In cammino con i briganti tra montagne e borghi antichi, per un turismo “no mordi e fuggi”


Tagliacozzo – Ribelli o eroi? Attorno al fenomeno del brigantaggio si è sviluppata una letteratura controversa. Non si nega la valenza criminale, ma si riconosce anche quella politica e sociale: una reazione di rabbia e disperazione all’indomani dell’Unità, quando i Savoia imposero su tutti i territori annessi le proprie leggi, un’amministrazione fortemente centralizzata e un sistema di tassazione che causò un grave contraccolpo alla già fragile economia del Meridione. Senza dimenticare la dura repressione da parte delle autorità piemontesi, con la “legge Pica” del 1863 che prevedeva per i briganti processi sommari ed esecuzioni immediate, e costrinse alla macchia molti uomini e donne. Tutto contribuì a creare attorno a queste figure che colpivano i potenti per vendicare i deboli il mito di una sorta di Robin Hood del Mezzogiorno d’Italia.

A ricostruire la storia dei briganti, soprattutto nel territorio di Marsica e Cicolano, sono gli storici e i ricercatori intervenuti al convegno “Briganti in cammino. Dalla ribellione post-unitaria alle opportunità di rinascita per i piccoli borghi” che si è tenuto sabato 22 settembre al teatro Talia di Tagliacozzo. L’evento è stato promosso dal CAI, Club alpino italiano sezione Abruzzo e dell’Aquila, con il contributo del Comitato scientifico centrale, dall’Ordine dei giornalisti Abruzzo e dall’istituto tecnico per il turismo Argoli di Tagliacozzo. A fare gli onori di casa il sindaco Vincenzo Giovagnorio, che ringrazia l’assessore regionale Lorenzo Berardinetti per aver “colto l’intuizione” e aver realizzato in via istituzionale l’idea di un percorso turistico che attraversa i luoghi dei briganti, con la legge 52/2017 per il “riconoscimento, la valorizzazione e la promozione dei cammini abruzzesi”.

L’aspetto turistico, ricreativo e culturale dell’iniziativa è stato sottolineato anche da Erminio Quartiani, vicepresidente CAI nazionale, il quale sostiene con forza che i borghi montani devono essere “un’opportunità e non una rinuncia. Per la legge italiana la ‘montanità’ ha una definizione troppo generica, non si tiene conto di parametri socio-economici e fisico-geografici come ad esempio la densità, la distanza dai servizi essenziali o la pendenza, piuttosto che l’altitudine, che compromette la possibilità di costruire e coltivare”. In queste condizioni si trovano, ancora secondo Quartiani, circa 300 sui 3-4mila comuni montani, e aggiunge: “il fondo italiano per la montagna ammonta a 5 milioni di euro, briciole. C’è bisogno di maggiori risorse e proposte di qualità all’interno di una logica di coesione sociale perché la montagna continui a essere vissuta”. A sostegno dell’iniziativa si esprime anche Gaetano Falcone, presidente CAI Abruzzo: “importante recuperare i cammini come quello dei briganti, in una zona dove la storia e la tradizione popolare fanno da padrone, per un turismo responsabile all’insegna della mobilità dolce”. Il CAI Abruzzo, insieme al Coordinamento sentieri e cartografia, sta lavorando al ripristino del tratto abruzzese dei 6.500 Km che compongono il “sentiero Italia”, soprattutto nei punti più compromessi dai recenti terremoti.

All’incontro hanno partecipato anche Salvatore Perinetti, presidente del Comitato scientifico CAI Abruzzo, e Gianluca Riccardoni, delegato alla sezione provinciale CAI dell’Aquila che ha presentato i saluti del presidente Vincenzo Brancadoro. Presente in sala Alberto Ghedina, consigliere centrale CAI. Di seguito tutti gli interventi: Walter Cavalieri, “Fenomeni di insorgenza post-unitaria”; Michelina De Angelis, “Il brigantaggio tra Marsica e Cicolano”; Roberto Tupone, “Le bande di briganti sul teritorio”; Alessandro Liberati, “Ai margini del Grand Tour: i viaggiatori stranieri”; Fabrizio Pietrosanti, “Gigi Panei, alpinista e imprenditore del turismo”; Marcello Mari, “Il brigantaggio nei murales itineranti di Fiamignano”; Cesare Silvi, “Gli itinerari di lunga percorrenza”; Alberto Liberati, “Un cammino che funziona: il Cammino dei Briganti”.

Foto di Manuel Conti.

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