina disse che le caramelle le poteva distribuire alle malate della corsia; poi, assaggiata appena appena la cassata, subito la lascio perché sentiva di non poterla ritenere. Osservando che andava migliorando, Don Bruno prese a scherzare con lei, chiamandola col nomignolo di ”Micella”. E lei, vivace come sempre, ribatteva col nomignolo di ”Battocchio” e, dandogli uno schiaffetto sul mento, disse: ”Vedi che ti rompo gli occhiali!”. E Don Bruno: ”Che me ne importa? Tanto paga Salvatore!”.

”Giungo prima io che le cartoline”

Un po’ scherzando e un po’ facendo sul serio, si discusse di tante cosette per circa 2 ore. Don Bruno, osservando il suo miglioramento, le disse se voleva apporre le firme ad alcune cartoline da inviare al fratello, alla sorella, a P. Ireneo. Lei rispose: ”No, tanto giungo prima io che le cartoline e, quando sarò da loro, dirò loro tante cose belle… ”.

”Non posso partecipare perché sono obbligata a letto”

Frattanto, le ricoverate venivano in continuazione attorno al suo letto per vederla, sentirla, riceverne qualche buona parola. Venne pure il Cappellano che, dopo essersi fermato un po’ a parlare con lei, se ne torno in camera recandosi dietro, Don Bruno, al quale disse: ”Santina ha un fisico robusto: resiste molto bene!” e poi aggiunse: ”Santina si e confessata tre giorni fa: era convinta che fosse quella l’ultima Confessione: perciò, dopo averla terminata, mi incarico di portare i suoi ricordi al papà, alla mamma, ai fratelli e alle sorelle, al nipotino e alle socie di Azione Cattolica… Don Bruno, emozionatissimo, torno subito d.”. Santina e la vide circondata da tante compagne: eran le socie dell’Associazione interna d’Azione Cattolica, capeggiate dalla Vice-presidente sig.na Albina Proietti (ora anche lei defunta). Santina le domando come si svolgevano le adunanze, quali argomenti vi erano stati trattati, ecc. Don Bruno la prese in giro e le disse: ”Tu sei la Presidente, e la sig.na Proietti, qui presente, ne porta il peso”. La signorina Proietti si schermi e Santina soggiunse: ”Non posso partecipare perché sono obbligata a letto. D’altra parte, lo stesso Monsignor Vescovo, che mi ha voluta Presidente, mi ha comandato di far cosi! ”.

”Mi si stanno gonfiando le gambe…”

A Santina intanto si erano gonfiate le gambe e i piedi. La mamma se ne accorse, ma tacque. A un certo punto, lei stessa disse: ”Mi si stanno gonfiando le gambe…”. La mamma disse: ”Forse perché da troppo tempo le hai penzoloni! Vuoi metterti supina?”. Santina disse che non era possibile. E non dando peso alla cosa, domando della vita che si menava ad Alfedena, specie riguardo alle diverse attività parrocchiali. All’ora dei pranzo, le fu portato un po’ di riso e qualche altra cosetta. Lei bevve solo un sorso di birra e due tuorli d’uovo… Lo stomaco non poteva ricevere altro. Poco più tardi, la mamma e Don Bruno furono invitati nell’appartamento delle suore a prendere un boccone. Appena rifocillati un po’, si scambiarono quattro chiacchiere con le Suore: tutte, indistintamente, lodavano la virtù e la forza d’animo di Santina, il suo grande amore al patire…

”Piangi perché sei invidioso che io vado in Paradiso”

Quando si tornò in corsia, Santina fu trovata boccheggiante: era entrata in agonia dalle 13,54. Aveva cambiato posizione: non era più seduta di fianco, ma diritta, cioè orizzontalmente sul letto: aveva i cuscini dietro le spalle; Sr. Piera le aveva ravvivato i capelli e cambiata la maglia. Alla mamma e a Don Bruno il sangue si ghiaccio nelle vene. Seguirono istanti di silenzio, rotti solo dal respiro affannoso e dai secchi colpi di tosse di Santina. Subito si capi che il breve miglioramento fu una grazia speciale del Buon Dio, concessa a Santina dietro sua accorata richiesta a vantaggio non tanto suo quanto della mamma e del fratello. Alla vista della mamma e del fratello, Santina si rianimo e fece di tutto per apparire meno grave. Don Bruno le si accostò le suggerì di offrire tutto a Gesù per il bene della casa. Santina assentì completamente, pronunciando debolmente il suo ”si”. In breve, attorno al letto, accorsero medici, infermiere, Suore e malate. Le fu praticata un’iniezione e lei si riprese un po’. Fu allora che Santina s’accorse che Don Bruno piangeva, perciò, con sforzo, ma anche con energia, disse: ”Piangi perché sei invidioso che io vado in Paradiso e tu resti quaggiù. Ma dove andrò io, anche tu dovrai venire. Che, se non ci vuoi venire, ti verrò a prendere con la catena”. Don Bruno la strinse a se e disse: ”Si ci verrò, ma tu prega per me!”. E Santina: ”Fermati che mi strozzi. Di piùttosto l’Ave Maria, dilla forte, forte!”. Don Bruno obbedì, Santina però non era ancora contenta, perciò disse: ”Dinne una seconda ”, e poi: ”Una altra ancora! ”. Quelle tre Ave ottennero un effetto magico: Don Bruno si senti più forte, la mamma rinvigorita, i presenti tutti meglio disposti.

