t1

Comune di Tagliacozzo

t2

Testi di Padre Nicola Petrone maggiori info autore
Il corpo del beato Tommaso da CelanoNella prima metà del secolo XVI, brillò per scienza e prudenza, nel convento di Tagliacozzo, P. Agapito Angelelli. Questi era rinomato oratore, tanto che tenne una dotta orazione alla presenza di Carlo V da cui ottenne che questo convento fosse dichiarato ” reggio “, ed ebbe in dono ” da Sua Maestà Cattolica tomola sei di sale all’anno, in perpetuo “, per tutte le comunità conventuali d’Abruzzo (1). Fu ottimo scrittore e uomo di grande pietà. Paolo IV lo volle suo predicatore, fu reggente dello studio di S. Lorenzo in Napoli, procuratore generale dell’ Ordine e, il 26 maggio 1515, fu eletto a L’Aquila ministro provinciale della Provincia di S. Bernardino (2). Sotto il suo provincialato avvenne la traslazione del corpo del B. Tommaso da Celano da S. Giovanni in Val dei Vani a Tagliacozzo. Verso il 1476, le Clarisse che vivevano nel monastero di Val dei Varri, a causa dei ripetuti saccheggi ed incendi perpetrati dai soldati e dai briganti, abbandonarono il monastero e lasciarono incustodita la tomba del Celanese.

Papa Giulio II, nel 1506, mise a disposizione dei conventuali di Tagliacozzo il monastero e le proprietà delle Clarisse di Val dei Varri e questi vi destinarono un loro religioso come custode. Nel 1516, dopo un ennesimo saccheggio subito dal convento per opera degli avventurieri, gli abitanti di Scanzano decisero di portare in paese le spoglie del venerato biografo di San Francesco. Avuto sentore di tale manovra, i francescani conventuali di Tagliacozzo, custodi del monastero, d’accordo con i dirigenti della città, prevennero gli scanzanesi e, con un colpo di mano ardito, presero il corpo di Fra Tommaso da Celano e lo trasferirono nel convento di Tagliacozzo. Gli autori della traslazione furono P. Mariano e P. Domenico, minori conventuali, e i tagliacozzani Giovanni Antonio Soccovia, Antonio Santo, Matteo del Roscio, Tataiuro, Matteo di Pasquale, Marco de’ Santia, Domenico di Mastroddo e Gian Angelo Cola Danese. ” Giunsero in Val dei Varri di notte, e, o perché non vi trovassero custodi, o perché adoperassero la forza, presero la salma del Beato e la trasportarono nella chiesa di S. Francesco ove si rattrova.

Furono raccolti gli avanzi dell’abito color…cenere e tuttora si conservano in un vaso ben suggellato, come in un altro è racchiuso il lenzuolo di tela canapa che servi ad avvolgere il corpo ” (3). Ad operazione avvenuta, i delusi scanzanesi si appellarono alla ” Mare Magnum ” di Sisto IV, dove sono comminate scomuniche ed altre pene ecclesiastiche per coloro che rubano i corpi dei Santi. Il Pontefice Leone X, nel 1517, con un ” monitorium ” steso da Giovanni Luchini Arnuzzi, giureconsulto delegato del Papa, su richiesta anche del Vescovo dei Marsi mons. Giacomo Maccafani, citò a comparire Fra Domenico ed altri frati del convento di Tagliacozzo per rispondere dell’atto compiuto nel 1516 nel monastero di Val dei Varri, asportando un ” quoddam sanctum corpus, ut asseritur Beati Thomasii “. L’esito dell’inchiesta pontificia non ci è nota, ma è certo che non fu difficile ai frati dimostrare di stare nel giusto e di avere agito in pieno diritto sia perché il monastero dipendeva da loro e sia perché i ladri, briganti e avventurieri mettevano in serio pericolo la tomba del venerato biografo di S. Francesco (4).

