Comune di Gioia Dei Marsi

Testi a cura di Florinda Alfonsi e Danila Angelone
Contro il tirannico sfruttamento di casa Torlonia nel Fucino, era ormai inevitabile il desiderio di rivolta dei contadini braccianti per ottenere piccoli appezzamenti, da cui trarne il necessario per la sussistenza quotidiana. Sangue, morti, violenze, ingiurie, accompagnavano le lotte e le richieste dei contadini delle zone ripuarie, quelle appunto che un tempo erano bagnate dalle acque del lago quali Luco dei Marsi, Trasacco, Ortucchio, Venere, S.Benedetto dei Marsi, Paterno, San Pelino. Sembra che non solo i contadini di questi paesi si sollevassero contro casa Torlonia ma anche quelli pro venienti da altri centri che, pur non essendo ripuari, reclamavano il diritto a coltivare la terra, nonché l’assegnazione e la proprietà di quelle terre stesse.

Uno dei paesi non ripuari che prese parte al movi mento per l’esproprio dei Torlonia fu Gioia dei Mar si, tra l’altro fino al 1915 ubicata nella zona oggi ricordata ancora come “Manaforno”, alle pendici del monte Panna. Perché anche i gioiesi parteciparono alla lotta? È difficile dare una risposta poiché non si hanno fonti attendibili né orali né scritte; e ancora, erano proprio gli abitanti di Gioia dei Marsi quelli allineati nei cortei di protesta o forse gli abitanti di Sperone che scesero a Valle, con il pretesto di partecipare alle lotte? Le terre del Fucino erano divenute una vera e pro pria attrazione, e qualcuno aveva fiutato odore di benessere: perché dunque non lottare al fianco dei paesi ripuari per ottenere dei privilegi? Ricostruire la storia delle lotte contadine dei paesi ripuari non è difficile; per ognuno di loro è possibile fare un percorso di causaeffetto: per la partecipazione di Gioia ogni sentiero, tra l’altro mai battuto da nessuno, è impervio, ogni strada è inaccessibile. Dalle scarse fonti reperite sul nostro paese cosi è scritto: “Il territorio è ferace, specialmente quello rilasciato dal Fucino, che i Manafornesi avevano acquistato dagli Ortucchiesi quando era occupato dalle acque; produce ogni specie di cereali; e la sufficienza di buon vino.

L’aria poi che in Manaforno si respira, è assai temperata e salutifera, eccettuati i mesi di luglio e di agosto, quando è dannosa, attesi i vapori che esalano dai ristagni di Fucino, cosa che col ritirarsi del lago andrà pienamente a svanire. Per questo motivo principalmente nei detti mesi di luglio e di ago sto, vanno a riabilitare l’antica Gioia” (4) .

Nonostante si tratti di una fonte scritta non possiamo confermare se ciò corrisponda a realtà o a racconti tramandati di generazione in generazione. Come per il racconto di una favola a lieto fine, anche per Gioia dei Marsi potremmo iniziare dicendo: “C’era una volta…”, partendo dalle testimonianze dei nostri nonni che non poche volte evocano espressioni del tipo: “i Signori di Gioia, i Ricchi di Gioia…” riferite a particolari personaggi, medici o professori, ricchi e potenti che avevano reso il paese tra il XVIII e il XIX secolo uno dei più famigerati della Marsica. Furono proprio loro che, in virtù della posizione sociale che occupavano, avevano guadagnato un posto d’onore nei rapporti con il Principe a beneficio di tutti i compaesani. Forse fu un tale Don Lindoro Mascitelli, o forse un Don Vincenzo Alesi che per caso sposò la figlia di un senatore?. In merito a cià aneddoti ed episodi curiosi possiamo leggerli tra i versi di Angelo Aureli, il nostro “poeta-contadino” che, nella sua storia di Gioia dei Marsi prima e dopo il terremoto, in alcuni passi cosi dice:

“Un altro Professor di testa fina
L’abbiamo perso alla Città di Atina
Per la bontà che aveva quel Dottore
Sposò la figlia di un Senatore