”Vado in Paradiso a pregare per voi e a prepararvi il posto”

Intanto, Don Bruno, che le stava a destra, le reggeva la fronte. Sr. Piera avrebbe voluto dargli il cambio, ma Don Bruno si oppose. Ne segui una piccola contesa; ad un certo punto, Santina disse: ”No, voglio mio fratello!”. Si avvero cosi alla lettera quanto Santina stessa aveva predetto due anni prima: ”Negli estremi momenti, vorrà essere assistita da mio fratello benedet-tino. Papa, Fr. Leone e le sorelle e bene che non sappiano nulla, altrimenti piangeranno”. Don Bruno invito la sorella a poggiare il capo sul suo petto: cosi avrebbe riposato un po’ meglio. Santina obbedì. Si fece portare un fazzoletto, 1’accosto alla tempia e alla guancia e poggio il capo sul petto del fratello. Fino all’ultimo fu delicatissima: per mezzo di quel fazzoletto avrebbe voluto evitare il più possibile il contagio. Siccome pero si agitava per la tosse e per il respiro affannoso, non rimase in quella posizione che solo pochi istanti. Poi disse alla mamma in lacrime: ”Non piangete. Che vado in Paradiso a pregare per voi e a prepararvi il posto. Non dovete piangere, ne vestirvi di nero. Dillo pure ad Assunta. State contenti e in pace!”. Dopo poco, con calma ineffabile continuo: ”Dite a papa che lo aspetto in Paradiso. Lo voglio con me. Lui ci dovrà venire per forza… Dite a Franco che la zia lo ha amato tanto tanto, immensamente…”. Cosi dicendo, pur essendo commossa, nulla lascio trasparire all’esterno e i suoi occhi non si inumidirono di lacrime. Poco dopo, come pote, continuo: ”Dite a Franco di essere buono. Che diventi santo. Che sia il gaudio dei genitori e il decoro della Chiesa. Lo aspetto in Paradiso!… ”.
Avevo fatto scrivere a P. Ireneo, ma oggi non verrà più. Prega perciò P. Michelin che mi dia lui i Sacramenti!… ”. Non fu tanto facile trovare il Padre, perché in quel giorno era molto occupato. Fu la Superiora a prendersi 1’incarico di rintracciarlo. Intanto, Santina disse che – come d’accordo con la Superiora, avrebbe emesso i Santi Voti: si preparasse, perciò, quanto era necessario. E di questo si incarico Sr. Erminia. Quando giunse il Padre, Santina, raccogliendo tutte le sue forze, gli disse con voce chiara: ”Padre, siamo alla fine!… Grazie di tutto!… Mi dia un’altra volta Gesù, per viatico, e l’Estrema Unzione!”. Il P. Cappellano cerco di incoraggiarla, dicendole: ”C’e tempo, sai!” Ma Santina, per tutta risposta, disse: ”Padre, mi dia subito Gesù!… ”Padre, mi dia subito Gesu”

”Cantate una canzoncina alla Madonna!”

Siccome qualche giorno prima – a mezzo d’una cartolina scritta da una Suora – aveva fatto avvisare P. lreneo perché venisse ad amministrarle gli ultimi Sacramenti in base ad un precedente accordo, si attendeva il Padre da un momento all’altro. Eran gia le 15,30 pomeridiane. Santina, però, per vie del tutto arcane, capi che P. 1reneo non sarebbe venuto. Perciò, quando il fratello – ormai pentito per non aver svelato chiaramente il motivo reale della venuta, – le disse: ”Stamattina…” Santina capi a volo e, intuendo ogni cosa con chiarezza sorprendente, disse: ”Si, stamattina, ho ricevuto la S. Comunione in forma privata. Mentre il Cappellano si allontanava, la corsia si stipo di persone: erano ammalate, Suore, infermiere… Sr. Luisa si fece vedere a piangere, e Santina subito le disse: ”Ecco un’altra piagnona. Perché piangi? Non ti vergogni?”. Poi, vedendo intorno a se tutte quelle persone, disse: ”Su, su, cantate una canzoncina alla Madonna! ”. Ma chi aveva la forza d’intonare? Si penso allora di recitare le litanie. Santina ne fu contenta e, per quanto poteva, rispondeva lei stessa alle invocazioni. Volle che si recitassero tre volte. A Sr. Piera che le domandava se le invocazioni le arrecassero fastidio ed acuissero il suo dolor di testa, lei rispose: ”No, no.. Anzi, fate più forte, più forte!”.

