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Comune di Avezzano

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Erano le ore 7.50 del tredici gennaio 1915. Improvvisamente la terra si mise a tremare da cancellare interi paesi. In pochi attimi la Marsica fu ridotta in un ammasso di macerie, con tanti morti e feriti. L’epicentro del sisma fu individuato nella conca del Fucino. Ben 28.188 furono le vittime di cui circa 10.000 nella sola città di Avezzano. I soccorsi tardarono sia per le strade interrotte dal sisma che per la cattiva organizzazione. Le truppe erano prevalentemente ammassate sulle Alpi in previsione della prima guerra mondiale. A leggere i documenti dell’epoca sembra che Antrosano si sia salvato dalle onde sismiche per cui non vi furono morti o feriti cosi pure nelle frazioni di S. Pelino, Forme, Castelnuovo e Albe.

Documenti e censimenti dell’epoca attribuiscono a Massa d’Albe 425 morti, i morti delle frazioni sono stati inclusi in quelli del comune capoluogo. Da una ricerca effettuata all’archivio del comune di Massa d’Albe risulta che i deceduti per la scossa sismica furono 59 e precisamente: Chiara Amicucci, Antonio, Alfonso, Clemenza, Domenico, Emidio, Francesco, Gaetano e Giuseppe Babbo; Francesco, Angelo, Annalisa, Maria Capoccetti; Annamaria e Annunziata Coccia; Tommaso e Umberto Contestabile; Angelo e Elisa Di Cosimo; Assunta Maria, Ernestina, Gaetano Di Matteo; Antonio, Giosafatte, Marietta e Vincenzo Di Stefano; Domenico e Enrichetta De Angelis; Annunziata, Nunziata, Anatolia, Antonietta, Antonella, Domenico e Rachele Gatti; Annina Iatosti; Carolina, Dionora, Giuseppe, Raffaele, Rachele e Teresa Luccitti; Ernestina Resta; Angela, Elvira, Franco, Giovanna, Giannantonio, Giovanni, Germano, Illuminata, Maria, Michele, Matilde, Petronilla e Santa Ruscitti. Molte abitazioni rimasero lesionate o furono abbattute per evitare crolli. Come se non bastasse la temperatura scese sotto lo zero, un’abbondante nevicata cadde in tutto il territorio. I soccorsi arrivarono in ritardo in modo particolare ad Antrosano tagliato fuori da vie di comunicazione.

D. Antonio De Cesare nacque in Antrosano il 23 febbraio 1876. Era canonico coadiutore dell’Abbazia di Cappelle. Da I saperdoti marsi periti nel terremoto pag. 22 del numero unico Marsica Tip. dei Monasteri: Subiaco

Il deputato Erminio Sipari di Pescasseroli cosi telegrafava al governo nazionale: Il disastro e immane. Avezzano e stata totalmente rasa al suolo. Celano, Pescina, Luco, Trasacco dicesi siano seriamente danneggiate. Occorrono subito venticinquemila uomini, pane, acqua, medici, barelle, legname per baracche. Il disastro supera quello di Messina per violenza e per le proporzioni delle percentuali dei feriti. Dopo il terremoto cadde la neve, arrivarono i lupi, soffio un vento forte di tramontana che scoperchio tende e baracche; mancarono ad Antrosano i primi ed immediati soccorsi, i superstiti fecero a gara per soccorrere parenti ed amici; una gara di solidarietà eccezionale, ma occorrevano medicinali e coperte, viveri ed indumenti. Da Antrosano partivano staffette per implorare soccorsi che arrivarono tardivamente.

Finalmente arrivo in automobile il dott. Enrico Gualdi … per un giro di sollievo in altri paesi abbandonati come Massa d’Albe ed Antrosano. Il settimanale La Tribuna in data 16 gennaio 1915, in uno dei suoi servizi giornalistici sul terremoto cosi titolava: Nuovi paesi, di cui si ignorava la sorte, distrutti. La rovina dei villaggi della conca del Fucino e delle vallate attorno ad Avezzano. Purtroppo tra i paesi ignorati dal pronto intervento vi era anche Antrosano. Il Ministro Ciuffelli ed il generale Marini dettero disposizioni per l’invio di soccorsi ad altri comuni, ripartiti come segue, in gruppi, ciascuno dei quali e comandato da un ingegnere del Genio Civile; primo gruppo -Cappelle, Magliano, Antrosano e Scurcola; secondo gruppo -Paterno e Sampelino; terzo gruppo -Aielli, Cerchio e Collarmele… Provincia Oggi (trimestrale dell’amministrazione provinciale dell’Aquila) al numero di gennaio-marzo 1999, ha dedicato un servizio monografico al terremoto della Marsica, riportando resoconti giornalistici del Resto del Carlino di Bologna a firma dell’inviato speciale Scipio Slataper.

I nomi ed i cognomi, come la cronaca, non sempre sono leggibili o scritti correttamente. Ecco che cosa scrive Provincia Oggi: … Molti nomi dei paesi finiscono anch ‘essi per essere disastrati nella registrazione: Scurcola diventa Sgurgola (per influsso del nome laziale), Aosciolo e mutato in Roccioli, Antrosano in Androgano e Alba in Alda. Il giornalista forestiero, vissuto tra Trieste e Firenze, scrive i nomi come li sente pronunciare (o crede di sentirli) dai primi che incontra in quello scenario di morte. Solo le immagini sono fedeli.