Il corpo del santo religioso ” dapprima fu racchiuso in un sepolcro di pietra, indi deposto dentro un’urna d’abete sotto l’altare maggiore, con questa scritta: B. Thomas de Celano S.F.D. (Sancti Francisci discipulus), scriptor cronicarum et sequentiae mortuorum ” (5). Questa seconda sistemazione avvenne dopo la ricognizione effettuata durante l’episcopato di Mons. Domenico Antonio Brizii, tra il 1741 e il 1760. Con la ricognizione canonica fatta nel 1960, lo scheletro è stato ricomposto con i suoi arti principali, rivestito con l’abito grigio e posto in una pregiata urna di cristallo con armatura in bronzo. Fino a qualche anno fa, l’urna era stata collocata sopra l’altare del crocifisso, a sinistra di chi sale la gradinata che porta all’altare maggiore; dopo gli ultimi restauri effettuati nell’interno della chiesa, nel 1983 è stata incassata al muro, sopra lo stesso altare e protetta da una grata in ferro battuto. Ha progettato ed eseguito il lavoro, con gusto artistico, d P. Angelo Fiori.

Il bel crocifisso del ‘500 è stato collocato nella parte terminale del muretto che si trova di fronte all’assemblea e dietro l’altare maggiore. Il popolo può recarsi tranquillamente a venerare le spoglie mortali dell’uomo di Dio e credo che a causa della funzionalità della chiesa, della saggia e definitiva sistemazione dell’urna, del fervore spirituale dell’attuale comunità religiosa dei francescani conventuali ivi residenti, i fedeli siano fortemente aiutati a ritrovare lo spirito della devozione e del rinnovamento interiore. Durante il secolo XVI, il convento di Tagliacozzo diede religiosi insigni per scienza e bontà all’ Ordine e due Vescovi illustri alla chiesa di Dio. Anche se a vol d’uccello, è doveroso ricordare il P. Giovanni Gualtieri da Tagliacozzo: fu ministro provinciale, eletto in Avezzano il 26 aprile 1542; era predicatore elegante e ricercato, teologo famoso, ebbe ün ” breve apostolico ” da Paolo III con cui gli si dava autorizzazione a discutere con gli eretici e confutare le loro tèsi. Mori penitenziere apostolico in S. Pietro a Roma (6).

Altro foglio illustre del convento di S. Francesco fu P. Lionardo Roscetti, accorto e prudente, fu eletto ministro provinciale nel capitolo svoltosi a Chieti il 18 maggio 1557 (7). Coloro che resero celebre il convento di Tagliacozzo nella seconda metà del secolo XVI, rendendo famosa la cittadina marsicana e luminosa la famiglia conventuale, furono tre personaggi veramente nobili: Ottaviano, religioso dotto ed integerrimo, secondo il Gattinara, fu creato vescovo di Cariati, in provincia di Cosenza, dove morì ricco di meriti e rimpianto dal popolo nel 1584 (8). P. Paolo Argoli, figlia della nobile Caterina Mattha dei baroni di Marana, nato a Tagliacozzo nel 1570. Fu un vero prodigio per il suo straordinario ingegno e per la vivezza della sua intelligenza. Nel 1588 era assistente di pubbliche dispute a Perugia; a venti anni, già dottore in filosofia e teologia, fu inviato nel collegio di Napoli come maestro degli studi. Lo stimarono e lo amarono immensamente i cardinali Colonna, Bellarminio, Baronio, Alessandrini, Montalto, Altemps ed altri.

Argoli fu vero filosofo e teologo: volle sintetizzare e ridurre a proposizioni categoriche l’opera di Scoto e quella di S. Tommaso; sfortunatamente l’opera è restata inedita perché mentre il giovane studioso si trovava a Rutigliano (Bari) per predicare la quaresima, fu colpito da una gravissima malattia agli occhi che lo portò alla tomba. Era l’anno 1592, il 17 marzo, aveva ventidue anni ! (9). Il secolo si chiude con la potente figura di P. Properzio Resta che il Gattinara definisce ” dottissimo ” e che il Colagreco descrive come ” uomo dottissimo che lasciò ottima fama presso la religione e il mondo “.