”Domando perdono a tutte”

Terminata la terza recita delle Litanie, Santina rimase come assopita per alcuni istanti. Poi girando lo sguardo intorno, con voce chiara e ferma disse: ”Domando perdono a tutte per le mancanze che avete potuto notare in me, per il cattivo esempio che ho potuto dare, per il bene che dovevo compiere e non ho compiuto tra voi!…”. Tutte le presenti insorsero e in una sol voce risposero che non doveva essere lei a chiedere scusa e perdono, ma loro, tutte loro, e si raccomandarono alle sue preghiere. Santina promise di si. A Sr. Alessia promise che dal Cielo avrebbe ricordato 1’Istituto e avrebbe ottenuto su di esso le benedizioni più copiose e le grazie più elette. Alla Vice-presidente che le chiese: ”E a noi che dici?”, Santina rispose: ”Amatevi come sorelle. Pregate e lavorate per l’espansione del Regno di Dio. Io dal Cielo sarò il vostro Angelo tutelare! ”. Fu la volta di Don Bruno che le chiese: ”Cosa devo dire alle sorelle, al fratello, a P. lreneo, al papa?… ”. Santina disse: ”Alle sorelle che siano buone e si facciano sante. A te che ti faccia santo, se no guai a te! A Fr. Leone e a P. Ireneo che siano buoni e fedeli. Al papa che lo aspetto in Paradiso. E diccelo, sa! Ad Assunta che non pianga e non si vesta di nero. A Franco che l’ho amato tanto, sia buono e si faccia santo!… ”. Di li a poco giunse il cognato Salvatore. Santina gli prese la mano e gli disse: ”Ama Assunta e la famiglia. Prega spesso. Frequenta la Chiesa; e fatti santo!”.

”Prometto…”

Il Cappellano e le Suore avevano tutto preparato per 1’amministrazione dei SS. Sacramenti. P. Michelin si rivolse, pertanto, a Santina e le disse: ”Hai sempre desiderato di pregare. Preghiamo, perciò, adesso un po’ insieme”. Santina rispose: ”Si Padre…”. Chiese al fratello la Corona e il Crocifisso benedetto cui era annessa l’indulgenza plenaria in articulo mortis e, baciandolo spesso, recito assieme al Sacerdote il Pater, l’Ave, il Gloria e gli Atti di fede, di speranza, di carità e + dolore. Il Padre avrebbe voluto indugiare ancora, ma Santina gli disse: ”Presto, Padre, faccia presto!… ”. Il Padre obbedì. Fu recitato il Confiteor, fu data 1’Assoluzione e poi il Sacerdote, tenendo l’Ostia fra le mani, pronuncio il ”Domine, non sum dignus… ”. Dopo averlo recitato per la terza volta, rimase fermo in quella posizione. La Superiora, allora, lesse la formula dei Santi Voti, formula che Santina ripete a fior di labbra, tutta assorta in Dio… Era quello il momento più solenne della vita! Dopo la professione, Santina si comunicò. Cosa avrà detto allora al Suo Gesù, Lei, Sua sposa novella? ………………………………………………………………
S. Gemma Galgani, nel suo diario spirituale, quando non sa esprimere con le parole quello che passava nella sua anima, fa ricorso a 4-5 righi di puntini sospensivi. Altrettanto facciamo pure noi, in tutti i modi, come dalle frasi che seguono i puntini, si può intuire qualcosa di quel che passo tra Gesù e lei, cosi anche noi dal susseguente atteggiamento di Santina, possiamo intuire qualcosa dell’mmenso oceano di pace, in cui lei si era tuffata. Santina invero rimase assorta, quasi estatica. Erano le 16,40 circa. Dopo un po’ Sr. Alessia le si avvicino e la bacio, ridicendole: ”Nel nostro Istituto si e solite baciare le neo professe. Ricevi percio il bacio mio anche a nome di tutte le Consorelle dell’Istituto!”

”Che stamane il Papa ha parlato per radio agli ammalati?”

