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Comune di Celano

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In occasione delle Giornate Europee del Patrimonio dedicate alla Cultura del Vivere nei giorni 24 e 25 Settembre, la Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici dell’Abruzzo, in collaborazio­ne con la Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Abruzzo, la Regione Abruzzo, la Provincia dell’Aquila, il Comune dell’Aquila e il Consorzio per i Beni Culturali dell’Aquila, organizza una mostra-convegno dedicata ai letti funerari in osso di Collelongo e di Fossa intitolata “Il sonno degli avi”.Nell’ambito delle ricerche archeologiche abruzzesi vi è un filo condut­tore che lega queste due importanti scoperte: la prima, avvenuta nel 1969 ad opera di Cesare Letta dell’Università degli Studi di Pisa, la seconda, nel 2000 effettuata da Vincenzo d’Ercole della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Abruzzo. Nei due sepolcri, la tomba 14 della necropoli del Cantone e la tomba 520 della necropoli di Fossa, sono stati portati alla luce due magnifici esemplari di letti funerari rivestiti con appliques in osso, databili tra il 11 e il I sec. a.C.

Si tratta di una produzione che prende l’avvio in Italia seguendo l’in­flusso del mondo ellenistico e prendendo come modelli i letti funebri in bronzo o avorio diffusi in tutto il Mediterraneo. È interessante notare come questa particolare tipologia di letti rivestiti in osso animale sia carat­teristica dell’Italia centrale interna (Umbria, Marche eAbruzzo) e presente in particolare nella nostra regione.
Le decorazioni dei letti raccontano i miti mediati tra il pantheon greco e quello latino nei quali è possibile riconoscere il dio Dioniso/Bacco, colui che ha sconfitto la morte, e il semidio Eracle/Ercole, che tanta fortuna ha avuto in terra d’Abruzzo anche nelle rappresentazioni bronzee.
I letti di Collelongo e di Fossa, gli unici sinora ricostruiti su un cam­pione di circa 50 esemplari, ben rappresentano la creatività degli antichi popoli abruzzesi, Marsi e Vestini in questo caso, che con materiale “pove­ro” – si tratta infatti di resti ossei di buoi o cavalli – riescono a realizzare dei veri e propri capolavori.L’aristocrazia italica, sull’orlo di scatenare la guerra Sociale contro Roma per l’acquisizione dei pieni diritti, esibiva i corpi dei suoi membri, esponendoli su questi letti nel percorso sino alle tombe a camera, altro elemento di prestigio. La mostra costituirà un’eccezionale occasione per ammirare entrambi i capolavori dell’artigianato italico, a L’Aquila presso il costituendo Museo Archeologico di S. Maria dei Raccomandati in una esposizione temporanea a carattere straordinario.

Roberto Di Paola
Direttore Generale Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici dell’Abruzzo

I letti funerari
Le prime testimonianze dell’utilizzo di un letto all’interno di un sepolcro sono quelle rinvenute nell’Egitto dell’età del Bronzo (II millennio a.C.).
I letti funebri egiziani sono realizzati in ebano, ricoperti con stucco dorato e impreziositi da intarsi in oro, avorio e faience.L’esemplare più noto è quello della tomba diTutankhamon conservato nel Museo del Cairo (Fig. I ).
All’inizio dell’età del Ferro (I millennio a.C.) l’uso del letto in un rito funerario è attestato dalla scena dipinta in stile geometrico su un’anfora rinvenuta nel cimitero ateniese del Dipylon.
II defunto è adagiato su un letto di forma quadrata, apparentemente privo di decorazioni, all’atto dell’esposizione (in greco protesys) durante la cerimonia funebre (Fig. 2).
Contemporaneo è il letto in bronzo portato alla luce nella tomba femminile Regolini-Galassi di Cerveteri, riferibile ad età orientalizzante (VIII sec. a.C.), oggi esposto nei Musei Vaticani.
Nelle tombe etrusche i letti funebri sono realizzati in pietra, modellando il tufo della camera sepolcrale, con le raffigurazioni di gambe tornite e decorate e di morbidi cuscini.
Scene di banchetto con aristocratici sdraiati su letti conviviali sono raffigurate sulle pareti delle tombe arcaiche nella necropoli dei Montarozzi di Tarquinia, così come una famosa coppia di defunti di età arcaica a Cerveteri si faceva effigiare sul coperchio di un sarcofago in terracotta detto”degli sposi” (Fig. 3), conservato nel Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma.
Esempio mirabile di età ellenistica sono i letti della tomba dei Rilievi Dipinti della necropoli della Banditaccia di Cerveteri. AI IV sec. a.C. sono riferibili i letti rivestiti d’avorio rinvenuti nelle tombe reali macedoni, uno dei quali attribuibile alla sepoltura di Filippo II. Proprio dai letti funebri dei re macedoni ha inizio la produzione seriale degli esemplari in bronzo (Fig. 4), i più noti dei quali venivano prodotti nelle officine di Delo, o dei più piccoli letti punici, a volte arricchiti da inserti in argento.

