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Intervista a Camillo Colella sull’Acqua Santa Croce. “I tempi sono cambiati, spero si possa tornare a un clima più sereno”

Canistro – Dopo il pronunciamento del giudice del lavoro che ha imposto alla Santa Croce di liquidare agli ex dipendenti, gli stipendi arretrati, il Tfr residuo e le ferie non godute, e giunti ormai alle battute finali per l’assegnazione della concessione per lo sfruttamento della sorgente, TerreMarsicane ha chiesto all’ing. Camillo Colella, titolare dell’azienda, di rievocare le vicende che portarono alla chiusura dello stabilimento.

Nell’intervista, suddivisa in due parti, Colella parla anche delle prospettive di ripartenza, a pieno regime, dello stabilimento e di nuove assunzioni.

Allora, ingegnere da dove vogliamo cominciare?

«Guardando al passato, abbiamo sempre fatto comunicati stampa e interviste. Non si tratta altro che di ripetere ciò che è stato già detto. Ora abbiamo vinto la gara, ma non so cosa si aspetta l’Amministrazione di Canistro. Forse aspettano ancora la Norda o la San Benedetto

Cosa succederà adesso?

«Ora noi faremo il progetto ambientale e lo presenteremo al Rup nei 90 giorni. Poi il Rup deciderà. Dovrebbe andare tutto liscio, almeno ce lo auguriamo, se no, si ricomincia con altri ricorsi e altre storie.»

La concessione è scaduta nel 2015. La sua azienda è ferma da 5 anni. Cosa vuol dire per lei?

«Certamente non è stata una volontà nostra. Altri hanno voluto questo. Loro puntavano a mandarci via per far entrare la Norda che poi ha vinto la gara, ma poi, è stata esclusa dal Rup perché non aveva le carte in regola. Credevano che la Norda avrebbe realizzato un nuovo stabilimento senza contributi, senza agevolazioni, senza niente. Hanno fatto licenziare i lavoratori dalla nostra azienda facendogli fare la disoccupazione e promettendogli che sarebbero stati assunti dalla Norda

Mi sta dicendo che gli operai hanno scelto di licenziarsi?

«No, ma ci misero a noi, nelle condizioni di licenziarli. Nel momento in cui scade la concessione e tu non mi dai la proroga, come faccio ad andare avanti? Diversamente è andata per tutte le altre aziende, anche concorrenti, come a Popoli, dove dal 2015 è ugualmente scaduta la concessione, ma si continua a lavorare in regime di proroga. A me, per due volte, diedero 6 mesi di proroga, e poi non me li hanno dati più, facendomi chiudere l’azienda e costringendomi a licenziare i lavoratori. ma chi è che ha contribuito a tutto ciò facendo pressione sulla Regione Abruzzo

Immagino abbia già la sua risposta!

«Vede, il Comune non ha competenze sulle acque minerali, quelle ce le ha la Regione, però loro hanno fatto pressioni e il risultato è che abbiamo perso tutti. Noi, il Comune, gli operai, il sindacato e la Regione. Sono 5 anni che l’acqua va nel fiume. Io adesso sto lavorando a Canistro con i motori al minimo, con la Fiuggino

Quindi una concessione ancora le è rimasta.

«Anche con la Fiuggino tentarono di farci revocare la concessione. Ci sono voluti i giudici del TAR che ci hanno permesso di continuare a lavorare con questa piccola sorgente. Oggi imbottigliamo acqua in vetro e la commercializziamo, in attesa di ottenere la concessione definitiva della sorgente grande. Così dopo tanti anni potranno ripartire assunzioni, lavoro e progetti di sviluppo ma dobbiamo avere una concessione a trent’anni.»

Trent’anni?

«Ma si! Dopo aver buttato tempo e soldi, come più volte ho detto, non possiamo più ripetere errori. Ci auguriamo di poter ripartire entro settembre, ottobre. Lì (alla Santa Croce di Canistro) già funziona l’impianto.»

In pratica dovete solo alzare la serranda?

«Esatto, noi lì abbiamo l’acqua, le tubazioni e le macchine, e soprattutto abbiamo l’esperienza. Per quello abbiamo vinto, abbiamo avuto un punteggio alto.»

Avete avuto un punteggio alto anche perché il bando imponeva l’assunzione di una cinquantina di persone!

«È vero questo, ma la cosa valeva anche per l’altro concorrente e comunque non ho vinto solo per questo.»

Lo stabilimento di Canistro, le può assorbire 50 persone a regime?

«Questi sono progetti a trent’anni. Si tratta di sviluppare un progetto per lungo termine che dipende da tante cose. Ora abbiamo la variabile del Covid, ma c’è sempre il mercato. Ora stiamo lavorando molto dal Molise

A proposito di operatività. Mi è stato detto che durante la gestione Faroni, la Santa Croce fosse arrivata a produrre 350 milioni di bottiglie all’anno. Con la sua gestione si è scesi a 60/70 milioni di bottiglie. La mia domanda è: Perché un imprenditore dovrebbe investire in un’azienda e portare la produzione a diminuire di 5 volte rispetto a prima?

