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Comune di Collelongo

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Testi dell’avvocato Walter Cianciusi maggiori info autore
Il termine è usato anche (e prevalentemente) per significare ”magazzino” cioè il vano – di solito al piano terreno della casa di abitazione nel quale vengono riposti tutti gli strumenti di uso saltuario nelle attività di lavoro (bbegunze, coscene, vase, pellicce, sappe, callare, ecc) dei membri della famiglia. Ma cantina e anche L’osteria, nella quale gli uomini del paese (e non le donne, cui L’ingresso e vietato dal senso morale generale) si recano a bere vino ed a giocare a carte.

Attualmente le ”cantine” contengono anche la macchina per il caffè espresso e si chiamano ”bar”. A fine della giornata lavorativa gran parte dei paesani, e soprattutto gli uomini anziani, si recavano alla ”cantina”, per bere del vino, per giocare a carte, per conversare: una specie di dopolavoro fascista ante litteram. Si tratta di solito di locali invasi – specie d’inverno – dal fumo acre di sigari e pipe, con tavolinetti ad ogni angolo e nel mezzo, attorno ai quali siedono i bevitori ed i giocatori. Quelli sono diversi da questi: i bevitori solitamente tacciono mentre, di tempo in tempo sorseggiano il vino; i giocatori accompagnano il giuoco con salaci commenti; a voce molto alta, talora con bestemmie, sempre con violenti colpi di pugno sul tavolo quando la partita va male o quando giocano una carta importante. Per costoro il bere vino e solo un intermezzo talora trascurabile, meno quando si tratterà di pagare le consumazioni, poste a carico delle coppie perdenti. L’oste normalmente impedisce che all’interno del locale si giochi a passatella e morra, giuochi vietati, che molto frequentemente finiscono a lite tra persone o tra gruppi. Allora i giocatori si trasferiscono all’esterno, proprio sulL’uscio della cantina, li talora si azzuffano. All’interno i giocatori tornano a consumare vino, posta del gioco.

Capita a volte che una donna entri nell’osteria, ed è quando, ormai a notte, una moglie o una madre viene a ricercare il marito o il figlio che ancora non e rientrato e che spesso – trovatolo deve riaccompagnare sorreggendolo per evitare che stramazzi al suolo per effetto dell’alcool ingerito. La posta dei giochi e il vino, naturalmente, che L’oste serve con le tipiche bottiglie di vetro ” zeccate” (come fossero formate da una zecca dello Stato) che recano un rilievo – pure in vetro -il timbro che assicura la esattezza della misura, e sono da litro, mezzo litro e quartino: L’unita consueta della posta era ”Tre quarti e una gassosa”: L’oste versava nella bottiglia da litro tre bottiglie da un quarto ed una gassosa. La gassosa era contenuta in particolari bottiglie di vetro chiuse con una pallina, pure di vetro. Era la pressione esercitata all’interno della bottiglia dall’anidride carbonica (le bollicine di gas) che assicurava la perfetta tenuta.

Per versare il contenuto occorreva esercitare, con un dito, una certa pressione sulla pallina, che scendeva nel collo della bottiglia e consentiva al liquido di uscire. I bambini usavano talora nei loro giochi le palline di vetro delle bottiglie rotte.Nella cantina pure si consumavano e si consumano i liquori, ma questi venivano serviti in bicchieri piccolissimi, grossi come ditali, e variamente colorati (bicchierini da rosolio) ora sostituiti da grossi calici. ll liquore più usato era L’anice (poi anisetta e mistra): ora sono il Whisky ed il Cognac che normalmente si consumano.

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