Dopo un po’ di tempo, P. Michelin le amministro anche 1’Estrema Unzione e le imparti la Benedizione Apostolica ”in articulo mortis”. Santina rispondeva alle diverse formule liturgiche con profondo raccoglimento. Amministrati i Santi Sacramenti, P. Michelin le si sedette vicino e, vedendo Santina tutta assorta, ad un cento punto penso che avesse perduto i sensi in realta lei era più in Cielo che in terra – perciò, ad un tratto, le chiese: ”Santina, sai che Santo e oggi?”. E lei: ”Si, San Francesco!”. Poi, lei stessa soggiunse: ”Che, stamane, il S. Padre ha parlato per radio agli ammalati?”. P. Michelin che, come s’e detto, quella mattina, era molto occupato, non seppe che rispondere… Poi, comincio a leggere sul Rituale le preghiere per gli agonizzanti. Santina sudava copiosamente: aveva gia bagnato 4 fazzoletti e un asciugamani, e continuava a sudare. Curva in avanti, aveva la testa che si appesantiva sempre più, tanto che essa stessa non riusi a sostenerla. Gliela dovettero sostenere, dandosi il cambio, Don Bruno, Sr. Piera e Sr. Erminia. La mamma tento più volte di compiere questo pietoso ufficio, ma non ne ebbe la forza. Pure, in quella posizione oltremodo scomoda, Santina rispondeva con garbo e delicatezza ad ogni benché minima domanda.

”Hai fatto telegrafare, ma e inutile…”

Salvatore, quasi alla chetichella, si era allontanato per andare a telegrafare a P. Ireneo, a Fr. Leone e alle sorelle. Santina, senza che nessuno glielo avesse notificato, se ne accorse e disse a Don Bruno: ”Hai fatto telegrafare? Ma e inutile. Fr. Leone non lo saprà che fra otto giorni. P. Ireneo verrà solo per i Funerali!… Toccherà fare tutto a te!”. L’affanno divenne più soffocante. ”Ho qui un rospo – diceva, indicando la gola – se uscisse, sarebbe fatto! ”. Verso le 17,40, le si somministro dell’ossigeno attraverso le narici con la sonda; ma, notandosi che le arrecava piuttosto fastidio e che le si agitava tutto il sistema nervoso, ci si rinunziò.

”Grazie di tutto e… perdoni!”

Per desiderio stesso di Santina, attorno al letto si recitava in continuazione il S. Rosario, seguito dalle Litanie. Santina si andava lentamente consumando sull’altare del suo sacrificio, tra un mare di sudore ed il fuoco divorante d’una febbre altissima (220 pulsazioni al minuto!). Ad un tratto, Santina chiese del medico. Don Bruno volle saperne il perché, e rimase meravigliato e commosso quando si senti dire: ”Per ringraziarla e chiedergli scusa!”. Venne subito il medico di guardia. ”Cosa desideri, Santina? Su, coraggio… ”. Don Bruno volle prevenirla e comincio: ”Santina vuole ringraziarla… ”, ma non ebbe la forza di continuare. Santina, allora, raccolse tutte le sue forze, alzo il capo e disse: ”Grazie di tutto, e perdoni… ”. Il medico, sfiorandola con una carezza, le disse: ”Ma che dici, Santina”; e si allontano per celare la sua commozione. Uscito fuori, pianse come un bambino. Poco più tardi, Santina farà lo stesso anche col Direttore, il quale, commosso fino alle lacrime, dirà: ”Non ho visto mai una cosa simile!”.

”Oh! Quiss. Che me neja fa mo de quiss? Quiss mo ru lasse a vu!”

Don Bruno, di tanto in tanto, le suggeriva le giaculatorie. Nei momenti di silenzio, Santina ripeteva a fior di labbra il nome adorabile di Gesù. E Don Bruno: ”Gesù e in te. E’ lui stesso che ti presenterà al Suo Divino Padre. Coraggio!… Ancora un po’!…”. E lei: ”Gesù, Gesù…. ”. Ad un certo momento, Sr. Piera, le disse: ”Eccolo Gesù!” e le indicò il Crocifisso. Ma Santina, pensando a Gesù vivo che aveva nel cuore, disse queste testuali parole in dialetto: ”Oh.’ Quiss. Che me neja fa mo de quiss? Quiss mo ru lasse a vu! ”. (Oh! Questo. Che me ne debbo fare adesso di questo. Questo adesso lo lascio a voi). Don Bruno intuì perfettamente il suo pensiero e le disse: ”Si, Gesu e in te. E fra non molto Lo vedrai fra lo stuolo dei Santi che ti hanno preceduto ed ora ti aspettano per darti il bacio di pace!…”.

”Sta attento a non avvicinarti ad Assunta”

Verso le 19, ora della cena comune, ci fu qualche ammalata che preferì andare a mangiare più tardi per farle compagnia. Dopo cena, molte furono le ammalate che vennero da Santina, tanto che l’infermiera, per timore di irritare i medici, dovette esortarle a sgomberare. Presso il letto di Santina, non si piangeva più di dolore, ma di commozione! Siccome era gia sera inoltrata, eran le 19 passate – Don Bruno e la mamma volsero il pensiero ad Assunta. Chissà come stava sulle spine!… Decisero allora di far ripartire Salvatore. Santina stessa fu dello stesso avviso. E Salvatore, anche se con sommo dispiacere, obbedì. Prima di accomiatarsi definitivamente da Santina, Salvatore si senti dire da lei: ”Adesso che torni, sta attento a non avvicinarti ad Assunta e a Franco con gli abiti che porti. C’e pericolo di contagio!… Ama la famiglia!… E sii buono!… ”.