Fu esaminatore degli studi teologici, reggente degli studi di Venezia, Padova e Bologna; fu preside del capitolo provinciale d’Abruzzo l’11 maggio 1578, in assenza del procuratore generale Antonio Rosi da Montalcino, gravemente impedito (10) ; Dal 1580 all’ 81 fu procuratore generale dell’ Ordine (11); Fu teologo del Cardinale Ludovico Madruzzi che alcuni storici chiamano con il nome di Madruzio e, il 5 novembre 1586 fu consacrato vescovo di Cerenza e Cariati da Sisto V. Essendo molto affezionato alla sua terra natale e al convento che lo aveva accolto giovane, con ” breve apostolico ” dello stesso pontefice ne volle consacrare la chiesa e fece ristrutturare tre camere ed una libreria nel piano terra del convento, dalla parte destra, subito dopo il portone d’ingresso, rendendole ” episcopali ” cioè disponibili alla sua persona, qualora si fosse recato a Tagliacozzo. Nel 1599, stampò a Roma ” De vera et falsa sapientia “. Agli inizi del pontificato di Clemente VIII, sorse una disputa, teologica molto sottile sul ” problema della grazia >>, tra i domenicani e i gesuiti. La sede apostolica, per dipanare la delicata matassa, creò la congregazione ” de divinis auxiliis “.

I due ordini religiosi che disputavano su una materia tanto difficile, chiesero dei teologi imparziali che avrebbero dovuto guidare la disputa. Clemente VIII scelse tre francescani conventuali: il primo fu il venerabile Girolamo Pallantieri da Castelbolognese, uomo dotto e santo; il secondo teologo scelto dallo stesso Pontefice fu P. Giulio Santucci da Filottrano nelle Marche; il terzo che praticamente diventò il primo, fu Properzio Resta da Tagliacozzo. Questo dotto religioso era già stato ” inviato speciale ” di papa Gregorio XIII alla dieta di Augusta nel 1582 (12); ora Clemente VIII, chiamandolo a Roma, lo eleggeva Prefetto della congregazione ” de divinis auxiliis “, riconoscendogli implicitamente dottrina, prudenza, imparzialità, equilibrio e saggezza. Sorella morte venne a prelevare l’illustre moderatore quando la solenne disputa stava ancora nella fase di avvio. Nel 1601, ricco di meriti, rimpianto dagli ordini religiosi che avevano trovato in lui un moderatore saggio ed equilibrato, lasciava questo mondo e ritornava al Padre (13).

I religiosi di Tagliacozzo, appresa la notizia della morte del loro caro confratello e benefattore, richiesero le spoglie dell’illustre minorita e lo seppellirono nella cappella interna del convento. Nella relazione che il superiore inviò alla Santa Sede nel febbraio 1650 si legge: ” Nell’abitazione di sotto all’entrata del convento sta locato a man sinistra un Oratorio, ove sta sepolto Mons. fra Properzio Resta da Tagliacozzo, che fu dell’ Ordine nostro e vescovo di Cariati ” (14). La presenza di tanti religiosi dotti e più, ci induce a pensare che in questo periodo il convento di S. Francesco dovesse avere un ” ottimo studio ” dove erano selezionati e preparati i giovani che desideravano abbracciare la vita religiosa (15). Sicuramente ci doveva essere molta osservanza e disciplina, altrimenti non si potrebbe comprendere l’elevato numero di religiosi che furono eletti ministri provinciali quasi consecutivamente, e due Vescovi che la comunità francescana mise a disposizione della chiesa di Dio quasi contemporaneamente. Accanto a questo fiorire di uomini illustri ed osservanti della regola di S. Francesco, non mancarono imperfezioni e trasgressioni.

Nella ” relazione ” inviata alla Santa Sede nel 1650, si dice che nel convento c’era pure ” la carcere “; questo luogo serviva per castigare e correggere ï religiosi che sbagliavano. Nel ” Registrum ” lasciatoci dal P. Maestro Vincenzo Civalli, visitatore della provincia di S. Bernardino nell’anno 1566, si legge che visitando il convento di Tagliacozzo dal 21 settembre all’ 11 ottobre, gli si presentò spontaneamente un certo fra Bernardino da S. Omero che aveva commesso un ” crimen “, offendendo gravemente il Rev.mo P. Giovanni da S. Omero. Frate Bernardino tentò piuttosto di giustificare il suo comportamento nei confronti del P. Giovanni che riconoscere il suo peccato. Il P. Visitatore gli impose ” cum misericordia ” la penitenza: la misericordia fu molto severa perché il mal capitato fratello fu flagellato a sangue, quindi posto in prigione per sei giorni, in attesa di un rapido e completo ravvedimento. Durante i giorni di detenzione riconobbe il suo peccato confessandolo al visitatore e questi lo inviò a Sulmona dove si trovava il Padre Giovanni con cui si rappacificò il giorno 11 ottobre (16). Episodio semplice ma significativo: con i frati dotti e santi c’erano anche i peccatori; se i dotti e i santi, attraverso la loro vita erano ” luce ” per il popolo, i peccatori trovavano nel convento i metodi adatti e convincenti per rimettersi sul retto sentiero.

