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Comune di Avezzano

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Andrea Di Pietro, relativamente all’originaria chiesa di Cese, scrive così:
«Il paese di Cese ha la Chiesa di S. Maria delle Grazie bene adornato, fornito delle suppellettili necessarie e servito da cinque cappellani chiamati canonici (1). In essa si adora la miracolosa immagine di S. Maria delle Grazie visitata con grande fiducia dai popoli circonvicini, e specialmente da quei di terra di lavoro che memori dei benefici ricevuti dai loro antenati ivi accorrevano in folla tre volte almeno ogni anno.

Il Corsignani, sulla Reggia Marsicana – seg. XIVII – 42 pag. 344, scrive quanto segue:
«Egli è certo che nella sua sagrestia conservasi una mitra di più secoli in qua, di color bianco damaschino e dei suo coro, per una scala segreta, si può salire al menzionato vescovile palagio. E’ considerabile la bella soffitta che si vede, ripartita in quadri, dorata e vagamente dipinta: opere certamente di considerevole lavoro. E perché d’intorno è stato spesso notato l’anno 1578, forse denota che in tal tempo fu questa parte ampliata ed abbellito; comprendendosi il tutto di essa chiesa di fattezza assai antica non solamente per l’arma gentilizio dei prelatí Maccafani (viventi prima del 1578) che nella detto porta si mira, mi eziandio per più vetuste memorie, le quali a curiosi occhi si fanno innanzi.

Nel muro sovra il detto altare maggiore, che passa alla soffitto, stanno gli ornamenti di varie dipinture, con la nota dell’anno 1213, essendosi frante le altre parole verso la gran nicchia dei medesimo altare, dove osserviamo il fogliame scolpito d’intorno, ben colorito con alcun statue dorate.

Nel mezzo della diviso nicchia, stanno gli altri monumenti dell’antichità dei tempio. Nella parte di dentro delle porte che adornano il venerabile altare, sono anche varie dipinture (2) che rappresentano Io Vergine Nunziata, la visitazione di Santa Elisabetta e la incoronazione cielo di N.b. Miriamo pure, sotto la stessa nicchia, varie statuette in terracotta e di altri colori ammirabili, che rappresentano il nascimento di Gesù Cristo, la detto visitazione, la Circoncisione dei Signore e vari misteri dE la Santissima Passione.

Dalle orme gentilizie dell’eccellentissimo casa Colonna ci cui detta terra soggiace e che esistono in tale chiesa si cava altresì l’antichità della medesima. Sicchè, stando d’intorno alle dette insegne le lettere A. C. , crederei che volessero le prime significare Asconio Colonna ‘ o simili principi della stessa famiglia, i quali vissero circa il secolo XV. Laonde, dalle rapportate cose, ne deduciamo ancora, per l’onore della gran Vergine che quivi si venera e per incitare inverso Lei maggior fervore dei fedeli, una particolar divozione, avuto sempre dai colonnesi all’istesso S. Mario delle Grazie nelle terre di Cese de’ Marsi

E ciò ancore si ricava dal menzionato stemma e dei un altro con l’insegno cardinalizio, porporata di tal prosàpia, tutti devotissimi della lodata Sacra Effigie, come pure della lunga fama conservatosi tra gli antichi e moderni abitatori di questa terrei delle Cese (3). Nell’organo esiste lei detta impresa con l’innesto della cosa Orsina e si vede di essere stato fatto dalla beneficenza dei possente principe Marcontonio Colonna, generale delle armi cattoliche contro i Turchi, nella celebre battaglia e vittoria che s’ebbe per l’intercessione della Beato Vergine dei Roseirio nel golfo di Lepanto nell’anno 1571, sotto il pontefice S. Pio V, ci cui miracolosamente fu rivelato, che poi ne istituiva la festa solenne.

Per lei qual cosa, avendovi eretto il sacro altare dei Santissimo Rosario. con un ben dipinto quadro, vi si fece in esso esprimere l’armata navale ch’egli comandò, come se alla protezione di questa Sacre Effigie, nella zuffa fosse ricorso. A mano destra, in un altro altare, esiste qualche arma dei lodati vescovi e nella parte vicina sta l’insegno dei Colonna; finemente chiude l’altare suddetto con un cancello molto antico.

Per la negligenza dei preti della medesima chiese, restarono seppellite nell’oblivione le altre memorie dei medesimo tempio, ma non è che per altre vie non sappiamo che nell’ultimo gran contagio dei secolo passato, essendo ricorso la comunità di Alvito, diocesi di Sora, alla sopra lodata Immagine delle Cese, restonne immune di un tal flagello, (4) che affligge tutto il nostro reame; in maniere che, per voto di ringraziamento, vi si portò in processione nell’anno 1675 e vi lasciò grosse candele di cero che anch’oggi in parte si mirano pendenti al Sacro Altare».

Note
(1) Ecclesia cum Caenobii parte in congruam domum converso, Marsorum Epi scopis adacta, qui ex illius redditibus retente portione, reliquis quinque Cappellanis Canonicis nuncam patis, partiuntur, quibus Cura cinimerum ex delegatione, servitioque, Eclesiae, incumbit. Est apte ornata, et in oro majore in qua Sanctae beiparare immago collocatur … míracolorum f requentia, et f idelium devotione venerabile templum, ad quo ex Aprutina regione, et Terrae laboris provincia ter in anno fedelium multitudo convenit.
(Febonio, Hist. Mars. – lib. III – cap. IV, pag. 132.)
(2)Si conserva quivi la memoria di alcune indulgenze concedute olio medesima chiesa dagli antichi cardinali dei Sacro Collegio.
(3)lo racconta l’erudito Antonio begli Effetti nelle “Memorie di Santo Nonnoso”, abate dei Soratte.
(4)Vicino al fiume “Raf o” sta situata la piccola cappella della Madonna della Rafia, pure miracolosa, di cui non abbiamo altre notizie, confinando bensì con detto terra il Ponte Rifondolo, con varie scaturigini di limpidissime acque e non troppo lontano vedesi in un marmo con seguente tenore: che allude a prefetti dell’annona e a questori con la menzione dei console Giulio; benché non posso il restante perfettamente capirli, per le lettere in bonaparte del tempo corrose.

Orme di un borgo (gente, fatti e storia cesense)

Osvaldo Cipollone

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Il tempio

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