”Quando verrà Gesù, voglio essere completamente sveglia!”

Il sudore sempre più copioso le produceva un senso di freddo in tutto il corpo. Le gambe si andavano gonfiando sempre più. Ormai si era agli sgoccioli.
Suor Piera volle praticargli un’iniezione per sostenere il cuore, cosi fortemente impegnato. Santina, temendo che fosse qualche stupefacente, disse: ”Che non sia morfina! All’ultimo momento, quando verrà Gesù a prendermi, voglio essere sveglia completamente!”

”Ti aiuterò dal Cielo!”

Siccome s’avvicinava l’ora del riposo, le infermiere, dietro suggerimento dei medici, fecero sgombrare la corsia dov’era il letto di Santina. Fatica inutile! Le malate si ritiravano un po’ e poi tornavano più numerose di prima. E, quando un’infermiera, per dar agio alle altre malate della stessa corsia di addormentarsi, stese un paravento tra il letto di Santina e quello delle compagne, queste s ribellarono e chiesero in coro che ve-nisse tolta ”quella roba”. Al rifiuto dell’infermiera, alcune s’alzarono, tolsero il paravento e lo misero fuori in corridoio, Ripetevano che non si doveva toglier loro quell’ ”ultimo sollievo”! Santina, in quegli ultimi momenti, rinnovo le sue intenzioni: offriva la sua vita per il Papa, per i Missionari, per i Sacerdoti, per tutti i sofferenti, per i propri cari… Don Bruno le disse allora: ”Fra non molto, tornerò a Montecassino e, terminati gli studi, sarò Sacerdote. La prima Messa la celebrerò per te… Ma tu, aiutami!” Santina con un fil di voce rispose: ”Si, ti aiuterò dal Cielo! ”.

”Adesso mi vestirete di bianco”

Verso le 21, P. Michelin le raccomando l’anima. Santina segui quelle ultime preghiere con piena lucidità di mente e con perfetta comprensione del significato delle parole. Ormai, tutto era compiuto! La sua morte era alle soglie. Lo Sposo si avvicinava, e la lampada di Santina risplendeva, perché piena di olio. Senza paura, Santina volle dare lei stessa le ultime raccomandazioni riguardanti le sue esequie: ”Adesso mi vestirete di bianco. Il vestito e nella valigia. Ai piedi mi metterete le calze bianche, senza scarpe. Voglio essere vestita da Sposa, perché oggi e il giorno del mio sposalizio e della mia vera nascita. In testa mi metterete il velo bianco che sta nell’armadio… ”. La mamma soggiunse: ”C’e il turbante che Assunta usò nelle sue nozze. Te I’ha mandato!…”. E Santina: ”Hai visto che vi hanno chiamati?…”. La mamma tacque. Santina continuo: ”Mi metterete al fianco la corona del Noviziato, che io ho sempre portato con me. Si trova nello ”stipo”. Tra le mani mi metterete la S. Regola!… Non piangete e non vi vestite di nero… Mi metterete qui, nel Camposanto, sotto terra. Non farete nessuna pompa. Quello che dovreste spendere per i funerali, mandatelo alle Missioni! ”.
Don Bruno allora le disse: ”Adotteremo subito un Missionario, che porterà il tuo nome.” ”Si, si – rispose Santina – io lo proteggerò dal Paradiso!… ”. Lo sforzo che aveva fatto per parlare la prostro profondamente, Sorreggerla unicamente per la fronte comincio a divenire quasi impossibile a motivo del copioso sudore; allora si dovette prenderla in due, oltre che per la fronte, anche sotto le ascelle. Seguirono lunghi minuti di silenzio… Don Bruno, credendo che Santina avesse cominciato a perdere i sensi, volle tentare un esperimento: le mise dinanzi una foto di P. Pio e le disse: ”Lo riconosci?”. E Santina: ”Si, e Padre Pio!”. Don Bruno continuo: ”Ora sta pregando per te. Come per te stanno pregando le sorelle, il fratello e P. Ireneo, che a quest’ora gia avranno ricevuto il telegramma!… ”.

”Ave Maria… il Calvario e finito!”

