Comune di Celano

Comunemente nota, anche nel passato, come “Paradiso”, ma più propriamente cappella “Silveri Piccolorníni”, costruita assecondando l’andamento naturale del terreno, così da essere base per l”area presbiteriale e il campanile a vela sovrastanti, la cripta di S. Maria Valleverde è un vero gioiello d’arte.

Una superficie interna di circa 189 mq. su cui si estende una serie ininterrotta di affreschi con scene, figure simboliche, grottesche, stemmi, trabeazioni, arabeschi.
Il Febonio, nel sec. XVII, parlando di essi li definiva “… mirabili” (HMIII, 237).
Vi si accede per una ben conservata scalea, difesa da balaustrate rinascimentali in pietra, finemente scolpite, ed eleganti battenti lignei con stemmi gentilizi intarsiati.
Le pareti del locale sono coperte da sette scene della Passione di Cristo cinquecentesche che fanno corona alla splendida tavola, Cristo che si avvia al calvario, attribuita a Giovanni Antonio Bazzi, detto il Sodoma (Vercelli 1477 – Siena 1549).
Gia nel passato, peraltro, si aveva coscienza dell’importanza straordinaria di quest’opera: nella Relazione del Gallarano, del 1718, viene definita come “quadro di dipintura sopra tavola coll’immagine di Cristo che porta la croce sulle spalle, d’opra d’uno dei più eccellenti dipintori che sono stati nel inondo, per la bellezza devozione ed eccellenza d’arte” (Tollis 140); il Tollis la attribuiva a Giulio Romano: opinione, peraltro, presente già nell’800.

Il Corsignani, nel 1738, scriveva che è del Raffaello da Urbino e che fu “più volte copiata da Virtuosi stranieri (RM 1, 595); nel De Virís Illustribus Marsourum afferma più genericamente che la Cappella dei Silveri (cripta) fu dipinta da Raffaello (DVI 172).
L’opera del Sodoma è ospitata in un altare rinascimentale in pietra, caratterizzato da una monumentalità equilibrata e lincare; senza, tuttavia, essere privo della varietà di elementi: colonne tortili con scanalature, girali di vite, putti e capitelli ionici; cornice realizzata in gesso e conchigliette; architrave, rosette, e due vittorie alate.
Ricca altrettanto è la decorazione pittorica della volta con l’immagine di Dio Padre “che regge il mondo” sii cui è posta la croce, di esseri celesti a schiere e, in maggiori dimensioni, a gruppi, con varie e belle acconciature delle vesti e dei capelli, e varietà di pose: per lo più meditabondi, compassionanti, dolenti, in una espressività contenuta diversi rivolti verso la scena della crocifissione.

Il tema che illustra e tiene Unite le due parti della composizione è espresso nella frase scritta nell’arco che divide le pareti e la volta in due parti: mentre si consumava il dramma della Passione del Figlio di Dio, “in Paradiso gli angeli piangevano amaramente, si fece buio sii tutta la terra, le pietre si scossero, la terra tremò”.
Per gli ultimi due incisi la frase, oltre a ricordare gli eventi naturali riferiti dai Vangeli, coinvolge in qualche modo anche il locale sotterraneo della cripta; e coloro che vi riposano sono resi presenti e messi in relazione con la Morte redentrice di Cristo, e come in attesa del suo ritorno, per poter accedere in Cielo, presso il Padre, con gli angeli e le anime elette, la cui bellezza eleganza e vitalità, sembrano ,illudere alla pienezza e beatitudine della vita paradisiaca (ispirazione neoplatonica?).
Il resto degli affreschi comprende figure simboliche monocrome, ispirate al mondo classico, raffiguranti un bambino con teschio sopra l’ingresso, alcune virtù e la vittoria alata.

Particolarmente complessa è l’araldica della cripta, nella balaustrata, stilla porta, negli affreschi, con stemmi interi o nei suoi elementi (anche sulla veste di una figura della volta?): mezzelune e croci piccolominci, tiara, bande aragonesi; poi toro dei Silveri, castello e leone di Castiglia-Leon e, infine, l’aquila e la corona imperiali.
Sono simboli che portano a mente non solo vicende e persone della piccola contea marsicana del Viceregno di Napoli, ma anche la storia, quella grande, che coinvolse regioni e popoli di due continenti ed ebbe al suo Vertice Colui i cui domini non conoscevano “il tramontar del sole”: Carlo V, imperatore dal 1519.
Da notare, inoltre, dite giganteschi vasi classici dipinti stilla parete nord, con eleganti figure femminili in danza, e con le scritte ” mel” e “fel” (allusione alle fortune e sfortune della famiglia committente della vita umana in genere riferimento alla Morte e Resurrezione di Cristo? all’amarezza della morte e a gaudio della vita eterna, del “Paradiso”?).
Sorprendenti e suggestivi, infine, si rivelano nei dipinti della cripta alcun richiami, anche se deboli, in alcuni particolari, a capolavori assoluti, quali gli affreschi delle stanze del Vaticano eseguiti negli anni 1508-1513, sotto
Giulio II: la ripartizione degli spazi della volta sopra la scalinata, le colonne delle prime due scene, i pilastrini che dividono le scene, la decorazione geometrica dell’arco centrale, gli esseri celesti emergenti in una raggiera.

Al centro del pavimento è posta una pietra con armi e stemma scolpiti che fa da accesso all’ambiente sepolcrale sottostante.
A un lato, sovrapposta agli affreschi, vi è la semplice e bella tomba, datata 1553, di Bernardino Silveri Piccolomini Arcivescovo di Sorrento e Maggiordomo di Paolo III, con lunga iscrizione che riferisce come egli morto a Roma fu sepolto qui dai fratelli Giancarlo e Silverio, ossequienti al suo volere testamentario.
Nella chiesa di S. Maria Valleverde, stando 211 Corsignani, fu sepolto anche Alessandro Silveri Piccolomni, dottore abate, e preposto mitrato di S. Giovanni in Celano, morto nel 1058 circa (RMI, 572); e, secondo un documento del 1714, fu concessa sepoltura in essa anche a un certo Francesco Balia (sic!) e ai suoi familiari (APSB).
La cripta appartenne ai Silveri Piccolomini fino al 1701, quando il Barone Antonio Piccolornini vi rinunciò riconsegnandola ai Frati, i quali si erano fino allora occupati a mantenerla d’utensili e suppellettile sacra, con cortine di seta e banderuole” (ASMO).

Nel 1750 fu concessa alla Baronessa Elisabetta Amorosi e al Barone Giovanni Carosi suo nipote, che si impegnavano a riedificarne il quasi diruto altare, e il cui stemma è ai lati di esso (APSB).
Sul lato destro della chiesa, attraverso la porta con stipiti di pietra e monogramma bernardiniano (sec. XVI) si accede alla sacrestia arredata con armadi di noce (sec. XVI1-XXII0 e confessionale ornato con pregiate immaginette della vita di Crísto e di Maria, e di santi, diverse antiche ed eseguite con tecnica “a ramina”, in eleganti cornicette.
Sulla parete destra, in alto, è posto un quadro dell’Addolorata (sec. XXIII). Meritevole di attenzione il bel lavabo in pietra con testine alate, di mano artigiana locale (sec. XVI).

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La Cappella Paradiso

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