I Ietti funerari in osso
I letti funerari rivestiti in osso animale si diffondono tra il II sec. a.C. e il I sec. d.C. in gran parte della penisola italiana, con particolare concentrazione tra Umbria, Marche e Abruzzo (Fig. 5).
In tutto il mondo antico sono noti circa 200 esemplari, cinquanta dei quali provengono dal territorio della regione Abruzzo.
Questo oggetto è composto da quattro gambe, fissate con perni in ferro ad un telaio orizzontale di forma rettangolare sui cui lati corti vi erano due spalliere, i cosiddetti fulcra.
La struttura portante delle gambe era realizzata in legno con un’anima in ferro. L’elemento d’appoggio, il telaio orizzontale, era fabbricato in legno e cuoio. I rivestimenti sono ottenuti mediante l’utilizzo di ossa di animali, soprattutto buoi e cavalli, opportunamente trattate, che solo in un secondo tempo venivano intagliate.
Nel quadro della vasta produzione dei letti funerari in osso è stata proposta una tipologia, nella quale si individuano due diversi tipi: i letti che si ispirano agli esemplari in avorio, con fulcra decorati a bassorilievo (I tipo); i letti che imitano quelli in bronzo, con raffigurazioni ad altorilievo nei fulcra e a bassorilievo nei cilindri delle gambe (II tipo).
II primo tipo, dalle forme più slanciate e snelle, probabilmente di produzione alessandrina, è attestato in Italia in particolare nei centri costieri di Roma, Ostia, Palestrina, Pompei, Taranto, Canosa, Penne, Teramo, Ancona, etc…
Il secondo tipo, più massiccio e pesante, ha una diffusione “montana”, verosimilmente realizzato da botteghe italiche, come testimoniato da Orvieto, Norcia,Acquasparta,Viterbo, Corfinio,Aielli, Bazzano, Civita di Bagno.

La maggior parte dei letti in osso abruzzesi proviene da tombe a inumazione, generalmente del tipo “a camera” (Fig.6), ed era usata per adagiarvi il defunto. Solo in due casi, Corfinio e Teramo, i letti funebri venivano bruciati insieme al defunto nell’ustrinum.
I temi iconografici ricorrenti prevedono le rappresentazioni zoomorfe, di animali quali linci, pantere, leoni, delfini, serpenti e ippocampi, ma anche fantastici quali i grifi.
Le raffigurazioni antropomorfe, riferibili esclusivamente alla sfera sacrale, vedono la presenza di Ercole, Apollo (Figg. 7-8), ma soprattutto Dioniso; chiamato dagli antichi “il tre volte morto” perché sceso nell’aldilà tornò nel mondo dei vivi, egli assurge a simbolo della speranza della vita dopo la morte.