Intorno al letto, si pregava in continuazione e ad alta voce. Santina se ne mostrava soddisfatta. Ad un certo punto, Don Bruno prese la statuetta della Madonna di Lourdes, che lei teneva in un angolo della corsia, e gliela colloco sulle ginocchia. Lei fece un grande sforzo per portarla alle labbra e baciarla. Ma non ci riuscì. Fu Don Bruno che gliela porse e gliela ripose sulle ginocchia. Ma Santina, pensando che quella statuetta, portata a casa, avrebbe potuto contagiare, chiese che la si tenesse discosta dal respiro. La povera mamma da tempo era inginocchiata e, forte ed eroica come sempre, sembrava la Madonna Addolorata ai piedi della Croce. Pure Don Bruno si inginocchio dopo aver pregato Sr. Piera e Sr. Erminia di sorreggere la fronte della diletta sorella. Anche gli altri presenti si inginocchiarono. Don Bruno suggerì alcune giaculatorie, specialmente: ”Gesù, Giuseppe e Maria, spiri in pace con Voi l’anima mia!” L’affanno aumento, il respiro si cambio in rantolo. Fu questione di istanti… Mentre Don Bruno supplicava: ”Ave Maria! Ave Maria!…”, le due Suore cercarono di sollevare Santina e appoggiarla all’indietro. …Santina non era più, Il suo Calvario era finito. Eran le 22,05 del 4 ottobre 1950.

”Ti ho sporcata la faccia, figlia mia! Figlia mia bella, ti ho sporcata la faccia!”

Don Bruno subito si levo in piedi e gridò. ”Santina!… ”. Ma lei non rispose. La povera mamma disse subito: ”Santina! Se n’e andata Santina!…”. P. Michelin recito il ”De Profundis” e l’Oremus ”Quaesumus, Domine, pro tua pietate’ miserere animae famulae tuae…”.”’ Col cuore straziato, la mamma la bacio, ma, nel baciarla, lasciò cadere su quel bianco viso dei lacrimoni grossi così, prese perciò il fazzoletto e, asciugando quelle lacrime, disse sempre piangendo: ”Ti ho sporcata la faccia, figlia mia. Figlia mia bella, ti ho sporcata la faccia!… ” Dopo essersi sfogata alquanto, si rasserenò… P. Michelin e Don Bruno uscirono, e la mamma, con Sr. Alessia, Sr. Piera e Sr. Erminia, rimase a lavare quel corpo verginale. Avrebbero voluto subito metterle addosso la famosa veste bianca, ma Sr. Erminia, a insaputa di Santina, gliel’aveva presa e 1’aveva fatta lavare; e, in quel momento, non era pronta ancora. Composta su d’una lettiga, la cara salma fu trasportata nella piccola sala mortuaria. Mamma Margherita 1’avrebbe voluta vegliare per tutta la notte, ma non glielo permisero, e allora a malincuore dovette ritirarsi. Lasciata sola a se stessa, passo quasi tutta la notte in preghiera.

”Santina, prega per me, ora che sei in Paradiso!”

Alle 6 del mattino, fu aperta la sala mortuaria. E le malate, prima alla spicciolata, e poi a frotte, vennero a salutare per 1lultima volta la cara Santina. Fu un saluto lungo, lungo, interminabile… Non sapevano distaccarsi dalla cara salma. La camera ardente fu sempre piena, a volte addirittura gremita. Anche le malate più gravi, che non s’alzavano da mesi, vollero venire a vedere Santina per recarle 1’ultimo saluto. Tra queste ce ne fu una, allettata da ben 4 mesi: anche lei volle scendere a vedere Santina per piangere di commozione e non di dolore accanto a lei. Dopo averla baciata, le si assise accanto e comincio a recitare ad alta voce il S. Rosario. Ad un tratto, si interruppe ed esclamo: ”Santina, prega per me, ora che sei in Paradiso perché son sicura che ci sei andata dritta, dritta!…”. E le altre, facendole eco, soggiunsero: ”Se non ci e andata lei, e segno che il Paradiso e ancora chiuso! ”. Più tardi, cosa del tutto insolita, vennero a visitar la salma anche delle persone estranee: eran pescinesi o parenti di ammalati. La cosa colpi molto, per due motivi: perché Santina era vissuta sempre molto ritirata e quindi non era gran che conosciuta fuori dell’ambiente ospedaliero, e perche era morta in sanatorio, luogo a cui si guarda con un senso di paura. Ma il profumo intenso invade e s’insinua dovunque: e tale era il profumo della virtù di Santina: aveva oltrepassato, e molto, la cinta dell’ospedale. Forse, proprio ad indicare questo profumo di virtù, attorno alla salma furono sparsi fiori ed aromi,… sicchè era una vera letizia stare , accanto a lei. Lo spettacolo più commovente lo offrì una bambinetta di 8 anni, siciliana, ricoverata a Villa Rinaldi assieme alla mamma. Si mise a piangere e a pregare accanto alla salma come un angioletto. Di tanto in tanto, con negli occhi dei lacrimoni grossi, esclamava tra singhiozzi: ”Santina; Santina mia!.. ”. Cercarono più volte di allontanarla… Se ci riuscivano, dopo poco se la rivedevano nuovamente fra i piedi. Commoveva intimamente vederla seduta, con gli occhi arrossati, e con la Coroncina fra le mani.

”Per Santina si farà tutto!”

