La Chiesa di San Lorenzo

Attualmente, il nome di S. Lorenzo (o Santo Lorenzo, come si dice a S. Pelino) indica un ameno e soleggiato pendio situato ad occidente del Paese; una costa che dalla Cuna scende delicatamente fino alla “Valle” per risalirne ripidamente la china e che si estende verso sud, tra il verde dei vigneti rigogliosi, fino alla strada che unisce la via di S. Pelino Vecchio con la via Romana. La vecchia e scomparsa scorciatoia per S. Pelino Vecchio ne rappresenta il confine orientale. Il passaggio dell’autostrada ha profondamente inciso su questo territorio e ne ha modificato la morfologia distaccandone il lato meridionale dal corpo centrale. Inoltre, ha stravolto la vecchia articolazione stradale che si sviluppava sulla sua superficie e, in particolare, ha tagliato e distrutto la vecchia scorciatoia per S. Pelino Vecchio; ha modificato il tracciato della strada vicinale detta di S. Lorenzo ed ha reso necessaria la costruzione di un cavalcavia per collegare il paese nuovo con il Vecchio.

Il nome della località non e casuale, ma deriva da un’antica chiesa, detta appunto di S. Lorenzo, che vi era stata costruita e che, con la sua presenza, ha caratterizzato il luogo per quasi tutto il periodo medioevale. L’esistenza di questa chiesa e un fatto storicamente certo, testimoniato da fonti sicure. Essa infatti e menzionata, con il nome di ECCLESIA SANTI LAURENTI IN CUNA, in una bolla pontificia dell’anno 1115, che fu emessa da papa Pasquale II al fine di precisare i confini, i tenimenti e le chiese facenti parte della diocesi dei Marsi. La bolla e molto importante per la storia Marsicana in genere perché offre una ricognizione completa e sicura di tutte le chiese che all’epoca facevano parte della diocesi marsicana ed erano perciò soggette alla giurisdizione del vescovo dei Marsi. Ma una importanza ancora maggiore assume per la storia di S. Pelino, perché offre un punto certo di riferimento sulla esistenza di questa chiesa, la quale, per tutto il medioevo o quasi ha rappresentato la principale forma di vita esistente nell’area sampelinese.

Del tempio, noi non conosciamo con esattezza la data o l’epoca di costruzione. Possiamo pero arguire che esso e certamente antico e risale ad un tempo per forza di cose anteriore alla data della bolla papale. Sappiamo inoltre dal Corsignani (84) che in un primo tempo esso era stato affidato ai monaci benedettini ed era perciò munito di un annesso convento nel quale la comunità dei monaci viveva ed operava. Successivamente, pero, partirono i cassinesi e il tempio rimase abbandonato a se stesso. All’epoca non esisteva ancora il paese di S. Pelino con la sua parrocchia di S. Michele Arcangelo. La chiesa parrocchiale più vicina era quella di S. Sebastiano di Paterno e cosi S. Lorenzo fu unito a quest’ultima chiesa. Tutti i suoi tenimenti furono attribuiti ad essa e assegnati in beneficio all’abate curato di Paterno che ancor oggi ne gode la proprietà. Intanto, pero, poiché l’incuria che segui alla partenza dei Cassinesi minacciava l’integrità fisica del tempio si rendevano indispensabili delle riparazioni. Per questo motivo, nell’anno 1205 fu eseguito un restauro completo a cura dell’abate Baldo di Paterno e, a ricordo dell’avvenimcnto, fu lasciata una lapide con la scritta seguente:
AN. D. MCCV.
INDICTIONE IV. EGO ABBAS BALDUS
FILIUS IOANNIS SALVI DE….
HOC OPUS A FUNDAMENTIS
FIERI FECI A MANIBUS
MAGISTRI IOANNIS GUARINI, ET PETRI

Grazie al restauro la chiesa sopravvisse; ma protraendosi l’incuria andò di nuovo in rovina e alla fine resto diroccata. La colpa del diroccamento pero non va attribuito solo agli effetti dell’abbandono e dell’incuria, ma -come dice il Corsignani anche al deleterio impegno della “sciocca gente ambiziosa di trovar tesori”. Racconta in proposito l’autore che: “Partiti poscia i monaci cassinesi dalla detta chiesa e monastero di S. Lorenzo, resto quella abbandonata e senz’alcuna assistenza; e però dalla sciocca gente ambiziosa di trovar tesori, a poco a poco fu diroccata, rattenendo appena il nome di S. Lorenzo in Cuna, con miserevoli avanzi ai pie del Monte di Alba nella via Valeria” (85). Aggiunge ancora, allorché passa a parlare della Terra di Paterno, dalla famosa e forte Rocca, che “alla parrocchiale fu perpetuamente unita la Chiesa di S. Lorenzo in Cuna, celebre sito presso gli scrittori, perocche ivi esistettero i pubblici bagni e nel luogo proprio della menzionata chiesa vi era il Pretorio dove da Gentili si venerava il simulacro della Giustizia” (86).

Le notizie che abbiamo su questa chiesa si fermano qui. Non sappiamo altro e, in particolare non sappiamo l’epoca esatta in cui 6 andata distrutta. All’epoca del Corsignani, cinque secoli dopo il restauro, era gia diroccata e di essa restavano solo dei “miserevoli avanzi ai pie del monte di Alba nella via Valeria”. Diroccata era anche ai tempi del Febonio, quasi un secolo prima. Possiamo perciò supporre che, con ogni probabilità, la distruzione sia avvenuta tra il secolo XIV e il XV. R doveroso pero sottolineare ancora una volta che, con la sua presenza, essa ha caratterizzato quasi tutta la storia medioevale locale ed ha rappresentato il tratto d’unione tra l’antica città Sampelinese e il nuovo paese risorto verso il XV-XVI secolo.

Note
84) – Corsignani, op. cit. pag. 175.
85) Corsignani, op. cit. pag. 175.
86) – Corsignani, op. cit. pag. 366.

San Pelino la capitale antica dei marsi anxantini

Pasquale Fracassi