Casette asismiche
Il verbale di consegna delle casette asismiche di Antrosano fu redatto il 26 maggio 1920 alla presenza dell’ing. Oliviero Comignoli del Genio Civile di Avezzano, del ricevitore principale del registro di Avezzano sig. Ruggero Pagnotta e del Commissario Prefettizio del comune di Massa d’Albe avv. Carlo Pace. Le casette asismiche (ricoveri) erano 131 con le opere accessorie ricadenti nelle aree espropriate ed in quelle occupate temporaneamente dallo Stato. Dieci baracche avevano due vani ciascuna delle dimensioni di m. 4,00 x 8,00; costruite in legname ad una sola fodera e rivestite con tavelle intonacate, copertura di tegole su tavolato, basamento, cucinette in muratura con intonaco, infissi e porte di legno di abete. Venti baracche erano costituite da un vano cucinetta con struttura uguale alla precedente; i vani delle dimensioni di m. 4,00 x 4,00, erano coperti con tegole di Marsiglia su listelli, soffittate con tavelle Perrett, pavimentate a cemento e poggiate su basamento in muratura.

Dentro ed intorno al baraccamento si trovavano tutti i servizi igienici: novanta pozzi neri con latrine costituiti da due fosse in muratura comunicanti tra loro in modo da avere una chiusura idraulica; la latrina era costruita in legname ed era divisa in tre compartimenti. Il lavatoio a due vasche, lungo m. 11,00 e largo m. 2,50, con muretti, coronati a banchina a scivolo in pietra da taglio, era molto comodo per le lavandaie. La conduttura dell’acqua potabile della lunghezza di m. 395 partiva dal vecchio serbatoio esistente presso la fontana vecchia, giungeva al centro delle baracche e distribuiva l’acqua tramite una fontanella di ghisa, a due getti. Vi era una conduttura di acqua per rifiuti che dalla fonte vecchia posta all’ingresso del paese portava al nuovo lavatoio. Un tombino di luce attraversava tutto il baraccamento per lo scolo delle acque provenienti dai fondi superiori, ed un ponticello di luce era posto sul fosso che trasportava le acque suddette.

Attorno alle baracche erano state poste quattro scalette di comunicazione, ogni scala aveva 2 gradini di calcestruzzo di cemento. Alle dimore si poteva accedere attraverso cinque rampe di comunicazione. La superficie occupata dalle baracche era di mq. 21450,25 – i terreni vennero espropriati definitivamente a Carlo Pace ed agli eredi Giannantonio Ruscitti; le aree temporaneamente occupate e in via di esproprio appartenevano a Carlo Pace, Francesco Di Matteo, Raffaele D’Angelo ed Antonio Ruscitti.

Ricorso per l’esproprio dei terreni
Tre appezzamenti di terreno su cui furono costruite le casette asismiche appartenevano alla famiglia dei Conti Pace di Antrosano. L’avvocato Carlo Pace, nel ricorso presentato al Genio Civile di Avezzano in data 21 novembre 1917, lamenta che nella stima dei terreni occupati per dare dimora ai baraccati si siano adottati criteri di valutazione non rispondenti al reale valore dei beni. Nel ricorso il Pace chiese una nuova perizia ad evitare un giudizio e risolvere amichevolmente la questione. Le perizie suppletive dettero ragione all’avvocato Pace che seppe ben argomentare la sua difesa per una stima più equa dei suoi tre appezzamenti cointestati anche alla sorella Ada andata in sposa a Luigi Tavani d’Alessandro di Magliano dei Marsi. Si ritiene opportuno riprendere alcuni passi del ricorso presentato alle autorita competenti. Da esso esce uno spaccato di vita e di comportamento degli abitanti di Antrosano.

Ecco cosa scriveva il Conte Pace per sostenere le sue tesi di difesa: … a liquidare l’occupazione fu designato il funzionario sig. ing. Pavoni col quale, e certo non per mia colpa non mi e riuscito addivenire ad un bonario componimento. Egli e partito dal presupposto che in Antrosano, a causa della povertà degli abitanti non esistesse sviluppo edilizio e per conseguenza nessuna parte del terreno occupato potesse considerarsi come sito edificatorio. Non mi e riuscito, prosegue l’avv. Pace, conoscere come e dove il su lodato funzionario abbia potuto formarsi una tale convinzione che e assolutamente contraria alla verità; ma certo egli non si e dato pensiero di consultare ne l’agenzia delle imposte per sapere quanti furono gli accertamenti per nuovi fabbricati negli ultimi anni ne qualche locale Istituto di Credito dal quale avrebbe potuto conoscere a quante centinaia di migliaia di lire annue ammontavano le rimesse che gli emigranti in America facevano in paese prima del terremoto.

Carlo Pace conosceva molto bene i suoi concittadini sia per la sua posizione economica di ricco terriero e sia nella sua qualità di Delegato Civile del comune di Massa d’Albe; non si muoveva nulla senza che egli ne venisse a conoscenza, era orgoglioso dell’attaccamento al lavoro degli antrosanesi e della loro parsimonia. Ecco uno scatto di orgoglio contenuto nel ricorso… che Antrosano, per la laboriosità dei suoi abitanti, per la frugalità di essi, per le risorse che traggono e dal locale territorio e da quello del Fucino e principalmente per i proventi dell’emigrazione era da considerarsi, in relazione al numero degli abitanti stessi, come il paese più ricco dell’intera regione marsicana. E la riprova di ciò si aveva per l’appunto nel prezzo elevato che normalmente si pagava in paese per i fabbricati e per i siti edificatori, fra i quali i più ricercati erano quelli della zona occupata dal Genio Civile perché i più pianeggianti ed i soli che potessero usufruire di una comoda via carrozzabile.

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Il terremoto del 1915

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