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Storia della Marsica

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IL TERREMOTO DEL 13 GENNAIO 1915 il terremoto e le ferrovie

 

La marcia del treno n’611, diretto Castellammare-Roma.
Durante la rigida notte, tipicamente invernale, un forte vento di tramontana aveva investito con violenza il territorio della marsica. Il diretto Castellammare-Roma n’ 611 viaggiava con un ritardo di 80 minuti a causa del maltempo. Alle 7,45 del 13 Gennaio 1915 i viaggiatori avvertirono una violenta scossa di terremoto quando il convoglio si trovava fra le stazioni di Celano e Paterno. Il treno ebbe un sussulto simile al rullio di una nave sbattuta dalle onde del mare in tempesta: si udì un grande fragore e poi ancora scosse di terremoto. Il convoglio finalmente si arresto per la brusca frenata dei macchinisti: al sinistro sibilo del segnale di allarme delle vetture si univano le grida dei viaggiatori feriti o spaventati.

La locomotiva, con il rostro spazzaneve contorto è spezzato, ed il bagagliaio erano usciti dai binari con le ruote affondate nel terrapieno. La casa cantoniera n 113 era crollata sul treno ingombrando il binario di calcinacci e pietre. Dalle macerie provenivano grida disperate invocanti soccorso. Il personale di scorta del treno ed alcuni militari in viaggio di licenza estrassero dalle rovine del casello 6 persone: alcune erano solo ferite, altre erano miracolosamente illese. Alla luce incerta dell’alba era subentrata una mattina limpida e serena e le proporzioni della sciagura apparvero subito nella loro tragica realtà. Sul dosso della collina, nei pressi della ferrovia, si vedeva una immensa nuvola di polvere elevarsi da terra verso il cielo.

All’improvviso apparve il villaggio di Paterno, completamente raso al suolo. Dalle rovine delle case uscivano, ad intervalli irregolari, inebetite dal terrore, le persone scampate alla morte. Ad est il paese di Celano sembrava una grande maceria. Intanto i profughi recavano notizie di una grande catastrofe nei paesi vicini: Avezzano, Pescina, S. Benedetto dei Marsi, Cappelle, Magliano, Massa d’Albe, Scurcola Marsicana, Cerchio, Aielli, Collarmele, Gioia dei Marsi, Trasacco e Ortucchio. In quel momento i viaggiatori del treno 611 si resero conto che il terremoto aveva colpito L’intera Marsica. Una ventina di viaggiatori decisero di proseguire il viaggio a piedi percorrendo la linea ferroviaria, parallela alla strada provinciale. Un terrificante spettacolo si presentò loro lungo i sette Km fino ad Avezzano perché fra le rovine dei casolari e delle fattorie, sparse nella campagna, le scene di dolore e di morte erano sempre più numerose. L’improvviso crollo della stazione ferroviaria di Avezzano aveva rovesciato sui binari una quantità incredibile di pietre e calcinacci; alcune rotaie, strappate al suolo, erano piegate e sospese in aria come esili fuscelli. Presso la rimessa-locomotive, seriamente danneggiata, i cumuli del carbon fossile, franati a terra imprigionavano macchine, carri e vetture. Oltre la stazione ferroviaria il centro abitato non esisteva più.

Le cose avevano perduto il loro nome per diventare un ammasso informe di rovine ed un silenzio di morte regnava sulla città. Su un immensa distesa biancastra di pietre si diffondeva, acuto e irrespirabile, L’acre odore di vecchi calcinacci. La ridente e laboriosa cittadina marsicana, con le sue ampie strade ben lastricate, con gli eleganti palazzi, era scomparsa. La grande piazza, intitolata per gratitudine al principe Torlonia, circondata da edifici dalle caratteristiche simili, abbellita da piante ornamentali, era diventata solo un ricordo. La furia devastatrice del terremoto aveva completamente distrutto la maestosa cattedrale di S. Bartolomeo. Intanto nel vagone di IlI classe del treno 611, fermo ancora in linea presso Paterno era stato improvvisato un posto di pronto soccorso per prestare le prime cure agli oltre trenta viaggiatori rimasti feriti nella mattina. Con mezzi di fortuna e con tanta buona volontà le viaggiatrici si trasformarono per L’occasioni in efficenti infermiere. Le ore intanto continuavano a trascorrere lente e nei viaggiatori cresceva sempre di più lo sconforto per L’avvicinarsi della notte e per la mancanza assoluta di un qualsiasi soccorso. La presenza, sul treno di persone anziane e soprattutto di bambini poneva L’urgente necessita di provveder alla loro alimentazione ed a ripararli dal freddo intenso.

Verso le 16,30 si udì dalla parte di Celano il fischio di una vaporiera che si avvicinava. sempre di più al convoglio fermo. Fu un momento di grande conforto per tutti. La locomotiva, inviata in linea per accertare L’entità dei danni subiti dalle strutture ferroviarie e per rimuovere eventuali ostacoli, si trovò all’improvviso di fronte il treno n 611 diretto Castellammare-Roma.

Il triste convoglio effettuo fermate a Celano, Aielli, Cerchio, Collarmele, Pescina, Carrito-Ortona, Goriano-Sicoli, Raiano superiore, Prezza, Anversa e Bugnara, per giungere a Sulmona verso le 22. Durante la lenta marcia furono caricate circa 300 persone fra feriti e superstiti. Ogni paese era distrutto; la fertile e ridente vallata del Fucino si era trasformata in un vasto cimitero. L’oscurità della notte rendeva ancor più cupa la visione di quei luoghi dove oramai regnavano sovrani dolore, distruzione e morte. Dopo i primi momenti di smarrimento e di confusione, ad Avezzano, nel pomeriggio del 13 gennaio 1915, si cominciarono ad organizzare i primi soccorsi fra mille difficoltà. Alla stazione ferroviaria fu possibile comporre un treno per trasportare a Tivoli e a Roma i feriti e i profughi del terrmoto. Nel tratto iniziale fino a Tagliacozzo il treno maturo un forte ritardo perché ad ogni casello e ad ogni passaggio a livello si dovevano raccogliere altri feriti ed altri profughi. Inspiegabilmente i soccorsi tardavano ad arrivare.

Solo verso le 18 transitò a Palombara-Marcellina, diretto Avezzano, un piccolo convoglio composto di una sola vettura ambulanza delle ferrovie dello Stato. Era ben misera cosa di fronte alle centinaia di feriti,bisognosi di cure, ed alle migliaia di morti che attendevano una pietosa sepoltura. Questo il testo del primo telegramma spedito da Avezzano ed accettato alle ore 23,30 del 13 gennaio 1915 dopo il ripristino del servizio telegrafico e recapitato al governo nazionale alle ore 0,30 del giorno successivo:

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