Note
(1) Archivio Segreto Vaticano, Relazione del Superiore del convento di Tagliacozzo alla Santa Sede, 24 febbraio 1650, fasc. 11, Stato. Regolari Minori Conventuali, p. 28 s. (Questo documento verrà citato con la sigla ASV).

(2) G. Gattinara, o.c., p. 169. Cfr. E. Ricotti, La provincia francescana d’Abruzzo di. S. Bernardino, Roma 1938, pp. 262 e 292.”

(3) G, Gattinara, o.c., p. 119. Cfr. Febonio, Vita dei Santi Marsicaei, Roma 1677, p. 116. A. Chiappini, L’Abruzzo francescano nel sec. XIII, Roma 1926, p. 33 s. G; Odoaidi,: Fra Tommaso da Celano, p. 19;

(4) Una copia del ” Monitorium ” trascritta dall’originale nel 1757 dal superiore del convento di Tagliacozzo, P. Gaetano Lucchesi, e regolarmente autenticata, è stata rinvenuta nel 1968 dal P. Giovanni Odoardi ed oggi è annessa agli atti per la Beatificazione di Tommso da Celano.

(5) A. Chiappini, o.c., p. 34. Cfr. E. Ricotti, o.c., p. 259.

(6) E. Ricotti, o.c., p. 294.

(7) Idem, o.c., p. 29.

(8) G. Gattinara, o.c., p. 170.

(9) P. Franchini, Bsbliosofi’a e Memorie letterarie di scrittori francescani coeventali, Modena 1693, p. 592-7. Cfr. Corsignani, o.c., parte II, p. 472. E. Ricotti, o.c., p. 263. A. Chiappini, Codici liturgici di Sulmona e Tagliacozzo, in Col. Frmc. 30, 1930,.

(10) Archivio Curia Generale, Regesta Ordiais.

(11) P. Caratelli, Manuale, 294/85.86.87.

(12) A. Benoffi, o.c., p. 284.

(13) G. Gattinara, o.c., p. 170. Cfr. Chiappini, Codici, p. 217. (14) ASV, o.c., p. 27.

(14) ASV, o.c., p. 27

(15) La scuola del Convento di Tagliaccozzo, secondo le Costituzioni Urbane del 1628, doveva essere una scuola o studio di Terza classe, e cioè di Filosofia che veniva insegnata con vari testi di Aristotele e di Scoto, ad mentem Aristoteiis et Scoti. Di simili studi l’Abruzzo francescano ne aveva un altro a Sulmona, mentre L’Aquila aveva un più alto studio detto di Seconda classe, anche se pure questo era prevalentemente filosofico con avvio alla teologia che veniva studiata negli studi di Prima classe e neî Collegi, senza laurea nei primi, con laurea negli ultimi che di solito erano 8, 4 in Italia e 4 all’estero. Gli studi filosofici di Terza e di Seconda classe si distinguevano per il carattere prevalentemente logico nei primi e metafisico negli altri, cui si aggiungevano i Prolegornená ‘ad Theoldgiam (Const; Urbanae in caput V Regulae, tit. IV, 11-4, 21-5).

(16) Archivio Gen. O.FM. Conv., SS. XII Apostoli, Roma, Cartella S/VIII, n, 1, Registrum P. Magistri Vincenzo Civalli, visitatore della provincia di S. Bernardino (1566).

Chiesa e Convento di San Francesco

avezzano t2

t4

Il secolo XVI e la traslazione del corpo del beato Tommaso da Celano

t3

avezzano t4

t5