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Comune di Avezzano

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Ad Antrosano c’era una volta il tirintosto ora non c’e più, la tradizione é scomparsa da pochi anni, e scomparsa in modo particolare per l’evoluzione dei costumi e dei comportamenti umani. Afferma Duilio De Vincentis nel libro Glossario di S. Benedetto dei Marsi, che tirintosto sta a significare il baccano sotto la finestra del vedovo che si risposa oppure di una nubile o un celibe rispettivamente con un vedovo o una vedova, il baccano era più intenso e rumoroso se le nuove coppie avevano dato adito a pettegolezzi paesani di carattere morale e anche fisico. Diversi burloni, per passare il tempo durante i rigori invernali, in modo ironico, si inventarono il cosiddetto tirintosto.

Nelle sere precedenti al nuovo matrimonio i ragazzi ed alcuni adulti si radunavano sotto le finestre della coppia con campanacci, corni di bue, coperchi, fischietti, recipienti di latta ed altri strumenti rumorosi. Il capo brigata dava il via al suono degli strumenti che emettevano un assordante rumore accompagnato da baccani e lazzi gia preparati per lei o per lui. Questa serenata fuori posto terminava quando uno dei due spalancava la finestra facendo segno che era pronto ad offrire dolci e vino ai presenti. Non sempre il tirintosto si concludeva a tarallucci e vino. Altre coppie si mostravano indifferenti di fronte al baccano che si prolungava sotto le finestre.

A questi veniva riservata una sorpresa. Gli improvvisati musicisti mettevano nel buco della serratura un pezzo di legno ben tornito, per non farli uscire di casa. Solo qualche parente che veniva a conoscenza della trovata provvedeva a liberare la toppa. Altre coppie non accettavano tanto baccano, si infastidivano e reagivano con varie espressioni all’indirizzo dei suonatori; qualche volta si sono verificate risse che lasciavano feriti sul campo. La gioia e la felicita degli sposi veniva turbata dagli assordanti rumori dei campanacci ed oggetti vari. Si racconta che in un paesino della Marsica dovette intervenire la forza pubblica per accompagnare una coppia in chiesa dove il sacerdote attendeva da alcune ore.

Detti matrimoni si celebravano in forma privata ed in orari serali o di buon mattino per sfuggire all’attenzione dei compaesani. Lo stato di vedovanza per lui o per lei non consentiva sfoggi, si contraeva il matrimonio senza festeggiamenti. Solo il primo matrimonio si celebrava con solennità, con pranzi preparati in casa, con regali eccezionali da parte dei parenti e degli amici. Un fatto gravissimo accadde in un paesino della Valle Roveto, cosi come riferisce Lodovico Crommi sulle pagine del quindicinale Il Fucino. Un tale Gioacchino Maccio, il più ricco mezzadro della vallata, si era ammogliato per la terza volta con una giovane cavallina di nome Lavinia e soprannominata la rossa. Costei era la ragazza più in vista del paese non solo per la robusta corporatura ma anche per i continui amori durati dalla sera alla mattina. Scrive il Crommi: Le buone amiche dicevano che ogni fratta era buona per lei ed i covoni di fieno, letti da regina per fare l’amore.

Tutti in paese attendevano il giorno del matrimonio per portare il tirintosto alla nuova coppia, la serenata a dispetto portata ai vedovi che contraggono nuovi matrimoni. Ad un segnale convenuto gli urli più felini, i rumori più sgraziati ruppero la più bella notte. La provocazione non piacque a Gioacchino Maccio che lasciate precipitosamente le braccia della donna corse per la strada colpendo, con un coltello a serramanico, il sagrestano che di li a poco mori per le gravi ferite riportate. Il feritore, poi, torno in casa, prese il fucile da caccia e corse verso la montagna per sfuggire alla cattura dei carabinieri ed al linciaggio dei parenti della vittima.

Testi tratti dal libro Antrosano memoria e storia
(Testi a cura di Giovanbattista Pitoni e Alvaro Salvi)

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Il Tirintosto

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