«A parte che le hanno detto delle fesserie, perché l’azienda è arrivata a produrre 250 milioni di bottiglie con un fatturato di una cinquantina di milioni al 31 dicembre del 2007. Io sono entrato a gennaio 2008 e già al bilancio del maggio 2008 abbiamo rilevato 10 milioni di perdite. Ciò mi ha portato a rivedere la politica industriale perché non avevo alcuna intenzione di continuare a fare 250 milioni di bottiglie e continuare a perdere 10 milioni alla fine dell’anno. Questo non glielo hanno detto?»

No! Sinceramente no.

«Basta fare una visura in camera di commercio e lo trova. Se vede il bilancio fatto da noi nel 2008 sull’andamento del 2007 troverà 10 milioni di perdita. Quindi ho dovuto chiudere i rubinetti. Ha capito adesso perché io sono diventato il nemico da cacciare via?»

Perdite dovute a cosa?

«Io ho tagliato gli sperperi, i consumi, le carte di credito. Lì erano tutti dirigenti e parenti. Erano molto bravi a vendere l’acqua e a far crescere l’azienda in termini di costo ma poi il povero Faroni a fine anno metteva soldi e ricapitalizzava. Lo faceva da anni.»

Mi sta dicendo che Faroni, da anni, ripianava le perdite di tasca sua?

«Io ho comprato un’azienda con 85 milioni di debiti. Erano di Faroni e li ho comprati io. Il 31 dicembre 2007 ci stavano 85 milioni di debiti e ci stavano crediti per molto, molto meno. Giostravano sulle rimanenze e sulle immobilizzazioni. Quando sono entrato io, ho avuta tra le mani una situazione complicata e c’erano tanti crediti inesigibili da far paura.»

Sta descrivendo una situazione contabile disastrosa.

«Detto fra di noi, ma se vuoi scrivilo pure perché è verità. I conti erano un disastro, per quello, la mia gestione, da imprenditore, fu subito coscienziosa e oculata, attenta ai costi, ma non fu facile. Lì erano tutti dirigenti, funzionari e direttori che costavano un sacco di soldi all’anno, pagati da Faroni e poi da me.»

Questo cosa dovrebbe significare?

«Semplicemente che uno ti vuole pure pagare, ma poi devi fare le cose per bene, nell’interesse dell’imprenditore e dell’azienda. In azienda invece secondo me, si faceva anche politica. Si sa, chi gestisce il lavoro gestisce il consenso. Canistro aveva anche l’Assessore ai lavori pubblici alla Regione Abruzzo (il riferimento è a Angelo Di Paolo)

Lei quindi, sostiene di aver pagato pegno per aver provato a mettere in pratica le sue idee?

«Noi abbiamo semplicemente difeso i nostri interessi e ciò che era nostro. Io ho comprato un’azienda da Faroni, l’ho pagata, non ho licenziato nemmeno un operaio per tanti anni. Questi invece volevano portarmi via tutto, e hanno colto il momento quando sono scadute le concessioni. Non hanno voluto concedere proroghe come hanno fatto con altri. Come a Popoli dove sono ancora in regime di proroga e senza concessione. Ma non c’è nulla di nuovo e di più rispetto ai diversi articoli scritti in passato. Sono cose note.»

Oggi come è messo il suo gruppo?

«Oggi c’è una gestione attenta. Col marchio Santa Croce facciamo 120/130 milioni di bottiglie. I tempi sono cambiati, c’è la concorrenza, il mercato, ma spero che dopo tutte queste vicissitudini che hanno colpito un po’ tutti, si possa tornare a un clima più sereno.»

È proprio di questi giorni il pronunciamento del giudice del lavoro per il quale la sua Azienda dovrà pagare il Tfr, gli stipendi arretrati e le ferie non godute ai suoi ex dipendenti. Qual è il suo punto di vista?

«C’era un contenzioso con i lavoratori. Il Tfr lo hanno avuto quasi tutti, al 99% mancavano le ferie e un ricalcolo sul Tfr nel periodo in cui stavano facendo sciopero davanti ai cancelli. Secondo il giudice ne avevano diritto, pur stando fuori dall’azienda, perché è vero che erano ancora dipendenti e per questo maturavano ferie e ratei di Tfr. Noi però contestavamo il danno ricevuto per effetto del prolungato sciopero, ma il giudice ha dato ragione a loro. Nell’ultima sentenza civile di questa cosa però, io ho diritto di appello. Stiamo valutando con gli avvocati se appellarci oppure trovare un accordo per chiudere la partita.»

Ancora problemi su problemi.

«Come le ho detto prima, qui non ha vinto nessuno. Questa è la verità. Abbiamo perso tutti quanti. Se vuoi vincere la guerra, non la devi fare. Hai vinto perché non l’hai fatta. La giustizia ha i suoi tempi e ognuno dice la sua. La sostanza di base è che io ho la mia proprietà e nessuno la tocca. Pensavano di metterci in difficoltà, affinché io affittasi o vendessi a Norda o a un altro. Facessero il lavoro loro. A casa mia però non decide altra gente, questo è il concetto.»

Il concetto è molto chiaro!

«Tu sei molisano te ne devi andare. Questa cosa ha danneggiato un po’ tutti. In questi anni tutti abbiamo perso qualcosa, tranne qualcuno che ha continuato a prendere il suo legittimo stipendio andando a lavorare o a fare il Sindaco. Chi ha lo stipendio fisso e lavora nell’ente pubblico, ha creato tutti questi casini ma poi non li ha pagati lui.»

segue…

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