La carità di San Berardo

Testi di Emilio Martorelli maggiori info autore
Acceso di zelo apostolico Berardo non si limitò a provvedere solo al bene spirituale delle anime, ma curò anche i bisogni materiali dei s uoi poveri; ne la sua carità si arrestò alle vicine ville di Venere, di Pescina ed al castello Ai Celano, ma raggiunse tutti i centri abitanti della Marsica. Ove sapeva che regnava la povertà ivi mandava i suoi elemosinieri. Nell’elargire elemosina voleva che, nessuno ne fosse a conoscenza, sia per non mortificare i beneficati, come anche perché era spinto solo dall’amor di Dio e solo da Dio aspettava la ricompensa. Soltanto nelle solennità del Natale e della Pasqua la sua generosità e carità appariva agli occhi di tutti, perché avevá voluto che i misteri principali della nostra Redenzione, mentre fanno meditare la carità infinita del nostro Dio Salvatore, portino il credente alla manifestazione dell’amore verso il prossimo.Per venire incontro ai poveri non risparmiò d’invocare l’aiuto di Dio e di operare anche prodigi.

Giovanni Signino racconta: La prima domenica di maggio, dopo aver recitato l’Ufficio. il Santo si mise a sedere sulla scala dell’episcopio; visto che passavo io, mi chiamò e con paterna affabilità mi chiese: “Vivono ancora quelle due donne che abitano vicino alla casa di tuo padre figliuole di quel militare tedesco?” Vivono risposi io, ma tanto miseramente che tra qualche giorno saranno costrette a morir di fame”. A questa risposta fu preso da tanto dispiacere che chiamò subito Don Benedetto Giasoni, parroco della cattedrale ed amministratore: dei beni del Vescovado e Ai disse- “C’è, ancora del grano nei magazzini?- neanche un chicco rispose Don Benedetto perché quei due uomini che mi hai mandato l’altro giorno, hanno scopato perfino il magazzino.
Il Santo Vescovo. continua il Signino, mi chiamò di nuovo e mi disse: Vai figliuolo, prendi dite pani ed un prosciutto e portali tu direttamente a quelle due donne affinché nessuno sappia nulla, poi dirai loro che miandino un uomo per prendere il grano necessario”.

Quell’uomo andò dal Vescovo e ricevette le chiavi del magazzino vuoto e con grande meraviglia trovò tanto ara no che le buone donne lo distribuirono anche alle loro amiche rovere e fu sufficiente a sfamarle fino al nuovo raccolto Non solo le beneficate ma quanti ne vennero a conoscenza attribuirono il prodigio alla santità di Berardo. Non meno prodigioso è l’altro episodio che racconta pure il Signino: Una giovane dì circa dieci anni aveva ingoiato un osso di prugna e le si era, conficcato nella gola tanto che la fanciulla non riusciva da alcuni giorni ad inghiottire ne cibo, né bevande, né poteva parlare. Constato i genitore che la fanciulla era prossima alla morte. la portarono dal Vescovo perché le conferisse il sacramento della Cresima. Appena fu davanti a San Berardo, questi la guardò, tracciò su di lei un se segno di croce ed immediatamente venne fuori l’osso ingoiato.

I genitori scoppiarono in un pianto di ringraziamento e di gioia, esaltando presso i loro amici e parenti la santità, di Berardo. Di questo fatto fu testimonio anche il Conte Rinaldo, uomo degno di fede Senza dubbio Dio volle risanare la Diocesi dei Marsi anche attraverso i prodigi operati dal Santo Vescovo.