La tomba 14 dalla necropoli del Cantone a Collelongo
Nell’estate del 1969, nel corso della prima campagna di scavi condotta da Cesare Letta dell’Università di Pisa, venne portata alla luce nella necropoli del Cantone ai margini della Valle d’Amplero la tomba 14 (Fig. 9). Si tratta di una camera rettangolare (m. 2,04 x 1,83), incassata nel pendio con pareti in parte scavate nella roccia e in parte costruite in opus incertum intonacato, con tracce di affreschi a ghirlande, volta a botte e vano d’ingresso chiuso da un blocco di pietra. Il dromos era scavato nella roccia per una lunghezza di circa 4,50 m. (Figg. 10- I I ).
La tomba risultava già violata e conteneva i resti ossei di almeno sei individui, uno dei quali era un bambino, defunto a 8-10 anni di età.
Il ricco corredo, attualmente esposto nel Museo Civico di Collelongo, databile tra I sec. a.C. e I sec. d.C., consisteva in una lucerna a globetti in ceramica, una coppetta e tre balsamari in vetro, una ciotola a vernice nera, due olle, un coperchio, un’olpe, due piatti e cinque balsamari fusiformi in ceramica.Tra gli elementi in metallo due borchiette in bronzo argentato e una serratura con rinforzo angolare in bronzo per una cassetta lignea.
Sparsi sul pavimento della camera, sono stati recuperati circa 700 frammenti di lamelle in osso, attribuibili a due letti funerari, uno dei quali, il n. 2, risulta documentato in maniera assai più lacunosa dell’altro.
Il letto n. I , visibile in mostra, presenta nel cilindro centrale delle gambe un volto virile, affiancato da due amorini, colti nell’atto di strozzare le oche. Gli angoli del telaio sono decorati con teste di animali fantastici, interpretabili come grifi, draghi o pistrici.
Il culmine del fulcrum è costituito da una protome di lince dalle lunghe orecchie, mentre nei medaglioni è stata ipotizzata la presenza delle Lasae, demoni funerari femminili alati di tradizione etrusca (Fig. 12).
Sempre all’ambito funerario rimanda il volto virile barbato del cilindro centrale delle gambe, che è stato interpretato come il graco Dionisio, tipica divinità dell’oltretomba assimilato dai Romani a bacco.

La tomba 520 della necropoli di Fossa
Planimetria della tomba a camera 520Nel settembre 2000, ad opera di Vincenzo d’Ercole della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Abruzzo, è stata portata alla luce la tomba a camera 520 situata nella necropoli di Fossa (Fig. 13).
La tomba, impostata su una sepoltura di età orientalizzante-arcaica, la n. 555, è costruita con pietre tenute insieme da malta ed è coperta da tre lastre litiche, due delle quali crollate (Fig. 14). Un breve corridoio su un lato corto, asimmetrico rispetto alla camera, costituiva l’accesso.
Il sepolcro conteneva una prima deposizione i cui resti ossei sono stati raccolti e seppelliti in una fossa scavata sotto al pavimento, con un corredo composto da uno specchio in bronzo, un tripode, uno spiedo e un coltello in ferro, sette vasi in ceramica tra cui una pisside, un grano di collana in pasta vitrea blu.
La cosiddetta riduzione, cronologicamente collocabile nel 11 sec. a.C., è stata operata per far posto all’inumazione di un uomo di 35-45 anni di età, deposto su un letto funebre rivestito di appliques in osso (Fig. 15). Il corredo, databile agli inizi del I sec. a.C., era composto da due strigili e un coltello in ferro, un anello in bronzo, una lucerna e diciotto vasi in ceramica.Di grande suggestione il letto funerario in osso che reca nel cilindro collocato al centro delle gambe un volto maschile barbato, affiancato da ippocampi cavalcati da eroti (Fig. 16).
Gli angoli del telaio vedono la presenza di quattro leoni alati, mentre il fulcrum è decorato da musi di leone e volti femminili; sempre pertinente al fulcrum vi è la figura maschile barbata, con la gamba sinistra piegata, e, posta lateralmente, una pantera. Incerta la collocazione di due mascheroni virili che ricordano l’iconografia ricorrente nei cilindri delle gambe.Nel personaggio raffigurato sulle gambe del letto di Fossa è certamente da individuare l’immagine di Dioniso.Problematica l’identificazione della figura inginocchiata: la presenza della pantera suggerirebbe di riconoscervi Dioniso, mentre l’interpretazione del mantello come Ieontè lascerebbe intendere che il personaggio rappresentato fosse Eracle.

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Il sonno degli Avi

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