P. Michelin, nonostante l’avvertimento dato ’da Santina poco prima di morire, studio il modo di rendere il funerale solennissimo. Si consiglio pertanto con 1’economo, e questi disse: ”Per Santina si farà tutto!”. Le malate, d’accordo, cominciarono a dire a P. Michelin: ”Padre, parli col Direttore. Ci faccia venire ad accompagnare Santina fino al Cimitero. Nel caso, faccia mettere a disposizione alcune macchine…” Qualche ammalata disse: ”Mi faccia venire a piedi. Ce la faccio, sa!”. Don Bruno uscì per procurare la cassa e per comunicare telegraficamente al Rev.mo P. Abate di Montecassino il trapasso della dilettissima sorella. Poi, passo dal Parroco di S. Giuseppe, il quale si ritenne offeso per non essere stato avvisato in tempo, perché avrebbe desiderato salutar Santina prima del suo viaggio per 1’eternità. Ed aggiunse: ”Quando stavo con la luna di traverso, andavo a farle una visita, e lei subito mi calzava… M’aveva promesso che ogni martedì avrebbe offerto la sua giornata per la mia Parrocchia e per me. Ma, guarda un po’, è morta proprio dopo aver offerto l’ultima giornata della sua vita per me!… ”. Una signorina volle farle la fotografia. Altre accostavano alle sue mani oggetti religiosi per poi conservarli come reliquie; altre ancora chiesero oggetti che le erano appartenuti… Don Bruno, messo sull’avviso da simili richieste, fece immediatamente bloccare tutta la corrispondenza e gli scritti… E, meno male, che ci riuscì!

A te, Santina, affido i miei Voti…

Intanto, dimentichi delle parole di Santina, si attendeva con ansia 1’arrivo di Fr. Leone. Don Bruno recitava 1’ufficio, e la mamma il S. Rosario. All’ora stabilita, si dovette adagiare la salma entro la bara. Siccome questa doveva essere inumata nelle fosse comuni, per espresso desiderio di Santina, Don Bruno escogito uno speciale segno di riconoscimento: accanto alla salma – esattamente sotto il cuscino – in un astuccio di vetro colloco il foglietto della sua Pro-fessione Solenne, dopo averci scritto su: ”A te, Santina, affido i miei Voti. Conservali intatti e custodiscili davanti al trono di Dio. Don Bruno Campana, monaco di Montecassino ”. Nel verso aggiunse: ”SANTINA CAMPANA, nata adAlfedena 2/2/1929, morta a Pescina 4/10/1950. Santina, proteggi dal Cielo Mamma, Papa, Maria Alfonsa, Moria Paola, Maria Giuseppa, me, Fra Leone, Padre Ireneo, Assunta, Salvatore, Franco e tutti i fratelli e sorelline che dovrà avere ”. Mentre Don Bruno scriveva queste parole, ecco arrivare P. Ireneo. La predizione di Santina si avverava cosi alla lettera: ”Frà Leone non verrà, e P. Ireneo verrà ai Funerali”. Il telegramma a Fr. Leone, infatti, non era stato recapitato! Per non addolorare maggiormente P. Ireneo, Don Bruno si sforzo di mostrarsi calmo il più possibile. Ma il buon Padre, dopo averlo baciato fraternamente, rimase accanto alla salma quasi impietrito dal dolore.

”Suscipiat te Christus, qui vocavit te…”

Alle 16, la campana della Parrocchia comincio a far sentire i suoi lenti rintocchi… – La cassa era bianca nell’interno e color noce all’esterno. Nella cassa fu steso un lenzuolo, e su di esso Sr. Erminia sparse dei confetti. Sul lenzuolo fu distesa Santina. Era tutta vestita di bianco, non aveva le scarpe, recava la corona da novizia al fianco e la coroncina, tenuta durante 1’agonia, al collo; fra le mani aveva le Sante Regole; tutto il corpo era coperto dal velo, che s’era fatto preparare lei stessa dalla sorella Sr. M. Alfonsa appositamente per la sepoltura. Nella Chiesa Parrocchiale echeggiarono i sublimi canti della Chiesa: ”Su venite, o Santi di Dio, venitele incontro, o Angeli del Signore: accogliete quest’anima. Offritela al cospetto dell’Altissimo. Ti riceva Cristo che ti chiamo; gli Angeli ti trasportino in seno ad Abramo… ”. Quando si usci di Chiesa, i resti mortali di Santina furon deposti sulla carrozza funebre, ch’era tutta addobbata con drappi aurati. La carrozza era preceduta dal Parroco D. Rinaldi, da P. Michelin e da P. Ireneo, ed era seguita anzitutto dalla mamma e da Don Bruno; la mamma era sostenuta da due malate (che poi saranno sostituite da due Suore). Seguivano sei macchine, tutte piene di ammalate. Lungo il tragitto, fu un accorrere continuo di gente: tutti volevano vedere almeno il corteo di Santina.