Fu D.Vincenzo Alesi l’antenato
Con la figlia di Visocco ebbe sposato
Ma il destino e la crudele sorte
Ai fior degl’anni gli colpi la morte”

e poi ancora:

“Un altro beneficio più migliore
Lo fece Mascitelli D. Lindore
Andiede lui a Roma di persona
A provvedere terre alla popolazione

Essendo che era in piena conoscenza
Coi Ministri e con la casa d’Eccellenza
Riuscì a tutti quanti i suoi intenti
E pigliò in fitto undici appezzamenti

Le terre stavan quasi tutt’aperte
Che il bacinetto era ancora in deserto
Si dovette dissodare tutto a braccia
Per quanto eran profonde le crepacce

Da quell’epoca questa Gioia ci si trova
In possesso a terre vecchie e terre nuove
Iddio le possa dare pace e gloria
Che lasciò a tanta gente la memoria” ‘. (5)

Sulla verità dei fatti narrati e dei personaggi citati sembra non esserci alcun dubbio: dunque c’era a Gioia qualche Signore che fece richiesta anche del l’assegnazione di alcuni lotti del Fucino a favore de gli abitanti di Manaforno prima e Gioia dei Marsi il problema delle assegnazioni delle terre fucensi si ripropose imperterrito nel corso degli anni fino ad esplodere nel periodo immediatamente successivo al terremoto del 13 Gennaio 1915, che fu per la Marsica una vera ecatombe.

Manaforno fu rasa al suolo, le vittime furono tantissime e per quanto grande e forte fosse il dolore e la sofferenza, ancor più grande risorse negli animi dei sopravvissuti il desiderio di scendere nella pianura e di ricostruire il paese a partire dalla contrada “Alto le Ripe”
Si legge infatti: “fu l’esistenza della contrada Alto le Ripe che indusse il Sindaco a condurre un’aspra battaglia per ottenere l’assegnazione delle terre del Fucino in favore della sua popolazione”. Il problema fu grande e molto sentito tanto da essere oggetto di discussione del Consiglio Comunale del 21 maggio 1922, nonché tema di un celeberrimo articolo sul quotidiano “IL RISORGIMENTO D’A BRUZZO E MOLISE”(21 mag.1922) con titolo: “Le terre del Fucino al Consiglio Comunale di Gioia dei Marsi”.

Ciò nonostante il problema non era stato affrontato né s’intravvedeva all’orizzonte alcuna possibilità di risoluzione. Tanto che l’unica fonte reperita presso l’archivio Comunale di Gioia dei Marsi risale al 15 settembre 1951; trattasi di un verbale di deliberazione del Con siglio Comunale con oggetto: “Approvazione dei cinque punti deliberati dal Comitato Centrale della Ter ra e della Rinascita della Marsica”. La risposta da parte del Prefetto di L’Aquila fu severa ed immediata e recitava testualmente:

“Dal 1951 infatti la Riforma fondiaria pose fine ai continui diverbi nei paesi del comprensorio, in quanto fu proprio l’Ente Fucino ad adoperarsi per un’equa distribuzione delle terre tra i contadini della Marsica. Fu cosi che anche Gioia dei Marsi, pur non essendo paese ripuario, sfruttando le opportunità offerte dalla Riforma, fini per diventare “padrona” di gran parte della piana del Fucino.”

NOTE

4) “Agglomerazioni delle popolazioni attuali”della Diocesi dei Marsi Don Andrea di Pietro Canonico, Avezzano, 1869.
5) Angelo Aureli “Storia dei paesi antichi di Gioia e di tutti gli antenati benefattori”, Ed. Urbe, Roma1991. 6) L. Palozzi, W. Cianciasi, A. Melchiorre: “Breve viaggio a Gioia dei Marsi e dintorni”. Ed. Urbe, Roma 1982.

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Il ruolo di Gioia nelle lotte contadine
Il ruolo di Gioia nelle lotte contadine

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