”Cercheremo di raggiungerti seguendo il tuo esempio”

Giunti al Cimitero, con accorate e commosse parole, P. Michelin volle porgere a Santina l’estremo saluto: ”Ci era naturale chiamarti col nome SANTINA,
giacchè la tua vita, i tuoi pensieri, tuoi atti corrispondevano perfettamente al nome di una piccola Santa in terra. …Siamo felici di averti qui, Santina, vicino a noi, dove spesso possiamo recarci a visitarti e a ricevere da te nuova luce e nuovo conforto… …Santina, tu dal Cielo, come hai promesso, ci proteggerai e noi cercheremo di raggiungerti seguendo il tuo esempio… ”. Tornando indietro dal Cimitero, ci fu qualche amica di Santina che si espresse cosi: ”Questa e stata una giornata di grandissime emozioni non ne ricordo l’uguale… ”.

”Ma tu improfumi ancora!”

Il giorno seguente, 6 ottobre, la salma di Santina fu inumata. La mamma non avrebbe voluto rivederla, temendo che la corruzione gia fosse incominciata e che quindi avrebbe conservato una cattiva visione nella sua memor’,a. Don Bruno invece volle far aprire la cassa a tutti i costi, e fu obbedito. Quando fu tolto il coperchio venne fuori un gradito profumo come di resina, tanto che la mamma esclamo: ”Ma, figlia mia, tu improfumi anche da morta… ”. Don Bruno, osservando la salma più da vicino, si accorse che ormai la corruzione aveva iniziato il suo inesorabile corso. Fu data alla cara Santina un ultimo bacio, e la cassa fu chiusa per sempre… Quella sera stessa si torno ad Alfedena in corriera. Lungo il tragitto, ci si senti tranquillissimi e come consolati. Eran quelli i primi segni dell’intercessione di Santina. A casa, Assunta ebbe dapprima uno sfogo di pianto, poi anche lei entro come in un alone di pace profonda e di sentita gioia spirituale. A sera, la mamma ebbe a dire: ”Il mio cuore e ricolmo di gioia e di consolazione. Se non fosse per la gente che viene continuamente, mi metterei a cantare canzoncine di rigraziamento alla Madonna!”. Non c’e qui l’eco profonda delle parole di Santina?

I bambini attorno alla tomba di Santina

Dopo alcuni giorni, Don Bruno ando all’Aquila per scegliere, assieme a Fr. Leone e a P. Ireneo, un monumentino per il sepolcro della santa Sorella. Tornando, poi, da L’Aquila, passo per Avezzano, ove ebbe modo di parlare con il Vescovo e di esporgli il progetto della raccolta e della pubblicazione delle lettere di Santina. il Vescovo – che ricordava molto bene la cara Anima e che lui stesso aveva voluto designare come Presidente dell’Associazione interna di Azione Cattolica – fu contento dell’idea e la benedisse di tutto cuore. Il 10 novembre, a circa 40 giorni dalla morte, fu innalzato il monumentino: due piccoli blocchi di marmo bianco, sormontati da un angioletto in preghiera; il blocco inferiore recava l’iscrizione: SANTINA CAMPANA n. 2/2/1929 m. 4/10/1950; il secondo recava la fotografia di Santina, in ceramica, e una Croce con un Cuore coronato di spine. Nel Cimitero, era la tomba più frequentata e aveva quasi sempre fiori treschi. Particolare commovente: i più assidui frequentatori erano i bambini che vi si sentivano attratti come da una calamita.

”Emanava da lei una forza singolare d’attrazione spirituale”

Alcuni giorni dopo la santa morte, P. Michelin, Cappellano di Villa Rinaldi, così scriveva di Santina: ”ll nostro ambiente e tuttora pervaso dal profumo delizioso della spiritualità angelica di cui Santina era sempre avvolta e che, negli ultimi giorni, ha raggiunto il massimo splendore… Il fascino della sua soprannaturalità ha ammaliato tutti e si e reso più intenso attorno alle sue spoglie… Il fascino del suo soave candore e della sua forza d’animo e stato irresistibile…. Anche da defunta, emanava da lei una forza singolare d’attrazione spirituale… Le sue virtù particolari furono: un candore immacolato, un tenerissimo amore per Gesù e per la Madonna; una fortezza virile d’animo superiore alla sua età; una saggezza davanti alla quale le adulte si sentivano confuse… ”. Fu bello averla vista soffrire, fu ancora più bello averla vista morire!

Dal giornalino ”il Piccione”

Qualche giorno dopo la morte, Chiara Maria Letizia, scrivendo alle compagne ammalate, tramite il giornalino ”il piccione”, cosi si esprimeva: ”(Sentinella della Croce) si trova in Paradiso. Or ora sono tornata dall’averla contemplata nel sonno eterno. Come era bella! Sembrava un angelo come lo e sempre stata nella sua vita terrestre… ”.

Santina Campana un giglio tra le spine